14 Marzo : MANGIA IL RICCO / JOHN DIES AT THE END
DOMENICA UNCUT
Domenica 24 Marzo
Ore 18:30
MANGIA IL RICCO
di Peter Richardson, 1987.
Ore 21:00
JOHN DIES AT THE END
di Don Coscarelli,2012.
(VO. Sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
http://kinesistradate.wordpress.com/
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MANGIA IL RICCO
Alex è un cameriere di colore e lavora in un ristorante di lusso a Londra. Per una inezia viene cacciato e si trova così senza un soldo e senza lavoro. Alex medita vendetta mentre il potente ministro della difesa, personaggio ambiguo e violento, conquista un crescente favore popolare. La situazione politica precipita e Alex decide allora di fare la rivoluzione con alcuni amici. Per prima cosa si impossessa del suo vecchio locale massacrandone i proprietari poi comincia a gestirlo in maniera piuttosto particolare.
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La Soy Sauce è una nuova potentissima droga in grado di rendere visibili creature provenienti da altri mondi. Molti suoi consumatori tornano tuttavia dai “viaggi” completamente cambianti e con sembianze niente affatto umane. Alieni minacciosi stanno infatti utilizzando i corpi dei giovani ragazzi tossici come veicolo per invadere la terra. Solo due giovani nerd sembrerebbero gli unici in grado di salvare le sorti dell’umanità…
Il nuovo film di Don Coscarelli (“Phantasm”, 1979, “Bubba Ho-Tep”, 2002) è denso di simbolismi, metafore, dadaismi, invenzioni e creature degne di un Salvador Dalì cinematografico quale mostra di essere nel dipingere (più che filmare) questo prodotto molto onirico e assai poco – strettamente – cinematografico.
Qual’è la differenza tra un film e un sogno? Già, bella domanda. O tra un film e un incubo, sarebbe meglio chiedersi. Ma, d’altra parte: qual’è la differenza tra un sogno e un incubo? Queste, e altre domande mi ha stimolato “John Dies at the End”, pellicola molto attesa con la quale apro con contentezza il nuovo anno di recensioni. Dico con contentezza perché Coscarelli ci stupisce davvero, anche con effetti speciali, ma soprattutto con una storia cui dovrebbe esser dato un premio solo per la sceneggiatura, un dipinto, come dicevo all’inizio, più che una “scrittura filmica”, fatto di pennellate evocative che sfumano i loro contorni da un’immagine all’altra, creando arcobaleni gocciolanti che diventano mostri alieni ragnosi e imputriditi, per poi trasformarsi in maschere grottesche alla Max Ernst. La storia in sè non interessa a Coscarelli, che forse è ispirato da un Borroughs, da un Lovecraft, ha letto il libro omonimo di Wong da cui trae la sceneggiatura, ma poi si differenzia da queste ispirazioni perturbanti-letterarie lanciandosi nel reef del suo immaginario inconscio portandosi dietro gli spettatori tutti all’inseguimento.
Ci troviamo nella provincia statunitense, in compagnia di due amici trentenni, Dave ( Chase Williamson) e John (Rob Mayes). John si imbatte in un gruppo di giovani ad uno sconclusionato concerto di un gruppo di provincia, e durante tale evento viene introdotto all’uso di una strana droga, la Soy Sauce, nera, petroleosa e improbabile sostanza iniettabile. Dave annusa l’imbroglio cosmico e rifiuta di assumerla, ma per sbaglio si punge con una siringa di John, e scopre così che gli alieni usano i corpi degli inetti umani per invadere la terra. Il film è un fuoco d’artificio semidelirante, deliberatamente autoironico in alcune sequenze (come quella in cui la maniglia di una porta si trasforma in un grosso pene), a tratti difficilmente comprensibile nei suoi sviluppi e nelle sue contorsioni nelle quali domina sempre la visionarietà di un regista che se ne frega bellamente di tutti gli stilemi drammaturgici perturbanti e horror. Coscarelli cucina con la sua fantasia allo stato puro, mescolando ingredienti e provando nuove salse in un turbinio continuo di espedienti e inquadrature che non stancano mai, nonostante i 99 minuti di pellicola.
Forse alcuni dialoghi avrebbero potuto essere in verità debitamente accorciati, e poteva forse avere una funzione più pregnante anche la cornice narrativa del drugstore nel quale Dave racconta la sua incredibile storia a un ambiguo giornalista, un Paul Giamatti dannatamente sornione, come lo Stregatto di Alice. Eccola qui d’altronde l’associazione giusta: “John Dies at The End” è la versione maschile (omosessuale?) di “Alice in wonderland” di Lewis Carrol, una specie di “giorno del non-compleanno” del sottogenere a noi caro, dove tutto può accadere.
Non dobbiamo certo nasconderci che “John Dies at the End” è un film difficile, sicuramente astruso per certi palati abituati ai soliti plot horror, così rassicuranti nella loro cornice di inquietudini costruite a tavolino dai sempiterni Michael Bay and company.
Qui siamo su un altro pianeta, insieme ad Alice, appunto, col Cappellaio Matto, lo Stregatto e altro ancora, senza che ci vengano tuttavia risparmiate scene gore e pennellatine alla Lynch (come la protesi alla mano della giovane Amy). Come può mancare, in questo contesto “il portale” verso un altrove alieno? Lo troverete, naturalmente, ma naturalmente uguale e insieme diverso da come ve lo aspettereste. “John Dies at The End”: oggetto molto bizzarro e proprio per questo da vedere e studiare con attenzione e cura.
3 Marzo
DOMENICA UNCUT
Domenica 3 Marzo
NOBORU IGUCHI PAPA!
Ore 18:30
ZOMBIE ASS : TOILET OF THE DEAD
di Noboru Iguchi, 2011.
(VO sott. in italiano)
Ore 21:00
DEAD SUSHI
di Noboru Iguchi, 2012.
(VO sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
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NOBORU IGUCHI è il maestro riconosciuto dei B-movies trash. Una sorta di Ed Wood in salsa splatter-demenziale. Come spesso accade a chi estremizza i suoi prodotti e trasmette al pubblico il divertimento che prova a realizzarli, è ormai un regista di culto e i suoi film girano i festival di mezzo mondo. Anche se talvolta le sue trovate possono dar fastidio o provocare addirittura la nausea, non si può negare che si sia in presenza di un talento inventivo, seppur al servizio della distorsione visiva e comunicativa. A fianco di una lunga esperienza nel campo degli Adult Video, in cui ha fatto film su quasi ogni aspetto delle perversioni sessuali, Iguchi ha realizzato – spesso in cooperazione con Nishimura Yoshihiro, mago degli effetti speciali e più volte regista di film analoghi di grande successo – vari film che uniscono sesso, horror, splatter, fantastico e ogni possibile genere e contaminazione di genere.
Dead sushi, realizzato l’anno dopo il successo della commedia horror Zombie Ass, definita “escatologica”, in cui gli zombie escono dal water, è un film che non può mancare in una maratona di mezzanotte degna di questo nome.
[Franco Picollo http://sonatine2010.blogspot.it/]
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ZOMBIE ASS : TOILET OF THE DEAD 
Zombie Ass di Noboru Iguchi racconta di un gruppo di amici che parte in vacanza nei boschi. Niente di nuovo, dite? Beh si, ma questa volta il film non si prende sul serio neanche per cinque minuti e fa una delirante variazione sul tema. Una ragazza del gruppo ingerisce un verme trovato in un pesce per restare magra (???). Subito dopo il gruppo viene aggredito da uno zombi che li costringe a fuggire verso un mucchio di costruzioni e, soprattutto, verso un bagno, visto che l’aspirante modella ha dei crampi orribili. Malgrado le condizioni igieniche degne del bagno di Trainspotting, la giovane decide di usarlo comunque e nel mentre qualcosa si muove sotto di lei…
Durante la fuga da una prima ondata di zombi maleodoranti e ricoperti di liquami, i cinque si rifugiano in casa dello strano Dr. Tanaka e di sua figlia Sachi. Inizia l’assedio e, a garantire una buona dose d’azione, c’è la protagonista che padroneggia le arti marziali.
