Articoli con tag “twiggy club

[25/DIC] Proiezione MEMORIES OF MATSUKO (嫌われ松子の一生) // CONFESSIONS (告白)

DOMENICA 25 DICEMBRE

Il cinema di Tetsuya Nakashima.

Orari proiezioni:

Ore 18:30
MEMORIES OF MATSUKO (嫌われ松子の一生) di Tetsuya Nakashima, Jap. 2006.
(V.O. sott. in italiano)

***
- Ore 21:30
CONFESSIONS (告白) di Tetsuya Nakashima, Jap. 2010.
(V.O. sott. in italiano)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

MEMORIES OF MATSUKO
Immaginate un melodramma di Douglas Sirk, ma immaginatelo come se fosse stato girato in acido, e avrete lontanamente un’idea di cosa è Memories of Matsuko (2006). La nuova straordinaria opera di Tetsuya Nakashima (tratta dal romanzo di Muneki Yamada), è stato – almeno per chi scrive – il vincitore morale del Far East Film 2007.
Già il delirante e divertente Kamikaze Girls (2004), aveva fatto capire le capacità registiche di Nakashima, qui però si va ben oltre la messa in scena.

Memories of Matsuko racconta la storia della protagonista partendo dalla fine e si dispiega di fronte ai nostri occhi sotto forma di flashback. Un percorso, che ci accompagna attraverso il Giappone degli ultimi cinque decenni e delinea la tragica, a volte comico-grottesca, vita di una ragazza che, senza troppi giri di parole, voleva soltanto amare e soprattutto essere amata.

Lo stile visivo coloratissimo (che guarda alla pittura, ma anche alla pubblicità), stracolmo di idee e ricca di particolari, rimane lo stesso di Kamikaze Girls, con una fotografia e un uso dei colori strepitosa, ma è la costruzione della storia e dei personaggi che si compie in maniera memorabile.

In Memories of Matsuko, la commedia, già piuttosto nera, si colora rapidamente di tragedia per finire nel melodramma più puro, senza apparire mai stucchevole, mai ridicola, mai ricattatoria. Il regista inoltre si concede frequenti incursioni nel musical, con lunghe elaboratissime coreografie ed una azzeccata colonna sonora (a cura dell’italiano Gabriele Roberto, è stata premiata ai JAA), che copre in pratica ogni direzione musicale immaginabile.
Insomma, il film è una densa bouillabaisse di generi, stili, sperimentazioni, sentimenti ed emozioni, che quasi faticano ad essere tutti contenuti, ma che magicamente trovano un loro perfetto equilibrio, creando un ritratto assolutamente unico e coinvolgente, come non se ne vedevano da un bel pezzo.
(Estratto della recensione di Paolo Gilli pubblicata da asianfeast.org)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

CONFESSIONS

Moriguchi è una professoressa profondamente turbata dalla morte prematura della figlioletta. Nonostante la polizia abbia archiviato il caso, Moriguchi è convinta che la sua bambina sia stata uccisa da due dei suoi studenti. Durante l’ultima lezione, la professoressa terrà un discorso singolare, diverso dal solito, una lenta introduzione riguardo alla vendetta che è intenzionata a portare a termine.

 Trenta minuti di puro cinema. Così riassumerei la parte più riuscita del film, un lunghissimo monologo che mette i brividi, così tranquillo e angosciante che non permette allo spettatore di battere ciglio. Lo sguardo di Moriguchi, il suo ghigno storto, l’iniziale indifferenza dei suoi alunni che si spegne non appena le sue labbra pronunciano la frase più disumana e crudele che io abbia mai sentito. Assolutamente geniale. Ma la confessione di Moriguchi è soltanto la prima di questo inferno partorito da Tetsuya Nakashima, un inferno popolato da individui inetti e pietosi che si distruggono a vicenda. Tutti confessano, qualcuno si pente, qualcun altro fa emergere il suo lato diabolico, eppure ciò che è certo è che l’uomo è incapace di portare a termine la sua vendetta e solo alla fine comprende che essa è fallimentare già in partenza (come già ampiamente dimostrato dal collega coreano).

