31 Marzo – FULCI LIVES!
DOMENICA UNCUT
FULCI LIVES!
LA TRILOGIA DELLA MORTE
Nel giorno di Pasqua, tripla proiezione per
ricordare e festeggiare il maestro Lucio Fulci.
Ore 18:30
Paura nella città dei morti viventi (1980)
Ore 21:00
…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (1981)
Ore 23:00
Quella villa accanto al cimitero (1981)
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PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
http://kinesistradate.wordpress.com/
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LUCIO FULCI 
(Roma, 17 giugno 1927 – Roma, 13 marzo 1996)
Se il peggio che possa capitare a un genio è quello di essere compreso, quella del dottor Lucio Fulci, trasteverino papà dell’horror all’amatriciana, artista maledetto per partito preso e burbero per vocazione, fu una vita fortunana. Forse. «Io so’ come i macchiaioli, sputtanati dai manieristi toscani solo perché dipingevano sulle scatole dei sigari; poi però loro so’ rimasti, i manieristi spariti», chiosava, dopo il successo di pubblico dei suoi film trucidi e vischiosi. Strano come certi epitaffi dimostrino che le virtù acquisite colla morte abbiano effetto retroattivo. A Fulci noi volevamo bene; come cronisti di cinema eravamo tra gli ultimi ad averlo intervistato, prima per La Voce di Montanelli («Salutami Indro, chissà se si ricorda di me…», borbottava), poi per Il Giornale. Erano anni in cui il cinecritico Gianni Canova aveva già provveduto a rivalutarlo, e la regista Antonietta De Lillo girava i festival con un corto che era una sorta di soliloquio-testamento del regista: Lucio, a riguardarselo, gongolava come un bambino: « ‘a Spe’, ce l’ho fatta – ci sorrideva – manno fatto ‘un film e nun zo’ ancora morto…».
Tipo curioso, Fulci: barbaccia ispida e sguardo incazzoso si trascinava sulle stampelle, ringhiando come quei vecchi bucanieri dei romanzi di Stevenson. La vita lo aveva mazzuolato ben bene: grossi problemi familiari, il livore attanagliante dei critici cinematografici, la salute che se ne andava lentamente, a piccoli passi, come Ingrid Bergman nel finale strappalacrime di Casablanca, che il buon Lucio non aveva mai considerato un granché. Più che le sue opere, è la sua parabola personale a sbalordire. Già laureato in medicina Fulci si iscrive al Centro Sperimentale di cinematografia. Per gioco. All’esame finale fissa spudoratamente Luchino Visconti: «Scusi dotto’, mo je elenco tutte le inquadrature che lei s’è fregato da Renoir». Promosso col massimo dei voti. Ma non si butta subito nel cinema. Transita prima nella critica d’arte discettando d’impressionismo e buone letture con Umberto Saba e Vitaliano Brancati. Tenta di fare il giornalista musicale, coll’unico privilegio di farsi spennare a dadi da Ella Fiztgerald nel backstage di un concerto romano.
Fulci era un raro esempio di cinematografaro a 360°, di “terrorista di generi”, (nel senso che entrava in un genere, lo sfondava e passava al successivo); negli anni ’50 scrive melodrammoni tipo Schiava del peccato e s’inventa commedie come Ci troviamo in galleria, Totò all’inferno. Come aiuto regista sempre di Steno ne L’uomo la bestia e la virtù riesce al tempo stesso a: perdere l’amicizia di Totò che l’aveva accusato di una tentata tresca con la compagna Franca Faldini; a passare le nottate sul tavolo da poker con Peter Lorre e John Huston; ad ubriacarsi con Orson Welles al quale insegna il romanesco, ricevendo in cambio la confidenza di essere sull’orlo del baratro “per colpa di quel mignottone di Rita Hayworth”. Da regista, Fulci fa di peggio. Lancia un certo Adriano Celentano, rispolvera col western la stella appannata di Franco Nero, dà lavoro al giovane esperto di effetti speciali Carlo Rambaldi (in seguito premio Oscar con Spielberg) e fiducia a un paio di caratteristi che i produttori avevano marchiato solo come macchiette da avanspettacolo. Si chiamano Franchi & Ingrassia. Fulci fu, senz’ombra di dubbio, uno dei registi più censurati d’Italia. Lo boicottavano per primi i produttori. Lo boicottavano perfino gli attori. Per non parlare poi degli uomini politici.
(Francesco Specchia – http://www.nocturno.it/)
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Paura nella città dei morti viventi
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Il film più truculento di Fulci e forse l’unico in grado di competere a livello visionario con “L’Aldilà”. La scena iniziale nella quale si assiste al suicidio del prete è memorabile e splendidamente fotografata. Per non parlare della scena in cui la ragazza sepolta viva si sveglia e prende coscienza della sua disperata situazione: un gioiello di tecnica,suspance ed angoscia mescolate sapientemente. Forse una delle più belle scene girate da Fulci. Per quanto riguarda il settore splatter..bhè..è un vero massacro..Michele Soavi (che fa una comparsata) fa una finaccia assai orrida ed addirittura in una sequenza una ragazza rigetta dalla bocca le sue interiora!!!
Un MUST !!!
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…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà
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Visionario, allucinato, macabro, usa la telecamera come un occhio spettrale che guarda i personaggi vagare fra incubi, zombi e fiumi di sangue. Alto il livello di splatter , con alcune scene memorabili (più volte verrà imitata in vari horror d’oltreoceano, la sequenza dei ragni che divorano uno sfortunato Michele Mirabella) e decisamente validi gli effetti speciali curati da Giannetto De Rossi. Nonostante il basso budget, l’atmosfera che si respira è estremamente cupa ed efficace, grazie anche all’eccellente lavoro svolto da Sergio Salvati come direttore della fotografia.Il finale di pellicola e’ quanto di piu’ vicino possa esistere ad un quadro apocalittico e le musiche di Fabio Frizzi, commentano tutto il film con pezzi enfatici e macabre litanie .
“L’Aldilà” resta un gioiello dell’orrore sospeso fra macabra poetica e violentissima carnalità.
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Quella villa accanto al cimitero
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L’ultimo dei grandi horror di Lucio Fulci torna ad affondare nella materia, dopo le incursioni astratte di Paura nella città dei morti viventi e L’aldilà…
Quella villa… – Fulci lo riconosceva – è il film più inquietante e spaventoso del ciclo proprio per questo, a causa cioè del convergere di paure basse, viscerali, ctonie – il mostro acquattato nel buio della cantina, pronto a ghermire e a fare male, tagliando, lacerando, compiendo impossibili operazioni chirurgiche – e di angosce mentali, rarefatte e impalpabili, come i fantasmi che alla fine sottraggono il bambino a Freudstein per condurlo con sé chissà dove. Sul nome dell’orco, Freudstein (questo era il titolo con cui il film venne inizialmente annunciato), che sembra indossare una casacca da soldato nordista, col volto da insetto e il corpo farcito di pus e vermi, né più né meno come il prete maledetto di Paura, Stephen Thrower nel suo libro Beyond Terror parte per la tangente, tirando in ballo complesse costruzioni psicanalitiche ancora più terrificanti del plot di Dardano Sacchetti.
Uno specimen? «Quali possibili connessioni esistono tra queste due figure (Freud e Frankenstein, che comporrebbero il nome del mostro, ndr)? Una è esistita realmente e ha indagato la verità attraverso i fantasmi dell’immaginario. L’ altra era inventata e divenne una delle metafore basilari della hybris senza Dio del ventesimo secolo. In qualche modo esse si rincorrono l’una con l’altra. Le teorie di Freud sul complesso di Edipo trasferiscono le relazioni tra padre e figlio in quelle tra mostro e avversario.
Frankestein è il padre il cui desiderio di sostituirsi a Dio sfocia nella creazione di un mostruoso figlio…».
(Estratto della recensione di Davide Pulici http://www.nocturno.it/)
DOMENICA 17 FEBBRAIO
DOMENICA UNCUT
Ore 18:30
…HANNO CAMBIATO FACCIA
di Corrado Farina, 1971.
***
Ore 21:00
BRANDED
di Jamie Bradshaw, Aleksandr Dulerayn 2012
(V.O. sott. in italiano)
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Alberto (Giuliano Disperati), un semplice impiegato di una multinazionale, viene convocato in una villa in montagna dal megadirettoregenerale Giovanni Nosferatu (Adolfo Celi) il quale gli annuncia che sarà nominato suo successore. Dopo l’ovvia sorpresa, Alberto inizia ad avere dei dubbi sui metodi che vengono usati da Nosferatu e soprattutto sulla sua storia. Ad Alberto non resta che provare ad opporsi..
Opera prima di Corrado Farina che vinse meritatamente il Leopardo d’oro al Festival di Locarno del 1971. Farina, che veniva dall’ambiente della pubblicità, sapeva di cosa parlava quando, con questo film, poneva un parallelo fra i vampiri, vecchio mito horror, ed il potere (soprattutto mediatico) che condiziona la massa. “Il terrore, oggi, si chiama tecnologia”, con questa citazione di Marcuse si conclude un film che rinnova in modo inusuale il mito del vampiro, non rinunciando comunque ad alcuni elementi di riferimento come l’immortalità, la cripta e la cassa da morto.
Qui però non si tratta di un contagio che passa da morso a morso, ma piuttosto del potere e dei mezzi di questo visti come una nuova alchimia che droga il popolo. Farina non cerca di costruire un mystery, il nome di Giovanni Nosferatu tradisce volutamente ogni possibile enigma, ma punta tutto sulla critica sociale. Datato nella ferocia con cui si scaglia contro il potere, debitrice dei movimenti politico culturali del ’68, il film comunque mantiene la sua forza proprio per il fatto di aver illustrato la manipolazione masmediatica (e la corruzione diffusa) alla quale tutt’oggi assistiamo. Della serie “non cambia mai nulla”…se non le facce! Hanno cambiato faccia è un film silenzioso, con dialoghi sparuti ma belli, che potrebbe fiaccare l’attenzione dello spettatore non avvezzo al cinema di concetto.