Delirante, imbarazzante, divertente, spesso di pessimo gusto, con brutti effetti speciali e un bodycount prevedibilissimo, il film non delude le aspettative di chi decide di passare la serata guardando qualcosa dal titolo così improbabile. Tutti gli stereotipi jap del genere sono rispettati: bondage, divise da studentesse tagliate in punti chiave, mostri vermiformi e fallici, scienziati pazzi, ecc. Il regista ha dichiarato di voler fare un film con persone infettate da parassiti e con belle ragazze che “fanno aria”: un proposito infantile su carta, ma ben realizzato e divertente.
Anche per gli standard giapponesi, questo film è estremo e non è certo adatto a chi si scandalizza o si schifa facilmente. A chi, invece, piace il genere il consiglio è di vederlo assolutamente: molto splatter, divertente, con belle scene di erotismo soft e un combattimento finale ancora più delirante del resto del film…
Zombie Ass è perfetto per una serata fra amici con un buon quantitativo di birra…
(DRIVER http://www.splattercontainer.com/)
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E se fosse il Sushi ad azzannare voi?
Noboru Iguchi ci svela un segreto spaventoso: anche il Sushi ha un’anima, dei sentimenti, una dignità. E soprattutto anche il Sushi ha fame, fame di Sushi Umano!!! Dopo aver visto il Trailer di Dead Sushi non potrete più guardare allo stesso modo un piatto di questa tipica specialità giapponese…il terrore che uno di quei bocconcini colorati si animi e vi azzanni la gola sarà troppo forte. Lo so. I ristoranti giapponesi doteranno i propri clienti di giubbotti di kevlar ed elmetti antiproiettile e, fra le norme, oltre ad assicurarvi che il pesce con il quale è stato realizzato il sushi è freschissimo, i proprietari dei locali dovranno garantirvi che il Sushi è stato ucciso prima di essere servito in tavola.
Lo so. Avrete paura.
Grazie Noboru Iguchi, maestro di saggezza, non vediamo l’ora di goderci questa tua nuova opera, un capolavoro annunciato.
Recitano, combattono, mangiano e uccidono Sushi in questa pellicola Rina Takeda e Shigeru Matsuzaki…Dead Sushi!!!
(Actarus http://www.splattercontainer.com/)
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DOMENICA 3 FEBBRAIO
DOMENICA UNCUT
Domenica 3 Febbraio
ore 18:30
TOKYO!
di M. Gondry, L. Carax, Joon-ho Bong, 2008.
(VO sott. in italiano)
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Ore 21:00
HOLY MOTORS
di Leos Carax, Francia, 2012.
(VO sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
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Trama:
In una città sovraffollata, dove le strade si intrecciano e i palazzi si sviluppano in tutte le direzioni, una ragazza trova il modo di rendersi davvero utile trasformandosi in una sedia, un uomo dall’aspetto mostruoso emerge dalle fogne e terrorizza la città e un eremita urbano rompe il proprio isolamento scoprendo però che tutti gli altri hanno fatto come lui.
Tre gaijin (stranieri) raccontano la città emblema del Giappone: Tokyo, paradigma del progresso postmoderno delle “civiltà del nord” e allo stesso tempo emblema del paradosso che le caratterizza. Nel parossismo del traffico, della folla e delle luci prendono corpo tre storie ricche di temi densamente nipponici e al contempo universali, quantomeno per chi appartiene alla cultura delle metropoli.
La domanda da cui tutti partono è: sono gli uomini a dare forma alle città o viceversa? Interrogandosi sul rapporto fra uomo e spazio e fra uomo e uomo, tutti e tre i registi sono approdati al racconto di storie surreali ed estreme. In un mondo in cui si ha ragione d’essere per quello che si fa, una giovane ragazza senza ambizioni si sente davvero utile solo quando kafkianamente un giorno si trasforma in una sedia. Se improvvisamente un essere mostruoso scombussola lo status quo con la sua carica anarchica, il sistema lo neutralizza trasformandolo in icona mediatica. Quando l’umanità si trasforma in un agglomerato di monaci che non hanno alcun contatto fra loro, ci vuole un terremoto, forse quello definitivo, per rianimare i sentimenti originali dell’uomo in quanto animale sociale. In tutti i casi, il punto di forza è l’immagine. La stessa estetica accurata caratterizza infatti i tre capitoli che compongono il film, per quanto declinata in tre stili diversi.
Le firme dei tre registi sono riconoscibili, eppure in tutta l’opera si respira un gusto visivo molto giapponese. Nell’episodio Interior Design, per fare un esempio, la rappresentazione della trasformazione in sedia della protagonista è sorprendente e marcatamente gondriana, mentre la sequenza in cui la coppia discute, girata con un lungo carrello all’indietro, ha la severità e il realismo dei classici nipponici.
(Francesca Arceri http://www.hideout.it)
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Trama:
A bordo di una lunga limousine bianca Oscar si reca ogni giorno ai suoi numerosi appuntamenti di lavoro: la sua professione è vivere le vite degli altri, una dopo l’altra, come fulminei episodi di un film collettivo. Nel suo camerino di bordo si trasforma in banchiere, padre di famiglia, lottatore, assassino, troll, anziano morente; ma chi è Oscar veramente in un mondo in cui tutta la realtà è virtuale e ogni vita è una pantomima?
Il cinema è una grande macchina per produrre sogni e visioni che ci creano e ci trasformano, un veicolo capace di intervenire nei processi di identificazione che fanno di ogni soggetto ciò che è, fornendogli una “identità”.
Oniricamente, Leos Carax prende alla lettera questa idea e in Holy Motors ci trasporta per le strade di Parigi all’interno di una carnevalesca limousine a bordo della quale il signor Oscar, figurante esistenziale, ha il suo ufficio-camerino. Di lavoro Oscar si mette nei panni degli altri, interpreta episodi di vite altrui, vive vite, identità, sempre assorbito nel suo ruolo, apparentemente immune agli urti esistenziali e addirittura alla morte che non è mai la sua, è sempre cosa d’altri e comunque sembra sempre una messa in scena. E come non gli appartiene nessuna delle morti che interpreta, non gli appartengono veramente neanche le vite che recita così bene nell’inanellarsi frenetico dei suoi “appuntamenti di lavoro”.
Cosa resta allora dell’identità di un individuo se ogni azione che compie richiede di indossare una maschera e di interpretare un ruolo scimmiottando modelli prefabbricati in serie? Dove sta la realtà se le parole che pronunciamo sono sempre la ripetizione di qualcosa che è già stato pensato e scritto in un copione, se le forme e i generi attraverso cui il nostro corpo e il nostro linguaggio si esprimono sono già state concepite e ci condizionano? Forse che un incidente, un malessere fisico, un sintomo incontrollabile possono permettere all’esistenza e al desiderio di ognuno di noi di emergere nella loro singolarità?
Attraverso un dispositivo mesmerico di episodi in successione (con tanto di folle entracte), Carax porta in scena la sua nevrosi antisociale e denuncia la nostra capacità opportunistica e menzognera di giocare con il sembiante, di indossare delle maschere, di trasformarci in fantasmi capaci di rispondere alle aspettative altrui. Complice dell’impresa, lo straordinario e mostruoso attore-feticcio Denis Lavant, che assume sulle sue spalle (dis)umane tutto il peso delle trasfigurazioni linguistiche e formali di Holy Motors insieme ad alcune presenze-apparizioni eccezionali: Michel Piccoli, Eva Mendes e Kylie Minogue in una commovente versione Jean Seberg.
Precinema, musical hollywoodiano, fantascienza, film d’azione, computer grafica, animazione e citazioni infinite danno forma a questo pazzo metacinema in cui trova ampio spazio anche l’autocitazione attraverso, tra l’altro, il candido e infernale signor Merda apparso per la prima volta in uno degli episodi del film collettivo Tokyo!. Nel delirio della finzione che sfuma nella realtà, ci accompagna costantemente uno scricchiolio, forse della barocca sala cinematografica su cui un Carax gran manovratore veglia mentre gli spettatori assistono alla partenza di una grande nave da crociera, o forse di quella stessa sala/nave su cui ci troviamo noi a vagare ciechi nella notte.
