21 Aprile NABOER // DREAM HOME
DOMENICA UNCUT
Domenica 21 Aprile
Ore 18:30
NABOER
di Pål Sletaune, 2005.
(VO. Sott. italiano)
***
Ore 21:00
DREAM HOME
di Ho-Cheung Pang, 2010
(VO. Sott. italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
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Mai giocare con il fuoco, perché ci si brucia. In questa sua quinta pellicola il norvegese Pål Sletaune, considerato dalla critica uno dei registi più promettenti del panorama mondiale, scoperchia all’improvviso il famoso “vaso di pandora” che sarebbe bene tenere sempre chiuso. E quello che esce, è putrido (come l’odore acre che si sente nell’appartamento di John) folle (le sue continue allucinazioni) e violento (come i pugni che si alternano al sesso con la sua vicina Kim).
John è scovolto dall’abbandono della sua ragazza, ma quell’aria inquietante di indifferenza che ha sul viso serve solo a celare i primi sintomi dell’allucinazione, del delirio e infine della pazzia. Mostri che John rigetta all’esterno, immaginando che la violenza bruta che sente dentro non sia la sua ma quella di una giovane e sadica vicina di casa, che lo costringe a partecipare a una seduta erotica masochistica, un incontro di boxe su un divanetto d’entrata. Ma chi è Kim, in realtà? Cosa si nasconde nella casa labirintica in cui lei abita, assieme alla sorella, tra stanze sudice zeppe di oggetti inutili gettati alla rinfusa?
Naboer potrebbe essere definito un film a tratti “pulp”, ma anche un dramma psicologico e un thriller erotico politicamente e umanamente scorretto, dove il sangue e il sesso sono la chiave per capire l’origine della follia. Ma è anche una pellicola capace di mostrare fino a dove si può arrivare per amore. Si può amare anche fino alla pazzia e uccidere. L’amore non è sempre un sentimento pulito ed edificante, si può trasformare, e Sletaune lo dimostra, in un folle scenario di violenza e delirio dove con il patner si condivide tutto il marcio che si ha dentro. Per John infatti l’amore è un sentimento sporco, che procura piacere solo se uno dei due amanti ne esce “bruciato” e ferito. Il sesso è violenza crudele e l’eccitazione una pratica che si alterna ai pugni scagliati con violenza sul viso. Il sangue che esce dalle ferite uno stimolo vampiresco che crea assuefazione.
Naboer è anche un “viaggio all’inferno” rimbaudiano, dove le azioni dell’uomo possono toccare la perversione più assoluta: ma se per il poeta francese il ’battello ebbro’ portava all’illuminazione, per John è il biglietto di sola andata per un manicomio criminale.
(Silvia Vincis http://www.nonsolocinema.com/)
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“La casa è un diritto?
La forsennata corsa ad ostacoli di una giovane donna capace di tutto pur di ottenere la casa dei suoi sogni (con vista mare). Il film è anche un omaggio, solenne e allo stesso tempo psicotico, alla città di Hong Kong, ai suoi palazzi, alle sue case, ai suoi appartamenti minuscoli destinati a rimanere per molti giovani single mete irraggiungibili visti i prezzi altissimi di tutto il settore immobiliare!”
Ferocissimo thriller/horror, datato 2010, proveniente da Hong Kong che incastra, in una struttura da slasher, tematiche sociali di notevole spessore ed attualità. Nella fattispecie, si parla del boom edilizio che ha investito Hong Kong e dei prezzi vertiginosi che hanno acquistato gli immobili, spesso fortemente in squilibrio con l’effettivo tenore di vita dei cittadini. Ed è proprio il sogno della bella Cheng, umile addetta al call center di un’assicurazione, poter acquistare una casa con vista sul mare. E pur di non infrangere il suo sogno, la ragazza è disposta a fare di tutto…anche a far scorrere fiumi di sangue. Dotato di una struttura a flashback , che svela progressivamente le motivazioni dell’assassino, “Dream Home” si segnala come bizzarro splatter d’autore, dotato di una cura tecnica molto elevata che va di pari passo con la larvata critica al sistema politico-economico-sociale di Hong Kong. Originale nello spunto, non sempre omogeneo nello sviluppo ma dotato di grande impatto visivo e di un equilibrio (talvolta faticoso) fra violenza estrema e humor nero, il film è ben diretto da Pang Ho-Cheung che, oltretutto, non è nuovo a film dalla scottante tematica sociale.
La pellicola mette in scena personaggi fallimentari, schiacciati da un sistema impietoso ed accecato dal denaro, resi abulici da una totale mancanza di prospettive e da un materialismo incarnito nell’animo. Infine impossibile non segnalare gli omicidi che si susseguono nel corso della vicenda, particolarmente efferati ed elaborati visivamente, che annoverano coltellate, ferri da stiro in volto, stecche di legno acuminate infilate in posti improbabili, sventramenti e tutta una serie di altre cattiverie indicibili.
Esperienza visiva da provare.
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[14 APR] Mika Kaurismäki
DOMENICA UNCUT
Domenica 14 APRILE
Ore 18:30
ZOMBIE AND THE GHOST TRAIN
di Mika Kaurismäki,Finlandia, 1991.
(VO sott. in italiano)
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Ore 21:30
ROSSO
di Mika Kaurismäki, Finlandia, 1985.
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
http://kinesistradate.wordpress.com/
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ZOMBIE AND THE GHOST TRAIN
Un mese nella vita di Antti, detto Zombie, congedato per infermità mentale dalla leva e dedito all’alcol e al basso elettrico. L’amico Harri gli offre l’opportunità di suonare nella sua avviata band: per coglierla, però, Zombie dovrà lasciare la bottiglia.
Chissà se Sorrentino ha mai visto questo semisconosciuto — quantomeno in Italia — film di Mika Kaurismaki, il cui protagonista è pressochè identico a quello messo in scena dal regista italiano per il suo This must be the place (2011). Ma Zombie, a differenza del personaggio che interpretà vent’anni più tardi Sean Penn, è tutt’altro che uno sprovveduto o un ritardato: lui la sa lunga e certo più di tutti quelli che lo circondano, è piuttosto un ragazzo che non vuole in alcun modo diventare adulto e che preferisce passare per squilibrato piuttosto che eseguire gli ordini altrui (l’episodio iniziale del servizio militare è emblematico del suo carattere ribelle per natura).
Un antieroe alcolizzato e innamorato del rock and roll: sembra un film di Aki, invece è di Mika, fratello maggiore del Kaurismaki che due anni prima aveva diretto Leningrad Cowboys go America, prima pellicola in cui compare, nella band del titolo, Silu Seppala, ovvero Zombie, il cui vero nome è in realtà Antti: sia per il personaggio della finzione (Zombie) che per l’attore (Silu). A confermare la vena in stile Aki, ecco inoltre che Mika utilizza come co-protagonista l’attore feticcio, favorito e grande amico del fratello minore: Matti Pellonpaa, qui meno lunatico del solito, in un ruolo di contrasto a quello del personaggio centrale. Il regista si occupa anche del montaggio, della produzione e della sceneggiatura (insieme a Pauli Pentti e a Sakke Jarvenpaa), mentre la fotografia è affidata a Olli Varja, al fianco di Mika fin dai suoi esordi.
La storia di Zombie è una piccola fiaba moderna, surreale quanto basta e laconica in una maniera tutta scandinava, perennemente alla ricerca di una sensazione più che di una morale, di un coinvolgimento emotivo anzichè di una stretta coerenza della trama.
(http://cinerepublic.filmtv.it/)
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ROSSO
Giancarlo Rosso (un grande Kari Väänänen, anche co-sceneggiatore) è un sicario della mafia, al quale viene assegnato l’incarico di uccidere una donna finlandese, che incidentalmente era una volta la sua donna. Riluttante, Rosso, parte dalla Sicilia per l’estremo Nord della tundra e della campagna finlandese, alla ricerca del suo obiettivo, Marja (Leena Harjupatana). Insieme al fratello di Marja, Martti (Martti Syrjä, il cantante degli Eppu Normaali), parte con una una vecchia macchina per ritrovarla, in un viaggio che non mancherà di rapine e fughe. Fra una citazione e l’altra della Divina Commedia, Rosso raggiungerà il suo destino.
Quinto lungometraggio di Mika Kaurismäki, è una commedia, che di divino ha ben poco. Qui i piedi sono ben saldi a terra. Un bel road-movie, attraverso le lande desolate del nord della Finlandia, Il film è recitato quasi interamente in italiano (eh si, Kari Väänänen recita in italiano, cavandosela anche egregiamente.
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14 Marzo : MANGIA IL RICCO / JOHN DIES AT THE END
DOMENICA UNCUT
Domenica 24 Marzo
Ore 18:30
MANGIA IL RICCO
di Peter Richardson, 1987.
Ore 21:00
JOHN DIES AT THE END
di Don Coscarelli,2012.
(VO. Sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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MANGIA IL RICCO
Alex è un cameriere di colore e lavora in un ristorante di lusso a Londra. Per una inezia viene cacciato e si trova così senza un soldo e senza lavoro. Alex medita vendetta mentre il potente ministro della difesa, personaggio ambiguo e violento, conquista un crescente favore popolare. La situazione politica precipita e Alex decide allora di fare la rivoluzione con alcuni amici. Per prima cosa si impossessa del suo vecchio locale massacrandone i proprietari poi comincia a gestirlo in maniera piuttosto particolare.
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La Soy Sauce è una nuova potentissima droga in grado di rendere visibili creature provenienti da altri mondi. Molti suoi consumatori tornano tuttavia dai “viaggi” completamente cambianti e con sembianze niente affatto umane. Alieni minacciosi stanno infatti utilizzando i corpi dei giovani ragazzi tossici come veicolo per invadere la terra. Solo due giovani nerd sembrerebbero gli unici in grado di salvare le sorti dell’umanità…
Il nuovo film di Don Coscarelli (“Phantasm”, 1979, “Bubba Ho-Tep”, 2002) è denso di simbolismi, metafore, dadaismi, invenzioni e creature degne di un Salvador Dalì cinematografico quale mostra di essere nel dipingere (più che filmare) questo prodotto molto onirico e assai poco – strettamente – cinematografico.
Qual’è la differenza tra un film e un sogno? Già, bella domanda. O tra un film e un incubo, sarebbe meglio chiedersi. Ma, d’altra parte: qual’è la differenza tra un sogno e un incubo? Queste, e altre domande mi ha stimolato “John Dies at the End”, pellicola molto attesa con la quale apro con contentezza il nuovo anno di recensioni. Dico con contentezza perché Coscarelli ci stupisce davvero, anche con effetti speciali, ma soprattutto con una storia cui dovrebbe esser dato un premio solo per la sceneggiatura, un dipinto, come dicevo all’inizio, più che una “scrittura filmica”, fatto di pennellate evocative che sfumano i loro contorni da un’immagine all’altra, creando arcobaleni gocciolanti che diventano mostri alieni ragnosi e imputriditi, per poi trasformarsi in maschere grottesche alla Max Ernst. La storia in sè non interessa a Coscarelli, che forse è ispirato da un Borroughs, da un Lovecraft, ha letto il libro omonimo di Wong da cui trae la sceneggiatura, ma poi si differenzia da queste ispirazioni perturbanti-letterarie lanciandosi nel reef del suo immaginario inconscio portandosi dietro gli spettatori tutti all’inseguimento.
Ci troviamo nella provincia statunitense, in compagnia di due amici trentenni, Dave ( Chase Williamson) e John (Rob Mayes). John si imbatte in un gruppo di giovani ad uno sconclusionato concerto di un gruppo di provincia, e durante tale evento viene introdotto all’uso di una strana droga, la Soy Sauce, nera, petroleosa e improbabile sostanza iniettabile. Dave annusa l’imbroglio cosmico e rifiuta di assumerla, ma per sbaglio si punge con una siringa di John, e scopre così che gli alieni usano i corpi degli inetti umani per invadere la terra. Il film è un fuoco d’artificio semidelirante, deliberatamente autoironico in alcune sequenze (come quella in cui la maniglia di una porta si trasforma in un grosso pene), a tratti difficilmente comprensibile nei suoi sviluppi e nelle sue contorsioni nelle quali domina sempre la visionarietà di un regista che se ne frega bellamente di tutti gli stilemi drammaturgici perturbanti e horror. Coscarelli cucina con la sua fantasia allo stato puro, mescolando ingredienti e provando nuove salse in un turbinio continuo di espedienti e inquadrature che non stancano mai, nonostante i 99 minuti di pellicola.
Forse alcuni dialoghi avrebbero potuto essere in verità debitamente accorciati, e poteva forse avere una funzione più pregnante anche la cornice narrativa del drugstore nel quale Dave racconta la sua incredibile storia a un ambiguo giornalista, un Paul Giamatti dannatamente sornione, come lo Stregatto di Alice. Eccola qui d’altronde l’associazione giusta: “John Dies at The End” è la versione maschile (omosessuale?) di “Alice in wonderland” di Lewis Carrol, una specie di “giorno del non-compleanno” del sottogenere a noi caro, dove tutto può accadere.
Non dobbiamo certo nasconderci che “John Dies at the End” è un film difficile, sicuramente astruso per certi palati abituati ai soliti plot horror, così rassicuranti nella loro cornice di inquietudini costruite a tavolino dai sempiterni Michael Bay and company.
