2 Giugno: CLASSE 1984 // HARDWARE
DOMENICA UNCUT
Domenica 2 Giugno
Ore 18:30
CLASSE 1984
di Mark L. Lester, 1982.
***
Ore 21:00
HARDWARE
di Richard Stanley, 1990.
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
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Classe 1984 uscì nelle sale creando scandalo per l’eccessiva dose di violenza ma anche per i contenuti antieducativi della storia, fece una fugace apparizione in vhs ma poi scomparve nell’oblio cinematografico facendo totalmente dimenticare di sè al punto che Mark L. Lester, il regista, ne preparò una versione protofantascientifica nel 1990, Class of 1999, in cui i violenti studenti erano dei robot killer. Ma gli studenti veri della scuola dove Perry King è professore di musica che si trasforma in giustiziere omicida ossessionato dallo scontro col teppista minorenne Stegman (uno splendido Timothy Van Patten in pura tenuta pre George Michael) fanno molta più paura e generano mille volte più angoscia di un cyborg; sono veri, sono il prototipo dell’americano arrivista, spacciatore e psicopatico di quegli anni.
Viene da pensare ad un’apologia fascista in cui l’insegnante tenta in tutti i modi di redimere le pecore nere arrivando al sacrificio d’Isacco pur di ottenere giustizia. Anche Roddy McDowall segue le sue orme e non esita a impugnare la pistola pur di insegnare biologia ai suoi studenti, ma con molto meno successo del suo collega che non esita a maciullare i teppisti pur di difendere la moglie Merrie Lynn Ross, pluristuprata, incinta e in pericolo di vita. Tuttavia il grasso del gruppo indossa la svastica sulla maglietta mentre il professore assomiglia ad un ex-hippy che deve affrontare il delirio degli anni 80, uno scontro generazionale che ormai è parte della storia.
Il film diventa quindi un documento importante di una precisa situazione epocale edulcorata dal politically correct e dal buonismo di facciata (nessuno può arrestare i giovani finchè sono minorenni) che hanno rovinato una gioventù altrimenti capace di espimere al massimo la sua creatività artistica (Stegman, il cattivo, è uno splendido pianista allo stesso modo in cui Alex di Arancia Meccanica è un estimatore di Beethoven). Un grande film da riscoprire per sempre con l’aggiunta di una delle prime interpretazioni di Michael J. Fox, in grado di rappresentare la faccia pulita dell’America Reaganiana di allora.
(Dottor Satana http://www.throughtheblackhole.com/)
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Ci sono film che nascono sotto stelle ambigue, trascorrono i primi anni dalla loro uscita nel dimenticatoio, e quelli immediatamente successivi alla ricerca di una stabilità critica, rimbalzando impazziti da un’etichetta all’altra: trash o cult ? cult o trash ?
La pellicola di Stanley ne è esempio lampante. Nato dall’incontro tra un giovane regista, cresciuto a bacon, video clip e narrativa cyberpunk con gli ideatori di Shok, storia illustrata da McManus e O’Neill per la rivista 2000 AD, esce nel ’91, viene premiato nello stesso anno ad Avoriaz per i suoi effetti speciali e poi sparisce nel nulla.
Riprenderlo oggi, vuol dire dover fare i conti con la sua essenza a metà strada tra il cinema di maniera e apocalittiche previsioni future, ma il gioco vale la candela. Certo, la trovata iniziale della tecnologia che si rivolta contro i suoi ideatori puzza di muffa più del gorgonzola, ma una volta superato questo primo ostacolo, l’anima dell’opera prima di Stanley si manifesta in tutto il suo spessore. Hardware fotografa quel che resta del pianeta terra dopo una non meglio definita “Grande Guerra”: lande desolate in stile Ken il guerriero, rottami, piogge acide, ruggine e residuati tecnologici. Uno spassionato omaggio al western spaghetti dove tutto è stato convertito in hardware, è non c’è più la minima traccia di software. Ma Hardware va oltre i paesaggi post apocalittici e post umani, perché è presagio delle giocose faide combattute in rete, dove non si può trattare sullo spazio virtuale che si ha a disposizione, e dove ogni azione ha come scopo preciso l’eliminazione del nemico immaginario. La trama, la sceneggiatura, il soggetto stesso diventano pretesto per mettere in scena lo scontro tra due rivali: gli umani (Jill e Mo) contro Mark 13, “macchina della morte” ideata anni or sono dall’esercito, che viene involontariamente rianimata da una scultrice di ferraglia e, pur essendo stato a più riprese distrutto dalla coppia si rianima, risorge e continua a giocare, e lo fa in puro stile video ludico: si fa beffe del game over, perché ha già salvato la partita e può riprendere dal punto in cui era stato sconfitto, ma intanto ha recuperato energie e conosce le mosse dell’avversario.
Stilisticamente, il film di Stanley è un’affascinante concentrato di sovversiva sci–fi : gli esterni desertici e desolati assomigliano a quelli di Dune e Mad Max, mentre gli interni rimandano al caos organizzato di Brazil e Blade Runner; il montaggio convulso e la colonna sonora martellante (Iggy Pop, Motorhead, Ministry e Public Image) creano sequenze stranianti e mai scontate, ma è grazie alla sua sottotraccia simbolica che la pellicola raggiunge il suo dissacrante apogeo. Il nome del robot, Mark 13, rimanda al Vangelo secondo Marco, dove si legge che “la carne non sarà risparmiata”, il protagonista si chiama Mo (forse “Mosè” ?), le doghe profumano di torta alle mele, quel che resta del governo vieta la riproduzione, il cranio del robot si fregia della bandiera americana e quando viene erroneamente ristrutturato si ritrova con tanto di fallo perforante.
Non solo, Mark 13, è il programma definitivo, un tecnologico condensato di cavi, cip e alluminio programmato per estinguere in maniera violenta quel che resta del genere umano, un’invincibile macchina di morte che può essere sconfitta solo dall’acqua, elemento puro ma mai come in questo caso infetto e difficilmente reperibile, lo stesso che può mandare in tilt l’hardware del computer che ci controlla, ci spia, e allo stesso tempo è depositario e custode delle nostre attività e dei nostri segreti.
(Luca Lombardini http://www.positifcinema.it/)
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[28 Aprile] THE CHILDREN // EDEN LAKE
DOMENICA UNCUT
Domenica 28 APRILE
Ore 18:30
THE CHILDREN
Tom Shankland, 2008.
(VO sott. in italiano)
***
Ore 21:30
EDEN LAKE
James Watkins, 2008.
(VO sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
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Il parto, e ancor più il taglio del cordone ombelicale, segna il distacco materiale di una madre dal proprio figlio, la rottura di un legame talmente viscerale da lasciare una ferita profonda. Una ferita che, seppure rimarginata, continua a sanguinare. Non potrebbe essere diversamente, trattandosi di sangue del proprio sangue, carne della propria carne. Ed è proprio nella carne e nel sangue che Tom Shankland, regista inglese già autore dei corti Bait e Going Down, imprime gli atti del suo cruento dramma familiare.
La tensione cresce lenta, graduale, attraverso l’introduzione di semplici elementi che rompono la quiete iniziale, come una parola detta al momento sbagliato o lo sguardo di sfida lanciato dalla figlia adolescente al proprio genitore. Brevi attimi che incrinano la serenità di una famiglia riunita per le vacanze di Natale, corpi estranei (come il fotogramma che anticipa uno dei momenti più rappresentativi della pellicola, inserito più di una volta tra una sequenza e l’altra), quindi virus. Sembra proprio essere un virus infatti il responsabile dell’improvvisa violenza che i bambini della casa riversano sui propri familiari, sui propri genitori. Un virus che come tale si trasmette da individuo a individuo, colpendo però soltanto i più piccoli, che diventano così nemici dei più grandi.
Da un lato la violenza sottile degli adulti, fatta di verbali frecciatine fra sorelle, di accenni a vecchi rancori, tenuti sempre sotto controllo; dall’altro quella esplicita, spietata, dei bambini. Come una macchia d’olio la malattia dilaga, espandendosi dal centro (la casa), verso l’esterno (il bosco), per poi scavare dal di dentro, destabilizzando e portando alla distruzione ciascun nucleo familiare, facendo rivoltare i mariti contro le mogli, così come fratelli contro sorelle. Cominciata come un’inusuale guerra tra le due fazioni contrapposte di genitori e figli, il conflitto si trasforma, diventando caotico e disordinato, in un continuo scambio di ruoli fra vittima e carnefice, in cui chiunque è colpevole.
Girato in pochissimo spazio, una casa e lo spiazzo antistante (il bosco funziona più come zona di confine, soglia oltre la quale non conviene spingersi), The Children, al di là delle tematiche (la ribellione dei figli contro i genitori) e degli effetti visivi (il sangue che si versa sulla neve) che potrebbero sembrare non troppo originali, procede spedito, capace in più di un’occasione di colpire con un’unica immagine, al culmine della tensione.
(Giovanna Canta http://www.sentieriselvaggi.it/)
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Si sente ancora il bisogno di un’ennesima variazione sul tema “giovani sprovveduti vanno a farsi un weekend bucolico e lì le cose SI FANNO BRUTTE”? Apparentemente sì, se in mezzo ci sono gradite sorprese come questo Eden Lake.
Eden Lake vive di vita propria, riflettendo su un problema di scottante attualità nel Regno Unito, cioè l’emergenza sociale, spesso cavalcata dai media reazionari, di una gioventù lasciata crescere allo sbando e che trova la sua espressione nella sottocultura
Eden Lake, però, fa un passo più in là dando delle personalità – come individui ma soprattutto come gruppo – ai ragazzini-carnefici che perseguitano la coppietta. Dal loro punto di vista, l’aggressione non è immotivata; e Watkins mostra abbastanza del background sociale in cui sono cresciuti da dirci che il male deve pur sempre affondare le proprie radici in un qualche tipo di terreno. Normalmente sbuffo di fronte all’esigenza moderna di giustificare qualsiasi devianza con un po’ di psicologia spicciola (di solito, “ha avuto un’infanzia difficile” la sfanga un po’ per tutto), ma mostrare il vuoto di valori in cui sono cresciuti i ragazzi non toglie nemmeno un grammo di sgradevolezza a ciò che loro (e ancora di più i loro genitori) fanno.
Ci va anche di mezzo la lotta di classe, tema sempreverde del cinema britannico: la jeep di Steve, la sua attrezzatura da campeggio nuova di zecca, lo rendono automaticamente colpevole agli occhi della gang di campagna, che alla sofisticazione dei turisti cittadini oppongono la legge della forza. Il ricatto che Brett (il capo della gang) impone ai suoi amici viene da lui presentato come una prova di mascolinità, un rito di passaggio in cui occorre versare del sangue. L’unica esente è Paige, la sua fidanzatina, che però ha il compito di documentare tutto, in un ruolo passivo-aggressivo; il suo potere sta tutto nel detenere il materiale ricattatorio. Anche perché Paige, per il resto, è indistinguibile dai suoi coetanei maschi, pressoché asessuata.
E quindi, ovviamente, se la forza distruttrice è maschile, abbiamo una final girl. Jenny comincia maestrina alla Julie Andrews, materna e conciliante (è sempre lei a richiamare Steve alla prudenza), e attraverso il film è costretta a una trasformazione brutale. Una discesa nel proprio stesso cuore di tenebra, esplicitata da un’inquadratura che la accomuna al Willard di Apocalypse Now. Mi è venuto in mente anche il francese Vertige, un altro film recente dove la vittima-preda, per sopravvivere, deve attingere alla stessa brutalità ferina del villain, deumanizzandosi almeno temporaneamente. Ma la differenza sta nel fatto che il nemico, in Eden Lake, non è l’”altro”; non è un subumano frutto di generazioni di incesti, né un figlio delle sconosciute, violente (soprattutto per noi europei occidentali) terre dell’Est Europa. I mostri di Eden Lake sono frutto della stessa società in cui Steve e Jenny vivono; sono, in potenza, i loro stessi figli o la versione un po’ più grande dei bambini adorabili di cui si occupa Jenny all’asilo. E quindi le conseguenze dello scontro sono molto più pesanti per entrambi.
Insomma, se da una parte Eden Lake pone le fondamenta in un’infinita teoria di orrori che si annidano tra i boschi (o nelle aride praterie del Texas), e procede con un ritmo serrato senza autocompiacimenti d’autore, dall’altra oggi trova compagnia in film realisti come Fish Tank o in corti come Crossbow, che è australiano ma racconta di un panorama sociale molto vicino a quello inglese.
E qui sono dieci minuti buoni che penso a una chiosa che riassuma argutamente il senso di quanto ho detto, ma la realtà è che appena ho finito di vedere il film ho sentito l’impulso di uscire a fumarmi una sigaretta per stemperare la tensione, e quel senso di “BRUTTO, BRUTTO MONDO” che mi era rimasto addosso.
E non sono mica sicura di esserci riuscita.
(estratto da http://bidonica.wordpress.com/)
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21 Aprile NABOER // DREAM HOME
DOMENICA UNCUT
Domenica 21 Aprile
Ore 18:30
NABOER
di Pål Sletaune, 2005.