L’atmosfera della villa di Nosferatu (un Adolfo Celi come al solito magnetico), immersa nella nebbia e nel mistero, istilla tensione e paura anche se non ci sono momenti palesemente terrorizzanti. La tecnologia ed il marketing all’inizio del film si prestano a momenti quasi comici, come ad esempio quando Alberto si siede sulla poltrona attivando la voce dello spot che illustra i pregi proprio della poltrona, oppure quando sotto la doccia il protagonista è obbligato a sorbirsi una voce che decanta le qualità del tonico rinfrescante e detergente con cui si sta lavando. Man mano che si va avanti, l’ipertecnologica villa dell’ingenier Nosferatu mostra tutta la sua inquietante pericolosità, con le Fiat 500 che fanno da cani da guardia intorno al parco, e con le riunioni alle quali partecipano tutti i rappresentanti del potere sociale, Chiesa inclusa.
A questo proposito imperdibile la scelta del nome del detersivo inquinante, e le nuove pubblicità per la diffusione dell’LSD in tutte le case; come dire che la droga “d’evasione” tipica di quel tempo ora viene usata per manipolare proprio coloro che si volevano ribellare al potere.
La frase dal film: “La cena sarà pronta alle 19 in punto. Posso fare altro per lei?” “Nulla che rientri nei compiti di una segretaria” “A volte le sfere di competenza specifica di una segretaria sono terribilmente elastiche”
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Misha è un genio del marketing. Lavora in Russia, nazione che dalla caduta del comunismo è divenuta terra di conquista da parte dei più grossi e spietati brand internazionali. Il giovane entra in un progetto rischioso: un reality show che vorrebbe trasformare una grassona in una supermodella. Ma la ragazza finisce in coma e Misha finisce a guardare le vacche in Siberia. Durante un rito esoterico gli si rivelerà la verità: è stato usato come pedina inconsapevole in un cinico piano di marketing in atto in tutto il pianeta, ordito dal massimo guru pubblicitario vivente: rendere i ciccioni le nuove icone di bellezza e dare il mondo in mano ai fast-food! Ma da quel giorno Misha avrà anche un dono miracoloso: riuscire a vedere “fisicamente” i brand, che sono in realtà enormi mostri che ci inducono desideri per poi cibarsene. Il mondo finalmente gli appare per quello che è: un incubo capitalista in cui le persone sono totalmente manipolate e soggiogate. Ma il nostro eroe ha in mente un piano rivoluzionario che muterà per sempre il mondo come lo conosciamo.
Sorprendente, divertente e arguto. Ecco le parole che possono rappresentare questo strano film di fantascienza. Parte come un film di “spionaggio pubblicitario”, ma a metà pellicola si trasforma in un fanta-movie caciarone con finale apocalittico. Visivamente è molto accattivante ed ha un ritmo serrato: pure troppo, visto che molte informazioni non vengono del tutto carpite.
Se la prima parte è una lezione di marketing strategico mondiale (“Lenin ha inventato tutto”), la seconda è un action fantapolitico pieno di mostri in guerra tra loro per i controllo delle menti dei consumatori. Fino a giungere all’originalissimo finale. Certo non può non venire in mente ESSI VIVONO come termine di paragone: mentre il film di Carpenter aveva tutti i crismi del B-movie, qui le mire sono un po più alte, anche se forse troppo confuse. Ma ci si diverte comunque un sacco. Bellissima la grafica in generale e i titoli di coda.
( http://cainapictureshow.caina.it/ )
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9 Dicembre
DOMENICA UNCUT – DOMENICA 9 DICEMBRE
Ore 18:30
LA MORTE HA FATTO L’UOVO
(Giulio Questi 1968)
***
Ore 21:00
ARCANA
(Giulio Questi, 1972)
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Secondo film di Giulio Questi: un giallo anarchico, destrutturato e arricchito di nuove forme.
Tutte le opere di Giulio Questi sono difficilmente catalogabili: il genere è un dettaglio, una forzatura, che al maestro va stretta sin dagli inizi. Ne La morte ha fatto l’uovo, salta ogni schema e punto di riferimento per lo spettatore: l’immagine e la struttura narrativa camminano su strade parallele e, proprio quando sembrano toccarsi, è l’intervento di montaggio a separarle. Il montatore (e sceneggiatore) Franco Arcalli, più che al raccordo pensa, infatti, al contrasto: un assemblaggio strampalato di elementi diversi, apparentemente scollegati l’uno dall’altro, che così combinati riacquistano un senso e una nuova dimensione.
Ritorna prepotente, anche in quest’opera, un certo gusto dell’orrido (violenza e forzatura visiva), un elemento tipico che ricorre nella filmografia di Questi quasi fosse un’ossessione: i polli geneticamente modificati, senza ali e senza testa, brancolano come storpi in balia degli eventi, lasciando addosso una sensazione di piacevole ribrezzo. Fa da sfondo una scena mutevole, che si tinge di una vena pop straniante, pienamente anni ’60: niente più registro unico ma continui cambi cromatici accompagnano numerose e ossessive incursioni pubblicitarie che rimandano al consumismo imperante (in maniera quasi profetica Questi parla già di OGM) e alla politica arraffona, tipicamente italiana. Originale e fortemente sperimentale anche la colonna sonora – composta dalle musiche di Bruno Maderna – che accompagna per mano i personaggi del film, in ogni loro movimento, calcando fino allo stremo ogni singolo crescendo narrativo.
Gulio Questi regala al cinema ‘uno sguardo d’autore’ originale e spiazzante, che potremmo comodamente inserire al fianco di Marco Ferreri. Una carriera di visioni estreme, contrastata dalla presenza ingombrante della censura e mai pienamente riconosciuta.
(Alessandra Sciamanna, estratto della recensione di www.bizzarrocinema.it)
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ARCANA 
Incatalogabile, sfuggevole e pienamente fuori dai generi; disarmante per la sua immediatezza visiva
Arcana è il terzo (e ultimo) lungometraggio del maestro Giulio Questi, un’opera ancora una volta sperimentale e spiazzante – forse la più “sbottonata” di tutte – che sottolinea, in modo sempre più evidente, la libertà espressiva di un regista insofferente alle regole e ai generi preconfezionati.
La signora Tarantino, affascinante vedova meridionale, emigra a Milano con suo figlio. Si guadagna da vivere facendo la medium e leggendo le carte ma, in realtà, non possiede alcun potere paranormale. Suo figlio, invece, è dotato di poteri spaventosi, ma ancora non é in grado di dominarli: è infatti un pericolo annunciato per chiunque lo avvicini. Tra le “vittime” prescelte, c’è Marisa, bella e ingenua ragazza che subirà tutti i desideri e tutte le volontà del giovane. Sullo sfondo, una Milano insolita, a tratti surreale, a tratti spaventosamente realistica.
Arcana è un’esplosione di immagini forti e spiazzanti, sorrette da un impianto narrativo originale, pregno di temi spinosi e quanto mai attuali. Il complesso di Edipo, l’incontro/scontro (violento e malato) tra genitore e figlio, sono tutte questioni che, Giulio Questi, pone senza remore al centro della vicenda; ma lo fa in maniera tutt’altro che brusca, “solleticando” quel tanto che basta per scuotere e disarmare. Il film è composto da una serie interminabile di momenti cult e scene di indiscutibile impatto visivo. Le sedute spiritiche, ad esempio, realizzate dalla medium Lucia Bosé – magnetica e sempre sopra le righe – sono curate in ogni minimo dettaglio: dalla fotografia, tetra e affascinante, alla regia, spasmodica e irrequieta, proprio come i soggetti che intende filmare. Vi sono poi diversi momenti che oscillano tra il surreale e l’onirico, come il singolare esorcismo, palesato attraverso la fuoriuscita di numerose rane dalla bocca degli invasati, e il rapporto/violenza sessuale tra il figlio della Tarantino e la giovane ragazza.
Sicuramente un’opera difficile, nel senso più alto del termine, che cattura sguardo, mente e corpo, e che non lascia via di fuga sin dalle prime battute. Un film incatalogabile, sfuggevole e pienamente fuori dai generi, che disarma soprattutto per la sua immediatezza visiva.
Cinema allo stato puro.
(Alessandra Sciamanna. Recensione di www.bizzarrocinema.it)
Massimo Dallamano Double Feature
DOMENICA UNCUT – SESTA STAGIONE
DOMENICA 30 SETTEMBRE
– Ore 18:30
COSA AVETE FATTO A SOLANGE? di Massimo Dallamano, 1972.
IL MEDAGLIONE INSANGUINATO (Perché?) di Massimo Dallamano, 1975.
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Il professore Enrico Rosseni lavora come insegnante di lingua italiana in un collegio londinese, ha una relazione extraconiugale con una delle sue allieve che un giorno viene uccisa da un misterioso assassino. Un serial killer che ha già ucciso altre due allieve del collegio.
Scagionato da ogni sospetto e riconciliatosi con la moglie, Enrico inizia ad indagare tra le amicizie delle sue allieve.
Dallamano firma questo thriller a metà strada tra Argento e un poliziesco, un film che si può considerare la prova generale prima del suo capolavoro: La polizia chiede aiuto (1974).
Infatti, oltre a mescolare in modo quasi perfetto gli omicidi cruenti del giallo all’italiana, del quale Bava è il capostipite indiscusso, (i più esperti avranno riconosciuto una citazione al maestro presa proprio da 6 donne per l’assassino) Dallamano si concentra anche sulle indagini della polizia strutturando il racconto in modo avvincente, creando uno stato d’attesa che difficilmente si riscontra in altri prodotti del genere.
La cosa divertente è che il film parte quasi come un “sorority americano”, (quei film ambientati nei campus dove le confraternite di sole ragazze vengono prese di mira dal perverso killer di turno, e macellate una ad una nei modi più beceri) dopo un incipit simile la vicenda cambia tono, facendo insinuare nello spettatore che qualcosa di non detto sia pronto ad esplodere, che una qualche congiura sia stata celata per salvaguardia di una moralità ben radicata nel nostro tessuto sociale (in questo caso quello eclesiastico).
Temi questi, che vengono riproposti anche nel sopracitato La polizia chiede aiuto anche se in forma leggermente diversa.
Il film pur partendo dai canoni classici dello slasher si discosta poi nei contenuti, le sequenze tra un omicidio e l’altro non sono più dei semplici riempitivi (come spesso succede) bensì una solita struttura sul quale impostare un discorso socio-culturale serio. Spettacolo sì, ma non fine a se stesso.