(Silvia Nugara http://www.cultframe.com)
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Domenica 6 Gennaio
DOMENICA UNCUT
Domenica 6 Gennaio
Ore 18:30
COCKNEYS Vs. ZOMBIES
di Matthias Hoene, Uk, 2012.
(V.O. sott. in italiano)
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Ore 21:00
JUAN DE LOS MUERTOS
di Alejandro Brugués, Cuba, 2011.
(V.O. sott. in italiano)
PROIEZIONI GRATUITE
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COCKNEYS Vs. ZOMBIES
Gli zombi mi hanno un po’ rotto il cazzo, e secondo me pure ad alcuno di voi. Per carità, sono belli, cannibali, gore e mortali; sono la fidanzata perfetta – puzza a parte, ma forse tra di voi c’è chi si accontenta – ma con quel difetto della fidanzata perfetta che alla lunga caga il cazzo, per
ché gli si può dire quello che si vuole ma alla fine gli zombi restano zombi e che abbiano iniziato a correre o meno non fanno nulla di più di quelli di Romero, vecchi di 44 anni, e a dirla tutta fanno pure meno metafora sociale, e paura.
Cockneys vs Zombies è il film che per quest’anno ha salvato il genere dalla completa rottura di cazzo. È tipo l’unica commedia con gli zombi che non vuole fare Shaun of the Dead e riesce a far ridere molto comunque senza mai cadere nella parodia e nel banale; è quel miracolo divino che ti fa dire grazie d’esistere agli inglesi, agli zombi e grazie ad Alan Ford per le parolacce.
Per chi non lo sapesse: i cockney sono quei londinesi proletari che vivono nell’Est End della città e parlano il cockney, dialetto londinese che consiste nel mangiarsi più parole possibili e dire parolacce.
“Un film con zombi che SERVE.”
Jean-Claude Van Gogh, i400calci.com
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JUAN DE LOS MUERTOS : GLI ZOMBIE INVADONO CUBA
A cinquant’anni di distanza dalla storica Revolución, una nuova rivoluzione sta per iniziare a Cuba. È quanto promette lo slogan di un film che uscirà nell’autunno del 2011 e che sta già riscuotendo un grande successo tra gli abitanti dell’isola – e non solo.
Juan de los Muertos fa parlare di sé per vari motivi. Primo: è un film cubano che non rispetta gli schemi osservati, tradizionalmente, dal cinema nazionale dell’isola comunista. Secondo: per essere un film locale e indipendente, ha un budget molto elevato per gli standard cubani (2.300.000 dollari). Terzo: è il primo film cubano… sugli zombie.
È una commedia-horror satirica e sanguinosa, che alternerà risate e smorfie di disgusto. Il regista Alejandro Brugues la descrive così: “È comunque un film molto ‘cubano’, che prende in giro il nostro modo di pensare e fare. Per esempio, ecco come reagiamo ai problemi: prima cerchiamo di ignorarli; poi proviamo a fare soldi sfruttando il problema; e infine ci buttiamo in mare e cerchiamo di scappare dal Paese. È proprio quello fanno i nostri eroi nel film”.
Il film prende in giro (leggermente) anche la retorica politica dell’isola. Appena i morti-viventi lanciano l’invasione, per esempio, i media nazionali accusano gli americani di sostenere i dissidenti-zombie con l’obiettivo di destabilizzare Cuba. Pian piano, però, si scopre che la storia è più complicata.
(http://bashiri-heri.blogspot.it/)
11 Novembre // Sound Of Noise // Ex Drummer
DOMENICA 11 NOVEMBRE
ORE 18:30
SOUND OF NOISE di Ola Simonsson e Johannes Stjärne Nilsson, 2010.
EX DRUMMER di Koen Mortier, 2007.
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE
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SOUND OF NOISE 
Nel 2001 i due registi svedesi Ola Simonsson e Johannes Stjarne Nilsson girano un cortometraggio dal titolo “Music for one apartment and six drummers” [VIDEO]. La storia? Cinque uomini e una donna salgono su un’automobile e raggiungono un appartamento. Una volta dentro cominciano a suonare mobili, elettrodomestici, soprammobili, utensili da cucina e tutto quello che capita loro sotto mano. I sei continuano imperterriti, almeno finché non entrano in casa i veri proprietari dell’appartamento.
La storia, questa volta, parte da più lontano: Amadeus Warnebring discende da un’importante famiglia di musicisti, tra compositori, pianisti e direttori di orchestra. Lui invece fa il poliziotto e, per la precisione, è responsabile dell’antiterrorismo. Amadeus si tiene ben lontano dalla musica, ma quando la musica diventa un caso da seguire e i musicisti diventano dei colpevoli da arrestare, le cose per lui cambiano. La città è infatti presa sotto assedio da sei musicisti che improvvisano dei veri e propri atti terroristici suonando in luoghi non convenzionali e con strumenti non convenzionali. Il loro scopo e di scoprire e far riscoprire il suono della città, quello di Amadeus è di catturarli.
Forse.
Nonostante il punto di inizio sia quanto di più lontano dalla narrativa cinematografica intesa in senso stretto (“Music for one apartment and six drummers” è molto più simile ad un videoclip che ad un cortometraggio), “Sound of noise” si regge in maniera ottima sulle proprie gambe grazie ad una storia naif e dal ritmo travolgente. L’idea che conquista è quella di trasformare questo film in un classico heist-movie, dove al posto delle rapine, però, ci sono attacchi di guerriglia musicale assolutamente geniali, che oscillano tra la poesia (Electric love), la dissacrazione (Money 4 U, Honey, Doctor doctor give me gas (in my ass)) e la rivendicazione artistica (Fuck the music (Kill! Kill!)). E’ questo il difficile equilibrio su cui si muove il film, perennemente in bilico tra il serio e il faceto, tra la riflessione e il cazzeggio.
Ola Simonsson e Johannes Stjarne Nilsson dirigono un film dal ritmo perfetto, stralunato ma solido e solo apparentemente superficiale. “Sound of noise” è infatti un film musicale davvero originale, che porta un nuovo punto di vista (anche cinematografico) sul genere.
(http://www.pellicolascaduta.it/)
Tratto dal romanzo di culto di Brusselmans Herman , “Ex Drummer” è una produzione belga del 2007 che s’immerge nel mondo dello “scum punk” con il vigore della commedia nerissima e surreale, intrisa di atmosfere luride e carica di splatter .
Uno scalcinato trio di disabili (uno stupratore con problemi di articolazione labiale, un tossico mezzo sordo ed un ragazzo gay dal morboso rapporto materno) ha intenzione di creare un band punk con cui partecipare al più importante raduno rock fiammingo. In cerca di un batterista per il gruppo i “nostri” si rivolgono a Dries, scrittore cinico e di grande successo, poiché sono convinti che un elemento popolare potrebbe garantire fortuna alla band. Dries accetta e s’inventa come personale handicap quello di non saper suonare la batteria (!!?). Nascono i “The Feminist” e la discesa nel vortice del degrado e della violenza ha inizio.
Dries, dall’alto della sua ricchezza, cultura ed intelligenza diverrà ben presto il leader della band e sfrutterà questo potere a suo piacimento, senza pietà per nessuno…
Shockante, politicamente scorretto, sfrenatamente nichilista, “Ex Drummer” è un film che vive di una narrazione sincopata, fatta di situazioni che sovente calcano la mano nello squallore generato dai più bassi istinti umani. E proprio come feroce (anche se talvolta si subodora furbizia da parte del regista Mortier) critica nei confronti dell’uomo e della società si pone l’opera in questione che mostra un mondo ai margini di tutto, dove l’unica possibilità di fuga è rappresentata da una musica che lascia esplodere rabbia, frustrazione e disperazione. In questo quadro degradato, dove droga, violenza e sesso primitivo paiono rappresentare il linguaggio comune, si muove la figura cinicamente borghese e arricchita di Dries che, quasi a voler distruggere le proprie origini proletarie, sfrutta il potere per assoggettare i più deboli, da utilizzare come cavie per “ispirazione da scrittore” o più semplicemente come oggetti di mero divertimento e sfogo.