(VO. Sott. italiano)
***
Ore 21:00
DREAM HOME
di Ho-Cheung Pang, 2010
(VO. Sott. italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
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Mai giocare con il fuoco, perché ci si brucia. In questa sua quinta pellicola il norvegese Pål Sletaune, considerato dalla critica uno dei registi più promettenti del panorama mondiale, scoperchia all’improvviso il famoso “vaso di pandora” che sarebbe bene tenere sempre chiuso. E quello che esce, è putrido (come l’odore acre che si sente nell’appartamento di John) folle (le sue continue allucinazioni) e violento (come i pugni che si alternano al sesso con la sua vicina Kim).
John è scovolto dall’abbandono della sua ragazza, ma quell’aria inquietante di indifferenza che ha sul viso serve solo a celare i primi sintomi dell’allucinazione, del delirio e infine della pazzia. Mostri che John rigetta all’esterno, immaginando che la violenza bruta che sente dentro non sia la sua ma quella di una giovane e sadica vicina di casa, che lo costringe a partecipare a una seduta erotica masochistica, un incontro di boxe su un divanetto d’entrata. Ma chi è Kim, in realtà? Cosa si nasconde nella casa labirintica in cui lei abita, assieme alla sorella, tra stanze sudice zeppe di oggetti inutili gettati alla rinfusa?
Naboer potrebbe essere definito un film a tratti “pulp”, ma anche un dramma psicologico e un thriller erotico politicamente e umanamente scorretto, dove il sangue e il sesso sono la chiave per capire l’origine della follia. Ma è anche una pellicola capace di mostrare fino a dove si può arrivare per amore. Si può amare anche fino alla pazzia e uccidere. L’amore non è sempre un sentimento pulito ed edificante, si può trasformare, e Sletaune lo dimostra, in un folle scenario di violenza e delirio dove con il patner si condivide tutto il marcio che si ha dentro. Per John infatti l’amore è un sentimento sporco, che procura piacere solo se uno dei due amanti ne esce “bruciato” e ferito. Il sesso è violenza crudele e l’eccitazione una pratica che si alterna ai pugni scagliati con violenza sul viso. Il sangue che esce dalle ferite uno stimolo vampiresco che crea assuefazione.
Naboer è anche un “viaggio all’inferno” rimbaudiano, dove le azioni dell’uomo possono toccare la perversione più assoluta: ma se per il poeta francese il ’battello ebbro’ portava all’illuminazione, per John è il biglietto di sola andata per un manicomio criminale.
(Silvia Vincis http://www.nonsolocinema.com/)
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“La casa è un diritto?
La forsennata corsa ad ostacoli di una giovane donna capace di tutto pur di ottenere la casa dei suoi sogni (con vista mare). Il film è anche un omaggio, solenne e allo stesso tempo psicotico, alla città di Hong Kong, ai suoi palazzi, alle sue case, ai suoi appartamenti minuscoli destinati a rimanere per molti giovani single mete irraggiungibili visti i prezzi altissimi di tutto il settore immobiliare!”
Ferocissimo thriller/horror, datato 2010, proveniente da Hong Kong che incastra, in una struttura da slasher, tematiche sociali di notevole spessore ed attualità. Nella fattispecie, si parla del boom edilizio che ha investito Hong Kong e dei prezzi vertiginosi che hanno acquistato gli immobili, spesso fortemente in squilibrio con l’effettivo tenore di vita dei cittadini. Ed è proprio il sogno della bella Cheng, umile addetta al call center di un’assicurazione, poter acquistare una casa con vista sul mare. E pur di non infrangere il suo sogno, la ragazza è disposta a fare di tutto…anche a far scorrere fiumi di sangue. Dotato di una struttura a flashback , che svela progressivamente le motivazioni dell’assassino, “Dream Home” si segnala come bizzarro splatter d’autore, dotato di una cura tecnica molto elevata che va di pari passo con la larvata critica al sistema politico-economico-sociale di Hong Kong. Originale nello spunto, non sempre omogeneo nello sviluppo ma dotato di grande impatto visivo e di un equilibrio (talvolta faticoso) fra violenza estrema e humor nero, il film è ben diretto da Pang Ho-Cheung che, oltretutto, non è nuovo a film dalla scottante tematica sociale.
La pellicola mette in scena personaggi fallimentari, schiacciati da un sistema impietoso ed accecato dal denaro, resi abulici da una totale mancanza di prospettive e da un materialismo incarnito nell’animo. Infine impossibile non segnalare gli omicidi che si susseguono nel corso della vicenda, particolarmente efferati ed elaborati visivamente, che annoverano coltellate, ferri da stiro in volto, stecche di legno acuminate infilate in posti improbabili, sventramenti e tutta una serie di altre cattiverie indicibili.
Esperienza visiva da provare.
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14 Marzo : MANGIA IL RICCO / JOHN DIES AT THE END
DOMENICA UNCUT
Domenica 24 Marzo
Ore 18:30
MANGIA IL RICCO
di Peter Richardson, 1987.
Ore 21:00
JOHN DIES AT THE END
di Don Coscarelli,2012.
(VO. Sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
http://kinesistradate.wordpress.com/
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MANGIA IL RICCO
Alex è un cameriere di colore e lavora in un ristorante di lusso a Londra. Per una inezia viene cacciato e si trova così senza un soldo e senza lavoro. Alex medita vendetta mentre il potente ministro della difesa, personaggio ambiguo e violento, conquista un crescente favore popolare. La situazione politica precipita e Alex decide allora di fare la rivoluzione con alcuni amici. Per prima cosa si impossessa del suo vecchio locale massacrandone i proprietari poi comincia a gestirlo in maniera piuttosto particolare.
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La Soy Sauce è una nuova potentissima droga in grado di rendere visibili creature provenienti da altri mondi. Molti suoi consumatori tornano tuttavia dai “viaggi” completamente cambianti e con sembianze niente affatto umane. Alieni minacciosi stanno infatti utilizzando i corpi dei giovani ragazzi tossici come veicolo per invadere la terra. Solo due giovani nerd sembrerebbero gli unici in grado di salvare le sorti dell’umanità…
Il nuovo film di Don Coscarelli (“Phantasm”, 1979, “Bubba Ho-Tep”, 2002) è denso di simbolismi, metafore, dadaismi, invenzioni e creature degne di un Salvador Dalì cinematografico quale mostra di essere nel dipingere (più che filmare) questo prodotto molto onirico e assai poco – strettamente – cinematografico.
Qual’è la differenza tra un film e un sogno? Già, bella domanda. O tra un film e un incubo, sarebbe meglio chiedersi. Ma, d’altra parte: qual’è la differenza tra un sogno e un incubo? Queste, e altre domande mi ha stimolato “John Dies at the End”, pellicola molto attesa con la quale apro con contentezza il nuovo anno di recensioni. Dico con contentezza perché Coscarelli ci stupisce davvero, anche con effetti speciali, ma soprattutto con una storia cui dovrebbe esser dato un premio solo per la sceneggiatura, un dipinto, come dicevo all’inizio, più che una “scrittura filmica”, fatto di pennellate evocative che sfumano i loro contorni da un’immagine all’altra, creando arcobaleni gocciolanti che diventano mostri alieni ragnosi e imputriditi, per poi trasformarsi in maschere grottesche alla Max Ernst. La storia in sè non interessa a Coscarelli, che forse è ispirato da un Borroughs, da un Lovecraft, ha letto il libro omonimo di Wong da cui trae la sceneggiatura, ma poi si differenzia da queste ispirazioni perturbanti-letterarie lanciandosi nel reef del suo immaginario inconscio portandosi dietro gli spettatori tutti all’inseguimento.
Ci troviamo nella provincia statunitense, in compagnia di due amici trentenni, Dave ( Chase Williamson) e John (Rob Mayes). John si imbatte in un gruppo di giovani ad uno sconclusionato concerto di un gruppo di provincia, e durante tale evento viene introdotto all’uso di una strana droga, la Soy Sauce, nera, petroleosa e improbabile sostanza iniettabile. Dave annusa l’imbroglio cosmico e rifiuta di assumerla, ma per sbaglio si punge con una siringa di John, e scopre così che gli alieni usano i corpi degli inetti umani per invadere la terra. Il film è un fuoco d’artificio semidelirante, deliberatamente autoironico in alcune sequenze (come quella in cui la maniglia di una porta si trasforma in un grosso pene), a tratti difficilmente comprensibile nei suoi sviluppi e nelle sue contorsioni nelle quali domina sempre la visionarietà di un regista che se ne frega bellamente di tutti gli stilemi drammaturgici perturbanti e horror. Coscarelli cucina con la sua fantasia allo stato puro, mescolando ingredienti e provando nuove salse in un turbinio continuo di espedienti e inquadrature che non stancano mai, nonostante i 99 minuti di pellicola.
Forse alcuni dialoghi avrebbero potuto essere in verità debitamente accorciati, e poteva forse avere una funzione più pregnante anche la cornice narrativa del drugstore nel quale Dave racconta la sua incredibile storia a un ambiguo giornalista, un Paul Giamatti dannatamente sornione, come lo Stregatto di Alice. Eccola qui d’altronde l’associazione giusta: “John Dies at The End” è la versione maschile (omosessuale?) di “Alice in wonderland” di Lewis Carrol, una specie di “giorno del non-compleanno” del sottogenere a noi caro, dove tutto può accadere.
Non dobbiamo certo nasconderci che “John Dies at the End” è un film difficile, sicuramente astruso per certi palati abituati ai soliti plot horror, così rassicuranti nella loro cornice di inquietudini costruite a tavolino dai sempiterni Michael Bay and company.
Qui siamo su un altro pianeta, insieme ad Alice, appunto, col Cappellaio Matto, lo Stregatto e altro ancora, senza che ci vengano tuttavia risparmiate scene gore e pennellatine alla Lynch (come la protesi alla mano della giovane Amy). Come può mancare, in questo contesto “il portale” verso un altrove alieno? Lo troverete, naturalmente, ma naturalmente uguale e insieme diverso da come ve lo aspettereste. “John Dies at The End”: oggetto molto bizzarro e proprio per questo da vedere e studiare con attenzione e cura.
30 Dicembre
DOMENICA UNCUT
Domenica 30 Dicembre
OMAGGIO A VINCENT PRICE
Ore 18:30
L’ESPERIMENTO DEL DOTTOR K (Kurt Neumann, 1958)
Ore 21:00
L’ULTIMO UOMO DELLA TERRA (Ubaldo Ragona, 1964)
Ore 23:00
L’ABOMINEVOLE Dr. PHIBES (Robert Fuest, 1971)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
http://kinesistradate.wordpress.com/
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Price nacque a St. Louis, nello stato del Missouri, da Vincent Leonard Price e Marguerite Willcox. Suo padre era presidente della National Candy Company. Suo nonno, Vincent Clarence Price, inventò “il lievito del dott. Price”, la prima crema di lievito tartaro, e mise al sicuro le fortune della famiglia. Vincent Jr. frequentò dapprima il St. Louis Country Day School, poi proseguì gli studi in storia dell’arte e in belle arti presso la Yale University. Iniziò a interessarsi al teatro negli anni trenta, apparendo professionalmente in palcoscenico a partire dal 1935, mentre il debuttò al cinema è del 1938 col film Servizio di lusso. Si impose all’attenzione di pubblico e critica come valente interprete, in particolar modo nel noir Vertignedel 1944 diretto da Otto Preminger.
Dopo altre pellicole più o meno fortunate nel 1950 Vincent Price passa al genere horror e interpreta il remake in 3D (il primo della storia) de La maschera di cera nel quale assume i panni del maligno proprietario di un museo delle cere capace di creare delle statue incredibilmente reali con un espediente non proprio ortodosso…Il ruolo di Price quindi è subito quello del cattivo e sarà così per la maggior parte dei suoi film dato che un viso teatralmente eccezzionale come il suo era perfetto proprio per tali tipi di ruolo. Dopo il megasuccesso dellla maschera di cera Vincent Price interpreta vari ruoli in serie tv tra le quali Alfred Hitchcock presenta, e film non proprio celebri, ma un pò di anni più tardi precisamente nel 1958, è nel cast di un altro capolavoro immortale della cinematgrafia di genere fantahorror: L’esperimento del dottor K . In questo film (del quale il grande David Cronenberg ne farà un celebre remake negli anni ottanta con il titolo La mosca) Price non è il protagonista e il suo ruolo è antitetico a quello precedentemente avuto per la Maschera di cera; è infatti uno dei personaggi positivi della triste vicenda del dottore che voleva vincere la materia. Alla fine sarà anche testimone dell’orribile fusione uomo/insetto che avviene nella pellicola.
Negli anni successivi interpreta un variegata serie di b movie dall’horror alla fantascienza tra i quali bisogna ricordare La casa dei fantasmi e Il mostro di sangue entrambi del geniaccio William Castle.Ma è subito dopo, all’inizio degli anni sessanta, che Vincent Price raggiunge il suo massimo splendore e precisamente con l’incontro del grande produttore/regista Roger Corman un tipo capace di trasformare carbone in lingotti d’oro… I due, accompagnati dallo scrittore/sceneggiatore Richard Matheson , danno vita a una serie di pellicole tratte dai racconti di Edgar Allan Poe di rara bellezza. In questi film che sono I vivi e i morti, Il pozzo e il pendolo, I racconti del terrore, I maghi del terrore, La città dei mostri, La maschera della morte rossa e La tomba di Ligeia Vincent Price concede delle interpretazioni eccezzionali dei sofferti personaggi di Poe, sempre in bilico tra realtà e sogno e in costante ascesa verso la pazzia.