Tra le comparse anche un giovane Joe D’amato, sul set anche in veste di operatore della fotografia.
(Recensione di Marco Chiba pubblicata da Cinemaniaco)
IL MEDAGLIONE INSANGUINATO (Perché?)
“Perché il più dolce dei sentimenti deve causare la più fiera delle angosce?”
Si sa che L’Esorcista (1973) è stata una pellicola parecchio seminale e ha dato il via ad una serie di cloni più o meno riusciti. Sfortunatamente meno che più. Questo film di Dallamano, regista dell’interessante Cosa avete fatto a Solange? (1972), si potrebbe dire che cerchi di non essere un mero clone del film di Friedkin, ma piuttosto tenda a conciliare atmosfere gotiche, gialle e soprannaturali. Com’era per il film del 1972 e per come sarà per Enigma Rosso (film del 1978 che Dallamano scrisse ma non potè dirigere perché morto in un incidente stradale il 4/11/1976), anche Il Medaglione Insanguinato può essere ricondotto alla dimensione dell’adolescenza ed i suoi relativi problemi. Nel caso specifico le tematiche freudiane dell’Edipo si vanno a legare al soprannaturale e al demoniaco. Dallamano sceglie bene locations e attori e riesce dove molti del cinema di casa nostra hanno fallito, ovvero gira un film horror che fa paura. Intendiamoci, non ci si mette le mani davanti agli occhi per il terrore, ma le atmosfere sono azzeccate, il montaggio soprattutto riesce a cogliere impreparato lo spettatore e poi la storia del particolare nel dipinto (un po’ alla Profondo rosso, 1975) funziona sempre. Appare chiaro da subito che dietro il mistero “satanico” ci sia nascosto qualcosa che riguarda il legame fra i protagonisti, per una volta non macchiette bidimensionali, ma partecipi di una dinamica affettiva molto umana. La tata Jill che ama in silenzio il proprio datore di lavoro, e sopporta di vederlo amare la produttrice, dà uno spessore al personaggio della governante là dove altri film gialli avrebbero relegato lo stesso personaggio a mera carne da macello, o a qualche scena di nudo.
Il medaglione insanguinato ha sì scene di sesso ma non sono esploitative, anzi decisamente romantiche. Gli attori fanno tutti un buon lavoro: le capacità di Michael Williams (Gli Invasati, 1963; La tomba di Ligeia, 1964; Chi Sei?, 1974) sono indubbie vista anche la sua interminabile carriera, brave anche Ida Galli (volto noto del cinema di genere) e Joanna Cassidy che prosegue tuttora il suo lavoro divisa fra tv e cinema. Fra le donne della pellicola, il premio carisma va a Lila Kedrova (Le Orme, 1975) perfetta nella parte della nobile sensitiva questa attrice che ha marcato le scene fin dal lontano 1938 (con il film Ultimatum). Tutta l’attenzione comunque sulla piccola Nicoletta Elmi, scream princess del cinema italiano di quei tempi (Reazione a Catena, 1971; Chi l’ha vista morire? 1972; Gli Orrori del castello di Norimberga, 1972; Il Mostro è in tavola barone Frankenstein, 1973; Le Orme, 1975; Profondo rosso, 1975; Demoni, 1985) che in questo film ha tempo e spazio per recitare; al di là dei risultati non sempre entusiasmanti va apprezzato, anche per la giovane età, l’impegno messo davanti alla mdp. Dallamano riprende con classe e dispiace che questo regista sia mancato troppo presto, prima che potesse non confermare ma dimostrare in altre pellicole il suo innegabile stile. Il regista è supportato dallo score musicale di Stelvio Cipriani (uno score più giallo che horror) e dalla curata fotografia di Franco Delli Colli. Meno riusciti alcuni effetti visivi di sovrapposizione ma ben riusciti gli inserimenti “subliminali” in montaggio del diaviolo, un po’ come accadeva ne L’Esorcista. Non tutto è rose e fiori, naturalmente: oltre ai soliti J&B ed acque Pejo, la sceneggiatura non brilla e per buona parte della pellicola si ha l’impressione che la storia non decolli mai. Il comportamento dei personaggi dopo la morte di alcuni comprimari, la loro sostanziale indifferenza, intendo, non è molto logica. La citazione finale di Paolo VI che ci ricorda che il Diavolo esiste davvero la si poteva evitare; in effetti tutta l’atmosfera satanica nel film ha meno mordente della tragedia famigliare che si conclude magistralmente stile dramma shakespeariano. Comunque sono “peccati veniali” rispetto a ben altri deliri che si deve sorbire l’appassionato di cinema di genere italiano. Un buon horror italiano che farà la felicità dell’appassionato del cinema anni ’70.
Da vedere.
(Recensione di http://www.exxagon.it/)
[6/Maggio] BLIND BEAST // FEMINA RIDENS
Domenica Uncut – Domenica 6 maggio
Ore 19:00
BLIND BEAST
di Yasuzo Masumura, Jap, 1969. (VO sott. in italiano)
Ore 21:30
FEMINA RIDENS
di Piero Schivazappa, Italia, 1969.
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Michio, uno scultore cieco, è costretto dalla sua cecità e dalle morbose attenzioni della madre ad un’esistenza triste e solitaria. Egli dedica la sua vita alla scultura ed in particolare ai nudi femminili, che sono per lui una vera ossessione. Decide così di rapire una splendida modella, Aki, con lo scopo di creare il suo capolavoro nonchè di concepire una nuova forma d’arte. Fingendosi un massaggiatore, con l’aiuto della madre, riesce a narcotizzarla e trasportarla nel suo studio. Di lì in poi la follia prenderà lentamente il sopravvento…
Un’inquietante scenografia surreale fa da contorno ad una storia malata in cui il buio, vero protagonista del film, si insinua tra i personaggi e nel loro rapporto, conducendoli attraverso un percorso fatto di passione, violenza e masochismo.
Lo stile è minimale ma attento ai particolari, ogni inquadratura è studiata nei dettagli e resa ancor più affascinante da suggestivi giochi di luce su una scenografia davvero spettacolare.
Il film, 35 anni portati benissimo, è ricco di elementi e trovate che hanno fatto la fortuna di tanti registi occidentali (Lynch su tutti). Masumura, avvalendosi di un’eccellente fotografia e di musiche azzeccate e mai invadenti, realizza con Blind Beast un piccolo capolavoro di perversione, un film ansiogeno, coinvolgente, estremamente crudo ma privo di forzature.
(recensione di Gacchan pubblicata da asianworld)
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Il dottor Syer, direttore di un istituto filantropico, è traumatizzato fin da piccolo da una specie di scorpione femmina, che uccide il maschio dopo l’amplesso: questa strana ossessione lo ha portato a diventare un seviziatore di donne a pagamento. Lo strano e pericoloso gioco si spinge un po’ troppo oltre con Mary: trasportato dalla perversione la spinge quasi al suicidio, fino ad accorgersi che qualcosa in lui sta cambiando…
Le sgargianti scenografie pop-art e le parimenti creative musiche di Cipriani creano l’ideale setting per un’opera apolide e camaleontica, che spazia da esercitazioni di sadismo teorico e pratico a pamphlet su sessismo e misoginia e fantasie gotico-agresti: illusorio dirottamento da un prefigurato finale cinico e tragico. La Lassander, all’inizio della sua lunga e fortunata carriera italiana, forma con il virulento Leroy una bizzarra coppia sempre pendolante tra depravazione e humour. Titolo imprescindibile per uno studio della filmografia italiana anni Sessanta più estrosa ed originale.
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[15/Aprile] “Grattami i Coglioni!”
Domenica 15 Aprile
“Grattami i Coglioni!”
Omaggio a Daniele Ciprì e Franco Maresco.
Ore 17:00
Lo Zio di Brooklyn (1995)
(Con sottotitoli)
Ore 20:00
Totò che visse due volte (1998)
(Con sottotitoli)
Ore 22:00
Il ritorno di Cagliostro (2003)
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Brutti, sporchi e cattivi: Ciprì e Maresco non hanno alcuna intenzione di prostrarsi ai piedi del pubblico pagante (e inappagato), fanno di tutto per risultare ripugnati e per sfottere i puristi del “bello”, senza preoccuparsi di non esagerare ma, anzi, esagerando di gusto ogni volta che se ne presenta l’occasione.
Non c’è trama, solo un’esile linea rossa che lega vicende slegate tra loro, e che riguarda l’arrivo di un boss italo-americano in casa di quattro fratelli miserabili, mandato lì da due nani mafiosi che è meglio non contraddire. Tutto il resto è un vorticare di casi umani tra zoofilia, istinti primordiali e siparietti umoristici (con tanto di tizio che guarda in macchia e affermando “questo film fa schifo!”, sputa contro il pubblico). Qual è il senso di tutto ciò? Forse lo sanno solo i due registi o forse un senso neanche c’è. Ma è un po’ come guardare nell’abisso e ritrovarsi inquieti, poiché consapevoli che l’abisso sta guardando in noi. (Daniele ‘Danno’ Silipo http://www.bizzarrocinema.it/)
Totò che visse due volte
Tre scenette, tra il triviale e il blasfemo, per dire che la vita fa schifo e che nel mondo non esiste più nemmeno la traccia di un valore o di un ideale. Film scandalo, vietato e censurato alla mostra di Venezia (con stupore degli autori, che fanno coppia fissa dal 1986, prima con una meritevole opera di cineforum culturale nel malfamato quartiere Brancaccio di Palermo, poi con gli sketch di CinicoTv trasmessi da Raitre con il plauso di Ghezzi e poi al cinema sempre con il loro stile provocatorio, le loro tematiche pre-umane e bestiali e i loro toni destabilizzanti): insopportabile e ruffiano nel voler far passare come arte, grazie a belle immagini e una raffinata fotografia in bianconero di Luca Bigazzi, un cinema che gioca ambiguamente sull’osceno e sull’amorale anche con grande moralità di visione e fa della spazzatura vizio e virtù, pregio e difetto, chiave d’accesso e limite strutturale. Echi pasoliniani e viscontiani (la scelta di girarlo in siciliano stretto, tanto da doverlo sottotitolare) per la rappresentazione cruda, ma fine a se stessa, di una realtà senza speranze. Disturba l’ostentazione gratuita, compiaciuta e insistente delle varie oscenità, e il tutto finisce per passare indenne e per non provocare affatto. Nessuna donna recita, anche se i ruoli femminili non mancano. La Commissione di revisione cinematografica (leggi: censura) tentò di impedirne addirittura l’uscita nelle sale; non riuscendoci invocò la denuncia per vilipendio alla religione di stato e per tentata truffa, ma i registi e la produzione, dopo il processo, ne uscirono indenni, giustamente assolti dal Tribunale di Roma. (Roberto Donati http://www.centraldocinema.it/)
Il ritorno di Cagliostro
“Il Ritorno di Cagliostro è il nostro omaggio a tutti quegli uomini di cinema che dal cinema sono stati rovinati. Un film involontariamente autobiografico”, esordiscono i registi.