Koen Mortier, all’esordio nel lungometraggio, fornisce una prova di regia molto tecnica e virtuosa seppur ammanti il suo stile di sporcizia ed utilizzi, a tratti, la camera a spalla in modo epilettico e nauseante. Sangue, omicidi, amputazioni, deiezioni, sesso brutale ed altri orrori assortiti vengono sparati in faccia allo spettatore in grande quantità e rendono talmente smaccata la violenza da avvicinarla a quella di cartoon malato e pornografico.
Anche per questo motivo “Ex Drummer” funziona più nei momenti estremi che nella sua interezza e non fornisce (volutamente) alcun trasporto empatico nei confronti dei personaggi che lo affollano. Efficace la colonna sonora che annovera numerose band punk e che vanta una spiritata cover di “Mongoloid” dei Devo e devastante la rappresentazione finale del raduno rock fiammingo, con i vari cantanti che si comportano in perfetto stile GG Allin.
LENINGRAD COWBOYS GO AMERICA // THIS IS SPINAL TAP
DOMENICA UNCUT – SESTA STAGIONE
Domenica 23 Settembre
ORE 18:30
LENINGRAD COWBOYS GO AMERICA (Aki Kaurismäki, 1989)
ORE 21:30
THIS IS SPINAL TAP (Rob Reiner , 1984, V.O. sott. in italiano)
Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE
Il kinesis si trova a 100 metri dall’ospedale di Tradate,
vicino alla CGIL e alla pizzeria il Ghiottone.
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LENINGRAD COWBOYS GO AMERICA
I Leningrad Cowboys sono un gruppo veramente esistente. Ciuffo enorme e scarpe con punte affilatissime abbinate a un sobrio completo nero sono la bandiera di questo strampalato gruppo. Regista di questo road-movie musicale è l’altrettanto imprevedibile regista finlandese Aki Kaurismaki, che con il gruppo musicale girerà un altro film, “Leningrad Cowboys meet Moses” e il live del gruppo con il Coro dell’Armata Russa.
La pellicola narra il viaggio del gruppo musicale che, partito dalla loro fredda città decidono di partire per l’America, in quanto lì piace qualsiasi cagata (musicale in questo caso). I nostri (naturalmente tutti fratelli) partiranno con un fratello congelato sul cofano di una Cadillac («Anche lui deve conoscere il nonno» li ammonisce il padre), accompagnati dal loro manager approfittatore e dallo scemo del villaggio che vuole avere un ciuffo come il loro. Giunti nella terra promessa racimolano qualche soldo suonando qua e là ma, dopo essere venuti a conoscenza del rock and roll, vengono subito mandati in Messico per suonare ad un matrimonio….
Da scanzonato qual era, ci accorgiamo ben presto che il film porta con sé una malinconia e un senso di muoversi rimanendo fermi che solo uno come Kaurismaki può conferire ad un film.
“Leningrad Cowboy go America” ha toni grotteschi che virano al drammatico e una malinconia così minimalista e fredda da scaldarti il cuore. Kaurismaki racconta con spietata ironia e calda partecipazione emotiva la vita ai margini dei Leningrad Cowboys che anche negli States rimangono fuori dal giro.
(Estratto della recensione di Maurizio Macchi pubblicata da Pellicolascaduta)
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THIS IS SPINAL TAP
Il più grande mockumentary di tutti i tempi!!!
Negli Stati Uniti This is Spinal Tap è un cult, citatissimo ovunque, in Italia non l’ha visto nessuno o quasi, circola in modo carbonaro su internet ma non è mai stato distribuito in lingua italiana.
In This is Spinal Tap c’è la presa in giro di tutto, ma quasi tutto quello che agita e rende ridicolo il mondo del rock.
Dai passaggi delle mode (innocuo folk, flower power anni 70, heavy metal, satanismo) alle mogli autoritarie dei divi, dalle bionde chiome alla Van Halen a baffoni + capezzoli scoperti + ascelle pelose stile Freddie Mercury, dai batteristi misteriosamente deceduti (come non ricordarsi di Brian Jones) alle groupies, dalle profondissime frasi prive di significato tipiche delle rockstar quando si fanno intervistare alle schitarrate la cui qualità viene certificata dalla durata e dall’uso contemporaneo di violini, dita dei piedi e amplificatori da 11.
Senza contare che, essendo il film girato nei primi anni 80, per noi che lo vediamo oggi c’è anche l’agghiacciante constatazione di quanto in basso la moda maschile e soprattutto femminile sia potuta scendere in quel decennio, tra fiocchettoni, frange, capelli cotonati, balze, trine e altre esuberanze.
(Estratto della recensione pubblicata da ComeMiPiaci)
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[15/Aprile] “Grattami i Coglioni!”
Domenica 15 Aprile
“Grattami i Coglioni!”
Omaggio a Daniele Ciprì e Franco Maresco.
Ore 17:00
Lo Zio di Brooklyn (1995)
(Con sottotitoli)
Ore 20:00
Totò che visse due volte (1998)
(Con sottotitoli)
Ore 22:00
Il ritorno di Cagliostro (2003)
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Presso
KINESIS via carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE
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Brutti, sporchi e cattivi: Ciprì e Maresco non hanno alcuna intenzione di prostrarsi ai piedi del pubblico pagante (e inappagato), fanno di tutto per risultare ripugnati e per sfottere i puristi del “bello”, senza preoccuparsi di non esagerare ma, anzi, esagerando di gusto ogni volta che se ne presenta l’occasione.
Non c’è trama, solo un’esile linea rossa che lega vicende slegate tra loro, e che riguarda l’arrivo di un boss italo-americano in casa di quattro fratelli miserabili, mandato lì da due nani mafiosi che è meglio non contraddire. Tutto il resto è un vorticare di casi umani tra zoofilia, istinti primordiali e siparietti umoristici (con tanto di tizio che guarda in macchia e affermando “questo film fa schifo!”, sputa contro il pubblico). Qual è il senso di tutto ciò? Forse lo sanno solo i due registi o forse un senso neanche c’è. Ma è un po’ come guardare nell’abisso e ritrovarsi inquieti, poiché consapevoli che l’abisso sta guardando in noi. (Daniele ‘Danno’ Silipo http://www.bizzarrocinema.it/)
Totò che visse due volte
Tre scenette, tra il triviale e il blasfemo, per dire che la vita fa schifo e che nel mondo non esiste più nemmeno la traccia di un valore o di un ideale. Film scandalo, vietato e censurato alla mostra di Venezia (con stupore degli autori, che fanno coppia fissa dal 1986, prima con una meritevole opera di cineforum culturale nel malfamato quartiere Brancaccio di Palermo, poi con gli sketch di CinicoTv trasmessi da Raitre con il plauso di Ghezzi e poi al cinema sempre con il loro stile provocatorio, le loro tematiche pre-umane e bestiali e i loro toni destabilizzanti): insopportabile e ruffiano nel voler far passare come arte, grazie a belle immagini e una raffinata fotografia in bianconero di Luca Bigazzi, un cinema che gioca ambiguamente sull’osceno e sull’amorale anche con grande moralità di visione e fa della spazzatura vizio e virtù, pregio e difetto, chiave d’accesso e limite strutturale. Echi pasoliniani e viscontiani (la scelta di girarlo in siciliano stretto, tanto da doverlo sottotitolare) per la rappresentazione cruda, ma fine a se stessa, di una realtà senza speranze. Disturba l’ostentazione gratuita, compiaciuta e insistente delle varie oscenità, e il tutto finisce per passare indenne e per non provocare affatto. Nessuna donna recita, anche se i ruoli femminili non mancano. La Commissione di revisione cinematografica (leggi: censura) tentò di impedirne addirittura l’uscita nelle sale; non riuscendoci invocò la denuncia per vilipendio alla religione di stato e per tentata truffa, ma i registi e la produzione, dopo il processo, ne uscirono indenni, giustamente assolti dal Tribunale di Roma. (Roberto Donati http://www.centraldocinema.it/)
Il ritorno di Cagliostro
“Il Ritorno di Cagliostro è il nostro omaggio a tutti quegli uomini di cinema che dal cinema sono stati rovinati. Un film involontariamente autobiografico”, esordiscono i registi.