 Confessions è crudeltà pura, insensibilità e realtà. Una nuova società composta da giovani inanimati, disinteressati della vita degli altri e, soprattutto, della loro. Tetsuya Nakashima lascia però da parte la violenza fisica di Park Chan-wook per dedicarsi interamente all’oscurità della psiche umana e alla sua eviscerazione, donando ai personaggi una psicologia raramente così ben delineata. Eccezionali gli attori (un plauso alla glaciale Takako Matsu nei panni di Moriguchi) e ottimo il comparto tecnico, soprattutto musicale. Qua e là in regista eccede in sequenze assolutamente autocompiaciute (i troppi ralenti su dettagli inutili sono un esempio) e i siparietti grotteschi inseriti allentano non di poco la tensione accumulata fino a quel momento, tuttavia si può chiudere un occhio di fronte a tanta disumanità così perfettamente raccontata.

Se l’intento di Nakashima era quello massacrare psicologicamente lo spettatore, devo dire che ci è riuscito alla grande.

(estratto della recensione pubblicada da www.splattercontainer.com)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀


[27/Nov] THE WOMAN // THE LIFE AND DEATH OF A PORNO GANG

CINECLUB DOMENICA UNCUT

DOMENICA 27 NOVEMBRE

Orari proiezioni:

Ore 18:30

THE WOMAN

di Lucky McKee,USA, 2011.
(VO sott. in italiano)

***

Ore 21:00
Presentazione della Fanzine MALASTRANA

***

Ore 21:30

THE LIFE AND DEATH OF A PORNO GANG

di Mladen Djordjevic, Serbia, 2009.
(VO sott. in italiano)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

THE WOMAN 

Preceduto da una scia di polemiche, mescolate a critiche spesso entusiastiche, arriva finalmente nei cinema americani  l’ormai già noto “The Woman”, quarto lungometraggio dello statunitense Lucky McKee. Classe 1975, giovane dunque ma già più che meritatamente apprezzato: suoi il bellissimo “May”, del 2002 , ”Il Mistero del Bosco” , del 2006 e il detour al di fuori del genere horror del commovente “Red”, targato 2008.
Presentato al Sundance Film Festival, ”The Woman”  ha suscitato reazioni indignate, i soliti malori da parte di spettatori debolucci, e accuse di misoginia. Queste ultime soprattutto, assolutamente assurde, per chiunque abbia guardato il film con un minimo di attenzione e conosca il cinema di McKee, quasi sempre improntato sul Femminile (spesso simboleggiato dalla sua attrice feticcio Angela Bettis, qui in un ruolo da non protagonista ma ugualmente importante). Un Femminile spesso deviato, rappresentato con amore e devozione che spesso diventano passionale spietatezza.Ma mai e poi mai misoginia o odio.
Il film è l’ideale seguito (ma non un vero e proprio sequel) , del poco conosciuto “The Offspring” del 2009 (il titolo completo del film è infatti “Offspring:The Woman”) , storia di una tribù cannibale sopravvissuta fino ai nostri giorni e che entra in contatto col “mondo civilizzato”. Il film portava la firma di Andrew van den Houten, co-produttore di “The Woman” , ed era sceneggiato da Jack Ketchum, co-autore insieme a McKee anche dello script della pellicola del 2011.
“The Woman” è comunque un film assolutamente a sé stante, non sequel, non film-gemello: un discorso sul Femminile, sul maschilismo, sulla disgustosa ipocrisia della cosiddetta “società civile”, sul marcio che tenta di nascondere e su molto altro.

Il film nasconde le scene più cruente e lascia immaginare; il discorso di Chris sulle donne è follemente colmo d’odio, più disturbante di molta violenza visiva.
L’epilogo è solo in parte prevedibile, e chiude degnamente un film esemplare (fate scorrere per intero i titoli di coda, poiché al termine vi è una sorpresa)  : estremamente ben realizzato, sapientemente diretto e montato, musicato ad arte, dotato di una fotografia magnifica e di una sceneggiatura quasi del tutto priva di falle.
La Donna del titolo non è solo colei che viene catturata: simboleggia la Donna come archetipo, in ogni sua sfaccettatura, non ultima quella di Donna come Madre, tema assai importante nel film. Il film è dunque una più che mai urlata celebrazione del Femminile, nella sua assoluta pienezza. In barba ad ogni insensata accusa di misoginia.

(Estratto della recensione di Chiara Pani pubblicata da Horror.it)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

THE LIFE AND DEATH OF A PORNO GANG

L’aspirante regista Marko, scontratosi con la fredda realtà del mercato cinematografico serbo, tenta di sfogare le proprie velleità artistiche nel mondo del porno fondando la prima compagnia teatrale pornografica della Serbia. I suoi spettacoli attirano la curiosità dei contadini ma anche ostilità e aggressioni e per sbarcare il lunario Marko dovrà scendere a compromessi e affrontare il ben remunerato mondo degli snuff movie, da cui però non potrà più tornare indietro.