Qui siamo su un altro pianeta, insieme ad Alice, appunto, col Cappellaio Matto, lo Stregatto e altro ancora, senza che ci vengano tuttavia risparmiate scene gore e pennellatine alla Lynch (come la protesi alla mano della giovane Amy). Come può mancare, in questo contesto “il portale” verso un altrove alieno? Lo troverete, naturalmente, ma naturalmente uguale e insieme diverso da come ve lo aspettereste. “John Dies at The End”: oggetto molto bizzarro e proprio per questo da vedere e studiare con attenzione e cura.
17 Marzo
DOMENICA UNCUT
DOMENICA 17 MARZO
Ore 18:30
GUMMO
di Harmony Korine, 1997.
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Ore 21:00
BULLY
di Larry Clark, 2001.
(VO sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Xenia, Ohio. Un tornado ha distrutto gran parte delle abitazioni e decimato la popolazione (fatto realmente accaduto, siamo nel 1970). Anni dopo nulla è cambiato. Il trauma psicofisico causato da un evento naturale che ha il sapore di un diluvio universale mancato (punizione divina?) lascia nelle mani dei bambini una cittadina sperduta nel midwest statunitense.
Harmony Korine esordisce alla regia due anni dopo la convincente (e controversa) sceneggiatura di “Kids” e si distingue subito per originalità e per esplicita noncuranza delle regole del cinema mainstream americano. Un grande numero di tableaux autoconclusi e disturbanti si sovrappongono l’uno all’altro fino a formare una costruzione confusa e spiazzante. Utilizzando le prerogative del cinema direct, l’improvvisazione, la macchina a spalla, una colonna sonora slegata e frammentaria, un montaggio non lineare e alogico, il giovane autore sfida il pubblico a dimenticare la rassicurante confezione estetico-narrativa della produzione hollywoodiana e ad addentrarsi in un mondo crudele e amorale, grottesco e marginale ma sempre, e qui risiede la sua forza, credibile.
Le fantasie più assurde e animalesche di Korine non fanno che trarre spunto dalla vita reale, dal white-trash nichilista (e inconsapevole) delle periferie cittadine, dall’ignoranza dilagante di frange sempre meno marginali della popolazione americana. I bambini-padroni di Xenia(che uccidono gatti, sniffano colla, compiono atti vandalici di ogni sorta) saranno gli adulti di domani. I pochi adulti rimasti non si distinguono dai bambini per ferocia e insensatezza.
La visione è raccapricciante ma supportata da una riflessione disarmante: la mancanza di educazione e cultura non può che generare una recessione sociale e una bestialità mostruosa.
L’atmosfera in equilibrio fra un surrealismo decadente e un realismo grottesco sembra minacciata da una forza invisibile e malvagia, opprimente (le luci fluorescenti usate sul set contribuiscono visivamente). Come se un nuovo uragano fosse pronto a radere al suolo questa realtà autogestita e fallimentare.
Si lascia la sala con un senso di indefinito fastidio, nauseati dalle aberrazioni che l’uomo stesso può provocare, come se lo spleen in salsa trash in cui siamo stati immersi per 90 minuti si fosse impadronito di noi, insinuandosi nelle pieghe della nostra coscienza. Un film che lascia il segno nel bene o nel male.
Curiosità: Gummo è il soprannome di uno dei cinque fratelli Marx. Il meno conosciuto, dal momento che abbandonò quasi subito la recitazione e si dedicò alla gestione di un’agenzia teatrale.
(Matteo Ruzza http://www.pellicolascaduta.it/)
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Larry Clark è indubbiamente un artista scomodo, anche perché da decenni sente l’urgenza di svelare il vero volto, quello votato all’annichilimento di sé, di una parte dei giovani americani.
Questo Bully è il suo terzo lungometraggio e narra di un gruppo di amici, tra i diciotto e i vent’anni, che decidono ad un certo punto di uccidere un loro coetaneo per non subire più le sue angherie e malvagità. Il ritratto, quindi, di giovani di buona famiglia, fottuti motherfuckers senza alcun obiettivo nella vita, che non sia quello della soddisfazione del piacere istantaneo, dissipati tra metamfetamine, sesso meccanico e incomunicabilità.
Un ritratto purtroppo non distante dalla realtà delle nostre metropoli contemporanee…Clark all’epoca dichiarò: “Bully non è un film ipocrita. E poi, ormai, i crimini dei giovani, gli omicidi con moventi distorti di amici o genitori, accadono in tutto il mondo. E’ inutile continuare a fingere che siano casi isolati o estremi…Mi interessa molto capire le reazioni che il mio film provocherà in altri paesi dove, ne sono convinto, ci sono tanti ragazzi come quelli del mio film. Non cercavo solo lo scandalo: volevo non falsificare una parte precisa della realtà che ci circonda e che dobbiamo guardare senza i falsi sogni e le torte di mele delle favole di Hollywood”.
La rappresentazione della superficialità, dell’indifferenza e dell’inconsapevolezza dei protagonisti del suo film è un atto d’accusa deciso contro la capacità educativa di una società, la nostra, che ha ormai in mente solo il profitto e il consumo. Il film è girato con uno stile secco e distaccato, la storia è tratta da un episodio di cronaca realmente accaduto, gli attori stanno recitando fino ad un certo punto (l’attore Brad Renfro è recentemente scomparso a causa di un overdose…). Ciò che colpisce allo stomaco lo spettatore è l’assoluta mancanza di coscienza morale dei giovani protagonisti, derivante però dal totale fallimento dell’educazione impartitagli da genitori assenti e lontani anni luce dalla vera realtà dei loro figli.
La geniale sequenza finale del film è paradigmatica di tutto questo, mostrando i ragazzi, durante il processo, ignari di ciò che gli accadrà tanto sono chiusi in un universo autoreferenziale e avulso dalla realtà circostante ed i parenti, tra il pubblico, che li osservano inebetiti come se li conoscessero solo in quell’istante veramente per la prima volta.
Colonna sonora da brividi con Cypress Hill, Eminem, Fatboy slim, Thurston Moore, Tricky…Indigesta, ma preziosa, gemma inedita in Italia, assolutamente da recuperare.
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10 marzo
DOMENICA UNCUT
DOMENICA 10 MARZO
Ore 18:30
THE BOTHERSOME MAN
di Jens Lien, 2006.
(VO sott. in italiano)
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Ore 21:00
BEYOND THE BLACK RAINBOW
di Panos Cosmatos, 2010.
(VO sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
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“La verità non esiste e la vita come la immaginiamo di solito, è una rete arbitraria e artificiale di illusioni da cui ci lasciamo circondare” questo secondo Lovecraft , ma forse anche secondo Andreas (Trond Fausa Aurvaag) che ,“rilasciato” nel deserto, unico passeggero su un autobus senza ritorno, e destinato al ruolo di piccolo contabile di un’asettica holding, in una sorta di Oslo purgatoriale, assiste al proprio ingresso in una strana comunità, in cui tutto è assunzione impersonale e distacco.
Il film si apre con una scena agghiacciante per ipotesi psicologica, e presto reiterata nel film a rappresentare il disagio di un uomo, che ha colto le rimozioni di chi gli sta intorno, e sa di essere assolutamente estraneo ed alieno ai suoi meccanismi. La società di Den brysomme mannen è moderna, controllata e superficiale: è tutto perfetto, ineccepibile ma le persone dell’ufficio ad esempio, sembrano discorrere ed essere quasi ossessionate da cataloghi di arredamento e da un’idea programmatica in cui essere felice, significa non mancare le scadenze o gli accessori.
Fanta thriller esistenziale, Den brysomme mannen sembra distillare il meglio dei personaggi di Lynch e Kaurismaki, con un incipit da satira della società e del costume odierno norvegese (non è un caso che il film sia stato distribuito anche con il titolo Norway of life), che procede quasi a ritroso sui binari di un horror beckettiano, dove il protagonista in un crescendo di reazioni e proteste che culminano nella scena della metropolitana, capirà che dovrà rompere gli schemi e il diaframma convenzionale dell’universo rigido, in cui vaga come outsider, per tornare al grande nulla accecante, forse freddo, ma inizio sostanziale di ogni cosa.
Quasi una fiaba macabra e senza lieto fine, dove la proiezione però di una via di uscita, la misteriosa melodia che emana dalla fenditura di una parete, sarà l’inizio della frattura e la conclusione dell’idillio con gli strani abitatori del film…Andreas è esiliato, licenziato perché ha squarciato il velo dell’ignoto e una volta assaggiata la realtà, non è più possibile tornare indietro o affrancarsene.
Trionfatore de la settimana della critica di Cannes del 2006, con un elenco di nominations per festival, quasi interminabile, Il film non è mai stato distribuito in Italia . E’ stato diretto da Jens Lien (Johnny Vang), misconosciuto al nostro pubblico, e rinnovatore insieme al regista Bard Breien ( “Kunsten a Tenie negativt”, L’arte del pensiero negativo), dei registri della black comedy nordica, che mescola l’orrore che nasce dalle maschere del quotidiano (consumo estemporaneo della civiltà e delle sue derive), con il teatro esistenziale e crudele dell’assurdo.
(Estratto della recensione di malvasya http://www.splattercontainer.com/)
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Beyond the Black Rainbow è un film talmente al di fuori dai canoni attuali della fantascienza che, a prescindere dal risultato finale, da una buona idea di quanto fertile possa talvolta essere il terreno delle produzioni indipendenti odierne. Pur nella sua unicità, il film del regista canadese Panos Cosmatos è anche il tipico esordio concepito come atto d’amore nei confronti di una precisa stagione cinematografica, nello specifico quello della fantascienza distopica che ha avuto il suo periodo di massimo splendore tra la fine degli anni sessanta e il decennio successivo.
Sintetizzandone e in un certo modo aggiornandone le intuizioni estetiche, il lavoro di Cosmatos si pone quindi come ultimo arrivato di una famiglia che può contare su illustri esemplari come 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick, THX 1138 di Lucas e Solaris di Tarkovsky, tanto per fare i nomi più altisonanti. Un cinema che si esprime attraverso uno stile visivo curatissimo, fatto di suggestioni estetiche tra lo psichedelico e il metafisico sorrette da trame spesso ermetiche e tendenti al filosofico. Se recentemente lo splendido Eden Log di Franck Vestiel ha dato un profilo moderno a questo genere, l’approccio di Cosmatos è al contrario chiaramente revivalistico, pur non limitandosi ad un recupero pedissequo dello stile della fantascienza dell’epoca ma anzi aperto anche a suggestioni dei decenni successivi, evidenti ad esempio nelle sonorità synth che accompagnano le immagini.
Trip ipnotico pregno di immagini simboliche e surreali, Beyond the Black Rainbow è, prima di tutto, una ricerca estetica d’avanguardia che si pone a metà strada tra il concetto tradizionale di “cinema” e la videoarte. Riflesso della medaglia è che tali ambizioni estetiche non trovano un degno supporto nell’impianto narrativo, veramente povero ed inconcludente, aspetto che risulta essere il grosso limite del film ed inevitabile spartiacque per il pubblico.
Immergersi nel magma sintetico di Cosmatos può risultare tanto tediante quanto un’esperienza unica, in ogni caso è un tentativo vivamente consigliato. Nel peggiore dei casi vi farete una gran dormita, nel migliore vedrete cose che gli altri esseri umani possono solo immaginare.
(Grinderman http://www.splattercontainer.com/)
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DOMENICA 17 FEBBRAIO
DOMENICA UNCUT
Ore 18:30
…HANNO CAMBIATO FACCIA
di Corrado Farina, 1971.
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Ore 21:00
BRANDED
di Jamie Bradshaw, Aleksandr Dulerayn 2012
(V.O. sott. in italiano)
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Alberto (Giuliano Disperati), un semplice impiegato di una multinazionale, viene convocato in una villa in montagna dal megadirettoregenerale Giovanni Nosferatu (Adolfo Celi) il quale gli annuncia che sarà nominato suo successore. Dopo l’ovvia sorpresa, Alberto inizia ad avere dei dubbi sui metodi che vengono usati da Nosferatu e soprattutto sulla sua storia. Ad Alberto non resta che provare ad opporsi..
Opera prima di Corrado Farina che vinse meritatamente il Leopardo d’oro al Festival di Locarno del 1971. Farina, che veniva dall’ambiente della pubblicità, sapeva di cosa parlava quando, con questo film, poneva un parallelo fra i vampiri, vecchio mito horror, ed il potere (soprattutto mediatico) che condiziona la massa. “Il terrore, oggi, si chiama tecnologia”, con questa citazione di Marcuse si conclude un film che rinnova in modo inusuale il mito del vampiro, non rinunciando comunque ad alcuni elementi di riferimento come l’immortalità, la cripta e la cassa da morto.
Qui però non si tratta di un contagio che passa da morso a morso, ma piuttosto del potere e dei mezzi di questo visti come una nuova alchimia che droga il popolo. Farina non cerca di costruire un mystery, il nome di Giovanni Nosferatu tradisce volutamente ogni possibile enigma, ma punta tutto sulla critica sociale. Datato nella ferocia con cui si scaglia contro il potere, debitrice dei movimenti politico culturali del ’68, il film comunque mantiene la sua forza proprio per il fatto di aver illustrato la manipolazione masmediatica (e la corruzione diffusa) alla quale tutt’oggi assistiamo. Della serie “non cambia mai nulla”…se non le facce! Hanno cambiato faccia è un film silenzioso, con dialoghi sparuti ma belli, che potrebbe fiaccare l’attenzione dello spettatore non avvezzo al cinema di concetto.