Nessuno come Vincet Price ha saputo rendere vividamente sullo schermo i personaggi di Poe e questo grazie anche alla sua voce (Price sarà infatti più volte invitato a incidere la sua voce in opere di altro genere come nei dischi Thriller di Michael Jackson e Welcome to my nightmare di Alice Cooper ), unica nel trasferire le ossessioni e le inquietudini e i cambi di umore dei personaggi.
Dopo essersi consacrato col ciclo di Poe, Price continua senza sosta a lavorare tra pellicole di media e bassa fattura e usa la sua splendida voce anche nel doppiaggio. Negli anni sessanta partecipa a un’altra celebre serie televisiva, ovvero Batman con Adam West nel quale interpreta il cattivo Egghead , ma soprattutto è il protagonista di due film di culto quali L’ultimo uomo sulla terra splendida pellicola in bianco e nero tratta dal capolavoro letterario di Richard Matheson, Io sono Leggenda e girato interamente nell’allora avveniristico quartiere romano dell’Eur e un’altro capolavoro della storia del cinema: Il grande inquisitore del regista maledetto Michael Reeves da molti giudicata la migliore interpretazione di sempre. In effetti nel film l’attore dona al personaggio di Matthew Hopkins l’inquisitore tutta la cattiveria possibile, il volto di Price trasuda crudeltà da ogni poro è non servono effetti speciali per incutere timore nello spettatore, è sufficiente il suo sguardo malefico.
Tra i molti film che Vincent Price girerà negli anni a seguire prima della morte devono essere ricordati le due pellicole pop sul Dottor Phibes, dai titoli L’abominevole dottor Phibes e Frustazione opere nelle quali prevalgono una fotografia lisergica e l’originaltà dei delitti (ispirati alle dieci piaghe d’egitto), Oscar insanguinto di Douglas Hickox che segue le orme dei due film su Phibes (anche qui gli omicidi sono fantasiosi, addirittura ispirati alle opere di Shakespeare) e nel quale Price concede una superba prova da attore teatrale, testamento del suo inconfodibile stile, e infine la piccola parte dello scienziato in Edward mani di forbice del suo fan più accanito Tim Burton (che in precedenza aveva girato un corto in stop motion dedicato proprio al suo attore preferito dal titolo di Vincent). Pochi anni dopo aver partecipato al film di Burton , Vincent Price muore per tumore al polmone dopo aver sofferto una lunga malattia che gli costrinse un radicale allontanamento dalle scene.
Vincent Price è stato amato da una miriade di personaggi non solo legati al cinema. Sono tanti gli omaggi di gruppi musicali, scrittori, e artisti vari che citano Price come l’icona horror per eccellenza. Senza ombra di dubbio un personaggio di tale calibro ha contribuito a creare un epoca del cinema di paura che sicuramente rimarrà unica e non sarà dimenticata.
Sergio Di Girolamo (http://www.thefear.it/)
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DOMENICA UNCUT- DOMENICA 26 AGOSTO 2012
Ore 21:30
Howard… e il destino del mondo (Howard the Duck, Willard Huyck, 1986)
Freaked (Tom Stern, Alex Winter, 1993)
Presso LA SAUNA recording studio
Via dei Martiri n.2 -Varano Borghi (VA)
FREE ENTRY
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LA SAUNA :
https://www.facebook.com/pages/La-Sauna-recording-studio/68777161401
http://www.myspace.com/saunarecording
http://www.lasaunastudio.com/
!!! IMPORTANTE !!!
NON PARCHEGGIATE LUNGO LA STRADA PROVINCIALE. MULTA SICURA.
Potete invece lasciare la macchina:
– nel parcheggio vicino al ponte della ferrovia, in direzione varano
– nel parcheggio a 200 metri dallo studio sulla sinistra in direzione Corgeno/Vergiate
– nel parcheggio dal Camping “La Madunina”, sempre in direzione Corgeno/Vergiate, sulla destra a 300 metri dallo studio
-Nelle stradine sulla collina sopra lo studio.
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Howard the Duck
La pellicola narra la storia di Howard, un sarcastico papero antropomorfo originario della città di New Stork City sul pianeta Duckworld (dove le anatre si trovano in cima alla scala evolutiva), che per via di un esperimento dimensionale, non andato a buon fine, si ritrova scaraventato sulla Terra, a Cleveland. Dopo l’iniziale spaesamento, il pennuto fa la conoscenza della bella cantante Beverly, che prende a cuore il suo problema e lo aiuta a tornare a casa…
Giudicato all’uscita troppo stupido per gli adulti e troppo malizioso per i bambini, rivedendolo oggi non è poi così malvagio: intriso di subcultura anni Ottanta, dalle gonfie capigliature delle ragazze alla colonna sonora pop-rock, questo film appare un po’ come uno strampalato mix fra E.T. e Ritorno al futuro, andandosi a collocare in un filone di fantascienza grottesca molto in voga in quel periodo.
Certo, attualmente un film simile risulterebbe impensabile senza un massiccio utilizzo della grafica digitale, ma proprio nella grave scarsità di mezzi, unitamente allo spirito iconoclasta, ma al tempo stesso ingenuamente adolescenziale, nasce il suo fascino, perverso, che ne ha fatto, per molti anni, un must della programmazione televisiva durante le feste di Natale, nonché un oggetto di culto da parte dei nostalgici.
http://www.cinemaerrante.it/
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Freaked
Ricky Coogin, ex baby-attore prodigio diventato negli anni una star di serie tv, viene ingaggiato dalla multinazionale EES per recarsi in un’isola sudamericana, Santa Flan, come agente per un nuovo fertilizzante denominato Zygron 24. Giunto sull’isola con l’amico Ernie trova un gruppo di ecologisti che protestano contro la EES e lo Zygron 24, considerato altamente tossico ed inquinante: tra di loro fa conoscenza della bella Julie. Mentre i tre sono in auto diretti alla fabbrica di Zygron decidono di fermarsi in uno strano parco di divertimenti chiamato “FreekLand”: qui fanno la conoscenza del folle Elijah Skug che rapisce le persone per poi trasformarle in bizzarri mostri mutanti da esporre nel suo parco come attrazione, ma Ricky e i suoi compagni se ne accorgeranno quando ormai sarà troppo tardi.
Spassosa e demenziale horror commedy. Se il genio di Tod Browning e la follia di David Zucker si fossero incontrati avrebbero certamente originato questo Freaked, della coppia Alex Winter e Tom Stern. Un caos di plastilina, maschere di cartapesta, lattice e pittura colorata mischiato a demenzialità in pieno stile “Pallottola spuntata”. Lo scienziato Elijah Skug con un computer, un programma di sua invenzione e lo Zygron 24 riesce a creare una mistura verde (simile ad un concentrato di verdura) che, spalmato addosso alla vittima di turno, la trasforma in un mostro deforme e orrendo. Skug dà così vita alla Bestia Umana (Ricky si trova infatti la metà sinistra del corpo orribilmente deformata), un ermafrodita con due torsi e due teste (Ernie e Julie), l’Uomo Naso, l’Uomo Mucca, L’Uomo Cane, La Fiamma Eterna (indovinate da dove esce la fiamma?), Testa di Calzino, la Donna Barbuta, l’Uomo Rospo, l’Uomo Rana (dei Navi Seals), la Donna Capoccia, l’Uomo Verme ed altri ancora. L’idea nasce certamente da Freaks di Tod Browning ma qui la deformità, esageratamente assurda, viene presa come pretesto per ridere e far ridere, e l’intenzione è decisamente riuscita.
Un film forse passato sin troppo presto nell’anonimato, una meteora al cinema e quasi mai trasmesso in tv (ricordo di averlo visto una sola volta nel lontano 1995 su TeleLombardia). Nel cast, oltre all’autore Alex Winter nei panni del protagonista, troviamo una sempre bella Brooke Shields in un ruolo molto autoironico, il mitico Mr.T nei panni della Donna Barbuta, e molti noti caratteristi come Bill Sadler (protagonista di “I racconti della cripta: Demon Night”, 1994 di Gilbert Adler), Randy Quaid nei panni di Elijah Skugs, Dwight Schultz (Murdock della serie A-Team), e Bob Goldthwait nel ruolo (e voce) di Testa di Calzino; mentre l’Uomo Cane sembrerebbe essere (perché non accreditato) un giovane Keanu Reeves.
http://www.splattercontainer.com/
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THE LAST GOREGASMO!
Chiusura Stagione Domenica Uncut
DOMENICA 27 MAGGIO
Ore 17:00 FROM BEYOND di Stuart Gordon, 1986.
Ore 20:00 BRAIN DAMAGE di Frank Henenlotter, 1988.
Ore 22:00 STREET TRASH di J. Michael Muro, 1987.
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE
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FROM BEYOND
Tratto dall’omonimo libro del creatore del Necronomicom, H.P. Lovecraft, From
Beyond è un film che trasporta lo spettatore in un delirio a dir poco unico
nel suo genere, un mondo composto da visioni malsane e scioccanti, dove
creature disgustose e viscerali riccheggiano fra bagni di sangue, fusioni
corporee e raccapriccianti mutazioni.
Un allucinante viaggio tra la lussuria metafisica reinterpretata dall’autore
di Re-Animator, Stewart Gordon, il quale ha dato un chiaro esempio di come sia
possibile arricchire una sceneggiatura con delle trovate geniali
From Beyond viene considerato dalla critica unico nel suo genere, in quanto
pur rimanendo una pellicola dal budget molto limitato, vanta di incredibili
effetti speciali a dir poco sbalorditivi. Le riproduzioni delle creature sono
davvero eccezionali e le sequenze splatter hanno quasi del maniacale.
imperdibile!
(Estratto dalla recensione pubblicata da splattercontainer)
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BRAIN DAMAGE
Eccellente ritorno al cinema del genio Henenlotter, che si rivela come uno
degli autori horror-splatter più originali degli anni ’80. La trama narra di
un parassita mostruoso, di nome Elmer, che si insedia sulla nuca delle vittime
iniettandogli un fluido allucinogeno nel cranio. Una volta drogate, le vittime
sono completamente succubi del volere del parassita, che le costringe a
diventare feroci assassini pur di procurargli materia cerebrale di cui è
ghiotto.
Trasgressivo, estremo ed inaspettatamente profondo. Difatti risulta ben
tratteggiata la figura del ragazzo protagonista, pieno di incertezze, dubbi e
paure e che trova nel parassita la forza per reagire e per mettersi in mostra
di fronte agli altri. In parte acida riflessione sugli effetti psicologici
delle droghe, in parte critica alla società che schiaccia l’individuo, “Brain
damage” è probabilmente il miglior film di Henenlotter.
Eccezionale, scatenato, intelligente, diretto con nero umorismo ed abilità.
(Estratto dalla recensione pubblicata da Alexvisani.com)
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STREET TRASH
J. Michael Muro, esperto operatore steadycam all’epoca studente di cinema,
siamo nel 1987, amplia un suo cortometraggio e sforna una splatter-comedy
demenziale senza un apparente senso, ma dall’incredibile impatto visivo che
rappresenterà forse il canto del cigno della parte più anarcoide di un genere,
che negli anni successivi verrà addomesticato e perderà molta della sua forza
espressiva.
Raccontando di un liquore, il famigerato Viper, che scioglie letteralmente in
pozze di liquame chi ne fa uso, Muro tralascia completamente il plot per
lanciarsi in una serie di coreografiche e coloratissime liquefazioni, che
assumono l’aspetto di un mostruoso e lisergico meltin-pot di carne e sangue,
il materializzarsi di un terrificante dopo-sbronza da incubo, che una volta
superato il confine della narrazione mostra la parte più artistoide del
filone, che già Sam Raimi aveva sondato con le possessioni/mutilazioni
selvagge del suo Evil dead.
Da rivalutare perchè: per riscoprire una cinema di genere genuino e lontano da
qualsiasi legaccio produttivo, naturalmente riservato ad irriducibili cultori.
uno dei film splatter più provocatori degli anni ’80
(Estratto dalla recensione pubblicata da Il cinemaniaco)
22 Aprile 2012
Domenica 22 Aprile
Ore 17:00
LIQUID SKY (Slava Tsukerman, 1982)
- Versione HQ Uncut in italiano -
Ore 20:00
DOGS IN SPACE (Richard Lowenstein, 1986)
- Versione HQ in italiano -
Ore 22:00
DECODER (Klaus Maeck, 1984)
- Versione HQ sott. in italiano -
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Presso
KINESIS via carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE
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LIQUID SKY
Lungometraggio maledetto e troppo audace per i tempi, “Liquid Sky”sembra un film di fantascienza diretto da Andy Warhol costruito sul triangolo (perfetto) alieni, droghe e sesso da un regista russo stabilitosi a New York dopo la fuga dall’Unione Sovietica in piena guerra fredda.
Un alieno atterra a Manhattan con il suo disco volante e s’installa nell’appartamento di una modella punk ninfomane e tossicodipendente. Tra la donna e l’alieno si instaura un particolare rapporto parassitario: l’essere si nutre di un enzima prodotto dai partner di lei durante l’orgasmo, uccidendo al tempo stesso i malcapitati. Ma un ufologo tedesco intuisce la verità. Lo stile estremamente visionario fa di Liquid Sky (espressione slang riferita all’eroina) un film emblematico del barocco anni ’80: una specie di capolavoro underground di estetica new wave.