In Serbia quando vogliono colpire allo stomaco lo spettatore fanno le cose sul serio. Nel frattempo che l’onda del disgusto provocata da A Serbian Movie segua il proprio corso e tenda a stagnarsi, Life And Death Of A Porno Gang aveva già detto la sua sul mondo dell’industria porno della Serbia. Questa volta, però, si parte da lontano, da quel 2001 che ha segnato la fine dell’atroce era di Milosevic e che è il punto di partenza dell’aspirante artista Marko di parlare di politica attraverso l’arte nei suoi meandri più estremi. In una Serbia martoriata dalla guerra civile e dai bombardamenti radioattivi il regista Mladen Djordjevic usa di nuovo il grimaldello dell’indagine all’interno dello squallore e del baratro del mondo del porno, vero punto di collasso tra arte e politica, come aveva già fatto in precedenza con il documentario Made In Serbia, di cui Life And Death, a suo dire, è il seguito ideale.

Lontano dall’essere un documentario, Life And Death ne sussume comunque molte peculiarità, come la macchina a mano e l’uso naturale delle luci, arrivando a un grado di realismo elevato (ma gli effetti delle mucche fosforescenti per le radiazioni sono evidenti e posticci). Realismo che tocca le corde più delicate dello spettatore, in quanto niente viene risparmiato di fronte alla presa diretta della telecamera. Si inizia con diverse scene pornografiche, non eccessivamente spinte ma di sicuro insolite, molti nudi di entrambi i sessi , diversi dettagli anatomici, catapultandoci in un film autoriale stile Von Trier. Dal ludico il passaggio al dramma è istantaneo e si affronta l’inferno degli snuff movies, visto come una deriva estrema ma naturale in un paese in cui quello che non manca è di sicuro l’odio nei confronti del vivere in un mondo permeato dai mali della guerra. L’uso che Djordjevic fa dello snuff, mutuando l’estetica dei vecchi mondo movies di matrice italiana senza però aderirne negli intenti meramente esploitativi, è smaccatamente politico, in particolare quando un soldato confessa la sua straziante storia, vissuta in mezzo ai dolori della guerra che lo hanno colpito nella mente e nel corpo, prima di essere preso a martellate a favore di telecamera.
Difficile dire in film come questi quanto il parossismo della violenza diventi gratuito e al servizio di un certo pubblico, alla ricerca del sensazionalismo e dello splatter fine a se stesso, oppure se esso sia una chiave di volta ineludibile per poter raccontare un popolo privato della propria innocenza e il cui male copre l’intera gamma delle emozioni umane, sia nell’aggressività della gente comune che caccia e stupra i componenti della gang fino a intaccare l’amore puro tra Marko e Una che diventa subito espressione del suo opposto, il thanatos. D’altronde è il medesimo interrogativo che si è posto di fronte a film controversi come il cinese Men behind the sun, se non fosse che la guerra della ex Jugoslavia sia ancora una ferita troppo purulenta nei ricordi e nei corpi degli slavi per poterla sfruttare a cuor leggero. Per chi invece cerca solo le emozioni forti, mondando il côté politico troverà di sicuro pane per i propri denti, tra mucche deformi per l’esposizione all’uranio impoverito, una toccante storia d’amore tra un transessuale e una capra, teste mozzate da motoseghe o schiacciate a martellate e scene di sesso alquanto bizzarre con corpi assolutamente non patinati che avrebbero fatto piacere a John Waters.

(recensione di Marcello Aguidara pubblicata da Nocturno.it)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀


[06/11] LA BELVA COL MITRA // CANI ARRABBIATI

CINECLUB DOMENICA UNCUT

DOMENICA 6 NOVEMBRE

Orari proiezioni:

Ore 18:30

LA BELVA COL MITRA di Sergio Grieco, 1977.

Ore 21:00

CANI ARRABBIATI di Mario Bava, 1974.

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

LA BELVA COL MITRA

La belva col mitra, definito “eccessivo” perfino da un critico illuminato e abitualmente pacato come Marco Giusti all’interno del suo Dizionario dei film italiani stracult, è a nostro giudizio paradossalmente meno spietato di altre pellicole come Milano Odia o addirittura meno crudo di film come I violenti di Roma Bene dello stesso Grieco. Fatto sta però che su tutto il film aleggia un’atmosfera malvagia e malsana oggettivamente non riscontrabile in nessuna altra pellicola del genere; merito indubbiamente del regista ma soprattutto della straordinaria e intensissima interpretazione di un Helmut Berger che già da solo vale il biglietto, giocando con il suo personaggio oltre i confini della paranoia e mandando lo spettatore a letto predisposto per un genuino incubo notturno.