L’atmosfera della villa di Nosferatu (un Adolfo Celi come al solito magnetico), immersa nella nebbia e nel mistero, istilla tensione e paura anche se non ci sono momenti palesemente terrorizzanti. La tecnologia ed il marketing all’inizio del film si prestano a momenti quasi comici, come ad esempio quando Alberto si siede sulla poltrona attivando la voce dello spot che illustra i pregi proprio della poltrona, oppure quando sotto la doccia il protagonista è obbligato a sorbirsi una voce che decanta le qualità del tonico rinfrescante e detergente con cui si sta lavando. Man mano che si va avanti, l’ipertecnologica villa dell’ingenier Nosferatu mostra tutta la sua inquietante pericolosità, con le Fiat 500 che fanno da cani da guardia intorno al parco, e con le riunioni alle quali partecipano tutti i rappresentanti del potere sociale, Chiesa inclusa.
A questo proposito imperdibile la scelta del nome del detersivo inquinante, e le nuove pubblicità per la diffusione dell’LSD in tutte le case; come dire che la droga “d’evasione” tipica di quel tempo ora viene usata per manipolare proprio coloro che si volevano ribellare al potere.
La frase dal film: “La cena sarà pronta alle 19 in punto. Posso fare altro per lei?” “Nulla che rientri nei compiti di una segretaria” “A volte le sfere di competenza specifica di una segretaria sono terribilmente elastiche”
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Misha è un genio del marketing. Lavora in Russia, nazione che dalla caduta del comunismo è divenuta terra di conquista da parte dei più grossi e spietati brand internazionali. Il giovane entra in un progetto rischioso: un reality show che vorrebbe trasformare una grassona in una supermodella. Ma la ragazza finisce in coma e Misha finisce a guardare le vacche in Siberia. Durante un rito esoterico gli si rivelerà la verità: è stato usato come pedina inconsapevole in un cinico piano di marketing in atto in tutto il pianeta, ordito dal massimo guru pubblicitario vivente: rendere i ciccioni le nuove icone di bellezza e dare il mondo in mano ai fast-food! Ma da quel giorno Misha avrà anche un dono miracoloso: riuscire a vedere “fisicamente” i brand, che sono in realtà enormi mostri che ci inducono desideri per poi cibarsene. Il mondo finalmente gli appare per quello che è: un incubo capitalista in cui le persone sono totalmente manipolate e soggiogate. Ma il nostro eroe ha in mente un piano rivoluzionario che muterà per sempre il mondo come lo conosciamo.
Sorprendente, divertente e arguto. Ecco le parole che possono rappresentare questo strano film di fantascienza. Parte come un film di “spionaggio pubblicitario”, ma a metà pellicola si trasforma in un fanta-movie caciarone con finale apocalittico. Visivamente è molto accattivante ed ha un ritmo serrato: pure troppo, visto che molte informazioni non vengono del tutto carpite.
Se la prima parte è una lezione di marketing strategico mondiale (“Lenin ha inventato tutto”), la seconda è un action fantapolitico pieno di mostri in guerra tra loro per i controllo delle menti dei consumatori. Fino a giungere all’originalissimo finale. Certo non può non venire in mente ESSI VIVONO come termine di paragone: mentre il film di Carpenter aveva tutti i crismi del B-movie, qui le mire sono un po più alte, anche se forse troppo confuse. Ma ci si diverte comunque un sacco. Bellissima la grafica in generale e i titoli di coda.
( http://cainapictureshow.caina.it/ )
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DOMENICA 10 FEBBRAIO
DOMENICA UNCUT
Domenica 10 febbraio
Ore 18:30
EXCISION
di Richard Bates Jr.UK 2012.
(V.O. sott. in italiano)
***
Ore 21:00
SNOWTOWN
di Justin Kurzel, australia, 2011.
(V.O. sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
http://kinesistradate.wordpress.com/
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EXCISION
Partendo dalla protagonista Pauline, una disagiata adolescente con disturbi ossessivo-compulsivi e con il desiderio di diventare un medico chirurgo affermato, Bates racconta, in chiave grottesca e a tinte horror, di un bisogno ben più profondo: quello di sentirsi amati. Ed apprezzati. Ad ogni costo.
Sì, perché Pauline rappresenta il subconscio dell’uomo moderno, incapace di farsi accettare seppur nella sua diversità e peculiarità e allo stesso tempo troppo ancorato alla sua condizione “straordinaria” al punto da rifiutare sistematicamente ogni tipo di relazione e/o contatto umano.
Excision non è un capolavoro cinematografico, né ha l’umiltà di volersi proporre come mero prodotto indie, ma ha certamente il pregio di riuscire nell’intento di trasformare la comicità in grottesco, strappando allo spettatore non pochi sorrisi amari, durante la visione. Si ride per il nonsense di alcune scene, provando di tanto in tanto un po’ di dolore misto a pena nei confronti della sua goffa protagonista, ma più d’ogni altra cosa si piange sul finale per l’agghiacciante risoluzione adottata dal regista. Una risoluzione agghiacciante ed efficace: efficace al punto che se avesse avuto un altro finale sarebbe stato un altro film. Un pessimo film.
Excision è un film difficile perché passi tutto il tempo a ripeterti che lo spettacolo a cui stai assistendo è veramente troppo estremo (non tanto per il gore, che è limitato, quanto proprio per il modo in cui certe scene sono rappresentate), fino ad arrivare agli ultimi minuti del film, in cui le tue urla di disapprovazione si mescolano alle tue stesse lacrime e la sola cosa che riesci a dire è che, in realtà, Richard Bates Jr ha compiuto un capolavoro.
Se, però, il vostro stomaco è debole, la vostra sensibilità spiccata e non siete in grado di ironizzare sui piccoli grandi disastri della vostra esistenza, lasciate perdere, questo film non fa decisamente per voi.
(Estratto della redensione di Luna Saracino http://www.horror.it/)
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Il film racconta, in chiave leggermente romanzata, la follia omicida che negli anni ’90 si è abbattuta nei sobborghi di Adelaide, la capitale dell’Australia, per mano di John Bunting, i cosiddetti Snowtown Murders (dal nome della cittadina dove sono stati ritrovati i resti delle vittime e dov’è stato commesso l’ultimo omicidio). Lo fa attraverso gli occhi di uno dei complici di Bunting, Jamie Vlassakis, un ragazzo vittima di abusi, debole, facilmente permeabile alla follia del compagno della madre e figlio di un ambiente tra i più degradati e colmi di ignoranza. Il risultato, lungi dall’essere una di quelle pellicole splatter o ridondanti dedicate ai serial killer storici, è un film lungo, freddo, quasi privo di un filo logico e assolutamente impietoso, sia nei confronti dei protagonisti che in quelli dello spettatore.
Il regista, infatti, ci butta in faccia la banalità del male e la sua incredibile mancanza di fascino, facendo coesistere in modo quasi sconcertante la crescente follia di Bunting e una quasi noiosa routine familiare, resa ancora più squallida dall’ambiente in cui si sono consumati i delitti, sicuramente la parte peggiore dell’Australia.
Snowtown mostra come, all’interno di questi quartierucoli zeppi di roulotte, prefabbricati e locali da quattro soldi, popolati dalla peggior feccia dell’umanità, basti una sola figura vagamente carismatica per addormentare le coscienze di tutti gli abitanti e fare leva su ignoranza, pregiudizi e debolezza. I personaggi principali ci vengono introdotti come se fossero delle figure appena abbozzate, una famiglia composta da figli e figliastri mosci ed inespressivi, tenuta malamente insieme da una madre malata e sconfitta; Bunting, che dovrebbe essere l’”anima” della pellicola, non compare subito, ma viene presentato in seguito come una sorta di salvatore, giunto a difendere i ragazzi dagli abusi sessuali a cui li sottopone il compagno della donna.
Proprio questo episodio è la chiave dell’intera vicenda narrata, perché da questo momento il germe del pregiudizio (verso gli omosessuali in primis, dichiarati tutti pedofili) sarà quello che consentirà a John di diffondere la sua personale idea di giustizia e, di conseguenza, di trovare degli alleati che lo aiuteranno nei suoi crimini. Questi ultimi non ci vengono mostrati nel dettaglio perché, come ho detto, l’intera vicenda viene filtrata dal punto di vista del sedicenne Jamie e diventa sempre più confusa e frammentata tanto più diventa profondo il suo coinvolgimento negli omicidi.
Lo spettatore non vede altro che quello che vede il ragazzo, che testimonia con crescente sconcerto l’inquietante cambiamento delle motivazioni di Bunting, che da spietato giudice e carnefice di supposti criminali muterà in arbitrario assassino di chiunque non incontri i suoi gusti, dal drogato, allo spastico, alla cicciona, in un delirio alimentato dalla mera brama di sangue.Detto questo, per quanto mi sia piaciuto Snowtown, non mi sento di consigliarlo a tutti: è inadatto agli amanti dello splatter tout court perché di sangue se ne vede davvero pochissimo e le terribili torture di John e la sua banda vengono lasciate solo immaginare.
Se però, come me, siete pazienti e amate le storie vere (e verosimili) che scavano nella follia umana, Snowtown è il film che fa per voi.
(Il Bollalmanacco di cinema http://bollalmanacco.blogspot.it/)
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9 Dicembre
DOMENICA UNCUT – DOMENICA 9 DICEMBRE
Ore 18:30
LA MORTE HA FATTO L’UOVO
(Giulio Questi 1968)
***
Ore 21:00
ARCANA
(Giulio Questi, 1972)
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PROIEZIONI GRATUITE
Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
http://kinesistradate.wordpress.com/
DOMENICA UNCUT:
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Secondo film di Giulio Questi: un giallo anarchico, destrutturato e arricchito di nuove forme.
Tutte le opere di Giulio Questi sono difficilmente catalogabili: il genere è un dettaglio, una forzatura, che al maestro va stretta sin dagli inizi. Ne La morte ha fatto l’uovo, salta ogni schema e punto di riferimento per lo spettatore: l’immagine e la struttura narrativa camminano su strade parallele e, proprio quando sembrano toccarsi, è l’intervento di montaggio a separarle. Il montatore (e sceneggiatore) Franco Arcalli, più che al raccordo pensa, infatti, al contrasto: un assemblaggio strampalato di elementi diversi, apparentemente scollegati l’uno dall’altro, che così combinati riacquistano un senso e una nuova dimensione.
Ritorna prepotente, anche in quest’opera, un certo gusto dell’orrido (violenza e forzatura visiva), un elemento tipico che ricorre nella filmografia di Questi quasi fosse un’ossessione: i polli geneticamente modificati, senza ali e senza testa, brancolano come storpi in balia degli eventi, lasciando addosso una sensazione di piacevole ribrezzo. Fa da sfondo una scena mutevole, che si tinge di una vena pop straniante, pienamente anni ’60: niente più registro unico ma continui cambi cromatici accompagnano numerose e ossessive incursioni pubblicitarie che rimandano al consumismo imperante (in maniera quasi profetica Questi parla già di OGM) e alla politica arraffona, tipicamente italiana. Originale e fortemente sperimentale anche la colonna sonora – composta dalle musiche di Bruno Maderna – che accompagna per mano i personaggi del film, in ogni loro movimento, calcando fino allo stremo ogni singolo crescendo narrativo.
Gulio Questi regala al cinema ‘uno sguardo d’autore’ originale e spiazzante, che potremmo comodamente inserire al fianco di Marco Ferreri. Una carriera di visioni estreme, contrastata dalla presenza ingombrante della censura e mai pienamente riconosciuta.
(Alessandra Sciamanna, estratto della recensione di www.bizzarrocinema.it)
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ARCANA 
Incatalogabile, sfuggevole e pienamente fuori dai generi; disarmante per la sua immediatezza visiva
Arcana è il terzo (e ultimo) lungometraggio del maestro Giulio Questi, un’opera ancora una volta sperimentale e spiazzante – forse la più “sbottonata” di tutte – che sottolinea, in modo sempre più evidente, la libertà espressiva di un regista insofferente alle regole e ai generi preconfezionati.
La signora Tarantino, affascinante vedova meridionale, emigra a Milano con suo figlio. Si guadagna da vivere facendo la medium e leggendo le carte ma, in realtà, non possiede alcun potere paranormale. Suo figlio, invece, è dotato di poteri spaventosi, ma ancora non é in grado di dominarli: è infatti un pericolo annunciato per chiunque lo avvicini. Tra le “vittime” prescelte, c’è Marisa, bella e ingenua ragazza che subirà tutti i desideri e tutte le volontà del giovane. Sullo sfondo, una Milano insolita, a tratti surreale, a tratti spaventosamente realistica.
Arcana è un’esplosione di immagini forti e spiazzanti, sorrette da un impianto narrativo originale, pregno di temi spinosi e quanto mai attuali. Il complesso di Edipo, l’incontro/scontro (violento e malato) tra genitore e figlio, sono tutte questioni che, Giulio Questi, pone senza remore al centro della vicenda; ma lo fa in maniera tutt’altro che brusca, “solleticando” quel tanto che basta per scuotere e disarmare. Il film è composto da una serie interminabile di momenti cult e scene di indiscutibile impatto visivo. Le sedute spiritiche, ad esempio, realizzate dalla medium Lucia Bosé – magnetica e sempre sopra le righe – sono curate in ogni minimo dettaglio: dalla fotografia, tetra e affascinante, alla regia, spasmodica e irrequieta, proprio come i soggetti che intende filmare. Vi sono poi diversi momenti che oscillano tra il surreale e l’onirico, come il singolare esorcismo, palesato attraverso la fuoriuscita di numerose rane dalla bocca degli invasati, e il rapporto/violenza sessuale tra il figlio della Tarantino e la giovane ragazza.