Piccolo film culto Australiano, passato numerose volte nei circuiti delle TV locali nei primi anni ’90, mai uscito in DVD e difficilmente recuperabile oggigiorno. E’ un film che può sembrare sconclusionato e inconcludente. Forse tutto è voluto. E’ un film che alla fine nonostante la sua anarchia riesce a emozionare. Talvolta poetico grazie soprattutto alla magnifica colonna sonora pre e post punk. Può essere visto come un pro zio di Trainspotting. Un Trainspotting australiano senza soldi del periodo punk. Nel Cast Michael Hutchence, leader degli INXS, morto suicida qualche anno dopo.
1984, l’anno del Grande fratello orwelliano, qui in versione muzak, quella musica così carina e stupida che si ascolta in sottofondo nei supermercati, centri commerciali fast-food o altri luoghi pubblici simili, il cui unico scopo è quello…lassativo-sedativo, per produrre una popolazione di docili consumatori. Ma il protagonista del film, F.M.Einheit “Mufti” (percussionista degli Einsturzende Neubauten), decide di combattere questo “controllo mentale” con rumori industriali che si sostituiscono alle cassette di muzak (le care vecchie cassette degli anni ’80!), suoni molto più terribili che incitano alla rivolta in tutta la Germania, ispirando numerosi proseliti di “cassette terrorists”!
Basato sugli scritti di Williams Burroughs in La rivoluzione elettronica (1970), diretto da Jurgen Muschalek e sceneggiato da Klaus Maeck, il film coglie lo spirito battagliero e anti-corporations dell’underground industrial-punk-cyberpunk a metà degli anni ’80. Quel che il film idealmente combatte, è quel che in maniera enormemente massificata le società occidentali sono davvero diventate nell’ultimo ventennio.
Nel film ci sono ovviamente citazioni diffuse dell’Industrial Music anni ’80, dalla colonna sonora (lo stesso F.M.Einheit con Dave Ball dei Soft Cell, Genesis P-Orridge e Alexander Hacke), ai cameo di Burroughs, P-Orridge , Brion Gysin e la sua Dreamachine devota a un “culto industriale”, fino al logo del Survival Research Laboratories sul muro dello studio del protagonista.
(http://artobjects.wordpress.com)
[12/2] ABOMINIO ZOMBIE
DOMENICA 12 FEBBRAIO
Ore 18:30
ZOMBIE 4 – AFTER DEATH di Claudio Fragasso, 1989.
Ore 21:00
ZOMBI 3 di Lucio Fulci/Bruno Mattei, 1988.
Ore 23:00
ZOMBIE 5 – KILLING BIRDS (Raptors) di Claudio Lattanzi/Joe D’amato, 1988.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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ZOMBIe 4 aKa AFTER DEATH – OLTRE LA MORTE
“Una spedizione parte alla volta di un’isoletta nelle filippine dove un gruppo di scienziati è svanito nel nulla. Assieme ai vari soldati, armati di tutto punto, c’è una giovane ragazza “sensitiva” che già prevede nefaste atmosfere.”
“
Fragasso alla sua opera seconda, conosciuta anche con l’apocrifo titolo “Zombi 4″, (dopo il pessimo “Monster Dog”) dimostra ,con pochi mezzi a disposizione e condizioni logistico/temporali pessime (fu costretto a girare di notte quasi la totalità del film, poichè di giorno era impegnato sul set di “Strike Commando 2″, diretto da Bruno Mattei), di esser in grado di mettere tanta action nella pellicola e tanto gore (elemento comunque costante nei suoi prodotti, se si eccettua la “Casa 5″). Ma il problema di fondo resta quello di una sceneggiatura disastrosa, che perde di vista tutti i punti di partenza e che genera un film senza né capo né coda. I dialoghi sono risibili, recitati da attori improvvisati e, soprattutto, non esiste caratterizzazione alcuna nei personaggi e… nemmeno negli zombi!!! Difatti i morti-viventi alle volte ciondolano famelici (come nel loro più classico stile) altre volte (inspiegabilmente) corrono e sparano come forsennati! Addirittura in una scena un militare viene abbattuto da uno zombi con un balzo a “braccio teso”, in perfetto stile Hulck Hogan. Comunque il sangue scorre a volontà, perciò i fanatici del gore potranno trovare qualche motivo d’interesse nel film in questione.”
VOTO ESTETICO: 4 VOTO TRASH: 7,5
(Estratto della recensione pubblicata da www.alexvisani.com)
ZOMBI 3 (ZOMBIE FLESH EATERS 2)
“Brutto film girato nel 1988 inizialmente da un Lucio Fulci ormai malato e, ahimè, portato a termine incautamente da Bruno Mattei.Il soggetto e la sceneggiatura ( ?! ) sono a cura di Claudio Fragasso…Una misteriosa valigetta con delle misteriosissime fiale contentente il misteriosissimo virus “Death One” ( ?! ) viene incautamente rubato da un gruppo di malviventi. Da qui, ovviamente, comincerà un lungo e irrefrenabile contagio che porterà alcuni abitanti del luogo a trasformarsi in orribili e famelici zombi che cominceranno a massacrare qualsiasi essere umano capiti loro a tiro. L’intervento dei militari riuscirà a porre fine a questo orrore?“
“Il film è veramente una cavolata: tutto sbagliato, o quasi, con innumerevoli momenti di comicità involontaria che si alternano a situazioni incomprensibili che lasciano a bocca aperta ( vedere la scena dell’attacco ai danni di un militare, su un prato, nella parte finale ). La recitazione è molto al di sotto del livello di guardia ( il protagonista, Deran Sarafian, ha pensato bene di passare dietro la macchina da presa negli anni successivi…).Cosa possiamo salvare da questo immondezzaio? Diciamo che, almeno, il ritmo è abbastanza buono e che non ci si annoia, alcuni momenti gore sono piuttosto gustosi e qualche idea passabile qua e là possiamo trovarla ( l’entrata in albergo dei militari vestiti di bianco, la testa dentro al frigorifero che azzanna un incauto ragazzino, la simpatica macchietta del conduttore radiofonico, gli uccelli “zombificati” )”
VOTO: 3
(Estratto della recensione di Filippo Fassino pubblicata da www.alexvisani.com)
ZOMBIE 5 Aka KILLING BIRDS RAPTORS
( RAPTORS – GLI UCCELLI ASSASSINI)
Truce horror prodotto e co-diretto da Joe D’Amato assieme al suo aiuto regista Lattanzi, a cui è attribuita la paternità del film. Un reduce dal Vietnam trova la moglie a letto con l’amante e furibondo compie una strage. L’uomo, dopo aver massacrato la coppia, uccide anche due vicini di casa e si accanisce brutalmente contro gli uccelli in gabbia che appartengono alla sua collezione. Ma un falco lo attacca e gli strappa gli occhi. Anni dopo, un gruppo di giovani studenti si reca nella villa ove accaddero i misfatti narrati nel prologo. Inutile dire che i fantasmi inquieti, che si aggirano fra le mura della mansione, provvederanno ad una sanguinosa ecatombe.
La pellicola non annoia e, nonostante la presenza di qualche tempo morto, risulta scorrevole nel complesso. Ovviamente non è esente dai difetti tipici delle produzioni italiane a basso budget ed il cast è composto dai soliti attori dalle espressioni bovine. VOTO: 6
(Estratto della recensione pubblicata da www.alexvisani.com)
[11/DIC] THE HUMAN CENTIPEDE 2 – FULL SEQUENCE // ENDHIRAN எந்திரன்
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Domenica 11 Dicembre
Orari proiezioni
Ore 18:30
THE HUMAN CENTIPEDE 2 – FULL SEQUENCE
(Tom Six, 2011 -VO sott. in italiano)
***
Ore 21:00
ENDHIRAN – The Robot (எந்திரன்)
(S. Shankar, India, 2010 – VO sott. in italiano)
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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THE HUMAN CENTIPEDE 2 – FULL SEQUENCE 
Finalmente visibile anche l’attesissimo (da chi scrive) secondo episodio della Trilogia del Centipede, dopo “The Human Centipede (First Sequence)” che qua ha fatto tanto discutere. Esagerata la locandina vero? Altro Cult per quanto mi riguarda. L’avvertenza iniziale è ancora una volta doverosa, alla quale aggiungo che qualche spoiler sarà inevitabile in quanto segue.
Martin (un simpaticissimo Laurence R. Harvey) è un dolce bambinone, asmatico e pinguediforme, che vive con la mamma e si prende grande cura di una scolopendra. Di lavoro fa il guardiano notturno in uno stabile, e mentre cura i monitor guarda continuamente il capolavoro del cinema che l’ha folgorato, il citato “The Human Centipede (First Sequence)”. Grande fan e ammiratore del Dr. Heiter, prende scrupolosi appunti sulle lezioni che lo stesso tenne ai suoi bipedi prima di operarli. Anche se non apprezzato dalla madre, che vorrebbe accarezzarlo a coltellate e per tutta risposta si ritroverà il cranio arieggiato, Martin coltiva il sogno di realizzare in concreto un film come quello di Tom Six, superando persino Heiter. C’è qualche problema sul quale il nostro sorvola, tipo che lui non ha competenze mediche né una sala operatoria, per dirne solo 2, ma non saranno insormontabili. Dopotutto, dipende uno che aspettative di vita si attende dal Centipede…
Il film è in b/n ed ha, urli di disperazione e dolore a parte, una “industriale” gestione dei suoni, soffocata da alcuni momenti di silenzio assoluto. Nelle scene d’interno a casa di Martin, con quel contesto surreale, mi ha ricordato “Eraserhead” ma andiamoci piano coi paragoni. Non è il caso forse di fare troppo i “critici”, qua siamo nel genere di film che vogliono stupire e sconvolgere, creare un caso, farsi amare o disprezzare. Un filo inferiore come livello generale secondo me, rispetto al precedente a colori, riesce però a superarlo largamente in violenza e sangue, e in schifezze. Dall’orrore, alle sensazioni di dolore, al rischio di vomitare, tutto è possibile per chi guarda. Vediamo in breve che succederà in quel capannone, dove si realizzerà un “decipede”…
Tutto quanto segue avverrà senza la minima forma né di anestesia né di profilassi: tranne alla destinata ad esser prima della fila, a tutti gli altri verranno spaccati i denti a martellate; a tutti saranno tagliati i tendini/legamenti al ginocchio per agevolare anzi costringere la camminata a quattro zampe; fatto un primo tentativo di scuoiare le natiche per attaccarvi la faccia di chi segue, si passerà ad una più pratica pinzatrice da falegname, senza ottenere la stessa tenuta che comunque risulterà bastante.
A chi urla troppo una piediporcata in testa fa anche da sedativo. Se necessario si strappa la lingua, le urla disturbano. Tra una soffiata di broncodilatatore e un’altra, Martin si gode la sua creatura che sembra fargli le fusa, ma non c’è molto tempo, bisogna finire il film.
Si passa alla nutrizione, per la prima della fila, con metodi “gentili”. Come fare poi per velocizzare il travaso di cibo da un tassello all’altro? Le pernacchie si riveleranno insufficienti come stimolante, anche i massaggi all’addome, quindi non è difficile immaginare cosa farà. Sarà orribile vederlo, e che odore!, persino Martin ne proverà disgusto! Potrebbe anche fermarsi a questo punto, in poche ore ha fatto tutto, ma… quel che ancora resta, ed il finale scolopendrico-rettale, ve li lascio godere.
Sì, forse il primo film della trilogia rimane il migliore per ora, ma questo è un degno successore, esplora altre strade estetiche ed anche narrative. A chi ha fatto schifo il primo qua potrà solo peggiorare ulteriormente il suo giudizio, si risparmi pure la visione. Chi invece come me lo ha apprezzato non resterà deluso e si farà anche un bel po’ di risate nella prima parte.
Per quelli che riescono a ridere anche dal minuto 51 in poi senza sboccare propongo di fondare un Club, siamo un’elite. E ci salutiamo con un bel sorriso, un momento di gioia del nostro “eroe”.
(Estratto della recensione pubblicata da http://robydickfilms.blogspot.com/)
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ENDHIRAN – The Robot (எந்திரன்) 
Sì, in India sono ancora gli anni 80.
Cercando su internet ho scoperto che non è un film Bollywood ma Kollywood, ossia Bollywood in lingua Tamil. Per me – occidentale ignorante – Bollywood e Kollywood sono la stessa cosa con l’iniziale cambiata; per un indiano la mia precedente affermazione potrebbe essere motivo di guerra santa a colpi di balli, vince chi ha la scenografia più sfarzosa.
Lo scienziato Vaseegaran (Rajnikanth) ignorando i sentimenti della bella fidanzata Sana (Aishwarya Rai Bachchan) per dieci anni ha lavorato ossessivamente su un sofisticato androide da combattimento con lo scopo di venderlo all’esercito indiano e andare così a ridurre le perdite umane durante i conflitti.