Come in un gioco di scatole cinesi Pirandellianamente inserite in altre scatole, con “Il Ritorno di Cagliostro” è il cinema che cita sé stesso, un cinema che celebra sé stesso, le sue vittorie, le molte sconfitte ma, soprattutto, la sua rinascita.
Nel passaggio alla narrativa, i due autori si sono portati con loro buona parte della galleria di maschere umane delle precedenti opere.
Tra i tartagliamenti di personaggi goffi con volti strani ed un uso incontrollato dello stretto dialetto palermitano, l’impatto surreale è pregnante.
Pregnante soprattutto, lo stile narrativo che, contaminandosi con l’abbondante uso del Flashback e con una impostazione alla “Zelig”, tenta di ricostruire le sgangherate (dis)avventure dei fratelli La Marca, ex fabbricanti di statue sacre e produttori cinematografici negli anni cinquanta della “Trinacria Film”, impegnati nella faticosa produzione del loro film di svolta: “Il Ritorno di Cagliostro” appunto.
Un film che non vedrà mai la vita a causa dei loschi legami che i due produttori ed il regista Pietro Grisanti intrattengono con alcuni esponenti della chiesa e della mafia.
Una pellicola perduta ma poi ritrovata nel 2003. (Samuele Baccifava http://www.baskerville.it/)
[1/Aprile] Ite, Missa est – La messa è finita
Domenica 1 Aprile
Ite, Missa est.
Ore 17:00
L’UDIENZA (Marco Ferreri, 1972)
Ore 20:00
TODO MODO (Elio Petri, 1976)
Ore 22:30
NEL PIU’ ALTO DEI CIELI (Silvano Agosti, 1977)
Ne respicias peccata nostra
sed fidem Ecclesiae tuae
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Presso KINESIS via carducci N.3 Tradate (Varese)
Proiezioni Gratuite
Il kinesis si trova a 100 metri dall’ospedale di Tradate,
vicino alla CGIL e alla pizzeria il Ghiottone.
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L’UDIENZA 
Un uomo, Amedeo, vuole a tutti i costi essere ricevuto in udienza privata dal papa. Inizia così una trafila presso la burocrazia vaticana che lo porterà a contatto con una serie di incredibili personaggi e situazioni paradossali. Inutilmente un commissario della polizia vaticana tenta dapprima di dissuaderlo dal proposito, poi lo aiuta mettendolo in contatto con faccendieri ed esponenti dell’aristocrazia nera…
TODO MODO
Mentre nel paese infuria un’epidemia, un centinaio di “notabili” del partito che da trent’anni governa l’Italia si riunisce in un albergo convento per seguire un corso di esercizi spirituali condotto da un gesuita, don Gaetano. In realtà ai convenuti preme soltanto concordare una nuova spartizione del potere. Ben presto, dopo un furto sacrilego, la riunione si trasforma in rissa e cominciano i morti…
NEL PIU’ ALTO DEI CIELI
Nel recarsi a un’udienza papale in Vaticano quattordici cattolici di ambo i sessi, religiosi e laici, rimangono chiusi in un ascensore in un tragitto all’infinito verso l’alto dei cieli. Finisce in un cannibalico massacro…
[12/2] ABOMINIO ZOMBIE
DOMENICA 12 FEBBRAIO
Ore 18:30
ZOMBIE 4 – AFTER DEATH di Claudio Fragasso, 1989.
Ore 21:00
ZOMBI 3 di Lucio Fulci/Bruno Mattei, 1988.
Ore 23:00
ZOMBIE 5 – KILLING BIRDS (Raptors) di Claudio Lattanzi/Joe D’amato, 1988.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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ZOMBIe 4 aKa AFTER DEATH – OLTRE LA MORTE
“Una spedizione parte alla volta di un’isoletta nelle filippine dove un gruppo di scienziati è svanito nel nulla. Assieme ai vari soldati, armati di tutto punto, c’è una giovane ragazza “sensitiva” che già prevede nefaste atmosfere.”
“
Fragasso alla sua opera seconda, conosciuta anche con l’apocrifo titolo “Zombi 4″, (dopo il pessimo “Monster Dog”) dimostra ,con pochi mezzi a disposizione e condizioni logistico/temporali pessime (fu costretto a girare di notte quasi la totalità del film, poichè di giorno era impegnato sul set di “Strike Commando 2″, diretto da Bruno Mattei), di esser in grado di mettere tanta action nella pellicola e tanto gore (elemento comunque costante nei suoi prodotti, se si eccettua la “Casa 5″). Ma il problema di fondo resta quello di una sceneggiatura disastrosa, che perde di vista tutti i punti di partenza e che genera un film senza né capo né coda. I dialoghi sono risibili, recitati da attori improvvisati e, soprattutto, non esiste caratterizzazione alcuna nei personaggi e… nemmeno negli zombi!!! Difatti i morti-viventi alle volte ciondolano famelici (come nel loro più classico stile) altre volte (inspiegabilmente) corrono e sparano come forsennati! Addirittura in una scena un militare viene abbattuto da uno zombi con un balzo a “braccio teso”, in perfetto stile Hulck Hogan. Comunque il sangue scorre a volontà, perciò i fanatici del gore potranno trovare qualche motivo d’interesse nel film in questione.”
VOTO ESTETICO: 4 VOTO TRASH: 7,5
(Estratto della recensione pubblicata da www.alexvisani.com)
ZOMBI 3 (ZOMBIE FLESH EATERS 2)
“Brutto film girato nel 1988 inizialmente da un Lucio Fulci ormai malato e, ahimè, portato a termine incautamente da Bruno Mattei.Il soggetto e la sceneggiatura ( ?! ) sono a cura di Claudio Fragasso…Una misteriosa valigetta con delle misteriosissime fiale contentente il misteriosissimo virus “Death One” ( ?! ) viene incautamente rubato da un gruppo di malviventi. Da qui, ovviamente, comincerà un lungo e irrefrenabile contagio che porterà alcuni abitanti del luogo a trasformarsi in orribili e famelici zombi che cominceranno a massacrare qualsiasi essere umano capiti loro a tiro. L’intervento dei militari riuscirà a porre fine a questo orrore?“
“Il film è veramente una cavolata: tutto sbagliato, o quasi, con innumerevoli momenti di comicità involontaria che si alternano a situazioni incomprensibili che lasciano a bocca aperta ( vedere la scena dell’attacco ai danni di un militare, su un prato, nella parte finale ). La recitazione è molto al di sotto del livello di guardia ( il protagonista, Deran Sarafian, ha pensato bene di passare dietro la macchina da presa negli anni successivi…).Cosa possiamo salvare da questo immondezzaio? Diciamo che, almeno, il ritmo è abbastanza buono e che non ci si annoia, alcuni momenti gore sono piuttosto gustosi e qualche idea passabile qua e là possiamo trovarla ( l’entrata in albergo dei militari vestiti di bianco, la testa dentro al frigorifero che azzanna un incauto ragazzino, la simpatica macchietta del conduttore radiofonico, gli uccelli “zombificati” )”
VOTO: 3
(Estratto della recensione di Filippo Fassino pubblicata da www.alexvisani.com)
ZOMBIE 5 Aka KILLING BIRDS RAPTORS
( RAPTORS – GLI UCCELLI ASSASSINI)
Truce horror prodotto e co-diretto da Joe D’Amato assieme al suo aiuto regista Lattanzi, a cui è attribuita la paternità del film. Un reduce dal Vietnam trova la moglie a letto con l’amante e furibondo compie una strage. L’uomo, dopo aver massacrato la coppia, uccide anche due vicini di casa e si accanisce brutalmente contro gli uccelli in gabbia che appartengono alla sua collezione. Ma un falco lo attacca e gli strappa gli occhi. Anni dopo, un gruppo di giovani studenti si reca nella villa ove accaddero i misfatti narrati nel prologo. Inutile dire che i fantasmi inquieti, che si aggirano fra le mura della mansione, provvederanno ad una sanguinosa ecatombe.
La pellicola non annoia e, nonostante la presenza di qualche tempo morto, risulta scorrevole nel complesso. Ovviamente non è esente dai difetti tipici delle produzioni italiane a basso budget ed il cast è composto dai soliti attori dalle espressioni bovine. VOTO: 6
(Estratto della recensione pubblicata da www.alexvisani.com)
[06/11] LA BELVA COL MITRA // CANI ARRABBIATI
CINECLUB DOMENICA UNCUT
DOMENICA 6 NOVEMBRE
Orari proiezioni:
Ore 18:30
LA BELVA COL MITRA di Sergio Grieco, 1977.
Ore 21:00
CANI ARRABBIATI di Mario Bava, 1974.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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La belva col mitra, definito “eccessivo” perfino da un critico illuminato e abitualmente pacato come Marco Giusti all’interno del suo Dizionario dei film italiani stracult, è a nostro giudizio paradossalmente meno spietato di altre pellicole come Milano Odia o addirittura meno crudo di film come I violenti di Roma Bene dello stesso Grieco. Fatto sta però che su tutto il film aleggia un’atmosfera malvagia e malsana oggettivamente non riscontrabile in nessuna altra pellicola del genere; merito indubbiamente del regista ma soprattutto della straordinaria e intensissima interpretazione di un Helmut Berger che già da solo vale il biglietto, giocando con il suo personaggio oltre i confini della paranoia e mandando lo spettatore a letto predisposto per un genuino incubo notturno.