Sicuramente un’opera difficile, nel senso più alto del termine, che cattura sguardo, mente e corpo, e che non lascia via di fuga sin dalle prime battute. Un film incatalogabile, sfuggevole e pienamente fuori dai generi, che disarma soprattutto per la sua immediatezza visiva.
Cinema allo stato puro.
(Alessandra Sciamanna. Recensione di www.bizzarrocinema.it)
18 NOV // MR. FREEDOM // THEMROC
Domenica 18 Novembre
Ore 18:30
MR. FREEDOM (Evviva la libertà)
di William Klein, Francia, 1969.
(VO sott. in italiano)
***
Ore 21:00
THEMROC (Il mangiaguardie)
di Claude Faraldo, Francia, 1973
Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE
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MR. FREEDOM (Evviva la libertà) 
… Signori questo è un grande film, dove cinema e pop art si fondono: i suoi fotogrammi scorrono come piccoli affreschi nel mio Tv color, ora che sono riuscito a procurami una copia ingiallita in vhs da un cinefilo amico mio; affreschi rovinati, ingialliti, perché tutto si ossida e invecchia,sopratutto la celluloide, e la successiva rimasterizzazione in digitale in italiano di questo film non avverrà mai.
La lebbra del tempo spesso dà una qualità aurea a certe vecchie pellicole, come ai filmati amatoriali o ai vecchi super8 di famiglia, con la cresima, il matrimonio, etc… Ciò non mi ha dunque tolto l’immensa soddisfazione d’essai di rivederlo questo no-musical, fumettone sci-fi post-sessantottino, il cui pizzone ha girato a loop nelle tv private per decenni. Tanti lo ricorderanno, tanti lo debasereranno, ma il regista di Mister Freedom è un futurologo: vide il declino americano nel periodo del flower power, dei musical Hair e Oh Calcutta!, del petroldollaro forte e della guerra fredda. “Mr. Freedom” precede Rambo e Robocop di secoli, egli è il paladino del partito delle libertà, e pare uscito da un incrocio tra uno sceriffo texano, il gigante egoista, Superman/Capitan America, e un vitaminizzato footbal player: tutto preso com’è dai valori americani da esportare nel mondo è incaricato dal capo supremo di una supermultinazionale di andare a risolvere i problemi della Francia, alle prese col 68, gli euro-comunisti di Mugick Man e addirittura i filo-maoisti di super Mao-Mao. Se crolla la Francia l’Europa è perduta-afferma mr. Freedom. Tra gli attori abbiamo addirittura Philippe Noiret, Donald Pleasance, Delphine Seyrig, e John Abbey.
Tristemente profetico-il partito delle libertà vi dice qualcosa?- il mito del selfmade man, del presidente operaio, del padrone delle ferriere e delle tv,è proprio come descrive sé stesso Mr.Freedom ai suoi comizi, mentre manda in onda i documentari koyaniskaatsi sparati a folle velocità sul benessere americano. “Freedom” è acclamato come un messia, come una rock star che fà la sua entrata trionfale nell’auditorium: siamo una grande famiglia afferma plasticato come un cyborg, col mantra dell’anticomunismo guerrafondaio. In questa kermesse massmediatica, è profetico anche il finale con “Mr. Freedom” fra le macerie che butta l’atomica colpendo pure i suoi commilitoni anticipava in modo sinistro le immagini, dell’attentato in Cia-mondovisione (?) – alle torri gemelle . E se un giorno si scoprisse che Berluskoni è un umanoide biologico al servizio di qualche Grande Vecchio?
Concludo con le parole di Mr Freedom himself: “L’America pupa è ben altro credimi. E ora te lo spiego. Quello che abbiamo ce lo teniamo, è Dio che ce l’ha dato e guai a chi si prova a toccarlo, ma se lasciamo fare a Quelli, ci sflilano le mutande e ci portano alla fame come nel Biafra. E allora No! Meglio gettare l’atomica, fare terra bruciata. Da noi si brucia il grano quando ce n’è troppo.. Tutto. Da noi si brucia tutto ciò che non si può vendere… Questa è la legge amica mia… Non hai soldi? Vattene! Questa è politica… Una volta le cose erano diverse, eravamo una nazione giovane… l’America era americana..Tutti per uno, uno per tutti…”
(http://www.debaser.it/)
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Operaio verniciatore della squadra esterna presso la ditta “Gentil”, Themroc rimane un giorno sconvolto da assurde discussioni sindacali seguite dagli immotivati rimproveri e castighi da parte di un superiore. Semimpazzito, il protagonista torna al modestissimo appartamento nel quale vive con la madre e la sorella e vi inizia una rivolta radicale: abbattendo un muro esterno, trasforma l’abitazione in una specie di grotta trogloditica e panoramica sul cortile; diviene l’amante della sorella, una ragazzetta minorenne, e poi della dirimpettaia; si esprime a grugniti. Un poco alla volta il suo comportamento diviene contagioso e, per conseguenza, intervengono gendarmi, poliziotti e soldati: ma Themroc li ridicolizza; ne cattura due; insieme ad altri li arrostisce e li mangia. Il contagio si diffonde in tutta la città dalla quale di notte si alzano urla belluine.
Apologo radicale di taglio anarchico e libertario condotto al ritmo farsesco del teatro dell’assurdo.
…Volete la rivolta, l’animale affamato di caos…quello che sovverte?..Questo è il film. Film senza dialoghi, solo grugniti, (e intendo senza una parola in nessuna lingua, un muto rumoroso) come i primati in Odissea 2001..Scene, personaggi ed eccessi fiondano lo spettatore in un mondo anarchico e diverso. Un muro non è più confine sicuro ma un ostacolo da abbattere platealmente..Le auto inutili orpelli..L’autorità un bersaglio da lunapark, gli uomini in divisa una cena (da qui il titolo)…Themroc, una medicina contro l’inevitabile reflusso biliare che il momento che viviamo ci procura.
M. Piccoli è (come sempre) già da solo un motivo per amare il cinema.
(http://graforlok1922.blogspot.it/)
Il disagio di Toshiaki Toyoda
DOMENICA UNCUT
Domenica 28 ottobre
Ore 18:30
PORNSTAR aka TOKYO RAMPAGE (ポルノスターPoruno sutâ di Toshiaki Toyoda, Jap. 2000)
Ore 21:30
BLUE SPRING (青い春 Aoi haru di Toshiaki Toyoda, Jap,2001)
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE
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“Per che cosa sei necessario?”. È questa la domanda che il protagonista ossessivamente rivolge a quelli che incontra nel suo personale viaggio nell’inferno della città. La violenza del mondo si è radicata a tal punto dentro di lui che uccidere diventa quasi una scelta morale. Dal cielo, quando piove, piovono coltelli.
Ottimo esordio questo Pornostar (titolo fuorviante, o forse no, visto che la violenza viene messa in scena freddamente e senza filtri, proprio come un film porno mette in scena il sesso). A metà strada tra gli yakuza movie di Takeshi Kitano e Takashi Miike, il film di Toshiaki mette in scena una violenza cupa, anarchica e fredda, moolto fredda. L’attore protagonista è perfetto e il suo volto descrive ottimamente il cinismo del ragazzo protagonista. Il famosissimo quartiere di Tokyo, Shibuya, è quasi un secondo personaggio del film, con le sue vie e l’umanità varia che la popola, fatta di yakuza, spacciatori e prostitute. In questo contesto arriva questo ragazzo senza nome e porta scompiglio, usando come arma prevalentemente dei coltelli, che addirittura immagina piovano dal cielo in una splendida sequenza surreale e poetica. Insomma, Pornostar è un esordio col botto, uno yakuza movie d’autore che difficilmente si dimentica.
Da vedere assolutamente.
(http://japancult.blogspot.it/)
“Il tetto di un edificio scolastico è il luogo dove bande di giovani ragazzi svolgono prove di coraggio per conquistarsi il titolo di capo. Aoi Haru è una storia di “anarchia scolastica”, ambientata in un edificio ironicamente circondato da ciliegi in fiore. Il film di Toyoda (al secondo lungometraggio dopo “Pornostar”) si occupa sia delle lotte per il potere fra gli studenti, sia del loro malessere che può spingerli a compiere atti inspiegabili.”
Non vi è alcuna visione etica e morale, o analitica, nella rappresentazione dei teppisti che infestano in lungo e largo una scuola ai confini del mondo. Quasi metafora del tetro mondo che aspetterà i giovani nel loro prossimo futuro, lasciati a se stessi in toto.
Le vicende del gruppo di Kujo, interpretato da Ryuhei Matsuda, attore che, da giovanissimo, recitò in Tabù (Gohatto) la parte del bel samurai, ma anche in Otakus Love, oltre ad altre dozzine di pellicole famose, non sono raccontate tramite la chiave di lettura dell’amicizia, o dell’unità del gruppo, ma attraverso un’egoistica e personalistica visione del mondo.
Ogni componente è un caso individuale che vivrà in maniera indipendente ogni sua scelta, e che solo secondariamente inficerà il gruppo, e così abbiamo chi sceglie di divenire Yakuza, chi sceglie di trasformarsi nel nuovo boss, chi sporcherà le sue mani nel sangue, chi vorrà uscire dall’ombra imponente del suo migliore amico,e chi non vorrà fare nulla
Unico legame di tutto, un terrificante gioco che si svolgerà sul punto più alto della scuola, sotto il Cielo Blu.
E se Kujo e Aoki chiudono il cerchio di un’’opera volontariamente non coesa, volontariamente non organica, e volontariamente frammentata, rendendo ancora più palpabile il disagio che attanaglia lo spettatore per tutta l’opera, bisogna fare i complimenti alla regia precisa di Toyoda, fatta da un uso esteso di loom/gru, di steadycam, o carrellate estese o panoramiche, il tutto accompagnato da una splendida colonna sonora, spesso marchio di fabbrica del regista Giapponese.
(http://dalparadisoallinferno.iobloggo.com/)
BEGOTTEN//SUBCONSCIOUS CRUELTY
DOMENICA UNCUT – SESTA STAGIONE
Domenica 9 Settembre
Ore 19:00 BEGOTTEN di E. Elias Merhige, 1991
(V.O. sott. in italiano)
Ore 21:30 SUBCONSCIOUS CRUELTY di Karim Hussain, 1999.
(V.O. sott. in italiano)
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE
Il kinesis si trova a 100 metri dall’ospedale di Tradate,
vicino alla CGIL e alla pizzeria il Ghiottone.
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Begotten, il cui termine altro non è che il participio passato del verbo inglese beget (quindi significa “generato”), rappresenta l’immersione in una dimensione trascendente in cui, come spesso avviene nella migliore tradizione del cinema weird, lo spazio ed il tempo perdono d’importanza lasciando campo libero ad un simbolismo e alla suggestione inconsca. In un bianco e nero sparato e “sporco” che richiama l’espressionismo, Merhige gira un film per il quale l’aggettivo complesso non è indicato, in quanto “complesso” richiama un qualcosa di lineare che s’intrica e diviene di difficile comprensione: Begotten non è lineare e non pretende di essere compreso. Sì, il film ha dei personaggi e la flebile trama a grandi linee rivisita il mito della creazione (o del “generare”) e della meschina natura umana, ma soprattutto Begotten è un qualcosa che levita in una dimensione del tutto sua e ciò che mostra, come in un test proiettivo, è un’insieme d’immagini e di suggestioni emotive interpretabili con grande soggettività. L’esotericità della pellicola, l’orrore mostrato, l’oscurità, la mostruosità dei personaggi, gli affascinati e inquietanti suoni ambientali (quasi tutti loops), l’atmosfera onirica, sono quegli elementi che in base al sentire dello spettatore decretano il successo o l’insuccesso della visione. Ecco perché Begotten è stato da alcuni ritenuto un capolavoro assoluto e da altri una creazione incomprensibile e noiosa. In effetti Begotten parla in entrambi i linguaggi e può risultare incredibilmente geniale e contemporaneamente insensato.
(Estratto della recensione di http://www.exxagon.it)
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Opera prima del controverso regista canadese Karim Hussain, Subconscious Cruelty è una pellicola cult della cinematografia underground, in quanto considerato, a torto o a ragione, uno dei film più estremi e blasfemi mai realizzati.
Che le cose stiano o meno così è un giudizio che lascio allo spettatore, ma rimane il fatto che questa pellicola sia stata strutturalmente concepita attorno a toni filosofico-intelletuali abbastanza atipici, per i canoni del genere horror nel quale è solitamente ascritta.
Trattasi in sostanza di una personalissima analisi delle caratteristiche cerebrali umane, soprattutto delle differenze fra emisfero sinistro e destro. Perciò quello che a primo acchito si potrebbe scambiare per un delirio senza alcun filo logico, è in realtà un libero excursus a base di blasfemia religiosa, sangue, cannibalismo, sesso e panteismo, il tutto scandito in quattro capitoli/episodi, autonomi ma concettualmente interrelati.