Come in un gioco di scatole cinesi Pirandellianamente inserite in altre scatole, con “Il Ritorno di Cagliostro” è il cinema che cita sé stesso, un cinema che celebra sé stesso, le sue vittorie, le molte sconfitte ma, soprattutto, la sua rinascita.
Nel passaggio alla narrativa, i due autori si sono portati con loro buona parte della galleria di maschere umane delle precedenti opere.
Tra i tartagliamenti di personaggi goffi con volti strani ed un uso incontrollato dello stretto dialetto palermitano, l’impatto surreale è pregnante.
Pregnante soprattutto, lo stile narrativo che, contaminandosi con l’abbondante uso del Flashback e con una impostazione alla “Zelig”, tenta di ricostruire le sgangherate (dis)avventure dei fratelli La Marca, ex fabbricanti di statue sacre e produttori cinematografici negli anni cinquanta della “Trinacria Film”, impegnati nella faticosa produzione del loro film di svolta: “Il Ritorno di Cagliostro” appunto.
Un film che non vedrà mai la vita a causa dei loschi legami che i due produttori ed il regista Pietro Grisanti intrattengono con alcuni esponenti della chiesa e della mafia.
Una pellicola perduta ma poi ritrovata nel 2003. (Samuele Baccifava http://www.baskerville.it/)
DOMENICA 19 GIUGNO
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Orari proiezioni:
ORE 19:00
ALICE / Neco z Alenky
di Jan Švankmajer, CZ, 1988.
(V.o. sottotitolato in italiano)
***
ORE 21:30
Surviving Life / Prezít svuj zivot(teorie a praxe)
di Jan Švankmajer, CZ, 2010.
(V.o. sottotitolato in italiano)
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
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Vi dico un nome: Jan Svankmajer. Reazioni? Beh, se lo conoscete sono sicuro di sì. Se invece non sapete chi sia, vi dico altri nomi: Terry Gilliam, Tim Burton, i fratelli Quay. Questi li conoscete, vero? Ecco, dovete sapere che se i loro singolari stili cinematografici esistono è in buona parte merito di Svankmajer. Possiamo ritenerlo in pratica uno dei loro principali maestri. Nato a Praga nel 1934, Jan Svankmajer ha trovato la propria espressione artistica soprattutto nel surrealismo e, dopo aver studiato e lavorato su regia e scenografie teatrali e burattini, ha fatto il suo esordio nel cinema a trent’anni, col cortometraggio “The last trick”. Il suo primo lungometraggio è stato invece “Alice” (1988), rilettura dei polivalenti romanzi di Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio, dai quali sono stati tratti anche moltissimi altri film di ogni genere e stile (da ricordare, fra i più noti, la versione Disney datata 1951).
Per la propria reinterpretazione di Carroll, Svankmajer dà sfogo a tutte le proprie straordinarie abilità di regista ed animatore realizzando una messa in scena che rispecchia in pieno la sua eccellente visionarietà. E proprio a proposito di questa visionarietà, è arrivato il momento di dirvi altri nomi: René Magritte, Franz Kafka, Edgar Allan Poe, Edvard Munch, Francis Bacon. Sì, perché in “Alice” sono ritrovabili numerosi riferimenti all’arte di questi grandi autori e pittori. Tutto ciò si può identificare sicuramente nelle atmosfere, ma anche sotto il punto di vista estetico, che richiama la claustrofobica cupezza delle ambientazioni e della narrazione attraverso il surrealismo e il grottesco delle scenografie, della fotografia e dello stile registico. Riportando forse alla mente anche qualcosa che poi diventerà parte dei film di David Lynch, “Alice” intreccia originalmente riprese dell’unica attrice in carne ed ossa (la piccola Kristyna Kohoutova) con mix di scenografie e oggetti animati a passo uno (i burattini sono realizzati dalla moglie di Svankmajer, Eva).Questa forma data alla narrazione è ottima nel rappresentare i simbolismi ed i nonsense visivi e psicologici tratti dai racconti di Carroll e, in aggiunta, anche gli spaesanti effetti sonori affiancano molto bene la generale impronta surrealista.
(Estratto della recensione di Maurizio Macchi pubblicata da pellicolascaduta.it)
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“Ho sempre avuto voglia di girare un film in cui il sogno si mescolasse alla realtà, e viceversa.Perché, come sappiamo con Georg Christoph Lichtenberg, è solo l’unione di sogno e realtà a creare la pienezza della vita umana. Purtroppo questa nostra civiltà non fa più affidamento sui sogni, dal momento che loro non possono essere capitalizzati”. Inizia con queste parole, recitate dallo stesso regista Jan Svankmajer, Surviving Life, una delle opere più curiose e interessanti viste finora alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione fuori concorso.
Il film, realizzato con una particolare tecnica di collage fra disegni e immagini filmate dal vivo, racconta il dilemma di un uomo maturo che si ritrova a vivere una doppia vita, una nella realtà e l’altra nei propri sogni. È in quest’ultima che conosce una donna di una bellezza radiante di cui si innamora perdutamente. Ossessionato dal desidero di stare con lei a tutti i costi, si convince che dietro queste visioni oniriche prodotte dal suo inconscio si celi un preciso significato e decide quindi di frequentare una psicanalista. Seduta dopo seduta, sogno dopo sogno, egli scopre alcune cose della sua prima infanzia e del rapporto col padre e la madre che lo porteranno ad un bivio: in quale delle due vite continuare a vivere? Memorabili gli scambi di battute con la psicanalista, l’umorismo pungente e disincantato che sostanzia i dialoghi e i moltissimi riferimenti ai padri fondatori della psicanalisi, Freud e Jung, i cui ritratti sono appesi alle pareti dell’ufficio della dottoressa e partecipano attivamente, e in modo molto esilarante, allo svolgimento delle sedute.
Un film surreale e molto divertente, in cui sogno e realtà si intrecciano l’un l’altro senza soluzione di continuo, rivelando con tono leggero e intelligente gli sconfinati spazi della psiche umana, e le difficoltà di una società disillusa che ha perso la capacità di guardare oltre l’orizzonte.
Considerato in tutto il mondo un genio dell’animazione, il regista ceco è tuttora poco conosciuto nel nostro Paese, dove le sue opere non sono quasi mai state distribuite – nonostante lui abbia da tempo passato i settanta -, ma dai suoi lavori hanno tratto ispirazione registi come Tim Burton ed Henry Selick, solo per citarne due fra i più celebri. Il suo ritorno al Lido dopo dieci anni, oltre ad essere un evento di per sé, è memorabile perché Surviving Life è un compendio del suo modo di fare cinema: colto, surreale, ironico, sperimentale e squisitamente divertente con un occhio ben aperto alla contemporaneità.
(Recensione di Gaetano Calabrò pubblicata da nocturno.it)
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IL CINEMA DEI MOSTRICIATTOLI
CINECLUB DOMENICA UNCUT
IL CINEMA DEI MOSTRICIATTOLI
Domenica 1 Maggio
C’era un periodo dove gli schermi si riempivano di peli, risate malefiche e piccoli animaletti pronti ad uccidere chiunque intralciasse il loro cammino di profonda malvagità. Tutti conoscete i Gremlins e i teneri cuccioli di Mogway, ma esistono mostriciattoli molto meno ligi alle sacre regole del politicamente corretto hollywoodiano, creature pronte a sbranarvi da un gabinetto azteco o folletti golosi di linfa umana. Ecco a voi, mortali, le creature di John Carl Buechler, i terribili Ghoulies sulla via del sapere e delle tette siliconate pronti alla cultura universitaria o il Troll che ha ispirato il capolavoro di Claudio Fragasso/Drako Floyd. Siete tutti invitati allo spettacolo più originale, infimo e raccapricciante: il cinema dei mostriciattoli. Buona visione. (Andrea lanza)
IL CINEMA DEI MOSTRICIATTOLI
Interventi di Andrea lanza
(Nocturno, Horror.it)
DOMENICA 1 MAGGIO.
ore 18:30
GHOULIES 3 – GHOULIES GO TO COLLEGE
di John Carl Buechler, Usa, 1989.