Vaseegaran egocentricamente dona le proprie sembianze alla creatura sintetica (interpretata sempre da Rajnikanth) e gli da il nome di Chitti. Gradualmente Chitti, anelato per la sua avanzatissima intelligenza artificiale dal professor Bohra (Danny Denzongpa), bieco mentore di Vaseegaran, otterrà sentimenti umani ed entrerà in violento conflitto col proprio creatore per ottenere l’amore di Sana.
Dopo Sivaji – The Boss il regista Shankar Shanmugam e la superstar indiana Rajnikanth sono tornati assieme nel film più costoso mai prodotto in India (“L’Avatar indiano” secondo i poster pubblicitari) e più distribuito.
L’apprezzato regista Shankar, considerato da alcuni la punta massima del cinema Tamil, gioca con elementi tratti da Io Robot e L’Uomo Bicentenario scegliendo comunque la strada della leggerezza: se si cerca l’esplorazione profonda e raffinata di concetti come “cosa è umano” qui si troverà una risposta vaga. Ma Shankar ha una visione personale del suo prodotto, ed è una visione che penetra specialmente attraverso le scende di azione grazie all’inestimabile supporto di Yuen Woo Ping (regista di Hong Kong che ha creato gli stunt di Kill Bill e Matrix).
Gli attori meritano una menzione particolare: la superstar Rajnikanth, amatissimo in India, qui deve destreggiarsi tra ben tre ruoli: il professor Vasi, il primo Chitti ingenuo e romantico ed in seguito il Chitti “stiloso” e distruttivo: una sorta di ritorno alle origini in quanto Rajini ha debuttato nel cinema con ruoli negativi. Di certo Rajini è il cuore e l’anima del film e senza di lui, indipendentemente dagli sforzi profusi, Endhiran sarebbe risultato probabilmente un flop orribilmente costoso.
E’ difficile inquadrare Endhiran dal punto di vista europeo: il film è talmente ingranato nello storytelling tipico del subcontinente indiano che gli elementi inseriti che per noi possono essere considerati semplicistici, eccessivi, ripetitivi o prevedibili per l’audience locale sono dimostrazione di maestria.
Lo spettatore nostrano dovrà prepararsi a estemporanei balli (orecchiabili le musiche di A. R .Rahman “Kadhal Anukkal”, “Robo Dance”, e “Boom Boom”) sebbene deliziosamente coreografati in una pellicola che dura, nel bene e nel male, quasi tre ore. Ma probabilmente ne varrà la pena.
(estratto dalla recensione pubblicata da http://www.magrathea.it/ )
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[4/DIC] Proiezione TRIANGLE // HOBO WITH A SHOTGUN
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Domenica 4 Dicembre
Orari proiezioni:
Ore 18:30
TRIANGLE
(Christopher Smith, 2009.VO sott. in italiano)
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Ore 21:30
HOBO WITH A SHOTGUN
(Jason Eisener, 2011.VO sott. in italiano)
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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Smith costruisce e sviluppa una profondissima riflessione sulla inesorabile, inattaccabile coazione a ripetere del trauma sulla mente dell’uomo, legando questa analisi al tema del senso di colpa persecutorio, inteso come “sintomo” cardinale della coazione. La “nave” rappresenta l’infinito, labirintico processo regressivo inconscio nel quale la mente si perde per tentare di ritrovare il senso, l’unità di una frammentazione dolorosa generata dal trauma emotivo. Gli “amici” (come quelli di Jess) sono i tanti Sé, i tanti “oggetti interni” che compongono la nostra identità, vittime e carnefici di ciò che noi siamo per il nostro Sé, vittima a sua volta degli attacchi feroci che facciamo masochisticamente a noi stessi, per salvarci dall’annichilimento, dalla follia. Il grande pregio di questo film è appunto la finezza, quasi sofisticata, dell’attenzione prestata all’analisi psicologica del (dei) personaggio (i). Molteplicità di personaggi che poi è uno solo, Jess, interpretata da una Melissa George che sa molto bene dipingere sul suo volto la sofferta odissea senza ritorno a Itaca in cui ci accompagna: Jess entra infatti in un incubo che si disvela piano piano sotto i nostri occhi, dapprima sotto la forma apparente di slasher, per poi rapidamente mutare disegno e sostanza in modo sorprendente, mediante una sceneggiatura iteritiva, circolare, ma a cerchi concentrici, che solo con l’ultima inquadratura ci permette di cogliere l’orizzonte completo di una storia che, cambiando pelle di cerchio in cerchio, mostra solo alla fine l’oscuro splendore della sua crudeltà. L’andamento narrativo, sempre efficace, veloce, straniante, è impreziosito da una regia che utilizza in modo egregio una palette cromatica quasi sempre sovraesposta, generatrice di un’atmosfera onirica e di una sensazione onnipervasiva di atemporalità angosciante.
“Triangle” è l’ennesima dimostrazione che il cinema horror inglese è capace di ambientazioni innovative (l’ambiente marino trasformato in deserto di solitudine disperante), di riflessione psicologica molto, molto profonda, di una scrittura filmica pregevolissima, nonché di una qualità dell’ intrattenimento che non delude mai gli amanti del genere, seppur declinato secondo varianti fortemente introspettivo-psicologiche.
(Estratto della recensione pubblicata dal Blog psicheetechne)
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Dopo anni passati a girovagare senza sosta nè costrutto, l’hobo aveva finalmente capito che fare della propria vita: avrebbe comprato quel bel tagliaerba di seconda mano intravisto in una vetrina di un negozietto di Scumtown, ultima tappa della sua esistenza raminga e solitaria.
Girato in glorioso e filologico Technicolor, Hobo with a Shotgun è spudoratamente vestito di una fotografia scelorita e fluo, eccessiva e spesso senza alcun senso logico apparente ma assai funzionale nel riuscire a riproporre con soluzioni nuove una certa estetica che, giusto per ribadire le proprie radici, guarda senza vergogne a Street Trash e compagnia fluorescente. Quella di Eisener è una regia nervosa e anfetaminica, eppure attentissima a non scadere nelle facili logiche videoclippare tanto in voga nell’ultimo lustro, capace di risultare efficacissima nel dare un ritmo vertiginoso e esageratamente adrenalico alla vicenda senza perdere un minimo di personalità: un ritmo che l’Eisener sceneggiatore, ben conscio dei rischi in cui avrebbe potuto incappare affidandosi a un plot tanto essenziale, mette completamente in mano al mucchio selvaggio di protagonisti che ha gettato nella polvere di Scumtown.
Innanzitutto l’eccezionale e divertitissimo hobo di Rutger Hauer, laconico e scafato abitante della strada che altro non è che l’eroe solitario dei western passato nel mutageno tritacarne della più infima pop culture degli eighties, mattatore – quasi – unico di una scena condivisa con personaggi accomunati da un senso dell’eccesso che in ognuno trova una personale realizzazione: dalla coppia di psicopatici fratelli Drake, brutali figli del boss in Ray Ban e giacca della squadra di football, alla coppia di cacciatori di taglie chiamata The Plague, sorta di indistruttibili cavalieri post-atomici il cui covo ospita bizzarre creature tentacolari, la cui esistenza e discesa in campo hanno un che di splendidamente non sense quanto di assolutamente risolutivo nell’economia di una pellicola che per scelta di campo può permettersi di buttare nella mischia chiunque gli occorra in qualunque momento senza colpo ferire. Lasciato il campo a soggetti del genere, Eisener non si fa mancare nulla: da un intero scuolabus zeppo di bambini che viene dato alle fiamme mentre due enormi ghettoblasters urlano a squarciagola i Bee Gees, a clochard raccolti in container e schiacciati da ruspe in dilaganti esplosioni di emoglobina ai Babbi Natale pedofili, tutto è una goduta e liberatoria cavalcata in quell’eccesso appena condito di politicamente scorretto che spinge la vicenda verso la tanto attesa sfida all’OK Corral affogato nell’immondizia tra l’hobo e il villain Drake.
Il maggior merito del regista è senza dubbio l’aver dimostrato un’assoluta capacità di gestire a proprio piacimento il gusto per l’eccesso visivo e narrativo secondo le regole di una scuola che solo un attentissimo, libero e creativo fan del genere avrebbe potuto ammodernare con tale abilità da fare in modo che non andasse perduta una sola unghia dello spirito fondante dell’exploitation, con buona pace di sfarfallii di montaggio, bolsi purosangue all’ultimo giro di giostra e pellicole sbrecciate in digitale. (Estratto della recensione pubblicata da Horror.it)
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[30/10] JOHN WATERS – THE POPE OF TRASH
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Orari proiezioni:
Ore 18:30
POLYESTER (J.Waters, 1981)
Ore 20:45
FEMALE TROUBLE (J.Waters, 1974)
[VO sott. in italiano]
Ore 22:30
PINK FLAMINGOS (J.Waters, 1972)
[VO sott. in italiano]
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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POLYESTER
Polyester non è – come molti hanno evidenziato – lo spartiacque tra il periodo punk e quello più “addomesticato” del grande regista di Baltimora. Waters comprende ormai che gli oltraggi (visivamente) violenti al perbenismo americano rischierebbero di apparire datati ed infantili, rendendo quindi sterile qualsiasi attacco alla contemporanea società moralista, da sempre suo prediletto obiettivo satirico. Il disagio di una realtà sociale zeppa di amare contraddizioni passa attraverso una confezione colorata e familiare, kitsch ma convenzionale, che nasconde al suo interno messaggi ben più profondi e pessimisti dei precedenti titoli: l’adulterio è umiliazione per la persona abbandonata, la scuola è un ritrovo per ragazzi disadattati, il lifting sovrasta gli affetti e probabilmente solo metabolizzare con determinazione le proprie debolezze potrà rimettere in ordine le nostre esistenze.
L’happy end non è garantito, ma una sana spruzzata di profumato spray per ambienti non potrà che illuderci di un domani diverso, forse persino migliore.
(Estratto della recensione di Jacopo Coccia pubblicata da Bizzarro Cinema)
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FEMALE TROUBLE
Dawn Davenport (Divine), ragazza scappata dai genitori il giorno di Natale (buttando addosso alla madre l’albero impallinato) e datasi alla malavita per poter tirare a campare. Tra furtarelli e numerose vendite del suo enorme corpo, Dawn sarà anche violentata da un ubriacone violento e lurido (sempre lo stesso Divine nei panni dello sciatto Earl). Finita in uno strano giro dove la violenza diventa una vera e propria forma d’arte e lei ne è la musa ispiratrice, sarà infine rinchiusa in galera e condannata alla pena di morte.
Come sempre l’esile trama è solo il pretesto per aprire a Waters le porte di un mondo surreal-porno-kitsch dove far vivere i suoi personaggi contenitori di ogni tipo d’eccesso. Qui la vita criminale diventa quasi un percorso artistico coronato naturalmente dalla condanna a morte vista come il massimo riconoscimento di una vita concessa totalmente al crimine (una sorta di Oscar alla carriera). Costellato come sempre da scene culto al limite dell’accettabile (e spesso questo limite Waters lo supera con la sua straordinaria ironia), “Female trouble” contiene addirittura la prima (e sinora ultima) scena di auto-violenza sessuale.
(Recensione di Matteo Contin pubblicata da Pellicola Scaduta )
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PINK FLAMINGOS
“Divine è un’enorme donnone famosa a Baltimora per essere la persona più disgustosa del mondo. Oltre che all’improponibile look, Divine estende il suo essere disgustosa in tutto ciò che fa: si pulisce le terga in pubblico, ha frequenti rapporti orali col figlio, mangia merda di cane, usa un linguaggio non certo all’acqua di rose, insomma, un personaggio che di certo non vorrete incontrare. La sua umile dimora è una roulotte dove convive con la sua famiglia di freaks: la madre (che vive come una neonata all’interno di un box) è innamorata perdutamente dell’uomo delle uova e il figlio si eccita se durante l’amplesso decapita galline sul corpo della ragazza. La vita a Baltimora scorre quindi tranquilla, con il suo solito disgustoso scandire del tempo. I coniugi Marble invece rapiscono ragazze avvenenti e le rinchiudono nello scantinato dopo averle messe incinta. Una volta che le ragazze hanno partorito le uccidono e vendono il bambino a giovani coppie di lesbiche. Naturalmente i Marble hanno un solo pensiero in mente: diventare le persone più disgustose del Pianeta. La lotta tra Divine e i Marble è iniziata.
“Fenicotteri rosa” è il punto più elevato della filmografia giovanile di John Waters. Qui vi concentra tutti gli elementi che caratterizzavano i suoi primi film, definendoli soprattutto dal punto di vista della critica sociale. In un mondo dove la bellezza patinata delle riviste fa da padrona, Waters costruisce un vero e proprio elogio alla schifezza, dove il luridume e la spazzatura sembrano essere il solo modo di vivere in un mondo che non fa altro che sfornare rifiuti. E nella tranquillità borghese si muovono maniaci e pervertiti, pronti ad aprire i loro impermeabili davanti a studentesse in apparenza innocenti ma che, nel mondo di Waters, nasconderanno certamente qualche piccola perversione.”
“Fenicotteri rosa” non è solo un cult-movie: è un capolavoro del cinema, non quello di nicchia, non quello underground: quello con la C maiuscola.”