Difficile dare una spiegazione unica e unitaria a un tale profluvio di immagini, simboli e allegorie, se non che Hussain abbia voluto rendere visibili e tangibili pensieri e pulsioni, fantasie e perversioni, per tentare di rappresentare il funzionamento e il contenuto di un ipotetico emisfero destro. Forse il suo, forse quello collettivo, proprio della società nella quale noi tutti viviamo.
Mutuando alcune caratteristiche espressive dallo stile filmico tipico di Andrej Tarkovskij, Elias Merhige, Lynch e Cronenberg, Hussain perviene a un buon risultato in termini registici, grazie a validi effetti speciali, una fotografia interessante e una manciata di attori abili a soddisfare le richieste abbastanza impegnative del regista.
Tenendo presente che si tratta di un debutto indipendente e realizzato nella massima economia, tanto più in un periodo (fine anni ‘90) alquanto refrattario a un certo tipo di horror (extreme, weird), Subconscious Cruelty rimane, anche a distanza di anni, un’opera fuori dai canoni e fuori dai limiti, dimostrando dunque una significatività storica e una longevità cinematografica non di poco conto.
Un titolo da vera cineteca estrema, una visione che non può mancare nell’esperienza di ogni extreme addicted che si rispetti.
(Estratto della recensione di alekosoul)
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20 maggio
Omaggio Cinematografico a Roland Topor
Domenica 20 Maggio
- Ore 19:00
IL PIANETA SELVAGGIO (René Laloux, 1973)
- Ore 21:30
MARQUIS (Henri Xhonneux, 1989)
V.O. sott. in italiano
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Roland Topor: l’ironia e il sadismo
Roland Topor (1938-1997) è stato un illustratore, disegnatore, pittore, scrittore, poeta, regista, paroliere, attore e cineasta francese. Nato a Parigi da genitori polacchi, Topor si distingue come creatore narrativo per immagini dallo stile originale e trasgressivo – è curioso notare che la parola “topor” significa in polacco “ascia” – attivo nei campi più svariati dell’espressione figurativa nella quale infondeva carattere umoristico e dissacrante: dalla pittura all’illustrazione, dall’incisione alla fotografia, dalla scultura alla scenografia teatrale, dal cinema alla musica, dalla letteratura alla televisione. Nella sua opera, frutto di una vita indipendente da committenze continuative e da conformismi di ogni tipo, sempre a contatto umano e artistico con personaggi del mondo dell’arte e della cultura internazionale, emergono affinità e richiami ad alcuni dei movimenti artistici del novecento quali l’esperienza Dada, la derivazione Cobra, il lavoro con Fluxus, le esperienze dei pittori gestuali, la trasgressione della Body-Art, l’ironia della Pop Art e, alle radici, la conoscenza della grande illustrazione didascalica dell’ottocento: il tutto condito da umorismo nero e da amore per la libertà.
Un individuo, per sopravvivere, deve dissimulare la sua virulenza. Deve svolgere una attività utile a una comunità umana, a un gruppo sociale. Deve dare l’impressione di essere sincero. Deve apparire UOMO NORMALE. La sola rivolta individuale consiste nel sopravvivere. (Roland Topor)
Estatto di “Roland Topor: l’ironia e il sadismo”
A cura di BizzarroBazar pubblicata da Bizzarro Cinema.
Articolo completo:
http://www.bizzarrocinema.it/contenuti-extra/arte/roland-topor-lironia-e-il-sadismo/
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Co-produzione Franco/cecoslovacca, Il pianeta selvaggio è il frutto della collaborazione tra il regista francese Renè Laloux e il poliedrico artista Roland Topor che ha curato tutta la parte grafica del film, realizzando una sorta di incrocio tra il surrealismo di Salvador Dalì e l’immaginario esoterico e bizzaro di Hieronymus Bosch, il tutto caratterizzato da un’animazione rigida che ricorda i deliri cartooneschi realizzati da Terry Gilliam per i Montht Python. Il soggetto è tratto dal romanzo L’oms en série di Stefan Wul, pioniere della letteratura sci-fi francese, qui ispirato al classico I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift con evidenti rimandi al Pianeta delle Scimmie. Carico di una forza allegorica molto potente, figlia di un’epoca difficile dove la contestazione era il leit motiv nonché potenza strutturale di ogni espressione creativa, Il Pianeta Selvaggio rappresenta ancor oggi una visione ammaliante e ipnotica, un’opera che nel tempo continua ad affascinare lo spettatore con la sua lisergica visionarietà ma anche con la violenza dei suoi contenuti, spesso più crudeli e aspri di quanto realmente venga mostrato sullo schermo.
(Dr. Satana per Bizzarro Cinema)
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Nel 1989 Roland Topor in sodalizio con Henri Xhonneux intraprende un adattamento cinematografico sui generis ispirato alla vita e alle opere del marchese De Sade, intitolato “Marquis”. In questa bizzarra pellicola tutti gli attori indossano incantevoli e fantasiose maschere animalesche (galli, mucche, cani, pesci, maiali, leoni, pappagalli etc), disegnate da Topor stesso e animate in maniera sbalorditiva e fin nei minimi dettagli con una tecnica chiamata animatronics, che permette di regalare ai personaggi un’espressività antropomorfa, creando così un vero e proprio credibile mondo parallelo surreale. Il film è ambientato all’interno della Bastiglia, nel periodo che precede la Rivoluzione Francese e l’atmosfera di scontro sociale e perversione sessuale, che si poteva probabilmente respirare in quegli anni, viene resa in maniera ironicamente plausibile. Il divin marchese dall’aspetto canino, nell’isolamento della propria cella, disserta per gran parte del film,in maniera irresistibile, con il suo pene, chiamato Colin, unico personaggio ad avere un volto umano.
Nel film si succedono numerose situazioni talora divertenti, talora assurde, talora provocatorie, talora pornografiche e il valore metaforico dell’opera è innegabile, con dietro le righe l’amara constatazione dell’inevitabilità della stupidità umana (anche quella degli spettatori). L’intento degli autori è, inoltre, quello di demolire le mistificazioni che hanno circondato il Marchese De Sade e riproporlo nella giusta dimensione di spirito sovversivo, di profeta della trasgressione, intesa come atto necessario all’emancipazione e al progresso. Da notare come nel film la figura del Marchese sia la più eroica e moralmente integra di tutte, circondato invece da un mondo intriso di ipocrisia e corruzione. Molte le scene indimenticabili, tra cui spicca quella dell’orgia di gruppo tra i potenti del regime, tra cui spiccano il politico e il prete.
Imperdibile, visionario, demente, fantasmagorico e assai divertente.
(estratto della recensione pubblicata da SCAGLIE)
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[22/GEN] Proiezione ADDIO ZIO TOM + JOHN LOVER “UN FILM BRUTTO”
DOMENICA 22 GENNAIO
ORE 18:00
ADDIO ZIO TOM – Director’s cut
di Gualtiero Jacopetti, Franco E. Prosperi, 1971.
***
Ore 21:00
JOHN LOVER – Un film Brutto (2011)
Una produzione AZIONE CINEMA
Regia di Andrea Pascariello
Soggetto Paolo Gamerro
Montaggio di Fabio Terranella
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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In occasione della scomparsa pochi giorni fa del grande Gualtiero Jacopetti (1919 – 2011) e vergognosamente -com’era da aspettarsi visto il personaggio- pressoché ignorata da tutti i principali giornali d’informazione, voglio qui omaggiare il suo modo unico di aver inteso e praticato il cinema documentaristico nella declinazione tutta italiana dei “Mondo movies” proprio da lui creata con l’enorme successo internazionale delle pellicole che riuscì a realizzare, recensendo anche qui “Addio Zio Tom”, che è finalmente e davvero uno dei film meno concilianti e più incredibili mai realizzati. Il film migliore di Gualtiero Jacopetti e dell’inseparabile Franco Prosperi, il grande duo che ci ha dato “Mondo cane”, i quali riuscirono qui a compiere un film che definire controverso e potente è un eufemismo.
“Goodbye Uncle Tom” è come detto uno pseudo-documentario che si è occupato -e per inciso, anche coraggiosissimamente, non solo per il 1971- degli aspetti più macabri e scioccanti della schiavitù in America, molto prima che venisse trattato quasi, molto “quasi”, nelle stesse declinazioni come detto scioccanti e d’”exploitation” dal celebre serial tv “Radici” (Roots)(’78) di Richard T. Heffron. Questo film è, per inciso, splendidamente realizzato sotto ogni aspetto tecnico e si avvale di una delle colonne sonore più belle e riuscite di Riz Ortolani, collaboratore inseparabile di Jacopetti per le musiche -che con il tema “More” di “Mondo Cane” (’62) era arrivato al Golden Globe e all’Oscar per la Migliore Canzone Originale- e lo stile si fa sempre più personale, bizzarro, e assolutamente inincasellabile, a partire dallo splendido inizio con i due giornalisti che scendono dall’elicottero come provenienti dal futuro, nel bel mezzo di una piantagione di schiavi della prima metà dell’800.
E’ difficile riuscire a consigliare un film più brutale, e questo perché molte persone lo trovano molto difficile da superare ancora adesso, e men che meno da potercisi empatizzare. Molte persone lo trovano ancora piuttosto sconvolgente, ed è proprio questo il punto centrale del film.
Questo film non glorifica la schiavitù e il razzismo -come potrebbe- , ma te li spiaccica in faccia talmente tanto che ti ci puoi fare degli impacchi, e di tutto ciò puoi vedere realmente l’orrore.
“Addio Zio Tom”, difficile da vedere e da sostenere, ma un gran film. Ad avviso di chi scrive, il migliore, più completo, conciso e potente, di Jacopetti.
(Estratto della recensione di Napoleone pubblicata da http://robydickfilms.blogspot.com/)
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JOHN LOVER
JOHN LOVER “UN FILM BRUTTO” è un film amatoriale trash davvero brutto girato da un gruppo di stronzi nell’estate 2009. Non ha trama, non ha sceneggiatura ed è stato fatto completamente a cazzo. Non credo piacerà a nessuno. Ad ogni modo…il protagonista indossa una bellissima maglietta dei KISS.
Una produzione AZIONE CINEMA
Regia di Andrea Pascariello
Soggetto Paolo Gamerro
Montaggio di Fabio Terranella
TROMA DAY 2011
TROMA DAY 2011
Troma | Almost 40 years of reel independence
Tromatizzatevi!
Un intera giornata di cinema Troma con i film scelti da voi!
Spillette Troma in omaggio durante le proiezioni dei primi 2 films!
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Sabato 30 luglio
Orari proiezioni:
Ore 15:00
CANNIBAL! THE MUSICAL di Trey Parker, 1993.
(V.O. sottotitolato in italiano)
Ore 16:45
TROMEO & JULIET di L. Kaufman and James Gunn, 1996.
(V.O. sottotitolato in italiano)
Ore 19:00
TERROR FIRMER di Lloyd Kaufman, 1998.
Ore 21:00
POULTRYGEIST:NIGHT OF THE CHICKEN DEAD di Lloyd Kaufman, 2006.
(V.O. sottotitolato in italiano)
Ore 23:00
IL BOSCO 1 (EVIL CLUTCH) di Andrea Marfori, 1988.
Special guest: Gianfranco Fuoco, il Papà di Popo, il bimbo imperfetto!
Con il suo stand di Creazioni estemporane e microfumetti strambi a go go.
per l’occasione ricche novità tromatizzate x tutti!
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Presso: SOUR MILK , VIA TRIESTE N. 5
MENZAGO DI SUMIRAGO. VARESE.
tel.+39 0331.909467
website. www.sourmilk.it
Free Entry
Ingresso riservato ai soci Arci.
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« Tutti si impegnano per dare il massimo: anche chi è addetto alla pulizia dei cessi è consapevole che un attimo dopo potrebbe recitare o dare il suo contributo alla sceneggiatura » (Lloyd Kaufman)
La Troma Entertainment è una casa di produzione e distribuzione cinematografica indipendente statunitense, fondata da Lloyd Kaufman e Michael Herz nel 1974. La compagnia produce film indipendenti e a basso costo, che presentano un alto tasso di sequenze splatter e di nudità, politicamente scorretti e irriverenti, molti dei quali sono divenuti dei cult movie. Ha prodotto e distribuito oltre 800 film, tra cui i primi lavori di registi come Trey Parker e Matt Stone, Brian De Palma e Oliver Stone, e attori come Robert De Niro, Kevin Costner, Samuel L. Jackson e Marisa Tomei.
Le pellicole della Troma hanno influenzato molti registi, come Joe Dante, Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, Eli Roth, Alexandre Aja, Andreas Schnaas, Bobby e Peter Farrelly ed Edgar Wright.
Lo stile della Troma è inconfondibile: una contaminazione di vari generi quali lo splatter, l’horror, la fantascienza, la commedia demenziale e l’action, supportati da un linguaggio scurrile e politicamente scorretto.
I film della Troma presentano molte sequenze ricorrenti, come una gamba staccata, il cosiddetto “Penis Monster” (un pene mostruoso dotato di vita propria), evirazioni, vomito e scatologia.
La tematica più ricorrente è quella ecologista anti-nucleare, affrontata in vari film.
« Questi film sono ciò che spesso i media definiscono sesso e violenza, ma io li definisco: una giornata tipo nel mio cervello » (Lloyd Kaufman)
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CANNIBAL! THE MUSICAL
« All Singing! All Dancing! All Flesh Eating! »
Cannibal! The Musical è un film del 1996, diretto da Trey Parker, scritto da Matt Stone, padri di South park.
il film narra la vera storia di Alferd Packer, il primo uomo condannato negli Stati Uniti per cannibalismo nel 1883, ma lo fa con una commistione di generi quali il musical, l’horror, il western e la commedia demenziale.