La storia, ambientata curiosamente fuori dagli ambienti metropolitani e precisamente ad Ancona, narra di un gruppo di evasi, che torna a seminare il terrore dopo un periodo di riposo forzato in gattabuia, capeggiato da Helmut Berger nei panni di Nanni Vitali, criminale bello e dall’istinto pazzoide e feroce in balìa della sete di vendetta nei riguardi delle persone che lo hanno tradito o che cercano di mettergli il bastone fra le ruote.
Consegnato alle cronache come uno dei film preferiti in assoluto da Quentin Tarantino (tanto da inserirne una sequenza divenuta ormai celebre all’interno del suo Jackie Brown), la pellicola mantiene in buona parte le promesse legate alla sua fama di antesignano del genere pulp.
(Estratti dalla recensione pubblicata da Pollanet Squad)
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Mario Bava dà il la, con questo smisurato masterpiece, ad un nuovo filone cinematografico, il pulp; non siamo negli anni novanta, non siamo negli States e Tarantino si faceva ancora soffiare il naso da sua madre.
Il film è agile ed imprevedibile, i dialoghi sui minimi sistemi, che talvolta arrivano ai limiti dell’inverosimile efficacemente ripresi anni dopo da Tarantino e soci, acquisiscono autorevolezza tra le maglie di un contesto scelleratamente originale; il montaggio invece incespica un pò nel primo quarto d’ora, mentre il soggetto vola immediatamente su livelli altissimi. Mario Bava dirige a modo suo un fantastico concerto di violenza e non-sense, di crudeltà e degrado, della società normale contro quella senza regole dei delinquenti, “noi contro loro”, completando l’opera con momenti di terribile bellezza e disarmante umiliazione: come dimenticare Maria detta Greta Garbo, l’ostaggio, costretta a mingere in piedi, dopo essersi tolta le mutandine, davanti agli occhi felici dei suoi aguzzini, oppure il bambino malato usato come posacenere da Bisturi. Il cast non è composto da nomi di prima fascia: Cucciolla, Montefiori non sono attori alla Merli o alla Milian, ma il regista non punta sul nome ma sul prodotto nel suo insieme, il film non ha bisogno di primedonne per riuscire, e sulla stessa linea è anche la OST di Stelvio Cipriani mai invadente e sempre calibrata. Ma una citazione particolare merita Lea Lander, bella e brava, il cui grosso merito non si limita all’intensissima interpretazione di Greta Garbo, ma si concretizza venti anni dopo anche con il lavoro di recupero della pellicola girata da Mario Bava, disgraziatamente mai uscita nelle sale cinematografiche per problemi legati alla produzione. Uno di quei lavori che lasciano il segno!!! (Estratti dalla recensione pubblicata da Pollanet Squad)
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17 Luglio 2011
Domenica uncut presenta:
OMAGGIO A MARIO BAVA
MAESTRO OF THE MACABRE
Orari proiezioni:
Ore 17:00
OPERAZIONE PAURA (M.Bava 1966.)
Ore 20:00
REAZIONE A CATENA (M.bava, 1971.)
Ore 21:30
LISA E IL DIAVOLO (M.Bava, 1972.)
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Presso: SOUR MILK , VIA TRIESTE N. 5
MENZAGO DI SUMIRAGO. VARESE.
Free Entry
Ingresso riservato ai soci Arci.
www.sourmilk.it
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Mario Bava
(Sanremo, 1914 – Roma, 1980)
Figlio d’arte (il padre Eugenio era fotografo, scultore, cineasta), esordisce come operatore in “L’avventura di Annabella” (1943) di L. Menardi: in tre lustri di carriera, lavora con registi quali Pabst, Walsh, Emmer, Freda – per il quale crea l’inobliabile atmosfera macabra e decadente de “I vampiri” (1957) – dimostrando doti tecniche fuori dal comune e un enorme talento nel creare effetti speciali con pochi mezzi.
Firma la sua opera prima nel 1960, adattando per lo schermo il racconto “Il Vij” di Gogol: il film che ne risulta, “La maschera del demonio” (1960), è universalmente riconosciuto un capo d’opera della paura e il manifesto dell’intero cinema orrorifico italiano.
Vi si ritrovano al completo le tematiche che saranno proprie del filone indigeno: la figura centrale della donna-mostro, un erotismo malato ed ossessivo, pulsioni necrofile, dimore maledette, vampirismo, riti misteriosi ed antiche maledizioni. Il tutto, fotografato in un bianco e nero di grande suggestione, con sequenze indimenticabili (basti citare quella della resurrezione della strega, ancor oggi agghiacciante) e mirabili prove d’attore (mai più la Steele saprà ripetersi a simili livelli).
In seguito, Bava frequenterà un po’ tutti i generi, con risultati assai validi: vanno ricordati l’insolito peplum “Ercole al centro della terra” (1961), il bel giallo hitchockiano “La ragazza che sapeva troppo” (1963), il teso horror sadomaso “La frusta e il corpo” (1963), la trilogia del brivido de “I tre volti della paura” (1963; l’episodio “I Wurdalak”, tratto da Tolstoj e interpretato da un superbo Boris Karloff, è una vetta nell’arte del Nostro).
Le cose sue più convincenti restano però “Sei donne per l’assassino” (1964), magistrale e violento thriller che apre la strada alle pellicole di Argento; “Operazione paura” (1966), racconto gotico di straordinaria suggestione visiva; “Reazione a catena”(1971), ove si precorre il genere slasher sgranando un immaginifico rosario di morti che farà scuola. Più amato all’estero che in patria, Bava è a nostro avviso autore a pieno titolo: più di tanti cultori dell’impegno a tempo pieno, per tacer di certi maestrini coi loro affliggenti pensum.
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Reazione a catena
Un’anziana contessa possiede un’enorme proprietà che fa gola a un architetto, che progetta di eliminare gli eredi per rilevare l’intera zona con lo scopo di trasformarla in un villaggio. A opporsi al progetto, oltre alla contessa, c’è un entomologo; ma un giorno, la contessa viene trovata assassinata…
Operazione paura
Un giovane medico condotto indaga su una catena di inspiegabili decessi e scopre che la responsabile è una vecchia pazza che abita isolata in una vecchia villa, nel ricordo della figlia morta durante una festa.
Lisa e il diavolo
Lisa sta visitando un’antica città straniera, quando la guida turistica la porta davanti ad un affresco sul quale è raffigurato il diavolo e dopo pochi minuti, in una bottega incontra un uomo molto simile alla creatura raffigurata nel dipinto…
DOMENICA 26 GIUGNO
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
Ore 18:30 proiezione di:
!!! PROIEZIONE ANNULLATA !!!
FRAMMENTI DI SCIENZE INESATTE di Stefano Bessoni, 2005.
Nero come la pece, fantastico come una fiaba, Frammenti di scienze inesatte è un vero e proprio viaggio in un mondo macabro e visionario… 
IL FILM: Il dottor Zacchìa dirige una piccola scuola di medicina e scienze naturali dove si insegnano materie ufficiali assieme a discipline inusuali, come la tanatologia, la zoologia apocrifa e la scultura tassidermica. Zacchìa è solito affittare una vecchia casa ad alcuni dei suoi studenti, che seleziona con particolare attenzione, valutandone carattere e aspirazioni. Tra questi ci sono Tadeusz e Berenice, una coppia di ragazzi ossessionati dalla generazione spontanea e dalla creazione di un essere umano dal nulla, Nataniele, un cercatore di angeli alle prese con una misteriosa mela proveniente dallo stesso albero dal quale si originò il peccato, Cassandra, una ragazza vittima di un singolare caso di morte apparente, Giona, un disegnatore che si appassiona alla raccolta di oggetti e alla creazione di una wunderkammer e Rebecca, una restauratrice di vecchi balocchi. Il dottor Zacchìa segue con grande attenzione le propensioni dei ragazzi, cercando di accrescere e di indirizzare gli interessi di ognuno di loro. Ma il medico serba un segreto…
(http://www.bizzarrocinema.it)
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Il 25 giugno uscirà KROKODYLE in DVD, il nuovissimo film di Stefano Bessoni, con un numero speciale della rivista DARK MOVIE interamente dedicata al film. Sul DVD troverete anche il making-off, il trailer e la galleria fotografica.
Per info visita il sito di KROKODYLE
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
Cinematografo poverania
http://poverania.com
-Twiggy Club
www.twiggyclub.com
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POVERANIA VARESE 24 APRILE 2011
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
ore 18:30
MOTEL di Simone La Rocca, 2008.
Ore 20:30
[CORTO] COWPUNX FROM HELL di Enrico Stocco, 2009.
ore 21:00
THE SLURP – Gli strani supereroi di Simone La Rocca, 2009.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
- Domenica Uncut
http://domenicauncut.wordpress.com/
- Twiggy Club
http://www.twiggyclub.com/
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MOTEL
Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2008
Con Aldo Santarelli, Aleandro Montanucci, Giampaolo Picchiami, Angelo Conti, Alì Saoudì, Mauro Alessandri
Genere Commedia
Durata 90 min
Web http://www.ghostfilm.eu/
Prima C.P. Febbraio 2009
SINOSSI
Una pistola buttata sull’asfalto, i vecchi fumetti letti e riletti, due investigatori alle prese con un caso difficile, la musica Funcky e Ska. Una viaggio di 1400 km su un’ape 50, un tesoro nascosto in mezzo alla vigna, un uomo derubato che si porta appresso il suo testimone oculare. La popolazione messa in pericolo dagli attacchi alieni, Stanlio ed Ollio ed un concerto con quattro spettatori, tra cui uno s’era pure addormentato. Motel, una commedia delicata e onesta.