(Recensione di Matteo Contin pubblicata da Pellicola Scaduta )
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Proiezione ANTROPOPHAGUS + BUIO OMEGA di Joe D’Amato
DOMENICA 23 OTTOBRE
Orari proiezioni:
Ore 18:30
ANTROPOPHAGUS di Joe D’Amato, 1980.
Ore 21:00
BUIO OMEGA di Joe D’Amato, 1979.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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Antropophagus è un ottimo film, ma ovviamente non è per tutti i palati, soprattutto a causa. della violenza di alcune scene che, come già detto, risultano shockanti e possono turbare facilmente le persone più suggestionabili.
Consiglio vivamente la visione a tutti gli amanti dei film horror, più propriamente splatter, e agli amanti dei film poco costosi ma di impatto notevole, con una storia ben costruita e che sappia trasmettere vere emozioni.
(Fonte: occhirossi.it)
Critiche
Per la rivista Spaghetti Nightmares il film è «Uno dei simboli del gore all’italiana». La rivista Delirium lo definisce «Un film che offre alcuni dei momenti più disgustosi nella storia del cinema».
Nocturno definisce Antropophagus «un film controverso nel panorama horror italiano di quegli anni. A metà strada tra il cinema cialtrone di Bruno Mattei e quello più sofisticato di Lucio Fulci, chiaramente influenzato dalla politica del body count di certo slasher americano ma anche dalla visceralità del genere cannibalico di Ruggero Deodato e co., Antropophagus resta ancora oggi pellicola di difficile collocazione e indubbio interesse».
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Predecessore malsano e riuscito, a firma dell’inimitabile Massaccessi, del più noto Nekromantik (1987), opera cult del regista tedesco Jorg Buttgereit.
“Film anomalo nell’intera cinematografia del regista romano, pervaso com’è da una macabra poesia sospesa tra romanticismo ed ossessione, mai più egagliata – nè tantomeno suggerita – in alcun titolo della sua sterminata produzione. Un lavoro coraggioso ed estremo già per il periodo d’uscita in sala, (dove peraltro venne inaspettatamente ignorato dal pubblico). Necrofilia, cannibalismo, sequenze gore a base di interiora rappresentano solo la confezione di un prodotto ben più complesso che in apparenza: da un lato un apologo passionale e viscerale dell’amore impossibile, tanto agognato e rincorso dal protagonista (un discretamente bravo Kieran Canter), dalla parte opposta il feticismo morboso ed ossessivo della dell’apparenza, cui sarà vittima l’imbalsamatore come la governante interpretata Franca Stoppi. L’inquietante figura di Iris costituisce, insieme alle musiche eccellenti dei Goblin, il vero valore aggiunto dell’intera operazione: la storia sfugge abbondantemente dai confini dell’horror-thriller erotico degli anni ‘70 nè tantomeno si omologa a quello plastico del decennio a venire.
Un caso unico, forse irripetuto, di contaminazione “irresponsabile” del genere. Una sorta di guanto di sfida alla censura (come concetto assoluto) ed all’appiattimento paratelevisivo, fenomeno quest’ultimo che di lì a poco avrebbe cancellato inesorabilmente il futuro del cinema horror Italiano.”
(Estatto della recensione pubblicata da Fascination Cinema)
TROMA DAY 2011
TROMA DAY 2011
Troma | Almost 40 years of reel independence
Tromatizzatevi!
Un intera giornata di cinema Troma con i film scelti da voi!
Spillette Troma in omaggio durante le proiezioni dei primi 2 films!
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Sabato 30 luglio
Orari proiezioni:
Ore 15:00
CANNIBAL! THE MUSICAL di Trey Parker, 1993.
(V.O. sottotitolato in italiano)
Ore 16:45
TROMEO & JULIET di L. Kaufman and James Gunn, 1996.
(V.O. sottotitolato in italiano)
Ore 19:00
TERROR FIRMER di Lloyd Kaufman, 1998.
Ore 21:00
POULTRYGEIST:NIGHT OF THE CHICKEN DEAD di Lloyd Kaufman, 2006.
(V.O. sottotitolato in italiano)
Ore 23:00
IL BOSCO 1 (EVIL CLUTCH) di Andrea Marfori, 1988.
Special guest: Gianfranco Fuoco, il Papà di Popo, il bimbo imperfetto!
Con il suo stand di Creazioni estemporane e microfumetti strambi a go go.
per l’occasione ricche novità tromatizzate x tutti!
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Presso: SOUR MILK , VIA TRIESTE N. 5
MENZAGO DI SUMIRAGO. VARESE.
tel.+39 0331.909467
website. www.sourmilk.it
Free Entry
Ingresso riservato ai soci Arci.
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« Tutti si impegnano per dare il massimo: anche chi è addetto alla pulizia dei cessi è consapevole che un attimo dopo potrebbe recitare o dare il suo contributo alla sceneggiatura » (Lloyd Kaufman)
La Troma Entertainment è una casa di produzione e distribuzione cinematografica indipendente statunitense, fondata da Lloyd Kaufman e Michael Herz nel 1974. La compagnia produce film indipendenti e a basso costo, che presentano un alto tasso di sequenze splatter e di nudità, politicamente scorretti e irriverenti, molti dei quali sono divenuti dei cult movie. Ha prodotto e distribuito oltre 800 film, tra cui i primi lavori di registi come Trey Parker e Matt Stone, Brian De Palma e Oliver Stone, e attori come Robert De Niro, Kevin Costner, Samuel L. Jackson e Marisa Tomei.
Le pellicole della Troma hanno influenzato molti registi, come Joe Dante, Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, Eli Roth, Alexandre Aja, Andreas Schnaas, Bobby e Peter Farrelly ed Edgar Wright.
Lo stile della Troma è inconfondibile: una contaminazione di vari generi quali lo splatter, l’horror, la fantascienza, la commedia demenziale e l’action, supportati da un linguaggio scurrile e politicamente scorretto.
I film della Troma presentano molte sequenze ricorrenti, come una gamba staccata, il cosiddetto “Penis Monster” (un pene mostruoso dotato di vita propria), evirazioni, vomito e scatologia.
La tematica più ricorrente è quella ecologista anti-nucleare, affrontata in vari film.
« Questi film sono ciò che spesso i media definiscono sesso e violenza, ma io li definisco: una giornata tipo nel mio cervello » (Lloyd Kaufman)
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CANNIBAL! THE MUSICAL
« All Singing! All Dancing! All Flesh Eating! »
Cannibal! The Musical è un film del 1996, diretto da Trey Parker, scritto da Matt Stone, padri di South park.
il film narra la vera storia di Alferd Packer, il primo uomo condannato negli Stati Uniti per cannibalismo nel 1883, ma lo fa con una commistione di generi quali il musical, l’horror, il western e la commedia demenziale.
TROMEO & JULIET
«Body Piercing, Kinky Sex, Dismemberment. The Things That Made Shakespeare Great»
una rivisitazione in chiave splatter ed erotica della celebre tragedia Romeo e Giulietta, di William Shakespeare. I dialoghi sono quelli dell’opera originale, mischiati a quelli demenziali e irriverenti scritti dagli sceneggiatori del film. È divenuto uno dei cult movie più noti della Troma. È stato definito un «film punk». Il narratore è interpretato da Lemmy Kilmister, cantante dei Motörhead.
TERROR FIRMER
«Let’s Make Some Art!»
Il regista cieco Larry Benjamin (Lloyd Kaufman) sta girando un film della Troma. Si tratta dell’ennesimo sequel di Il vendicatore tossico. Durante le riprese, sul set si aggira una misteriosa donna che seduce e uccide a poco a poco i membri della troupe.
E’ considerato il miglior film diretto da Lloyd Kaufman,nonché la summa di tutti i film della Troma: si ritrovano infatti gli elementi caratteristici della casa di produzione, quali turpiloquio, sequenze politicamente scorrette, splatter, dialoghi demenziali, scatologia e sequenze ricorrenti quali l’amputazione di una gamba e un’evirazione.
POULTRYGEIST:NIGHT OF THE CHICKEN DEAD
«Humans… the other white meat… Unless you’re black, then it’s dark meat… Or if you are Asian, then it’s yellow meat… Or if you are Native American, it’s red meat…»
Arbie è un nerd che torna sul luogo del suo primo e unico incontro romantico, il cimitero indiano Ancient Tromahawk Tribe Indian Burial Ground di Tromaville. Arrivato sul luogo, scopre che il cimitero è stato abbattuto ed è stato sostituito da un fast food, l’American Chicken Bunker. Inoltre scopre che la sua fidanzata, Wendy si è trasformata da ragazza timida in una lesbica liberal che protesta contro le multinazionali statunitensi.
Dopo aver fatto un’ulteriore scoperta, vale a dire che Wendy si è fidanzata con la brutale Micki, Arbie si fa assumere nel fast food. Lì conosce i pittoreschi e stravaganti impiegati: il manager afroamericano Denny, la musulmana Humus, l’animalista Carl Jr., il messicano Paco Bell e un misterioso uomo sessantenne che lavora nel fast food da molti anni. Tutti questi personaggi dovranno affrontare un orribile attacco di polli divenuti zombi dopo essere stati posseduti dagli spiriti degli indiani che riposavano nel cimitero abbattuto.
IL BOSCO 1
Nel 1996 è stato definito nel libro Spaghetti nightmares il peggior film horror italiano mai realizzato. A causa della trama confusa e del brutto doppiaggio italo-americano della protagonista, il film è diventato un CULT del trash. Il titolo, Il bosco 1 prevedeva anche un sequel che però non venne mai realizzato per l’accoglienza negativa che ottenne.
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Domenica 12 Giugno
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Orari proiezioni:
Ore 18:30
LATE BLOOMER (おそいひと Osoi Hito) di Gô Shibata, Japan, 2004.
(V.O. sottotitolato in italiano)
Ore 21:00
BURST CITY (爆裂都市 Bakuretsu toshi) di Sōgo Ishii, japan, 1982.
(V.O. sottotitolato in italiano)
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
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Seconda opera del visionario Go Shibata, “Late Bloomer” è il film che l’ha lanciato anche sotto l’interesse occidentale, soprattutto americano, con la distribuzione in homevideo di questo film devastante.
Girato con pochissimi soldi, in bianco e nero e con telecamera a mano a digitale, “Late Bloomer” è un racconto disperato e senza censure di una disperazione inconscia, destinata ad esplodere, divorando corpi ed anime.
“Late Bloomer” è un film che esce dal genere e che, rifacendosi all’estetica del cinema d’autore cyberpunk (da Tsukamoto a Ishii) e al documentarismo quasi da dogma95, diventa un pugno in pieno viso di chi guarda. Un racconto che ha radici nel quotidiano e lo stravolge.
Shibata prende un tema delicato: i disabili. Un argomento scottante e da approfondire, ma spesso raccontato banalmente e malissimo, che in mano a Shibata prende linfa vitale. Il film non si sofferma sui buonismi, assenti, o sulla compassione come puro paraculismo. Dimentica i personaggi sani che agiscono attorno ai malati, concentrandosi sul malato, che forse è l’unico sano in un mondo folle e senza ideali.
Il film ne descrive la personalità e la psicologia, il terribile disagio di essere sempre il centro dell’attenzione altrui, soffrendo comunque di solitudine. Una solitudine che non può che portare a conseguenze drammatiche e violente. Ma chi è Sumida? Da un lato pare la “mascotte” del gruppo di Take, dall’altro un terribile e perverso omicida. Ma forse non è nemmeno una delle due cose.
Sumida è un outsider, l’anti-eroe di “Late Bloomer”, per il quale è impossibile non provare empatia. Nessun abbellimento, nessun colpo di scena, nessun tentativo di “imbellettare” la storia e renderla più appetibile. “Late Bloomer” è il disperato canto dei deboli che diventano forti per cercare di conoscersi, un film che sfugge dalle necessità del business, per essere finalmente cinema libero, puro e crudo. Come sempre dovrebbe essere.
Avvertenze: Guardatelo fino alla fine, anche dopo i titoli di coda.
(Recensione pubblicata da Asianworld)
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Irriverente, ossessivo, anarchico e adrenalinico, Burst City è punk allo stato puro. Insieme ad altri film di Ishii come Crazy Thunder Road, Shuffle e Panic in High School, è anche il punto di partenza del cinema contemporaneo giapponese, il che lo rende uno dei film più importanti di questa cinematografia.
Chi fosse alla ricerca di esempi dell’importanza di Sogo Ishii nell’evoluzione del cinema giapponese, e della sua abilità come regista, non ha bisogno che di vedere Burst City. A prima vista un eclettico miscuglio di immaginario alla Mad Max e yakuza, il tutto filtrato in un’ottica punk, ad uno sguardo più approfondito Burst City rivela i semi di molti degli sviluppi del cinema giapponese contemporaneo e oltre. Lascia presagire i lavori di Shinya Tsukamoto, Takashi Miike e due decadi di MTV. E un bel po’ di cosette in mezzo.