Ore 21:00
TROLL
di John Carl Buechler, Usa, 1986.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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GHOULIES 3 – GHOULIES GO TO COLLEGE 
TRAMA:
In un college dove due confraternite non fanno altro che combattersi a suon di scherzi goliardici, un professore decide di vendicarsi risvegliando i ghoulies da una tazza del water opportunamente modificata da un rito satanico.
INFO:
Nel caso dei Ghoulies possiamo parlare senza dubbio di Z-movie, che ha per molti della mia generazione un valore più affettivo che qualitativo, e che ha la ferma intenzione di mettere alla berlina i blasonati cugini Gremlins creati dalla spielberg factory, puntando tutto sul filone demenziale e su effetti speciali pacchiani e proprio per questo esilaranti.
Le origini della serie giunta al quarto capitolo risale al 1985, il regista Luca Bercovici ci racconta di un protagonista in vena di castronerie che ereditata un’antica villa organizza un party a base di magia nera risvegliando il defunto padre e un team di terribili demonietti in vena di sanguinolente burle che semineranno panico, distruzione e morte.
(Estratto della recensione pubblicata da ilcinemaniaco.com)
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TRAMA:
Harry Potter Sr. e sua moglie Anne si muovono con i loro due figli in un nuovo appartamento a San Francisco. Mentre la piccola Wendy sta giocando in cantina, il troll Torok la rapisce e assume le sue sembianze. Da quel momento il troll-Wendy trasformerà i vari appartamenti dell’abitato in micro-abitat per nani, troll e elfi. Il fratello di Wendy, Harry Jr. con l’aiuto della strega Eunice, si oppone all’esplosione del mondo trolliano nel nostro mondo.
INFO:
Troll fu prodotto da Charles a Albert Band (figlio e padre) quando già i due avevano realizzato in fretta e furia nel 1985 Ghoulies, primo tentativo dei Bands di sfruttare il fenomeno “mostriciattoli sul grande schermo”. Il fatto è che Gremlins venne prodotto dalla Amblin e dalla Warner con grade impegno economico, mentre Ghoulies e Troll sono prodotti della Empire, casa di produzione di proprietà della Band family che negli anni ’80 si specializzò in pellicole a basso budget pensate per il direct-to-video. L’intelligenza dei Bands fu in effetti quella di intuire il potenziale dell’home-video, lanciandosi in produzioni e distribuzioni di filmetti in genere di costo limitato che quindi avrebbero reso bene tramite la vendita e il noleggio. Al di là di qualche azzeccatissimo investimento (Re-Animator, 1985) la Empire fallì ma Charles Band rifondò il business col nuovo nome Full Moon e prosegì le politiche produttive del padre.
(Estratto della recensione pubblicata da eXXagon’s reXtricted)
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POVERANIA VARESE 24 APRILE 2011
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
ore 18:30
MOTEL di Simone La Rocca, 2008.
Ore 20:30
[CORTO] COWPUNX FROM HELL di Enrico Stocco, 2009.
ore 21:00
THE SLURP – Gli strani supereroi di Simone La Rocca, 2009.
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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
- Domenica Uncut
http://domenicauncut.wordpress.com/
- Twiggy Club
http://www.twiggyclub.com/
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MOTEL
Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2008
Con Aldo Santarelli, Aleandro Montanucci, Giampaolo Picchiami, Angelo Conti, Alì Saoudì, Mauro Alessandri
Genere Commedia
Durata 90 min
Web http://www.ghostfilm.eu/
Prima C.P. Febbraio 2009
SINOSSI
Una pistola buttata sull’asfalto, i vecchi fumetti letti e riletti, due investigatori alle prese con un caso difficile, la musica Funcky e Ska. Una viaggio di 1400 km su un’ape 50, un tesoro nascosto in mezzo alla vigna, un uomo derubato che si porta appresso il suo testimone oculare. La popolazione messa in pericolo dagli attacchi alieni, Stanlio ed Ollio ed un concerto con quattro spettatori, tra cui uno s’era pure addormentato. Motel, una commedia delicata e onesta.
LINK RECENSIONE: BizzarroCinema.it
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COWPUNX FROM HELL
Documentario no-budget con musiche di Wasted pido, Sheriff perkins, The tease cavern, Bruno gourdo e Number 71 band…
Regia: Enrico Stocco
Paese: Italia/Francia/Uk, 2009
Interpreti: Wasted Pido, Sheriff Perkins, Bruno Gourdo, The Tease Cavern, Number 71 Band
Durata: 20′
Web: http://www.myspace.com/wastedpido
Il film:
Cowpunx from Hell è un film che segue le vicende di alcuni One Man Bands, e in questa maniera parla di Rock n Roll, peccato, redenzione, vita di strada. Rispedito sulla terra dall’inferno, Wasted Pido suona tra Londra e Napoli, alle prese con performance al limite dell’infarto, lavori mal pagati, strumenti non convenzionali, sigarette, litri di caffè, birra, whisky, una macchina distrutta e l’autostrada che non finisce mai… “Non so cosa fare di questo film. Sapevo solo che dovevo farlo e portarlo alla fine, in qualche maniera…” (Enrico STOCCO)
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THE SLURP – Gli strani supereroi
Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2009
Con Aleandro Montanucci, Giorgio Vespa, Mauro Alessandri, Vasco Santarelli
Genere Commedia, Fantastico
Web http://www.ghostfilm.eu
Prima C.P. Dicembre 2009
SINOSSI
Supereroi, detective, baroni e meccanici: quattro episodi per rivisitare (e reinterpretare) i generi cinematografici. Rockman, supereroe deficiente che combatte contro una mummia; Il Barone, storia di botte e di amicizia; Paranormal Detective, episodio con alieni e investigatori dell’occulto; Il Meccanico, un omaggio alla comicità slapstick. Il promettente regista e sceneggiatore Simone La Rocca, con il film a episodi The Slurp – gli strani supereroi, firma il suo secondo lungometraggio: un divertente e personale omaggio al mondo del cinema.
NOTE
Il primo episodio, “Rockman”, è nato perché volevo fare un film su un supereroe, e sinceramente i film sui supereroi che vedo al cinema non mi hanno mai soddisfatto fino in fondo. “Il Barone” lo abbiamo girato nel periodo di Natale. L’idea mi è venuta dopo aver visto The Spirit: mi è piaciuto, in particolare, quando il protagonista si mette a correre sui tetti. Il personaggio del Pirata è un po’ ispirato a lui: corre, salta e non si stanca mai. Il terzo episodi è “Paranormal Detective”, dove tutto si svolge a ritmo di musica punk. Questo episodio si ispira un po’ agli acchiappafantasmi, un po’ ai marchingegni di Data ne I Goonies e un po’ al Tenente Colombo. Per il quarto episodio “Il Meccanico” volevo fare un colossal con tanti personaggi, e per questo motivo mi sono ammazzato di fatica: non so davvero quanta gente ci ho messo dentro! Voleva essere un omaggio a Jacques Tatì e a Benny Hill. (Simone la Rocca)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU: BizzarroCinema.it
Domenica 27 Marzo
CINEMATOGRAFO POVERANIA
VARESE ACT. III
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
DOMENICA 27 MARZO
Ore 18:30
TORINO NERA di Massimo Russo.2008.
ORE 21:00
LA BANDA DEL BRASILIANO di John Snellinberg.2010.
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CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.