LINK RECENSIONE: BizzarroCinema.it
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COWPUNX FROM HELL
Documentario no-budget con musiche di Wasted pido, Sheriff perkins, The tease cavern, Bruno gourdo e Number 71 band…
Regia: Enrico Stocco
Paese: Italia/Francia/Uk, 2009
Interpreti: Wasted Pido, Sheriff Perkins, Bruno Gourdo, The Tease Cavern, Number 71 Band
Durata: 20′
Web: http://www.myspace.com/wastedpido
Il film:
Cowpunx from Hell è un film che segue le vicende di alcuni One Man Bands, e in questa maniera parla di Rock n Roll, peccato, redenzione, vita di strada. Rispedito sulla terra dall’inferno, Wasted Pido suona tra Londra e Napoli, alle prese con performance al limite dell’infarto, lavori mal pagati, strumenti non convenzionali, sigarette, litri di caffè, birra, whisky, una macchina distrutta e l’autostrada che non finisce mai… “Non so cosa fare di questo film. Sapevo solo che dovevo farlo e portarlo alla fine, in qualche maniera…” (Enrico STOCCO)
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THE SLURP – Gli strani supereroi
Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2009
Con Aleandro Montanucci, Giorgio Vespa, Mauro Alessandri, Vasco Santarelli
Genere Commedia, Fantastico
Web http://www.ghostfilm.eu
Prima C.P. Dicembre 2009
SINOSSI
Supereroi, detective, baroni e meccanici: quattro episodi per rivisitare (e reinterpretare) i generi cinematografici. Rockman, supereroe deficiente che combatte contro una mummia; Il Barone, storia di botte e di amicizia; Paranormal Detective, episodio con alieni e investigatori dell’occulto; Il Meccanico, un omaggio alla comicità slapstick. Il promettente regista e sceneggiatore Simone La Rocca, con il film a episodi The Slurp – gli strani supereroi, firma il suo secondo lungometraggio: un divertente e personale omaggio al mondo del cinema.
NOTE
Il primo episodio, “Rockman”, è nato perché volevo fare un film su un supereroe, e sinceramente i film sui supereroi che vedo al cinema non mi hanno mai soddisfatto fino in fondo. “Il Barone” lo abbiamo girato nel periodo di Natale. L’idea mi è venuta dopo aver visto The Spirit: mi è piaciuto, in particolare, quando il protagonista si mette a correre sui tetti. Il personaggio del Pirata è un po’ ispirato a lui: corre, salta e non si stanca mai. Il terzo episodi è “Paranormal Detective”, dove tutto si svolge a ritmo di musica punk. Questo episodio si ispira un po’ agli acchiappafantasmi, un po’ ai marchingegni di Data ne I Goonies e un po’ al Tenente Colombo. Per il quarto episodio “Il Meccanico” volevo fare un colossal con tanti personaggi, e per questo motivo mi sono ammazzato di fatica: non so davvero quanta gente ci ho messo dentro! Voleva essere un omaggio a Jacques Tatì e a Benny Hill. (Simone la Rocca)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU: BizzarroCinema.it
DOMENICA 3 APRILE
OMAGGIO A
CLAUDIO FRAGASSO
Interventi di Andrea Lanza (Nocturno, Horror.it).
orari proiezioni:
ore 18:30
MONSTER DOG (C.Fragasso, 1984.)
ore 21:00
TROLL 2 (C. fragasso, 1990.)
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Cineclub Domenica Uncut
Presso: TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
Domenica Uncut http://domenicauncut.wordpress.com/
Twiggy Club http://www.twiggyclub.com/
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Tra zombi corridori e troll vegetariani: i volti horror di Claudio Fragasso
scritto da Andrea lanza
è una fenice. Lui è nato e risorto mille volte senza mai perdere la voglia e il desiderio di fare cinema. E non cinema come quello che si usa ora fare in Italia, di quello lecchino, reggipalle, che piace un po’ a tutti, di quello buono per riempire una serata distratta davanti alla tv.Il cinema di Fragasso è in primis una sfida, quella di superarsi pellicola dopo pellicola in invenzioni e idee. Che dire d’altronde di un film come After death che mette al centro della vicenda zombi (si badi bene non infetti come quelli di Lenzi) che corrono, parlano e hanno una coscienza che sociale o meno arriva mille anni prima di Rodriguez o George A. Romero? O di un film come Troll 2 che tutt’ora in America sta diventando un fenomeno di culto tanto da avere proiezioni di mezzanotte che diventano feste vere e proprie con fan truccati dai Goblin del film? Fragasso è a suo modo un genio, sicuramente un maestro di un certo tipo di cinema dai budget bassi, ma dalle grandi idee. Eppure in Italia, come in passato Bava o Fulci, è snobbato, molte delle sue opere migliori sono state maciullate da una censura più cieca di zombi cannibali, molte altre non hanno mai visto il buio di una sala cinematografica pur essendo meritatissime…( prosegue su Horror.it…)
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“Un cane mostruoso semina morte in un antico maniero dove un gruppetto pop-rock (capitanato da Alice Cooper in persona!!!) deve girare un video-clip. Cosi’ fra azioni ed avvenimenti senza senso si va avanti fino all’improponibile finale, in cui si scopre che lo stesso Alice Cooper è un lupo mannaro per via di un’antica maledizione di famiglia. I primi venti minuti di film pongono nello spettatore un quesito fondamentale: ma l’assassino è un licantropo oppure un famelico cagnone? Ecco la risposta alla vostra tormentosa domanda: nei primi venti minuti l’assassino è dapprincipio un cane-mostro poi si passa al lupo mannaro per via di un problema tecnico che si presento’ sul set durante la lavorazione della pellicola. Il pupazzo del cane si ruppe quasi subito cosi’ Fragasso & company dovettero sopperire cambiando la sceneggiatura del film ed inserendo la figura del licantropo!”
(Estratto della recensione pubblicata da alexvisani.com)
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“Oggi recuperiamo un bruttissimo per eccellenza, lo scult Troll 2 aka Goblin perchè in realtà la pellicola tratta di voraci Goblin, ma all’epoca dell’uscita negli States, siamo nel 1990 i distributori spacciarono il film diretto da Drake Floyd alias Claudio Fragasso come sequel del dark-fantasy Troll di John Carl Buechler”
“Inutile stare a sindacare sulla qualità tecnica e squisitamente cinematografica del film, oltre ad essere considerato tra i peggiori film mai realizzati il delirio che propone su schermo ha quasi del prodigioso, ma quello che lascia più interdetti è la Goblin-mania partita dagli States e propagatasi in diverse nazioni con affollate proiezioni notturne in costume, festival e diversi omaggi ad un film che sembra comunque aver lasciato un segno se pur all’insegna del bruttissimo, senza contare che il film di Fragasso ha la capacità di elevare a nuovi ed inesplorati livelli qualitativi saghe mostruose come quella dei Ghoulies e dei Critters.”
(Estratto della recensione pubblicata da ilcinemaniaco.com)
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Domenica 27 Marzo
CINEMATOGRAFO POVERANIA
VARESE ACT. III
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
DOMENICA 27 MARZO
Ore 18:30
TORINO NERA di Massimo Russo.2008.
ORE 21:00
LA BANDA DEL BRASILIANO di John Snellinberg.2010.
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CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
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Regia Massimo Russo
Paese Italia, 2008
Con Gualtiero Sacco, Federico Bava, Carlo Salandin, Andrea Maltese
Genere Noir, Grottesco
Web http://www.torinonera.it
Prima C.P. Ottobre 2009
SINOSSI:
Durante una messa nera ci scappa il morto. Ad assistere al fatto, suo malgrado, si trova per caso il barbone Carlo – detto “lo Zozzo” – che finisce inseguito dagli assassini e per poco non ci rimette le penne anche lui. Ad indagare sul caso si troveranno il fascistoide e cocainomane vicecommissario Megretti e lo strambo detective privato Teo Marchesi (conosciuto nell’ambiente come “il Laido”). Ne vedremo delle belle…
NOTE:
Torino Nera nasce dall’incoscienza e dall’inconsapevolezza più assoluta, dalla necessità di realizzare un prodotto artistico, dalla voglia di raccontare una storia e soprattutto dei personaggi. Le difficoltà sono state infinite: il film è nato come un lavoretto tra amici, ma pian piano è diventato una cosa enorme, di cui si è perso presto il controllo. Un film come Torino Nera necessitava di una produzione grossa, esperta e con spessore economico. Invece ci siamo dovuti arrangiare, realizzando il tutto a budget zero, senza alcuna esperienza e senza mezzi. Le soddisfazioni sono state tante: ogni volta che superavamo una difficoltà, ogni volta che facevamo un passo in più, era un piccolo traguardo raggiunto. E poi il riscontro positivo del pubblico, tante risate, applausi e entusiasmo, è stata la soddisfazione più grande. (Massimo Russo)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU:
BizzarroCinema.it
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Regia Patrizio Gioffredi
Paese Italia, 2009
Con Carlo Monni, Alberto Innocenti, Luke Tahiti, Massimo Blaco
Genere Poliziesco
Durata 90 min
Web http://www.labandadelbrasiliano.com
Prima C.P. Marzo 2010
SINOSSI:
Tra le fabbriche della periferia pratese è rinvenuto il corpo senza vita di un bambino di dieci anni, precedentemente scomparso. Il giorno successivo, in un ufficio di Vaiano, un impiegato di cinquanta anni, Massimo Gori, viene rapito da un gruppo di ragazzi. L’ispettore Brozzi, vicino alla pensione, è incaricato di seguire il caso, assieme al giovane e inesperto Vannini. I sospetti cadono sulla “banda del Brasiliano”, che ha precedentemente tentato – goffamente – di rapire altri soggetti. I rapitori sono quattro ragazzi sulla trentina: il Biondo, il Mutolo,il Randagio e il Brasiliano. Il movente del rapimento è in realtà decisamente insolito. Soltanto le indagini dell’ispettore Brozzi, perseguitato dai ricordi del passato, e di Vannini potranno far luce sul caso…
NOTE:
La Banda del Brasiliano è un film a bassissimo costo, nato dall’impegno volontario di una troupe di professionisti e appassionati di cinema, accomunati da una doppia esigenza: raccontare una forma di malessere sociale, uno scontro generazionale sotterraneo e pericoloso; farlo attraverso quel veicolo che un tempo se ne faceva espressione naturale e diretta, il cinema poliziesco italiano. La banda del Brasiliano è pertanto una specie di poliziesco, con tutti gli elementi tipici della tradizione. Ma anche una riflessione sulle difficoltà di girare un poliziesco oggi, e una commedia amara e nostalgica verso un’epoca – gli anni Settanta – che per motivi anagrafici non abbiamo potuto vivere. (Il collettivo John Snellinberg)
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POVERANIA VARESE 27-II-11
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
ACT. II
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
DOMENICA 27 FEBBRAIO
Ore 18:30
L’INVASIONE DEGLI ASTRONAZI (2009)
di Alberto Genovese. Fantascienza.