La sceneggiatura non è nulla di che, e si sviluppa attorno agli scontri tra un gruppo di bikers alla Mad Max, una banda di yakuza, una comunità di punk e gentaccia varia, ambientato in un futuro arido, fatto di autostrade e zone devastate. Ma qui la sceneggiatura non conta. Tramite la musica e la gente della scena, l’obiettivo di Ishii è ricreare l’equivalente filmico della musica punk. Un film in cui ogni fotogramma è imbevuto della filosofia, dello spirito e dell’energia del movimento punk giapponese di fine ’70 – primi ’80. E c’è riuscito. Burst City ringhia e grida selvaggiamente, ci bombarda di distorsioni e attacca le norme precostituite in modo energico, con anarchia e irriverenza. È un film grezzo, certo, ma un film ispirato dalla filosofia punk non dovrebbe essere tutto tirato a lucido. Quando vediamo che alcune riprese sono “sporche”, non è perché il film è stato girato male, al contrario.
Al di là del fatto che resti fedele alle sue intenzioni e alle fonti, Burst City è un film seminale e visionario. L’uso di Ishii della macchina da presa e del montaggio è straordinario, così come l’utilizzo del suono. In questi settori, Tsukamoto ha pescato a piene mani da Sogo Ishii per il suo Tetsuo, mentre il modo in cui il regista fonde diverse scene della storia in un montaggio rapido videoclipparo è poi riemerso nei dieci minuti iniziali di Dead or Alive e di The City of Lost Souls, di Takashi Miike. Inoltre, l’utilizzo di frammenti documentaristici si riflette nel miscuglio di documentario e fiction così di moda tra i registi di oggi come Kore-eda e Naomi Kawase.
Anche se non del tutto senza predecessori (il lavoro di macchina ricorda alcune opere di Kinji Fukasaku dei primi anni ’70, ad esempio), Burst City è nel complesso un film che non ha le sue radici nel cinema. La sua ispirazione è presa da altrove, in particolare, ovviamente, nel ritmo, nei suoni, nello spirito e nell’attitudine del movimento punk. È cinema di liberazione, libero dalle costrizioni della forma. Per fare un parallelismo, se il cinema narrativo è prosa, allora Burst City è poesia. Non nel senso poetico, ma nella struttura. Il modo in cui il poeta è libero dalle costrizioni che ingabbiano lo scrittore, è in questo modo che Ishii è libero dalle forme convenzionali alle quali aderisce volontariamente (e forse inconsciamente) il regista standard.
(Recensione di Tom Mes pubblicata da midnighteye)
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IL CINEMA DEI MOSTRICIATTOLI
CINECLUB DOMENICA UNCUT
IL CINEMA DEI MOSTRICIATTOLI
Domenica 1 Maggio
C’era un periodo dove gli schermi si riempivano di peli, risate malefiche e piccoli animaletti pronti ad uccidere chiunque intralciasse il loro cammino di profonda malvagità. Tutti conoscete i Gremlins e i teneri cuccioli di Mogway, ma esistono mostriciattoli molto meno ligi alle sacre regole del politicamente corretto hollywoodiano, creature pronte a sbranarvi da un gabinetto azteco o folletti golosi di linfa umana. Ecco a voi, mortali, le creature di John Carl Buechler, i terribili Ghoulies sulla via del sapere e delle tette siliconate pronti alla cultura universitaria o il Troll che ha ispirato il capolavoro di Claudio Fragasso/Drako Floyd. Siete tutti invitati allo spettacolo più originale, infimo e raccapricciante: il cinema dei mostriciattoli. Buona visione. (Andrea lanza)
IL CINEMA DEI MOSTRICIATTOLI
Interventi di Andrea lanza
(Nocturno, Horror.it)
DOMENICA 1 MAGGIO.
ore 18:30
GHOULIES 3 – GHOULIES GO TO COLLEGE
di John Carl Buechler, Usa, 1989.
Ore 21:00
TROLL
di John Carl Buechler, Usa, 1986.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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GHOULIES 3 – GHOULIES GO TO COLLEGE 
TRAMA:
In un college dove due confraternite non fanno altro che combattersi a suon di scherzi goliardici, un professore decide di vendicarsi risvegliando i ghoulies da una tazza del water opportunamente modificata da un rito satanico.
INFO:
Nel caso dei Ghoulies possiamo parlare senza dubbio di Z-movie, che ha per molti della mia generazione un valore più affettivo che qualitativo, e che ha la ferma intenzione di mettere alla berlina i blasonati cugini Gremlins creati dalla spielberg factory, puntando tutto sul filone demenziale e su effetti speciali pacchiani e proprio per questo esilaranti.
Le origini della serie giunta al quarto capitolo risale al 1985, il regista Luca Bercovici ci racconta di un protagonista in vena di castronerie che ereditata un’antica villa organizza un party a base di magia nera risvegliando il defunto padre e un team di terribili demonietti in vena di sanguinolente burle che semineranno panico, distruzione e morte.
(Estratto della recensione pubblicata da ilcinemaniaco.com)
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TRAMA:
Harry Potter Sr. e sua moglie Anne si muovono con i loro due figli in un nuovo appartamento a San Francisco. Mentre la piccola Wendy sta giocando in cantina, il troll Torok la rapisce e assume le sue sembianze. Da quel momento il troll-Wendy trasformerà i vari appartamenti dell’abitato in micro-abitat per nani, troll e elfi. Il fratello di Wendy, Harry Jr. con l’aiuto della strega Eunice, si oppone all’esplosione del mondo trolliano nel nostro mondo.
INFO:
Troll fu prodotto da Charles a Albert Band (figlio e padre) quando già i due avevano realizzato in fretta e furia nel 1985 Ghoulies, primo tentativo dei Bands di sfruttare il fenomeno “mostriciattoli sul grande schermo”. Il fatto è che Gremlins venne prodotto dalla Amblin e dalla Warner con grade impegno economico, mentre Ghoulies e Troll sono prodotti della Empire, casa di produzione di proprietà della Band family che negli anni ’80 si specializzò in pellicole a basso budget pensate per il direct-to-video. L’intelligenza dei Bands fu in effetti quella di intuire il potenziale dell’home-video, lanciandosi in produzioni e distribuzioni di filmetti in genere di costo limitato che quindi avrebbero reso bene tramite la vendita e il noleggio. Al di là di qualche azzeccatissimo investimento (Re-Animator, 1985) la Empire fallì ma Charles Band rifondò il business col nuovo nome Full Moon e prosegì le politiche produttive del padre.
(Estratto della recensione pubblicata da eXXagon’s reXtricted)
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POVERANIA VARESE 24 APRILE 2011
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
ore 18:30
MOTEL di Simone La Rocca, 2008.
Ore 20:30
[CORTO] COWPUNX FROM HELL di Enrico Stocco, 2009.
ore 21:00
THE SLURP – Gli strani supereroi di Simone La Rocca, 2009.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
- Domenica Uncut
http://domenicauncut.wordpress.com/
- Twiggy Club
http://www.twiggyclub.com/
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MOTEL
Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2008
Con Aldo Santarelli, Aleandro Montanucci, Giampaolo Picchiami, Angelo Conti, Alì Saoudì, Mauro Alessandri
Genere Commedia
Durata 90 min
Web http://www.ghostfilm.eu/
Prima C.P. Febbraio 2009
SINOSSI
Una pistola buttata sull’asfalto, i vecchi fumetti letti e riletti, due investigatori alle prese con un caso difficile, la musica Funcky e Ska. Una viaggio di 1400 km su un’ape 50, un tesoro nascosto in mezzo alla vigna, un uomo derubato che si porta appresso il suo testimone oculare. La popolazione messa in pericolo dagli attacchi alieni, Stanlio ed Ollio ed un concerto con quattro spettatori, tra cui uno s’era pure addormentato. Motel, una commedia delicata e onesta.
LINK RECENSIONE: BizzarroCinema.it
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COWPUNX FROM HELL
Documentario no-budget con musiche di Wasted pido, Sheriff perkins, The tease cavern, Bruno gourdo e Number 71 band…
Regia: Enrico Stocco
Paese: Italia/Francia/Uk, 2009
Interpreti: Wasted Pido, Sheriff Perkins, Bruno Gourdo, The Tease Cavern, Number 71 Band
Durata: 20′
Web: http://www.myspace.com/wastedpido
Il film:
Cowpunx from Hell è un film che segue le vicende di alcuni One Man Bands, e in questa maniera parla di Rock n Roll, peccato, redenzione, vita di strada. Rispedito sulla terra dall’inferno, Wasted Pido suona tra Londra e Napoli, alle prese con performance al limite dell’infarto, lavori mal pagati, strumenti non convenzionali, sigarette, litri di caffè, birra, whisky, una macchina distrutta e l’autostrada che non finisce mai… “Non so cosa fare di questo film. Sapevo solo che dovevo farlo e portarlo alla fine, in qualche maniera…” (Enrico STOCCO)
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THE SLURP – Gli strani supereroi
Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2009
Con Aleandro Montanucci, Giorgio Vespa, Mauro Alessandri, Vasco Santarelli
Genere Commedia, Fantastico
Web http://www.ghostfilm.eu
Prima C.P. Dicembre 2009
SINOSSI
Supereroi, detective, baroni e meccanici: quattro episodi per rivisitare (e reinterpretare) i generi cinematografici. Rockman, supereroe deficiente che combatte contro una mummia; Il Barone, storia di botte e di amicizia; Paranormal Detective, episodio con alieni e investigatori dell’occulto; Il Meccanico, un omaggio alla comicità slapstick. Il promettente regista e sceneggiatore Simone La Rocca, con il film a episodi The Slurp – gli strani supereroi, firma il suo secondo lungometraggio: un divertente e personale omaggio al mondo del cinema.
NOTE
Il primo episodio, “Rockman”, è nato perché volevo fare un film su un supereroe, e sinceramente i film sui supereroi che vedo al cinema non mi hanno mai soddisfatto fino in fondo. “Il Barone” lo abbiamo girato nel periodo di Natale. L’idea mi è venuta dopo aver visto The Spirit: mi è piaciuto, in particolare, quando il protagonista si mette a correre sui tetti. Il personaggio del Pirata è un po’ ispirato a lui: corre, salta e non si stanca mai. Il terzo episodi è “Paranormal Detective”, dove tutto si svolge a ritmo di musica punk. Questo episodio si ispira un po’ agli acchiappafantasmi, un po’ ai marchingegni di Data ne I Goonies e un po’ al Tenente Colombo. Per il quarto episodio “Il Meccanico” volevo fare un colossal con tanti personaggi, e per questo motivo mi sono ammazzato di fatica: non so davvero quanta gente ci ho messo dentro! Voleva essere un omaggio a Jacques Tatì e a Benny Hill. (Simone la Rocca)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU: BizzarroCinema.it
DOMENICA 3 APRILE
OMAGGIO A
CLAUDIO FRAGASSO
Interventi di Andrea Lanza (Nocturno, Horror.it).
orari proiezioni:
ore 18:30
MONSTER DOG (C.Fragasso, 1984.)
ore 21:00
TROLL 2 (C. fragasso, 1990.)
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Cineclub Domenica Uncut
Presso: TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
Domenica Uncut http://domenicauncut.wordpress.com/
Twiggy Club http://www.twiggyclub.com/
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Tra zombi corridori e troll vegetariani: i volti horror di Claudio Fragasso
scritto da Andrea lanza
è una fenice. Lui è nato e risorto mille volte senza mai perdere la voglia e il desiderio di fare cinema. E non cinema come quello che si usa ora fare in Italia, di quello lecchino, reggipalle, che piace un po’ a tutti, di quello buono per riempire una serata distratta davanti alla tv.Il cinema di Fragasso è in primis una sfida, quella di superarsi pellicola dopo pellicola in invenzioni e idee. Che dire d’altronde di un film come After death che mette al centro della vicenda zombi (si badi bene non infetti come quelli di Lenzi) che corrono, parlano e hanno una coscienza che sociale o meno arriva mille anni prima di Rodriguez o George A. Romero? O di un film come Troll 2 che tutt’ora in America sta diventando un fenomeno di culto tanto da avere proiezioni di mezzanotte che diventano feste vere e proprie con fan truccati dai Goblin del film? Fragasso è a suo modo un genio, sicuramente un maestro di un certo tipo di cinema dai budget bassi, ma dalle grandi idee. Eppure in Italia, come in passato Bava o Fulci, è snobbato, molte delle sue opere migliori sono state maciullate da una censura più cieca di zombi cannibali, molte altre non hanno mai visto il buio di una sala cinematografica pur essendo meritatissime…( prosegue su Horror.it…)
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“Un cane mostruoso semina morte in un antico maniero dove un gruppetto pop-rock (capitanato da Alice Cooper in persona!!!) deve girare un video-clip. Cosi’ fra azioni ed avvenimenti senza senso si va avanti fino all’improponibile finale, in cui si scopre che lo stesso Alice Cooper è un lupo mannaro per via di un’antica maledizione di famiglia. I primi venti minuti di film pongono nello spettatore un quesito fondamentale: ma l’assassino è un licantropo oppure un famelico cagnone? Ecco la risposta alla vostra tormentosa domanda: nei primi venti minuti l’assassino è dapprincipio un cane-mostro poi si passa al lupo mannaro per via di un problema tecnico che si presento’ sul set durante la lavorazione della pellicola. Il pupazzo del cane si ruppe quasi subito cosi’ Fragasso & company dovettero sopperire cambiando la sceneggiatura del film ed inserendo la figura del licantropo!”