TROMEO & JULIET
«Body Piercing, Kinky Sex, Dismemberment. The Things That Made Shakespeare Great»
una rivisitazione in chiave splatter ed erotica della celebre tragedia Romeo e Giulietta, di William Shakespeare. I dialoghi sono quelli dell’opera originale, mischiati a quelli demenziali e irriverenti scritti dagli sceneggiatori del film. È divenuto uno dei cult movie più noti della Troma. È stato definito un «film punk». Il narratore è interpretato da Lemmy Kilmister, cantante dei Motörhead.
TERROR FIRMER
«Let’s Make Some Art!»
Il regista cieco Larry Benjamin (Lloyd Kaufman) sta girando un film della Troma. Si tratta dell’ennesimo sequel di Il vendicatore tossico. Durante le riprese, sul set si aggira una misteriosa donna che seduce e uccide a poco a poco i membri della troupe.
E’ considerato il miglior film diretto da Lloyd Kaufman,nonché la summa di tutti i film della Troma: si ritrovano infatti gli elementi caratteristici della casa di produzione, quali turpiloquio, sequenze politicamente scorrette, splatter, dialoghi demenziali, scatologia e sequenze ricorrenti quali l’amputazione di una gamba e un’evirazione.
POULTRYGEIST:NIGHT OF THE CHICKEN DEAD
«Humans… the other white meat… Unless you’re black, then it’s dark meat… Or if you are Asian, then it’s yellow meat… Or if you are Native American, it’s red meat…»
Arbie è un nerd che torna sul luogo del suo primo e unico incontro romantico, il cimitero indiano Ancient Tromahawk Tribe Indian Burial Ground di Tromaville. Arrivato sul luogo, scopre che il cimitero è stato abbattuto ed è stato sostituito da un fast food, l’American Chicken Bunker. Inoltre scopre che la sua fidanzata, Wendy si è trasformata da ragazza timida in una lesbica liberal che protesta contro le multinazionali statunitensi.
Dopo aver fatto un’ulteriore scoperta, vale a dire che Wendy si è fidanzata con la brutale Micki, Arbie si fa assumere nel fast food. Lì conosce i pittoreschi e stravaganti impiegati: il manager afroamericano Denny, la musulmana Humus, l’animalista Carl Jr., il messicano Paco Bell e un misterioso uomo sessantenne che lavora nel fast food da molti anni. Tutti questi personaggi dovranno affrontare un orribile attacco di polli divenuti zombi dopo essere stati posseduti dagli spiriti degli indiani che riposavano nel cimitero abbattuto.
IL BOSCO 1
Nel 1996 è stato definito nel libro Spaghetti nightmares il peggior film horror italiano mai realizzato. A causa della trama confusa e del brutto doppiaggio italo-americano della protagonista, il film è diventato un CULT del trash. Il titolo, Il bosco 1 prevedeva anche un sequel che però non venne mai realizzato per l’accoglienza negativa che ottenne.
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DOMENICA 26 GIUGNO
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
Ore 18:30 proiezione di:
!!! PROIEZIONE ANNULLATA !!!
FRAMMENTI DI SCIENZE INESATTE di Stefano Bessoni, 2005.
Nero come la pece, fantastico come una fiaba, Frammenti di scienze inesatte è un vero e proprio viaggio in un mondo macabro e visionario… 
IL FILM: Il dottor Zacchìa dirige una piccola scuola di medicina e scienze naturali dove si insegnano materie ufficiali assieme a discipline inusuali, come la tanatologia, la zoologia apocrifa e la scultura tassidermica. Zacchìa è solito affittare una vecchia casa ad alcuni dei suoi studenti, che seleziona con particolare attenzione, valutandone carattere e aspirazioni. Tra questi ci sono Tadeusz e Berenice, una coppia di ragazzi ossessionati dalla generazione spontanea e dalla creazione di un essere umano dal nulla, Nataniele, un cercatore di angeli alle prese con una misteriosa mela proveniente dallo stesso albero dal quale si originò il peccato, Cassandra, una ragazza vittima di un singolare caso di morte apparente, Giona, un disegnatore che si appassiona alla raccolta di oggetti e alla creazione di una wunderkammer e Rebecca, una restauratrice di vecchi balocchi. Il dottor Zacchìa segue con grande attenzione le propensioni dei ragazzi, cercando di accrescere e di indirizzare gli interessi di ognuno di loro. Ma il medico serba un segreto…
(http://www.bizzarrocinema.it)
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Il 25 giugno uscirà KROKODYLE in DVD, il nuovissimo film di Stefano Bessoni, con un numero speciale della rivista DARK MOVIE interamente dedicata al film. Sul DVD troverete anche il making-off, il trailer e la galleria fotografica.
Per info visita il sito di KROKODYLE
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
Cinematografo poverania
http://poverania.com
-Twiggy Club
www.twiggyclub.com
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DOMENICA 19 GIUGNO
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Orari proiezioni:
ORE 19:00
ALICE / Neco z Alenky
di Jan Švankmajer, CZ, 1988.
(V.o. sottotitolato in italiano)
***
ORE 21:30
Surviving Life / Prezít svuj zivot(teorie a praxe)
di Jan Švankmajer, CZ, 2010.
(V.o. sottotitolato in italiano)
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
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Vi dico un nome: Jan Svankmajer. Reazioni? Beh, se lo conoscete sono sicuro di sì. Se invece non sapete chi sia, vi dico altri nomi: Terry Gilliam, Tim Burton, i fratelli Quay. Questi li conoscete, vero? Ecco, dovete sapere che se i loro singolari stili cinematografici esistono è in buona parte merito di Svankmajer. Possiamo ritenerlo in pratica uno dei loro principali maestri. Nato a Praga nel 1934, Jan Svankmajer ha trovato la propria espressione artistica soprattutto nel surrealismo e, dopo aver studiato e lavorato su regia e scenografie teatrali e burattini, ha fatto il suo esordio nel cinema a trent’anni, col cortometraggio “The last trick”. Il suo primo lungometraggio è stato invece “Alice” (1988), rilettura dei polivalenti romanzi di Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio, dai quali sono stati tratti anche moltissimi altri film di ogni genere e stile (da ricordare, fra i più noti, la versione Disney datata 1951).
Per la propria reinterpretazione di Carroll, Svankmajer dà sfogo a tutte le proprie straordinarie abilità di regista ed animatore realizzando una messa in scena che rispecchia in pieno la sua eccellente visionarietà. E proprio a proposito di questa visionarietà, è arrivato il momento di dirvi altri nomi: René Magritte, Franz Kafka, Edgar Allan Poe, Edvard Munch, Francis Bacon. Sì, perché in “Alice” sono ritrovabili numerosi riferimenti all’arte di questi grandi autori e pittori. Tutto ciò si può identificare sicuramente nelle atmosfere, ma anche sotto il punto di vista estetico, che richiama la claustrofobica cupezza delle ambientazioni e della narrazione attraverso il surrealismo e il grottesco delle scenografie, della fotografia e dello stile registico. Riportando forse alla mente anche qualcosa che poi diventerà parte dei film di David Lynch, “Alice” intreccia originalmente riprese dell’unica attrice in carne ed ossa (la piccola Kristyna Kohoutova) con mix di scenografie e oggetti animati a passo uno (i burattini sono realizzati dalla moglie di Svankmajer, Eva).Questa forma data alla narrazione è ottima nel rappresentare i simbolismi ed i nonsense visivi e psicologici tratti dai racconti di Carroll e, in aggiunta, anche gli spaesanti effetti sonori affiancano molto bene la generale impronta surrealista.
(Estratto della recensione di Maurizio Macchi pubblicata da pellicolascaduta.it)
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“Ho sempre avuto voglia di girare un film in cui il sogno si mescolasse alla realtà, e viceversa.Perché, come sappiamo con Georg Christoph Lichtenberg, è solo l’unione di sogno e realtà a creare la pienezza della vita umana. Purtroppo questa nostra civiltà non fa più affidamento sui sogni, dal momento che loro non possono essere capitalizzati”. Inizia con queste parole, recitate dallo stesso regista Jan Svankmajer, Surviving Life, una delle opere più curiose e interessanti viste finora alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione fuori concorso.
Il film, realizzato con una particolare tecnica di collage fra disegni e immagini filmate dal vivo, racconta il dilemma di un uomo maturo che si ritrova a vivere una doppia vita, una nella realtà e l’altra nei propri sogni. È in quest’ultima che conosce una donna di una bellezza radiante di cui si innamora perdutamente. Ossessionato dal desidero di stare con lei a tutti i costi, si convince che dietro queste visioni oniriche prodotte dal suo inconscio si celi un preciso significato e decide quindi di frequentare una psicanalista. Seduta dopo seduta, sogno dopo sogno, egli scopre alcune cose della sua prima infanzia e del rapporto col padre e la madre che lo porteranno ad un bivio: in quale delle due vite continuare a vivere? Memorabili gli scambi di battute con la psicanalista, l’umorismo pungente e disincantato che sostanzia i dialoghi e i moltissimi riferimenti ai padri fondatori della psicanalisi, Freud e Jung, i cui ritratti sono appesi alle pareti dell’ufficio della dottoressa e partecipano attivamente, e in modo molto esilarante, allo svolgimento delle sedute.
Un film surreale e molto divertente, in cui sogno e realtà si intrecciano l’un l’altro senza soluzione di continuo, rivelando con tono leggero e intelligente gli sconfinati spazi della psiche umana, e le difficoltà di una società disillusa che ha perso la capacità di guardare oltre l’orizzonte.
Considerato in tutto il mondo un genio dell’animazione, il regista ceco è tuttora poco conosciuto nel nostro Paese, dove le sue opere non sono quasi mai state distribuite – nonostante lui abbia da tempo passato i settanta -, ma dai suoi lavori hanno tratto ispirazione registi come Tim Burton ed Henry Selick, solo per citarne due fra i più celebri. Il suo ritorno al Lido dopo dieci anni, oltre ad essere un evento di per sé, è memorabile perché Surviving Life è un compendio del suo modo di fare cinema: colto, surreale, ironico, sperimentale e squisitamente divertente con un occhio ben aperto alla contemporaneità.
(Recensione di Gaetano Calabrò pubblicata da nocturno.it)
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Domenica 5 Giugno
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Domenica 5 Giugno
Orari proiezioni:
- Ore 18:30
VEGETARIAN (Chaesikjuuija)
di Woo-Seong Lim, Corea Del Sud. 2009. 111 min.
(V.O. sottotitolato in italiano)
- Ore 21:00
THE WHISPERING OF THE GODS (Gerumaniumu no yoru)
di Tatsushi Ômori, giappone, 2005. 107 min.
(V.O. sottotitolato in italiano)
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
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VEGETARIAN 
Yeong-Hye, a causa di un trauma infantile, è diventata -con il tempo- schizofrenica e ha iniziato a soffrire di incubi terribile che le hanno impedito di dormire correttamente. Di punto in bianco, Yeong-Hye decide di rifiutare ogni cibo di derivazione animale e si autoconvince di stare per trasformarsi in un albero. I genitori non la capiscono, il marito la lascia.
Ad occuparsi di lei resta la sorella, almeno fino a quando il marito di questa, artista, non vede in Yeong-Hye la possibile modella per un suo nuovo lavoro.
E così, l’uomo inizia a disegnare sul suo corpo nudo dei fiori in grado di scacciare gli incubi di Yeong-Hye…
Film da pelle d’oca. Straziante e disperata indagine sulle nefaste conseguenze di un trauma infantile (tra l’altro volutamente rappresentato con un fugacissimo flashback senza troppa spettacolarizzazione o pornografia del dolore).
Straordinario nello sviluppo, con riflessioni profonde e per nulla banali, con scene di un impatto poetico magnifico (la scena del film con i due corpi dipinti di fiori che si strusci…ano uno sull’altro, Yeong-Hye, che -nuda, ricoperta dai fiori dipinti su di lei- distende le braccia davanti ad una finestra aperta) e con una risoluzione finale in grado di commuovere con un pizzico di poetica cattiveria, ma anche di speranza.
Bellissimo e doloroso (impossibile non lasciarsi ai pianti sugli ultimi, devastanti, minuti in ospedale), non privo di qualche scivolone (soprattutto a livello di sceneggiatura – del tipo, dove va a finire il cognato alla fine?, il confondere vegetarianismo con anoressia), ma sicuramente consigliato e, sicuramente, uno dei migliori film di quest’anno di cinema. Chae Min-Seo è straordinaria e per la parte è dimagrita otto chili e ha sofferto di disturbi alimentari. Woo-Seong Lim (al suo esordio) dirige con sicurezza e con uno stile raffinato, aiutandosi con una bellissima fotografia dai tocchi autunnali e delicati. ( recensione pubblicata da asianworld)
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Rou, dopo avere commesso un duplice delitto, viene mandato ad espiare la sua colpa nel monastero di campagna dove è cresciuto. Qui è vittima e autore di diverse nefandezze: se da un lato è costretto a subire le attenzioni sessuali del sacerdote, dall’altra parte abusa di una suora. Affidandosi a presunti sussurri delel divinità, che sente attraverso alcune radio portatili, Rou conduce la sua esistenza tra i compiti affidatigli nel monastero e l’annullamento del confine tra il bene e il male, senza dimostrare alcun rimorso.