ORE 21:00
THE HUNT (2009)
di Andrea Iannone. Horror.
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CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
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L’INVASIONE DEGLI ASTRONAZI 
Regia Alberto Genovese
Paese Italia, 2009
Con John Simian, Max Muntoni, Yuri Plebani, Luigi Vitale
Genere Fantascienza
Durata 85 min
Web http://astronazi.splinder.com/
Prima C.P. Novembre 2009
SINOSSI
Il cervello di Hitler, prelevato da alieni aldebaraniani poco prima della sua morte viene rigenerato e inserito in un computer per comandare un nuovo attacco alla terra con una schiera di svastiche volanti. Mentre le astronazi calano sulla terra, due balordi progettano di recuperare i soldi della loro rapina attraverso un bancomat universale ma Satana, proprietario di parte dei soldi derubati manda sulle loro tracce il terribile seguace Mordecai, dotato di diabolici poteri. Palazzi che esplodono, riprese aeree, mostri giganti stile Godzilla, svastiche volanti e alieni dell’altro mondo: “Il primo kolossal realizzato senza soldi”.
NOTE
Sin da ragazzo ho avuto un’insana passione per registi che avevano fatto propria l’arte dell’arrangiarsi, gente come Mario Bava, Antonio Margheriti, Roger Corman e John Waters raccontavano delle storie con tutti i mezzi disponibili, che spesso e volentieri erano veramente esigui. Personalmente ho seguito i loro insegnamenti con umiltà e passione, ovviamente il budget per “L’Invasione degli AstroNazi” non esisteva né mi sono preoccupato di cercarlo, ho preferito dedicare il mio tempo ad apprendere e studiare ogni singola scena, per renderla al meglio. Oggi esiste la convinzione che per fare Fantascienza ci vogliono milioni di Euro, così nessuno vuole farla in Italia: niente di più sbagliato! Fantascienza vuol dire soprattutto ideare una proiezione del futuro in varie chiavi: ironiche, pessimiste, drammatiche, vuol dire esportare le ansie e le paure, i sogni e le speranze amplificandole all’interno di un mondo che è evoluto, magari estremizzandone alcuni aspetti. Astronazi è ambientato in un immaginario parallelo dei giorni nostri, dove l’inquinamento impedisce alla gente di uscire, dove città dal nome sovietico come Vistakovia sono annesse agli Stati Uniti ma anche all’Europa, dove, insomma, non esistono più confini. Se hai solo i milioni e non hai uno straccio di idea non fai fantascienza ma solo ostentazione gratuita e piatta del tuo potere economico sugli altri. (Alberto Genovese)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU:
BizzarroCinema.it
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THE HUNT 
Regia Andrea Iannone
Paese Italia, 2009
Con Tony De Bozzo, Matteo Anastasi, Rashad Nelms
Genere Horror
Web http://www.thehunt.it
Prima C.P. Dicembre 2009
SINOSSI
Nel cuore di Roma, il malvagio Aldous tiene prigioniero un mostro in cantina. Ma un giorno, la bestia, riesce a scappare dalle grinfie del carceriere. Inizia la caccia che dà il titolo al film e che vede coinvolti lo stesso Aldous, il vendicativo cacciatore di mostri Markus e un detective americano di nome Mitchell che indaga su alcuni orribili delitti. Un horror/splatter low budget, ironico e appassionato, firmato da un giovanissimo filmaker romano (classe 1988), quì al suo esordio nel lungometraggio. Il film è in lingua inglese, sottotitolato in italiano.
NOTE
Ho quasi 22 anni. The Hunt l’ho girato a 19, montato a 20 e presentato a 21. L’intero progetto di The Hunt è durato 2 anni. Le riprese sono iniziate a Dicembre 2007; interrotte poi fino a Marzo, quando abbiamo girato 6 giorni; poi un altro blocco fino a fine Aprile: da allora abbiamo girato tutti i weekend fino ai primi di Luglio. In tutto sono stati 28 giorni di ripresa, che ovviamente sarebbero stati la metà se avessimo girato tutto in un periodo contiguo. Le condizioni di lavoro erano piuttosto dure per tutti. Io però mi sono divertito come un matto. Terminate le riprese è iniziata la post-produzione che è durata un altro anno, tra montaggio video, audio mix ed effetti visivi. In questo periodo abbiamo ricevuto il contributo del Filmfestival del Garda e abbiamo presentato il film il giorno di Halloween, a Roma. Penso che tutti, dalla produttrice G.K. Denton al mitico Tony de Bozzo, siano stati soddisfatti… Fino a oggi abbiamo fatto altre proiezioni ottenendo sempre un riscontro positivo. (Andrea Iannone)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU:
BizzarroCinema.it
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POVERANIA VARESE ACT. I – KRAKATOA INK.
DOMENICA 23 GENNAIO dalle ore 18:30
Primo appuntamento con il
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
Ospiti della serata i KRAKATOA INK. e le loro produzioni.
“Nasciamo dalla nostra passione per il cinema, o meglio, per il suo lato più oscuro: film scrausi e terrificanti, in cui abbonda la pummarola e deficita la chiacchiera, pellicole infernali dove un cazzottone in bocca tacita inutili moralismi e stronca stupidi sbaciucchiamenti”(KRAKATOA INK).
…
Presente banchetto Krakatoa con i loro DVD, Gadget, e il fumetto autoprodotto “CAROGNE”.
http://www.bizzarrocinema.it/contenuti-extra/fumetti/carogne/
Ore 18:30
-Z MOVIE (35 min.)
Una feroce lotta per la sopravvivenza al cui confronto il titanico scontro tra Moby Dick ed il capitano Achab pare uno screzio tra poppanti.
-IL GIORNO CHE CI DIEDERO I $OLDI (10 min.)
La Krakatoa crew nella faticosa ricerca di finanziatori. Effetti speciali godzilleschi!
-AI CONFINI DELLA FANDONIA (58 min.)
Lo stupido nerd, protagonista di questo film, grazie ad un’incredibile “lavatrice del tempo” distruggerà l’intero umano sapere. Causando ingenuamente scempio, disgrazie e apocalittiche atrocità. Primo episodio della serie.
Ore 21:30
-ALKOLIC HOLOCAUST (10 min.)
Cortometraggio in stato di ebbrezza
-SUISAID : CHI ACCOPPA UN AMICO TROVA UN TESORO
!!! MODALITA’ GAME !!!
In base alle vostre scelte puo’ durare 95 o 130 minuti!
Lungometraggio a bivi, in cui le scelte dello spettatore segneranno il destino dei nostri eroi.
Diventa anche tu stregone e muovi i tuoi pupazzi in un’estasi Voodoo!
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
http://www.twiggyclub.com/
CINECLUB DOMENICA UNCUT
http://domenicauncut.wordpress.com/
CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
http://www.poverania.com/
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
IL CINEMATOGRAFO POVERANIA SBARCA A VARESE
Sodalizio tra Varese e Roma. Il “discusso” Cineclub Domenica Uncut ospita Poverania con i suoi film indipendenti, low-budget e made in Italy.
A Roma, il Cinematografo Poverania; A Varese, il Cineclub Domenica Uncut. Il primo è un progetto no-profit che organizza, periodicamente, proiezioni e presentazione all’interno di diverse realtà romane quali il Circolo Fanfulla 101, il Circolo degli Artisti e il Cineclub Detour. Appuntamenti esclusivamente dedicati al cinema no e low budget italiano e agli “invisibili” del Bel Paese. Il secondo, il Cineclub Domenica Uncut, da quattro anni a questa parte, organizza proiezioni gratuite di film indipendenti, di genere o B-movie, per la maggior parte provenienti dall’estero e ignorati dalla distribuzione ufficiale italiana, non per un discorso qualitativo, ma semplicemente per miopìa o assenza di coraggio, che impediscono di investire in qualcosa che abbia un linguaggio diverso dalle produzioni nostrane o americane, a cui siamo abituati. Basta pensare che in Italia arriva solo un film su cinquanta di quelli che vengono prodotti nel mondo.
Il Cinematografo Poverania, itinerante come l’arte in tutte le sue forme dovrebbe essere, lavora da tempo alla creazione di un piccolo ma tangibile circuito alternativo di proiezioni e visibilità, assieme a realtà e cineforum di altre città. La mission del Cinematografo Poverania è quella di offrirsi come luogo di incontro e supporto per chiunque voglia intraprendere la strada del cinema non assistito, come spazio sereno e neutrale – lontano da logiche accademiche o di mercato – intento a dare visibilità e voce a tutti i registi “poveri” del cinema italiano che troppo spesso non hanno la possibilità di mostrare le loro opere, e quindi la loro visione del mondo. Un obiettivo che, nel tempo, si va sempre più concretizzando: partendo dalla sede centrale (Roma) il progetto Poverania è arrivato sino alla città di Torino e Venezia e ora Varese, grazie l’appoggio del Cineclub Domenica Uncut.
Il progetto Domenica Uncut nasce nell’autunno del 2007, ospitato da differenti realtà locali, nelle prime tre stagioni ha proposto la visione di circa 160 film. I film proiettati sono per la gran parte in lingua originale e sottotitolati in italiano. I sottotitoli vengono realizzati dai “subber” (gruppi spontanei di traduzione sottotitoli) e in parte dalle menti del Cineclub Domenica Uncut. Vengono inoltre proposte pellicole, ormai abbandonate, nei magazzini delle defunte case di distribuzione e che difficilmente verranno riproposte su supporto digitale.
Il sodalizio tra le due realtà, quella romana e quella varesina, è avvenuto grazie ad internet e ai social network. L’eco delle attività di Cineclub Domenica Uncut è arrivata, attraverso la rete, ai romani del Cinematografo Poverania, e viceversa. Entrambe le realtà condividono la necessità e la voglia di far conoscere certo cinema ingiustamente trascurato, da qui la stima reciproca e la volontà a collaborare.