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Regia Massimo Russo
Paese Italia, 2008
Con Gualtiero Sacco, Federico Bava, Carlo Salandin, Andrea Maltese
Genere Noir, Grottesco
Web http://www.torinonera.it
Prima C.P. Ottobre 2009
SINOSSI:
Durante una messa nera ci scappa il morto. Ad assistere al fatto, suo malgrado, si trova per caso il barbone Carlo – detto “lo Zozzo” – che finisce inseguito dagli assassini e per poco non ci rimette le penne anche lui. Ad indagare sul caso si troveranno il fascistoide e cocainomane vicecommissario Megretti e lo strambo detective privato Teo Marchesi (conosciuto nell’ambiente come “il Laido”). Ne vedremo delle belle…
NOTE:
Torino Nera nasce dall’incoscienza e dall’inconsapevolezza più assoluta, dalla necessità di realizzare un prodotto artistico, dalla voglia di raccontare una storia e soprattutto dei personaggi. Le difficoltà sono state infinite: il film è nato come un lavoretto tra amici, ma pian piano è diventato una cosa enorme, di cui si è perso presto il controllo. Un film come Torino Nera necessitava di una produzione grossa, esperta e con spessore economico. Invece ci siamo dovuti arrangiare, realizzando il tutto a budget zero, senza alcuna esperienza e senza mezzi. Le soddisfazioni sono state tante: ogni volta che superavamo una difficoltà, ogni volta che facevamo un passo in più, era un piccolo traguardo raggiunto. E poi il riscontro positivo del pubblico, tante risate, applausi e entusiasmo, è stata la soddisfazione più grande. (Massimo Russo)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU:
BizzarroCinema.it
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Regia Patrizio Gioffredi
Paese Italia, 2009
Con Carlo Monni, Alberto Innocenti, Luke Tahiti, Massimo Blaco
Genere Poliziesco
Durata 90 min
Web http://www.labandadelbrasiliano.com
Prima C.P. Marzo 2010
SINOSSI:
Tra le fabbriche della periferia pratese è rinvenuto il corpo senza vita di un bambino di dieci anni, precedentemente scomparso. Il giorno successivo, in un ufficio di Vaiano, un impiegato di cinquanta anni, Massimo Gori, viene rapito da un gruppo di ragazzi. L’ispettore Brozzi, vicino alla pensione, è incaricato di seguire il caso, assieme al giovane e inesperto Vannini. I sospetti cadono sulla “banda del Brasiliano”, che ha precedentemente tentato – goffamente – di rapire altri soggetti. I rapitori sono quattro ragazzi sulla trentina: il Biondo, il Mutolo,il Randagio e il Brasiliano. Il movente del rapimento è in realtà decisamente insolito. Soltanto le indagini dell’ispettore Brozzi, perseguitato dai ricordi del passato, e di Vannini potranno far luce sul caso…
NOTE:
La Banda del Brasiliano è un film a bassissimo costo, nato dall’impegno volontario di una troupe di professionisti e appassionati di cinema, accomunati da una doppia esigenza: raccontare una forma di malessere sociale, uno scontro generazionale sotterraneo e pericoloso; farlo attraverso quel veicolo che un tempo se ne faceva espressione naturale e diretta, il cinema poliziesco italiano. La banda del Brasiliano è pertanto una specie di poliziesco, con tutti gli elementi tipici della tradizione. Ma anche una riflessione sulle difficoltà di girare un poliziesco oggi, e una commedia amara e nostalgica verso un’epoca – gli anni Settanta – che per motivi anagrafici non abbiamo potuto vivere. (Il collettivo John Snellinberg)
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POVERANIA VARESE 27-II-11
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
ACT. II
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.
DOMENICA 27 FEBBRAIO
Ore 18:30
L’INVASIONE DEGLI ASTRONAZI (2009)
di Alberto Genovese. Fantascienza.
ORE 21:00
THE HUNT (2009)
di Andrea Iannone. Horror.
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CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
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L’INVASIONE DEGLI ASTRONAZI 
Regia Alberto Genovese
Paese Italia, 2009
Con John Simian, Max Muntoni, Yuri Plebani, Luigi Vitale
Genere Fantascienza
Durata 85 min
Web http://astronazi.splinder.com/
Prima C.P. Novembre 2009
SINOSSI
Il cervello di Hitler, prelevato da alieni aldebaraniani poco prima della sua morte viene rigenerato e inserito in un computer per comandare un nuovo attacco alla terra con una schiera di svastiche volanti. Mentre le astronazi calano sulla terra, due balordi progettano di recuperare i soldi della loro rapina attraverso un bancomat universale ma Satana, proprietario di parte dei soldi derubati manda sulle loro tracce il terribile seguace Mordecai, dotato di diabolici poteri. Palazzi che esplodono, riprese aeree, mostri giganti stile Godzilla, svastiche volanti e alieni dell’altro mondo: “Il primo kolossal realizzato senza soldi”.
NOTE
Sin da ragazzo ho avuto un’insana passione per registi che avevano fatto propria l’arte dell’arrangiarsi, gente come Mario Bava, Antonio Margheriti, Roger Corman e John Waters raccontavano delle storie con tutti i mezzi disponibili, che spesso e volentieri erano veramente esigui. Personalmente ho seguito i loro insegnamenti con umiltà e passione, ovviamente il budget per “L’Invasione degli AstroNazi” non esisteva né mi sono preoccupato di cercarlo, ho preferito dedicare il mio tempo ad apprendere e studiare ogni singola scena, per renderla al meglio. Oggi esiste la convinzione che per fare Fantascienza ci vogliono milioni di Euro, così nessuno vuole farla in Italia: niente di più sbagliato! Fantascienza vuol dire soprattutto ideare una proiezione del futuro in varie chiavi: ironiche, pessimiste, drammatiche, vuol dire esportare le ansie e le paure, i sogni e le speranze amplificandole all’interno di un mondo che è evoluto, magari estremizzandone alcuni aspetti. Astronazi è ambientato in un immaginario parallelo dei giorni nostri, dove l’inquinamento impedisce alla gente di uscire, dove città dal nome sovietico come Vistakovia sono annesse agli Stati Uniti ma anche all’Europa, dove, insomma, non esistono più confini. Se hai solo i milioni e non hai uno straccio di idea non fai fantascienza ma solo ostentazione gratuita e piatta del tuo potere economico sugli altri. (Alberto Genovese)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU:
BizzarroCinema.it
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THE HUNT 
Regia Andrea Iannone
Paese Italia, 2009
Con Tony De Bozzo, Matteo Anastasi, Rashad Nelms
Genere Horror
Web http://www.thehunt.it
Prima C.P. Dicembre 2009
SINOSSI
Nel cuore di Roma, il malvagio Aldous tiene prigioniero un mostro in cantina. Ma un giorno, la bestia, riesce a scappare dalle grinfie del carceriere. Inizia la caccia che dà il titolo al film e che vede coinvolti lo stesso Aldous, il vendicativo cacciatore di mostri Markus e un detective americano di nome Mitchell che indaga su alcuni orribili delitti. Un horror/splatter low budget, ironico e appassionato, firmato da un giovanissimo filmaker romano (classe 1988), quì al suo esordio nel lungometraggio. Il film è in lingua inglese, sottotitolato in italiano.
NOTE
Ho quasi 22 anni. The Hunt l’ho girato a 19, montato a 20 e presentato a 21. L’intero progetto di The Hunt è durato 2 anni. Le riprese sono iniziate a Dicembre 2007; interrotte poi fino a Marzo, quando abbiamo girato 6 giorni; poi un altro blocco fino a fine Aprile: da allora abbiamo girato tutti i weekend fino ai primi di Luglio. In tutto sono stati 28 giorni di ripresa, che ovviamente sarebbero stati la metà se avessimo girato tutto in un periodo contiguo. Le condizioni di lavoro erano piuttosto dure per tutti. Io però mi sono divertito come un matto. Terminate le riprese è iniziata la post-produzione che è durata un altro anno, tra montaggio video, audio mix ed effetti visivi. In questo periodo abbiamo ricevuto il contributo del Filmfestival del Garda e abbiamo presentato il film il giorno di Halloween, a Roma. Penso che tutti, dalla produttrice G.K. Denton al mitico Tony de Bozzo, siano stati soddisfatti… Fino a oggi abbiamo fatto altre proiezioni ottenendo sempre un riscontro positivo. (Andrea Iannone)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU:
BizzarroCinema.it
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DOMENICA 20 FEBBRAIO
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Domenica 20 febbraio
ORE 18:30 : CITIZEN DOG
di Wisit Sasanatieng, Thai, 2004. (V.O. sott. in italiano)
ORE 21:00 : WOOL 100%
di Mai Tominaga, JAP,2006. (V.O. sott. in italiano)
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Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
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“Oramai è impossibile cercare di nascondersi, la verità è sotto gli occhi di tutti e l’exploit della cinematografia tailandese sembra apparentemente irresistibile. Finora offuscato dalle giganti rosse Giappone, Corea e Cina, il cinema thailandese ha trovato un posto stabile all’interno dei percorsi geografici di ogni buon cinefilo.”