(Estratto della recensione pubblicata da alexvisani.com)
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“Oggi recuperiamo un bruttissimo per eccellenza, lo scult Troll 2 aka Goblin perchè in realtà la pellicola tratta di voraci Goblin, ma all’epoca dell’uscita negli States, siamo nel 1990 i distributori spacciarono il film diretto da Drake Floyd alias Claudio Fragasso come sequel del dark-fantasy Troll di John Carl Buechler”
“Inutile stare a sindacare sulla qualità tecnica e squisitamente cinematografica del film, oltre ad essere considerato tra i peggiori film mai realizzati il delirio che propone su schermo ha quasi del prodigioso, ma quello che lascia più interdetti è la Goblin-mania partita dagli States e propagatasi in diverse nazioni con affollate proiezioni notturne in costume, festival e diversi omaggi ad un film che sembra comunque aver lasciato un segno se pur all’insegna del bruttissimo, senza contare che il film di Fragasso ha la capacità di elevare a nuovi ed inesplorati livelli qualitativi saghe mostruose come quella dei Ghoulies e dei Critters.”
(Estratto della recensione pubblicata da ilcinemaniaco.com)
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DOMENICA 13 MARZO
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Domenica 13 Marzo
Orari proiezioni:
- Ore 18:30 THE DEAD NEXT DOOR di J.R. Bookwalter, 1989.
(V.O. sottotitolato in italiano)
- Ore 21:00 DIE YOU ZOMBIE BASTARDS! Di Caleb Emerson, 2005.
(V.O. sottotitolato in italiano)
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
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“The Dead Next Door è considerato dai più un vero e proprio classico del cinema undeground: Di difficile reperibilità, la pellicola oltre che rappresentare l’opera d’esordio del regista J.R. Bookwalter (Ozone, Robot Ninja) può vantare la partecipazione di Sam Raimi (che qui appare in veste di produttore con uno pseudonimo) che si dice usò il suo stipendio di Evil Dead 2 per finanziare il progetto.
Condito da effetti speciali al limite della sopportazione, fiumi di sangue, arti e e teste decapitate ma sopratutto con una buone dose di humour, The Dead Next Door piacerà agli amanti del cinema gore e splatter più estremo, ed in particolar modo a chi ha apprezzato pellicole come Evil Dead (La Casa) di Raimi e Bad Taste di Peter Jackson.”
(www.cinetoxic.com)
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Introdotto dal grande selvaggio del rock’n'roll Hasil “Haze” Adkins nel ruolo di se stesso, “Die You Zombie Bastards” è un B-Movie che non esitiamo a definire rococò.
L’idea di base è talmente semplice che c’è da meravigliarsi non sia venuta in mente a nessuno prima del 2005: un serial-killer Supereroe, necrofilo e mangiatore di zombies. A contorno trovate tutti gli stilemi del caso, rigorosamente e ostentatamente posticci. Cannibalismo, poppe al vento, sinistri figuri dal vocione malvagio, costumi improbabili, robot e enormi peni cosparsi di ketchup. Ah, e ci sono anche i ninja.
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DOMENICA 13 FEBBRAIO
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Domenica 13 febbraio
ORE 18:30
THE HUMAN CENTIPEDE
di Tom Six, 2009.
(V.O. sottotitolato in italiano)
***
ORE 21:00
A SERBIAN FILM
di Srdjan Spasojevic, 2010.
(V.O. sottotitolato in italiano)
***
Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
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“In Olanda, terra natia del regista Tom Six, una battuta viene fatta quando qualcuno parla a sproposito: gli viene detto che la sua bocca sarà collegata all’ano di un camionista.
L’idea di The Human Centipede ovvero “Il Millepiedi Umano” nasce proprio da qui. Tom Six prende alla lettera questo simpatico scherzetto e crea una storia ad hoc per portarlo sul grande schermo.”
“Ecco quindi che le due fanciulle sprovvedute e un ignaro ragazzo giapponese catturato lungo la strada, vengono narcotizzati e legati a letti ospedalieri nella cantina asettica dell’abitazione del dottor Heiter, il quale non esita un attimo a spiegare loro (e a noi spettatori) l’operazione che andrà a eseguire sui loro poveri corpi. I lucidi che il dottore proietta sul muro sono decisamente esplicativi: vengono prima tagliati i menischi/legamenti del ginocchio (per far muovere le vittime solamente “a gattoni”) e successivamente uniti l’ano dell’uno con la bocca dell’altro, a formare un unico apparato digerente per il millepiedi umano così realizzato. Jap-boy in testa e ragazze a seguire, per un nuovo animaletto domestico strisciante da accudire ed educare.”
(Estratti della recensione di Niccolò Passolunghi pubblicata da Nocturno.it)
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Empire l’ha definito il “film più depravato della storia del cinema”
Necrofilia, splatter, violenza, torture, un macabro helzapoppin presentato con un’attenzione per la forma certosina e una coerenza narrativa assoluta. Già, perché proprio questo è l’elemento più straniante e inquietante dell’intero progetto: lo straordinario talento dimostrato sia dal cast, assolutamente fuori parametro, sia dallo stesso Spasojevic che gira con disarmante fermezza e assenza di retorica scene che avrebbero fatto perdere il sonno a qualunque altro regista. Niente ciarpame alla Hostel, per intenderci e siamo davvero lontanissimi dalla classica finta e patetica produzione messa in piedi per épater le bourgeois: la sceneggiatura, pur con alcune sbavature, è solida e convincente, e racconta una storia che, se da un certo punto di vista ha una forte valenza metaforica (la Serbia presentata come un informe insieme di strade deserte battute solo da puttane e criminali) , dall’altro propone scene e situazioni totalmente fuori di testa, seppur presentate con una abilità tecnica e un talento brillanti (epifanica la sequenza finale, di straordinario impatto emotivo, che accumula una tensione e una drammaticità insostenibili , girata in maniera eccelsa ma che si chiude con un twist di inaudita ferocia). Che dire? Sembra incredibile che un progetto del genere sia andato in porto ed escludo al 101% che A Serbian film possa approdare nelle sale italiane (nonostante fosse presente a Cannes) perchè, visti i temi trattati e sopratutto COME sono trattati, al primo spettacolo si rischierebbe la Terza Guerra Mondiale. In questo senso il messaggio contro il “fascismo perbenista” lanciato da Spasojevic è fin troppo chiaro, anche se sarebbe davvero un peccato che un regista così talentuoso restasse marchiato a vita a causa di un’opera che comunque peserà come un macigno sulla sua carriera. In ogni caso, la segnalazione è d’obbligo e così pure l’avvertenza a coloro che volessero cimentarsi nella visione: almeno quattro sequenze vi resteranno impresse nella testa a lungo e no, non per la loro gradevolezza. Controverso.
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POVERANIA VARESE ACT. I – KRAKATOA INK.
DOMENICA 23 GENNAIO dalle ore 18:30
Primo appuntamento con il
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
Ospiti della serata i KRAKATOA INK. e le loro produzioni.
“Nasciamo dalla nostra passione per il cinema, o meglio, per il suo lato più oscuro: film scrausi e terrificanti, in cui abbonda la pummarola e deficita la chiacchiera, pellicole infernali dove un cazzottone in bocca tacita inutili moralismi e stronca stupidi sbaciucchiamenti”(KRAKATOA INK).
…
Presente banchetto Krakatoa con i loro DVD, Gadget, e il fumetto autoprodotto “CAROGNE”.
http://www.bizzarrocinema.it/contenuti-extra/fumetti/carogne/
Ore 18:30
-Z MOVIE (35 min.)
Una feroce lotta per la sopravvivenza al cui confronto il titanico scontro tra Moby Dick ed il capitano Achab pare uno screzio tra poppanti.
-IL GIORNO CHE CI DIEDERO I $OLDI (10 min.)
La Krakatoa crew nella faticosa ricerca di finanziatori. Effetti speciali godzilleschi!
-AI CONFINI DELLA FANDONIA (58 min.)
Lo stupido nerd, protagonista di questo film, grazie ad un’incredibile “lavatrice del tempo” distruggerà l’intero umano sapere. Causando ingenuamente scempio, disgrazie e apocalittiche atrocità. Primo episodio della serie.
Ore 21:30
-ALKOLIC HOLOCAUST (10 min.)
Cortometraggio in stato di ebbrezza
-SUISAID : CHI ACCOPPA UN AMICO TROVA UN TESORO
!!! MODALITA’ GAME !!!
In base alle vostre scelte puo’ durare 95 o 130 minuti!
Lungometraggio a bivi, in cui le scelte dello spettatore segneranno il destino dei nostri eroi.
Diventa anche tu stregone e muovi i tuoi pupazzi in un’estasi Voodoo!
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
http://www.twiggyclub.com/
CINECLUB DOMENICA UNCUT
http://domenicauncut.wordpress.com/
CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
http://www.poverania.com/
Domenica 2 Gennaio 2011
CINECLUB DOMENICA UNCUT
DOMENICA 2 GENNAIO 2011
OMAGGIO ALL’ULTRA-GORE AMATORIALE TEDESCO
Orari proiezioni:
Ore 18:30 THE BURNING MOON di Olaf Ittenbach, 1992.
(V.O. sott. in Italiano)
Ore 20:45 VIOLENT SHIT 3 – Infantry of Doom di Andreas Schnaas,1999.(V.O. sott. in Italiano)
Ore 22:00 DAS KOMABRUTALE DUELL di Heiko Fipper, 1999.
(V.O. sott. in Italiano)
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Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita. Ingresso con tessera arci.
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THE BURNING MOON
“Il film si divide in due episodi legati assieme da un filo conduttore rappresentato da un tossicodipendente che racconta storie dell’orrore alla sorellina.
Ittenbach confeziona un prodotto davvero interessante dirigendo con mano salda il film e shoccando piu’ volte per la brutalita’ di alcune scene. Ma aldila’ dello splatter(ottimi gli effetti speciali) quello che piu’ colpisce del film e’ l’atmosfera pesante, cupa ed estremamente soffocante. Dietro la violenza e gli sguardi gelidi degli attori si cela tutta la nevrosi dell’uomo, tutta l’alienazione a cui ci spinge la societa’ stessa. La luna ardente del titolo appare nel finale mentre il protagonista si suicide tagliandosi il polso con un rasoi. La luna che rappresenta il sogno, l’illusione, l’obbiettivo da raggiungere che brucia. si consuma e svanisce lasciando solo il vuoto.” (Estratto della recensione di Alex Visani pubblicata su www.alexvisani.com)
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VIOLENT SHIT 3 – Infantry of Doom 
“Ecco a voi il kolossal di Andreas Schnaas. Girato in digitale ad ottima risoluzione, con molte comparse e con un’ambientazione suggestiva il film si avvale di eccellenti effetti ultra-splatter. La mano di regia si è fatta più sicura e la prima parte della storia è diretta molto bene, poi si passa un po’ troppo alla telecamera a mano e le idee latitano un pochino. Comunque il risultato finale è davvero stupefacente (visto e considerato che viene da Schnaas..famoso per le sue assurde sciatterie registiche) ed il film è una continua ed esasperata citazione di tutti i trash orientali! Ci sono duelli fra ninja ed un finale in stile Godzilla. Il lato splatter è davvero estremo,realistico,brutale. Ad un uomo viene infilato un gancio nel sedere e da li’ gli viene estratta l’intera spina dorsale! Un altro viene squartato in stile “Hellraiser” e poi ancora mutilazioni,sevizie e chi più ne ha più ne metta!”(Estratto della recensione di Alex Visani pubblicata su www.alexvisani.com)
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DAS KOMABRUTALE DUELL
“Amatoriale tedesco che si candida come uno dei film più splatter della storia. La trama vede due gruppi di immortali che si fronteggiano e che si scannano vicendevolmente. Nonostante le mutilazioni e le ferite mortali che si procurano, i personaggi del film si rialzano sempre, ed in un batter d’occhio sono di nuovo pronti a darsi battaglia. Si va avanti cosi’ fino al finale in cui solo i più forti riusciranno a spuntarla. La storia è tutta qua..un paio di righe usate come puro pretesto per mostrare una quantità di efferratezze davvero allucinanti. Gli attori passano tutta la durata del film a malmenarsi,mutilarsi e sventrarsi senza esclusione di colpi. Avrò visto decine e decine di litri di sangue scorrere dinanzi lo schermo e gli stessi protagonisti ne sono praticamente coperti da capo a piedi per tutta la durata della pellicola. Gli effetti sono di buona fattura e ci sono alcuni momenti davvero geniali nella loro parossistica follia. Uno su tutti quello in cui due amici vogliono aiutare un terzo a cui è stato fatto saltare il cranio per metà. Cosi’ uno dei due vivi si sacrifica donando parte del suo cervello all’altro! La materia celebrale viene inserita nel cranio spappolato che a sua volta viene aggiustato con dosi massicce di silicone (!?!)..risultato? Il defunto si rialza in piedi pronto subito ad una nuova battaglia!!! Un film eccessivo insomma, caratterizzato da un buon supporto video digitale ed un montaggio veloce eseguito al computer. Heiko Fipper (alla sua prima prova da regista) ha imparato bene la lezione ultra-gore di Schnaas mostrando uno stile e delle capacità sicuramente superiori a quelle del suo regista ispiratore” (Estratto della recensione di Alex Visani pubblicata su www.alexvisani.com)















