Manifesto del Cinematografo Poverania
(Contro i Morti di Fama)
Abbiamo visto umani perdere il loro amore per il cinema, perdere l’appuntamento con la propria storia, perdere la faccia con i loro amici, perdere la pazienza in attesa di sovvenzioni per il proprio film. Ha senso tutto ciò, nell’epoca del digitale? Prendete una telecamera, un computer e quattro amici. Inventate una storia o rubatela da un fumetto, da un libro, da un film preesistente e girate. Basta un po’ di sforzo per realizzare un lungometraggio o un mediometraggio (i corti sono una scelta possibile ma non più obbligata come una volta). Non è difficile, o forse sì, ma non tirate fuori la storia della distribuzione. Volete la fama, o volete soltanto girare un film? Questa domanda è importantissima, perché nel primo caso, o vendete l’anima o entrate nel giro giusto. Oppure siete veramente bravi. Se scegliete la seconda opzione, girate e fregatevene. Proiettate nei teatri e nelle pizzerie con maxischermo, mettete la vostra opera online, cedetela a compagnie aeree low cost… insomma, datevi da fare e non piangetevi addosso. Cinematografo Poverania nasce con l’intento di favorire chi ha scelto la seconda opzione. Ogni mese faremo un incontro con un autore, lo intervisteremo, lo proietteremo e cercheremo di fargli svelare i segreti della sua opera, come ha realizzato quella determinata scena, o dove ha trovato quel determinato effetto. Questo affinché gli incontri non abbiano nulla a che vedere con le rassegne rassegnate o con i festival. Chi proietta non vince niente, ma in realtà vince tutto: fa vedere la sua visione del mondo e della realtà. E non è poco. Spalanchiamo le porte a musicisti desiderosi di mettere a disposizione i propri lavori, attori volenterosi di prestare la loro capacità, registi con la voglia di scambiarsi dritte e tecniche, costumisti, operatori, insomma, chiunque abbia qualcosa da poter mettere in gioco. Cinematografo Poverania nasce e lavora intorno a questi intenti, senza il rosico invidioso per il cinema mainstream, ma anche senza l’impotente chinare la testa dei piagnoni. Possono arrivare applausi o piovere pernacchi, in entrambi i casi si cresce, ci si confronta, ci si mette in gioco. Il digitale ha aperto delle nuove porte, sta a noi decidere se entrare o aspettare il prossimo tram.
Sito internet: http://www.domenicauncut.wordpress.com/
Sito internet : http://poverania.com
SESSO, POLITICA, SURREALISMO.
DOMENICA UNCUT
28 novembre 2010
Orari proiezioni:
Ore 18:30 L’UOMO, LA DONNA E LA BESTIA
SPELL (Dolce Mattatoio) di Alberto Cavallone, 1977.
Ore 21:30 SWEET MOVIE Di Dusan Makavejev, 1974.
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Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
INGRESSO GRATUITO
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L’UOMO, LA DONNA E LA BESTIA
SPELL (Dolce Mattatoio) di Alberto Cavallone, 1977.
La Frase dal Film: “Non ho ancora capito se il mio è un lavoro serio, se serve a qualcosa o a qualcuno, se è più importante la realtà o la sua immagine o se bisogna buttare al cesso tutto e valorizzare solo la fantasia, il gioco, il sesso. Uno che si fa queste domande è uno stronzo o una persona seria?”
“Surreale e surrealista pellicola di Cavallone che prende spunti buñuelliani ed altri da De Sade, Bataille e Lautréamont. Ne fa ovviamente un discorso politico-sociale di rottura sia verso il comunismo sia verso la morale; verrebbe da pensare che le metodiche surrealiste ed estreme per scioccare il pubblico siano mezzi ormai passati, buoni per l’epoca della contestazione. Eppure i pochi artisti contemporanei, diciamo così mainstream, che hanno scelto per le loro performance di rifarsi al medesimo modello (si pensi a Luttazzi) hanno in effetti ottenuto un sisma sociale non indifferente, dimostrando che la merda, il sesso, la morte ed un ribaltamento surreale dello status quo hanno ancora un loro potenziale. Cavallone, il Buñuel-Borowczyk-Makavejev di casa nostra, pone in essere una storia non lineare d’impianto neorealista con protagonista un giovane che sorge dalla tomba e, come un catalizzatore, mette in luce le varie dinamiche “malate” della gente che abita un piccolo paesino italiano alle prese con una festa patronale che assume la dimensione tragica e dirompente di un’orgia dionisiaca…” (Estratto della recensione pubblicata da eXXagon’s reXtricted)
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SWEET MOVIE
Di Dusan Makavejev, 1974.
“…Che dire del regista Dusan Makavejev? Genio visionario o folle totale? Cantore della rivoluzione sessuale o pervertito che adora mettere in scena le sue perversioni? Ma il dubbio più grande è: pentito di aver realizzato Sweet Movie o no? Quest’opera scioccante e spiazzante, ieri come oggi, gli costò anni di messa al bando da ogni casa di produzione, gli strali degli ex compagni di partito e pure una denuncia da parte della protagonista per danni arrecati alla sua immagine. Eppure, non credo che Makavejev si sia mai pentito. Perché in questo film ha messo tanto (troppo) del suo attivismo politico, dei suoi ideali giovanili e del suo gusto per la messa in scena surreale: ci ha messo tanto (troppo) di se stesso. La satira, quella vera, non arretra di fronte a nulla e va oltre il colore politico. Makavejev mette alla berlina il capitalismo – come ci si aspetterebbe da lui – ma non rinuncia a sferrare stoccate tremende ai teorici della rivoluzione e al loro triste fallimento. Il tutto è messo in scena in forma di apologo surreale, formula oggi quasi totalmente assente dai grandi schermi ma molto in voga a metà anni ’70. Il regista riprende icone della contestazione come Clementi e Topor, li fa agire in un contesto bizzarro quanto disturbante e ottiene il massimo. Una vera goduria, non solo per noi bizzarromaniaci, ma anche per gli amanti del grande cinema tout court.“
(Estratto della recensione di Luca Romanelli pubblicata da www.bizzarrocinema.it)
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31 Ottobre : Edwige Fenech nel Thrilling all’italiana.
DOMENICA UNCUT
Domenica 31 ottobre
Edwige Fenech nel Giallo/Thrilling all’italiana.
Orari proiezioni:
Ore 16:00 5 BAMBOLE PER LA LUNA D’AGOSTO di Mario Bava, 1970.
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Ore 18:00 PERCHE’ QUELLE STRANE GOCCE DI SANGUE SUL CORPO DI JENNIFER? di Giuliano Carnimeo, 1972.
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Ore 21:00 TUTTI I COLORI DEL BUIO di Sergio Martino, 1972.
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Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
INGRESSO GRATUITO
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5 BAMBOLE PER LA LUNA D’AGOSTO 
“Un film più discusso che visto, criticato dallo stesso regista, valido più per le sue suggestioni pop che per la riuscita come film. Gli Eurofans americani impazziscono per questa pellicola letteralmente stracolma di colori, plastiche, forme, balli e atmosfere della pop art. Su Stracult di Giusti, Stefano Della Casa, dice a proposito: “Le aperture pop nel cinema di Mario Bava sono a volte più underground di tutta la Cooperativa Cinema Indipendente. Anzi, Bava è il traduttore italiano della pop art e Edwige Fenech di Cinque bambole per la luna d’agosto è un po’ la minestra Campbell di Andy Warhol“.
(Estratto della recensione pubblicata da www.exxagon.it)
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PERCHE’ QUELLE STRANE GOCCE DI SANGUE SUL CORPO DI JENNIFER? 
“Perché quelle strane gocce sul corpo di Jennifer? deve il suo successo non solo al chilometrico titolo wertmulleriano, ma all’accatastamento di situazioni e personaggi assurdi. Indimenticabile Oreste Lionello nei panni del fotografo gay, imperdibile la coinquilina svampita, senza dimenticare la lasciva vicina di casa lesbica, il tossico ex della Fenech che semina orchidee per la via, la spogliarellista nera che pesta duro, la vecchia del pianerottolo bigotta e misteriosa, il deturpato col fetish dei fumetti gialli. La Fenech e Hilton titaneggiano: lui architetto con la fobia del sangue ma non abbastanza limpido da non poter essere sospettato, la Fenech spaventatissima e procace (e sempre pronta a cambiarsi di abito) che in passato si deliziava con orgette flower-power. “
(Estratto della recensione pubblicata da www.exxagon.it)
“Musiche di Bruno Nicolai, belle, inquietanti e al contempo romantiche con l’harpsichord che scandisce in testata i passi della squillo di turno. Sicuramente, quando Simonetti compose i titoli di Profondo rosso nel 1975, aveva in testa il tema di questo film perché stilisticamente è molto simile benché strumentalmente elettronico e non orchestrale come il lavoro di Nicolai. “(Estratto della recensione scritta da Andrea Natale, pubblicata da scheletri.com)
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“Tutti i colori del buio é un film da consigliare a tutti gli amanti del cinema anni settanta, in quanto sviluppato con un linguaggio tipico dell´epoca, oramai distante dai tempi nostri, ma interessante sotto diversi profili. Un horror che si allontana dal semplice splatter fine a sé stesso per approdare ai lidi di una paura piú profonda, psicologica, una trama tessuta laboriosamente per tutto lo sviluppo della pellicola. “
“Le cornici di cui il regista si serve per esprimere il delirio che si sta scatenando nella mente della giovane donna, riportano al linguaggio di Dario Argento nel suo Profondo Rosso (anche se Tutti i colori del buio é precedente), pellicola nella quale la rappresentazione di macabri ed insoliti oggetti, fotografavano il profilo di una mente malata. Cosí Sergio Martino si serve di un teatro di posa con una scenografia semplice ma distorta nelle proporzioni e sfasata da grandangoli e effetti caleidoscopici, quasi a riprodurre la dimensione priva di spazio e tempo di un ricordo.
Ad articolare il film sono torbidi intrighi tra i personaggi, che vengono ad affiorare nella seconda parte, giustificando il tutto e preparando alla conclusione. “
(Estratto della recensione scritta da Lucafly , pubblicata da splattercontainer)
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