“attraverso una girandola mozzafiato di eventi il regista thailandese trascina lo spettatore in un mondo alieno, dove tutto sembra possibile, da uomini che hanno la coda fino a orsacchiotti di peluche parlanti e alcolizzati, passando attraverso nonne reincarnate in gechi, ragazze di ventidue anni che sono in realtà bambine di otto e motociclisti fantasma morti durante un improvviso acquazzone di caschi.
Il grottesco si fonde con il fantastico, portando l’intera architettura filmica alle estreme conseguenze: il cinema di Sasanatieng – perché la ricetta è comunque quella già accennata in Le lacrime della tigre nera – si affida all’arte dello sberleffo senza vergogna alcuna, e si lancia senza preoccuparsi di reti di sicurezza in uno strapiombo dominato dal nonsense.”
(Estratti della recensione di Raffaele Meale pubblicata da Cineclandestino)
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“Wool 100%” è detto in poche e semplici parole, un capolavoro: un sogno cinematografico dall’armonia eclettica che sembra essere diretto da una bambina schizofrenica con frequenti amnesie, alternando momenti di pathos a momenti di follia inaspettata, avvicinandosi persino a quegli ideali cinematografici di Tsukamoto e Miike, rileggendoli con poesia e femminilità.”
“Non c’è alcun sentimento adulto, nessuna maturità del cinema qui e per questo “Wool 100%” piace: a quell’aurea di bellezza e ingenuità che solo i bambini possiedono. Dialoghi ridotti all’osso, musica avantgarde simil-jazzy e scene bellissime e magiche (la lana rossa gettata nel fiume) fanno di questa opera un film da vedere asssolutamente. Bellissimo, vitale, Incantevole. Una fiaba cosmica da distruggere tutte le altre. Dimenticatevi di Pinocchio, di Cenerentola e di Biancaneve. Arriva Aminoshi, la bambina impazzita che cuce e distrugge lana rossa per ritrovare se stessa.”
(Estratto della recensione di battleroyale publicata da Asianworld, traduzione battleroyale)
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POVERANIA VARESE ACT. I – KRAKATOA INK.
DOMENICA 23 GENNAIO dalle ore 18:30
Primo appuntamento con il
CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
Ospiti della serata i KRAKATOA INK. e le loro produzioni.
“Nasciamo dalla nostra passione per il cinema, o meglio, per il suo lato più oscuro: film scrausi e terrificanti, in cui abbonda la pummarola e deficita la chiacchiera, pellicole infernali dove un cazzottone in bocca tacita inutili moralismi e stronca stupidi sbaciucchiamenti”(KRAKATOA INK).
…
Presente banchetto Krakatoa con i loro DVD, Gadget, e il fumetto autoprodotto “CAROGNE”.
http://www.bizzarrocinema.it/contenuti-extra/fumetti/carogne/
Ore 18:30
-Z MOVIE (35 min.)
Una feroce lotta per la sopravvivenza al cui confronto il titanico scontro tra Moby Dick ed il capitano Achab pare uno screzio tra poppanti.
-IL GIORNO CHE CI DIEDERO I $OLDI (10 min.)
La Krakatoa crew nella faticosa ricerca di finanziatori. Effetti speciali godzilleschi!
-AI CONFINI DELLA FANDONIA (58 min.)
Lo stupido nerd, protagonista di questo film, grazie ad un’incredibile “lavatrice del tempo” distruggerà l’intero umano sapere. Causando ingenuamente scempio, disgrazie e apocalittiche atrocità. Primo episodio della serie.
Ore 21:30
-ALKOLIC HOLOCAUST (10 min.)
Cortometraggio in stato di ebbrezza
-SUISAID : CHI ACCOPPA UN AMICO TROVA UN TESORO
!!! MODALITA’ GAME !!!
In base alle vostre scelte puo’ durare 95 o 130 minuti!
Lungometraggio a bivi, in cui le scelte dello spettatore segneranno il destino dei nostri eroi.
Diventa anche tu stregone e muovi i tuoi pupazzi in un’estasi Voodoo!
Presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita, Ingresso con tessera arci.
http://www.twiggyclub.com/
CINECLUB DOMENICA UNCUT
http://domenicauncut.wordpress.com/
CINEMATOGRAFO POVERANIA
mostra permanente del cinema povero italiano
http://www.poverania.com/
Proiezioni Domenica Uncut 3 ottobre 2010
DOMENICA UNCUT
A cura della Chainsaw Crew
Domenica 3 ottobre
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Ore 18:00 SYMBOL
(Shinboru) di Hitoshi Matsumoto, 2009.
V.O. Sott. In Italiano
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Ore 21:00 BIG MAN JAPAN
(Dai-Nihonjin) di Hitoshi Matsumoto, 2007.
V.O. Sott. In Italiano
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Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
INGRESSO GRATUITO
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SYMBOL
SYMBOL
“Ero appena uscita estatica dalla visione di Symbol quando una torma di olandesi in bici mi ha investita. Mi sono svegliata poco fa in ospedale con una flebo di liquirizia e un aerosol di hashish – la tipica cura ricostituente del luogo, a quanto afferma l’aitante infermiere Hubert Bals. Riemergo alla vita giusto in tempo per accodarmi all’articolo di Wim sull’umorismo scatologico, perchè in effetti Symbol è pieno di scoregge e piselli, ma è anche un film con gli occhiali, e belli spessi.
Il regista è nientemeno che Hitoshi Matsumoto di Dainipponjin, ovvero Big Man Japan, del quale ha già egregiamente e copiosamente parlato Monsieur Casanova. Stavolta Matsumoto si fa una pettinatura se possibile ancora più scema della precedente e parte con una grottesca, fatalista, pessimista metafora della condizione umana che si snoda attraverso due universi paralleli: in Messico il povero luchador per bambini Escargot Man si prepara a farsi tritare vivo dai coloratissimi avversari, mentre un giapponese ottuso (Matsumoto) si risveglia in una enorme quanto misteriosa stanza bianca e tenta in ogni modo di uscirne – ma in realtà sta decidendo suo malgrado delle sorti del mondo.”
(Estratto della recensione di Cicciolina Wertmüller pubblicata da www.i400calci.com )
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BIG MAN JAPAN
BIG MAN JAPAN
“Vai Big Man Japan! Sei tutti noi! Spezza le reni a questi dannati mostri che infestano le nostre città! E invece… e invece, nessuno ama Big Man Japan. Questa manica di irriconoscenti giapponesi non lo possono praticamente vedere. So che è strano da accettare, ma è così.
Io lo so non perché sono stato in Giappone, ma perché ho visto questo documentario molto bello che si intitola per l’appunto Big Man Japan. All’inizio pensavo che Big Man Japan fosse un semplice film con dei mostri che spaccano tutto e fanno casino, per cui ero tutto gasato… e quindi, quando ho scoperto che è un documentario, non dico che ci sono rimasto male, però… ecco, insomma: mi aspettavo un altra cosa. Perché sapete cosa si vede in questo documentario? Che la vita di Big Man Japan non è come pensiamo noi. Non è avventurosa, divertente, esaltante, rischiosa, appagante. Non è l’idolo di folle festanti pronte a servirlo per tutta la vita aggratis solo per stare di fianco all’uomo che con la sua forza fisica ha salvato la propria patria milioni di volte. Non è ricoperto di soldi e amato da donne bellissime. Non è amato nemmeno dai suoi familiari. La sua vita fa schifo. Sembra uno di quegli uomini già vecchi a 40 anni. Sembra… È un fallito.”
(Estratto della recensione di Casanova Wong Kar-Wai pubblicata da www.i400calci.com )



