In luoghi bellissimi (splendidamente fotografati da Ryo Otsuka) a fare da contrasto a ciò che accade tra gli uomini, Omori mette in scena cosa succede nelle relazioni umane quando queste si svolgono lontano dagli occhi del mondo (come cita il catalogo) e non ci lesina nullla a livello grafico: dal sacerdote che ama la masturbazione passiva e la fellatio durante la lettura del vangelo in latino, all’evirazione di un maiale, da un personaggio vestito come un boy-scout che ama leccare il vomito a un altro maiale ucciso a bastonate e sventrato mentre un giovane si masturba palpandone il cuore caldo appena estratto (senza dimenticare suore impazienti di trasgredire al loro voto), in un campionario di violenze che più che far pensare ai sussurri degli dei, fa pensare ai sospiri degli umani.
L’intenzione del regista di mostrare come possa avvenire l’annullameno tra bene e male, tra colpa e espiazione, è spesso nascosta dietro scene che tolgono profondità e riportano spesso ad un piano troppo terreno.
Omori riesce a restituire la natura oppressiva del luogo e la difficoltà dell’uomo a scendere a compromessi con la sua duplice natura ma, alla fine, delle sue immagini rimane poco.
(Recensione di Roberto Crippa pubblicata da www.rapportoconfidenziale.org)
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POVERANIA VARESE 24 APRILE 2011
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
ore 18:30
MOTEL di Simone La Rocca, 2008.
Ore 20:30
[CORTO] COWPUNX FROM HELL di Enrico Stocco, 2009.
ore 21:00
THE SLURP – Gli strani supereroi di Simone La Rocca, 2009.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
- Domenica Uncut
http://domenicauncut.wordpress.com/
- Twiggy Club
http://www.twiggyclub.com/
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MOTEL
Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2008
Con Aldo Santarelli, Aleandro Montanucci, Giampaolo Picchiami, Angelo Conti, Alì Saoudì, Mauro Alessandri
Genere Commedia
Durata 90 min
Web http://www.ghostfilm.eu/
Prima C.P. Febbraio 2009
SINOSSI
Una pistola buttata sull’asfalto, i vecchi fumetti letti e riletti, due investigatori alle prese con un caso difficile, la musica Funcky e Ska. Una viaggio di 1400 km su un’ape 50, un tesoro nascosto in mezzo alla vigna, un uomo derubato che si porta appresso il suo testimone oculare. La popolazione messa in pericolo dagli attacchi alieni, Stanlio ed Ollio ed un concerto con quattro spettatori, tra cui uno s’era pure addormentato. Motel, una commedia delicata e onesta.
LINK RECENSIONE: BizzarroCinema.it
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COWPUNX FROM HELL
Documentario no-budget con musiche di Wasted pido, Sheriff perkins, The tease cavern, Bruno gourdo e Number 71 band…
Regia: Enrico Stocco
Paese: Italia/Francia/Uk, 2009
Interpreti: Wasted Pido, Sheriff Perkins, Bruno Gourdo, The Tease Cavern, Number 71 Band
Durata: 20′
Web: http://www.myspace.com/wastedpido
Il film:
Cowpunx from Hell è un film che segue le vicende di alcuni One Man Bands, e in questa maniera parla di Rock n Roll, peccato, redenzione, vita di strada. Rispedito sulla terra dall’inferno, Wasted Pido suona tra Londra e Napoli, alle prese con performance al limite dell’infarto, lavori mal pagati, strumenti non convenzionali, sigarette, litri di caffè, birra, whisky, una macchina distrutta e l’autostrada che non finisce mai… “Non so cosa fare di questo film. Sapevo solo che dovevo farlo e portarlo alla fine, in qualche maniera…” (Enrico STOCCO)
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THE SLURP – Gli strani supereroi
Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2009
Con Aleandro Montanucci, Giorgio Vespa, Mauro Alessandri, Vasco Santarelli
Genere Commedia, Fantastico
Web http://www.ghostfilm.eu
Prima C.P. Dicembre 2009
SINOSSI
Supereroi, detective, baroni e meccanici: quattro episodi per rivisitare (e reinterpretare) i generi cinematografici. Rockman, supereroe deficiente che combatte contro una mummia; Il Barone, storia di botte e di amicizia; Paranormal Detective, episodio con alieni e investigatori dell’occulto; Il Meccanico, un omaggio alla comicità slapstick. Il promettente regista e sceneggiatore Simone La Rocca, con il film a episodi The Slurp – gli strani supereroi, firma il suo secondo lungometraggio: un divertente e personale omaggio al mondo del cinema.
NOTE
Il primo episodio, “Rockman”, è nato perché volevo fare un film su un supereroe, e sinceramente i film sui supereroi che vedo al cinema non mi hanno mai soddisfatto fino in fondo. “Il Barone” lo abbiamo girato nel periodo di Natale. L’idea mi è venuta dopo aver visto The Spirit: mi è piaciuto, in particolare, quando il protagonista si mette a correre sui tetti. Il personaggio del Pirata è un po’ ispirato a lui: corre, salta e non si stanca mai. Il terzo episodi è “Paranormal Detective”, dove tutto si svolge a ritmo di musica punk. Questo episodio si ispira un po’ agli acchiappafantasmi, un po’ ai marchingegni di Data ne I Goonies e un po’ al Tenente Colombo. Per il quarto episodio “Il Meccanico” volevo fare un colossal con tanti personaggi, e per questo motivo mi sono ammazzato di fatica: non so davvero quanta gente ci ho messo dentro! Voleva essere un omaggio a Jacques Tatì e a Benny Hill. (Simone la Rocca)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU: BizzarroCinema.it
Domenica 27 Marzo
CINEMATOGRAFO POVERANIA
VARESE ACT. III
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
DOMENICA 27 MARZO
Ore 18:30
TORINO NERA di Massimo Russo.2008.
ORE 21:00
LA BANDA DEL BRASILIANO di John Snellinberg.2010.
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CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
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Regia Massimo Russo
Paese Italia, 2008
Con Gualtiero Sacco, Federico Bava, Carlo Salandin, Andrea Maltese
Genere Noir, Grottesco
Web http://www.torinonera.it
Prima C.P. Ottobre 2009
SINOSSI:
Durante una messa nera ci scappa il morto. Ad assistere al fatto, suo malgrado, si trova per caso il barbone Carlo – detto “lo Zozzo” – che finisce inseguito dagli assassini e per poco non ci rimette le penne anche lui. Ad indagare sul caso si troveranno il fascistoide e cocainomane vicecommissario Megretti e lo strambo detective privato Teo Marchesi (conosciuto nell’ambiente come “il Laido”). Ne vedremo delle belle…
NOTE:
Torino Nera nasce dall’incoscienza e dall’inconsapevolezza più assoluta, dalla necessità di realizzare un prodotto artistico, dalla voglia di raccontare una storia e soprattutto dei personaggi. Le difficoltà sono state infinite: il film è nato come un lavoretto tra amici, ma pian piano è diventato una cosa enorme, di cui si è perso presto il controllo. Un film come Torino Nera necessitava di una produzione grossa, esperta e con spessore economico. Invece ci siamo dovuti arrangiare, realizzando il tutto a budget zero, senza alcuna esperienza e senza mezzi. Le soddisfazioni sono state tante: ogni volta che superavamo una difficoltà, ogni volta che facevamo un passo in più, era un piccolo traguardo raggiunto. E poi il riscontro positivo del pubblico, tante risate, applausi e entusiasmo, è stata la soddisfazione più grande. (Massimo Russo)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU:
BizzarroCinema.it
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Regia Patrizio Gioffredi
Paese Italia, 2009
Con Carlo Monni, Alberto Innocenti, Luke Tahiti, Massimo Blaco
Genere Poliziesco
Durata 90 min
Web http://www.labandadelbrasiliano.com
Prima C.P. Marzo 2010
SINOSSI:
Tra le fabbriche della periferia pratese è rinvenuto il corpo senza vita di un bambino di dieci anni, precedentemente scomparso. Il giorno successivo, in un ufficio di Vaiano, un impiegato di cinquanta anni, Massimo Gori, viene rapito da un gruppo di ragazzi. L’ispettore Brozzi, vicino alla pensione, è incaricato di seguire il caso, assieme al giovane e inesperto Vannini. I sospetti cadono sulla “banda del Brasiliano”, che ha precedentemente tentato – goffamente – di rapire altri soggetti. I rapitori sono quattro ragazzi sulla trentina: il Biondo, il Mutolo,il Randagio e il Brasiliano. Il movente del rapimento è in realtà decisamente insolito. Soltanto le indagini dell’ispettore Brozzi, perseguitato dai ricordi del passato, e di Vannini potranno far luce sul caso…
NOTE:
La Banda del Brasiliano è un film a bassissimo costo, nato dall’impegno volontario di una troupe di professionisti e appassionati di cinema, accomunati da una doppia esigenza: raccontare una forma di malessere sociale, uno scontro generazionale sotterraneo e pericoloso; farlo attraverso quel veicolo che un tempo se ne faceva espressione naturale e diretta, il cinema poliziesco italiano. La banda del Brasiliano è pertanto una specie di poliziesco, con tutti gli elementi tipici della tradizione. Ma anche una riflessione sulle difficoltà di girare un poliziesco oggi, e una commedia amara e nostalgica verso un’epoca – gli anni Settanta – che per motivi anagrafici non abbiamo potuto vivere. (Il collettivo John Snellinberg)
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DOMENICA 13 MARZO
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Domenica 13 Marzo
Orari proiezioni:
- Ore 18:30 THE DEAD NEXT DOOR di J.R. Bookwalter, 1989.
(V.O. sottotitolato in italiano)
- Ore 21:00 DIE YOU ZOMBIE BASTARDS! Di Caleb Emerson, 2005.
(V.O. sottotitolato in italiano)
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
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“The Dead Next Door è considerato dai più un vero e proprio classico del cinema undeground: Di difficile reperibilità, la pellicola oltre che rappresentare l’opera d’esordio del regista J.R. Bookwalter (Ozone, Robot Ninja) può vantare la partecipazione di Sam Raimi (che qui appare in veste di produttore con uno pseudonimo) che si dice usò il suo stipendio di Evil Dead 2 per finanziare il progetto.
Condito da effetti speciali al limite della sopportazione, fiumi di sangue, arti e e teste decapitate ma sopratutto con una buone dose di humour, The Dead Next Door piacerà agli amanti del cinema gore e splatter più estremo, ed in particolar modo a chi ha apprezzato pellicole come Evil Dead (La Casa) di Raimi e Bad Taste di Peter Jackson.”
(www.cinetoxic.com)
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Introdotto dal grande selvaggio del rock’n'roll Hasil “Haze” Adkins nel ruolo di se stesso, “Die You Zombie Bastards” è un B-Movie che non esitiamo a definire rococò.
L’idea di base è talmente semplice che c’è da meravigliarsi non sia venuta in mente a nessuno prima del 2005: un serial-killer Supereroe, necrofilo e mangiatore di zombies. A contorno trovate tutti gli stilemi del caso, rigorosamente e ostentatamente posticci. Cannibalismo, poppe al vento, sinistri figuri dal vocione malvagio, costumi improbabili, robot e enormi peni cosparsi di ketchup. Ah, e ci sono anche i ninja.
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POVERANIA VARESE 27-II-11
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
ACT. II
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
DOMENICA 27 FEBBRAIO
Ore 18:30
L’INVASIONE DEGLI ASTRONAZI (2009)
di Alberto Genovese. Fantascienza.
ORE 21:00
THE HUNT (2009)
di Andrea Iannone. Horror.
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CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
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L’INVASIONE DEGLI ASTRONAZI 
Regia Alberto Genovese
Paese Italia, 2009
Con John Simian, Max Muntoni, Yuri Plebani, Luigi Vitale
Genere Fantascienza
Durata 85 min
Web http://astronazi.splinder.com/
Prima C.P. Novembre 2009
SINOSSI
Il cervello di Hitler, prelevato da alieni aldebaraniani poco prima della sua morte viene rigenerato e inserito in un computer per comandare un nuovo attacco alla terra con una schiera di svastiche volanti. Mentre le astronazi calano sulla terra, due balordi progettano di recuperare i soldi della loro rapina attraverso un bancomat universale ma Satana, proprietario di parte dei soldi derubati manda sulle loro tracce il terribile seguace Mordecai, dotato di diabolici poteri. Palazzi che esplodono, riprese aeree, mostri giganti stile Godzilla, svastiche volanti e alieni dell’altro mondo: “Il primo kolossal realizzato senza soldi”.
NOTE
Sin da ragazzo ho avuto un’insana passione per registi che avevano fatto propria l’arte dell’arrangiarsi, gente come Mario Bava, Antonio Margheriti, Roger Corman e John Waters raccontavano delle storie con tutti i mezzi disponibili, che spesso e volentieri erano veramente esigui. Personalmente ho seguito i loro insegnamenti con umiltà e passione, ovviamente il budget per “L’Invasione degli AstroNazi” non esisteva né mi sono preoccupato di cercarlo, ho preferito dedicare il mio tempo ad apprendere e studiare ogni singola scena, per renderla al meglio. Oggi esiste la convinzione che per fare Fantascienza ci vogliono milioni di Euro, così nessuno vuole farla in Italia: niente di più sbagliato! Fantascienza vuol dire soprattutto ideare una proiezione del futuro in varie chiavi: ironiche, pessimiste, drammatiche, vuol dire esportare le ansie e le paure, i sogni e le speranze amplificandole all’interno di un mondo che è evoluto, magari estremizzandone alcuni aspetti. Astronazi è ambientato in un immaginario parallelo dei giorni nostri, dove l’inquinamento impedisce alla gente di uscire, dove città dal nome sovietico come Vistakovia sono annesse agli Stati Uniti ma anche all’Europa, dove, insomma, non esistono più confini. Se hai solo i milioni e non hai uno straccio di idea non fai fantascienza ma solo ostentazione gratuita e piatta del tuo potere economico sugli altri. (Alberto Genovese)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU:
BizzarroCinema.it
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THE HUNT 
Regia Andrea Iannone
Paese Italia, 2009
Con Tony De Bozzo, Matteo Anastasi, Rashad Nelms
Genere Horror
Web http://www.thehunt.it
Prima C.P. Dicembre 2009
SINOSSI
Nel cuore di Roma, il malvagio Aldous tiene prigioniero un mostro in cantina. Ma un giorno, la bestia, riesce a scappare dalle grinfie del carceriere. Inizia la caccia che dà il titolo al film e che vede coinvolti lo stesso Aldous, il vendicativo cacciatore di mostri Markus e un detective americano di nome Mitchell che indaga su alcuni orribili delitti. Un horror/splatter low budget, ironico e appassionato, firmato da un giovanissimo filmaker romano (classe 1988), quì al suo esordio nel lungometraggio. Il film è in lingua inglese, sottotitolato in italiano.
NOTE
Ho quasi 22 anni. The Hunt l’ho girato a 19, montato a 20 e presentato a 21. L’intero progetto di The Hunt è durato 2 anni. Le riprese sono iniziate a Dicembre 2007; interrotte poi fino a Marzo, quando abbiamo girato 6 giorni; poi un altro blocco fino a fine Aprile: da allora abbiamo girato tutti i weekend fino ai primi di Luglio. In tutto sono stati 28 giorni di ripresa, che ovviamente sarebbero stati la metà se avessimo girato tutto in un periodo contiguo. Le condizioni di lavoro erano piuttosto dure per tutti. Io però mi sono divertito come un matto. Terminate le riprese è iniziata la post-produzione che è durata un altro anno, tra montaggio video, audio mix ed effetti visivi. In questo periodo abbiamo ricevuto il contributo del Filmfestival del Garda e abbiamo presentato il film il giorno di Halloween, a Roma. Penso che tutti, dalla produttrice G.K. Denton al mitico Tony de Bozzo, siano stati soddisfatti… Fino a oggi abbiamo fatto altre proiezioni ottenendo sempre un riscontro positivo. (Andrea Iannone)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU:
BizzarroCinema.it
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DOMENICA 30 GENNAIO
CINECLUB DOMENICA UNCUT
DOMENICA 30 GENNAIO
Orari proiezioni:
Ore 18:30
FUNERAL PARADE OF ROSES
Bara no sôretsu di Toshio Matsumoto, 1969.
(V.O. sottotitolato in italiano)
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ORE 21:00
PASTORAL – TO DIE IN THE COUNTRY
Den-en ni shisu di Shuji.Terayama, 1974.
(V.O. sottotitolato in italiano)
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Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
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Uno dei film preferiti da Stanley Kubrick (a cui si è dichiaratamente ispirato in Clockwork Orange) e probabilmente anche uno dei migliori film mai fatti. Realizzato nel 1969 il film è tanto fresco e straordinario oggigiorno quanto assolutamente innovativo per quei tempi. Ambientato in un ambiente “gay” questo è un film su delle persone, su quello che fanno e che sentono, il fatto che siano dei travestiti appare irrilevante. Sono persone vere in un mondo vero che sembrano agire oggi anzichè nel tempo in cui il film venne fatto. Grande merito alla splendida fotografia in bianco e nero di Tatsuo Suzuki, che usando le tecniche disponibili in quegli anni, ci regala un film senza tempo e luogo, sempre attuale. Interviste al cast, inserite nel mezzo delle scene, cambi di tono e stile, improvvisi scoppi di violenza, il tutto miscelato per raccontare una storia universale di ricerca delle identità. Un film imperdibile per gli amanti del cinema.
(Recensione di mikeattacks pubblicata da asianworld.it)
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PASTORAL – TO DIE IN THE COUNTRY 
È una vera gioia per gli occhi poter godere del campionario di bizzarrie e stravaganze partorite dalla fervida mente geniale di Terayama, il quale non perde certo occasione di sfruttare le potenzialità che il mezzo cinematografico gli mette a disposizione per produrre delle sollecitazioni piuttosto forti nei confronti del pubblico e, non di meno, per liberare, una volta di più, il suo spirito anticonformista e trasgressivo.
A tratti sembra di assistere ad un incontro virtuale tra lo Jodorowsky più visionario ed il Fellini più grottesco e sognatore (emblematiche le scene del circo), il tutto virato attraverso una sensibilità profondamente e squisitamente giapponese.
Donne anziane, bigotte e pettegole, indossano misteriose bende da pirata; una giovane ed innocente donna reietta abbandona alle acque del fiume il proprio bambino, per poi riapparire più avanti nel film nelle vesti di una elegante e raffinata prostituta d’alto bordo; una tonda donna-pallone supplica il proprio marito nano affinchè gonfi con una pompa il proprio corpo-mongolfiera…
Le scene curiose e bizzarre abbondano, scuotono e contribuiscono tutte alla costruzione di una travolgente ed intensa esperienza cinematografica. (Recensione di c4fen01r pubblicata da asianworld.it)
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POVERANIA VARESE ACT. I – KRAKATOA INK.
DOMENICA 23 GENNAIO dalle ore 18:30
Primo appuntamento con il
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
Ospiti della serata i KRAKATOA INK. e le loro produzioni.
“Nasciamo dalla nostra passione per il cinema, o meglio, per il suo lato più oscuro: film scrausi e terrificanti, in cui abbonda la pummarola e deficita la chiacchiera, pellicole infernali dove un cazzottone in bocca tacita inutili moralismi e stronca stupidi sbaciucchiamenti”(KRAKATOA INK).
…
Presente banchetto Krakatoa con i loro DVD, Gadget, e il fumetto autoprodotto “CAROGNE”.
http://www.bizzarrocinema.it/contenuti-extra/fumetti/carogne/
Ore 18:30
-Z MOVIE (35 min.)
Una feroce lotta per la sopravvivenza al cui confronto il titanico scontro tra Moby Dick ed il capitano Achab pare uno screzio tra poppanti.
-IL GIORNO CHE CI DIEDERO I $OLDI (10 min.)
La Krakatoa crew nella faticosa ricerca di finanziatori. Effetti speciali godzilleschi!
-AI CONFINI DELLA FANDONIA (58 min.)
Lo stupido nerd, protagonista di questo film, grazie ad un’incredibile “lavatrice del tempo” distruggerà l’intero umano sapere. Causando ingenuamente scempio, disgrazie e apocalittiche atrocità. Primo episodio della serie.
Ore 21:30
-ALKOLIC HOLOCAUST (10 min.)
Cortometraggio in stato di ebbrezza
-SUISAID : CHI ACCOPPA UN AMICO TROVA UN TESORO
!!! MODALITA’ GAME !!!
In base alle vostre scelte puo’ durare 95 o 130 minuti!
Lungometraggio a bivi, in cui le scelte dello spettatore segneranno il destino dei nostri eroi.
Diventa anche tu stregone e muovi i tuoi pupazzi in un’estasi Voodoo!
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
http://www.twiggyclub.com/
CINECLUB DOMENICA UNCUT
http://domenicauncut.wordpress.com/
CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
http://www.poverania.com/
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
IL CINEMATOGRAFO POVERANIA SBARCA A VARESE
Sodalizio tra Varese e Roma. Il “discusso” Cineclub Domenica Uncut ospita Poverania con i suoi film indipendenti, low-budget e made in Italy.
A Roma, il Cinematografo Poverania; A Varese, il Cineclub Domenica Uncut. Il primo è un progetto no-profit che organizza, periodicamente, proiezioni e presentazione all’interno di diverse realtà romane quali il Circolo Fanfulla 101, il Circolo degli Artisti e il Cineclub Detour. Appuntamenti esclusivamente dedicati al cinema no e low budget italiano e agli “invisibili” del Bel Paese. Il secondo, il Cineclub Domenica Uncut, da quattro anni a questa parte, organizza proiezioni gratuite di film indipendenti, di genere o B-movie, per la maggior parte provenienti dall’estero e ignorati dalla distribuzione ufficiale italiana, non per un discorso qualitativo, ma semplicemente per miopìa o assenza di coraggio, che impediscono di investire in qualcosa che abbia un linguaggio diverso dalle produzioni nostrane o americane, a cui siamo abituati. Basta pensare che in Italia arriva solo un film su cinquanta di quelli che vengono prodotti nel mondo.
Il Cinematografo Poverania, itinerante come l’arte in tutte le sue forme dovrebbe essere, lavora da tempo alla creazione di un piccolo ma tangibile circuito alternativo di proiezioni e visibilità, assieme a realtà e cineforum di altre città. La mission del Cinematografo Poverania è quella di offrirsi come luogo di incontro e supporto per chiunque voglia intraprendere la strada del cinema non assistito, come spazio sereno e neutrale – lontano da logiche accademiche o di mercato – intento a dare visibilità e voce a tutti i registi “poveri” del cinema italiano che troppo spesso non hanno la possibilità di mostrare le loro opere, e quindi la loro visione del mondo. Un obiettivo che, nel tempo, si va sempre più concretizzando: partendo dalla sede centrale (Roma) il progetto Poverania è arrivato sino alla città di Torino e Venezia e ora Varese, grazie l’appoggio del Cineclub Domenica Uncut.
Il progetto Domenica Uncut nasce nell’autunno del 2007, ospitato da differenti realtà locali, nelle prime tre stagioni ha proposto la visione di circa 160 film. I film proiettati sono per la gran parte in lingua originale e sottotitolati in italiano. I sottotitoli vengono realizzati dai “subber” (gruppi spontanei di traduzione sottotitoli) e in parte dalle menti del Cineclub Domenica Uncut. Vengono inoltre proposte pellicole, ormai abbandonate, nei magazzini delle defunte case di distribuzione e che difficilmente verranno riproposte su supporto digitale.
Il sodalizio tra le due realtà, quella romana e quella varesina, è avvenuto grazie ad internet e ai social network. L’eco delle attività di Cineclub Domenica Uncut è arrivata, attraverso la rete, ai romani del Cinematografo Poverania, e viceversa. Entrambe le realtà condividono la necessità e la voglia di far conoscere certo cinema ingiustamente trascurato, da qui la stima reciproca e la volontà a collaborare.
Manifesto del Cinematografo Poverania
(Contro i Morti di Fama)
Abbiamo visto umani perdere il loro amore per il cinema, perdere l’appuntamento con la propria storia, perdere la faccia con i loro amici, perdere la pazienza in attesa di sovvenzioni per il proprio film. Ha senso tutto ciò, nell’epoca del digitale? Prendete una telecamera, un computer e quattro amici. Inventate una storia o rubatela da un fumetto, da un libro, da un film preesistente e girate. Basta un po’ di sforzo per realizzare un lungometraggio o un mediometraggio (i corti sono una scelta possibile ma non più obbligata come una volta). Non è difficile, o forse sì, ma non tirate fuori la storia della distribuzione. Volete la fama, o volete soltanto girare un film? Questa domanda è importantissima, perché nel primo caso, o vendete l’anima o entrate nel giro giusto. Oppure siete veramente bravi. Se scegliete la seconda opzione, girate e fregatevene. Proiettate nei teatri e nelle pizzerie con maxischermo, mettete la vostra opera online, cedetela a compagnie aeree low cost… insomma, datevi da fare e non piangetevi addosso. Cinematografo Poverania nasce con l’intento di favorire chi ha scelto la seconda opzione. Ogni mese faremo un incontro con un autore, lo intervisteremo, lo proietteremo e cercheremo di fargli svelare i segreti della sua opera, come ha realizzato quella determinata scena, o dove ha trovato quel determinato effetto. Questo affinché gli incontri non abbiano nulla a che vedere con le rassegne rassegnate o con i festival. Chi proietta non vince niente, ma in realtà vince tutto: fa vedere la sua visione del mondo e della realtà. E non è poco. Spalanchiamo le porte a musicisti desiderosi di mettere a disposizione i propri lavori, attori volenterosi di prestare la loro capacità, registi con la voglia di scambiarsi dritte e tecniche, costumisti, operatori, insomma, chiunque abbia qualcosa da poter mettere in gioco. Cinematografo Poverania nasce e lavora intorno a questi intenti, senza il rosico invidioso per il cinema mainstream, ma anche senza l’impotente chinare la testa dei piagnoni. Possono arrivare applausi o piovere pernacchi, in entrambi i casi si cresce, ci si confronta, ci si mette in gioco. Il digitale ha aperto delle nuove porte, sta a noi decidere se entrare o aspettare il prossimo tram.
Sito internet: http://www.domenicauncut.wordpress.com/
Sito internet : http://poverania.com




















