La storia, ambientata curiosamente fuori dagli ambienti metropolitani e precisamente ad Ancona, narra di un gruppo di evasi, che torna a seminare il terrore dopo un periodo di riposo forzato in gattabuia, capeggiato da Helmut Berger nei panni di Nanni Vitali, criminale bello e dall’istinto pazzoide e feroce in balìa della sete di vendetta nei riguardi delle persone che lo hanno tradito o che cercano di mettergli il bastone fra le ruote.

Consegnato alle cronache come uno dei film preferiti in assoluto da Quentin Tarantino (tanto da inserirne una sequenza divenuta ormai celebre all’interno del suo Jackie Brown), la pellicola mantiene in buona parte le promesse legate alla sua fama di antesignano del genere pulp.
(Estratti dalla recensione pubblicata da Pollanet Squad)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

CANI ARRABBIATI

Mario Bava dà il la, con questo smisurato masterpiece, ad un nuovo filone cinematografico, il pulp; non siamo negli anni novanta, non siamo negli States e Tarantino si faceva ancora soffiare il naso da sua madre.

Il film è agile ed imprevedibile, i dialoghi sui minimi sistemi, che talvolta arrivano ai limiti dell’inverosimile efficacemente ripresi anni dopo da Tarantino e soci, acquisiscono autorevolezza tra le maglie di un contesto scelleratamente originale; il montaggio invece incespica un pò nel primo quarto d’ora, mentre il soggetto vola immediatamente su livelli altissimi. Mario Bava dirige a modo suo un fantastico concerto di violenza e non-sense, di crudeltà e degrado, della società normale contro quella senza regole dei delinquenti, “noi contro loro”, completando l’opera con momenti di terribile bellezza e disarmante umiliazione: come dimenticare Maria detta Greta Garbo, l’ostaggio, costretta a mingere in piedi, dopo essersi tolta le mutandine, davanti agli occhi felici dei suoi aguzzini, oppure il bambino malato usato come posacenere da Bisturi. Il cast non è composto da nomi di prima fascia: Cucciolla, Montefiori non sono attori alla Merli o alla Milian, ma il regista non punta sul nome ma sul prodotto nel suo insieme, il film non ha bisogno di primedonne per riuscire, e sulla stessa linea è anche la OST di Stelvio Cipriani mai invadente e sempre calibrata. Ma una citazione particolare merita Lea Lander, bella e brava, il cui grosso merito non si limita all’intensissima interpretazione di Greta Garbo, ma si concretizza venti anni dopo anche con il lavoro di recupero della pellicola girata da Mario Bava, disgraziatamente mai uscita nelle sale cinematografiche per problemi legati alla produzione. Uno di quei lavori che lasciano il segno!!! (Estratti dalla recensione pubblicata da Pollanet Squad)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀


[30/10] JOHN WATERS – THE POPE OF TRASH

CINECLUB DOMENICA UNCUT

DOMENICA 30 OTTOBRE

Orari proiezioni:

Ore 18:30
POLYESTER (J.Waters, 1981)        

Ore 20:45
FEMALE TROUBLE (J.Waters, 1974)
[VO sott. in italiano]

Ore 22:30
PINK FLAMINGOS (J.Waters, 1972)
[VO sott. in italiano]

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀
POLYESTER

Polyester non è – come molti hanno evidenziato – lo spartiacque tra il periodo punk e quello più “addomesticato” del grande regista di Baltimora. Waters comprende ormai che gli oltraggi (visivamente) violenti al perbenismo americano rischierebbero di apparire datati ed infantili, rendendo quindi sterile qualsiasi attacco alla contemporanea società moralista, da sempre suo prediletto obiettivo satirico. Il disagio di una realtà sociale zeppa di amare contraddizioni passa attraverso una confezione colorata e familiare, kitsch ma convenzionale, che nasconde al suo interno messaggi ben più profondi e pessimisti dei precedenti titoli: l’adulterio è umiliazione per la persona abbandonata, la scuola è un ritrovo per ragazzi disadattati, il lifting sovrasta gli affetti e probabilmente solo metabolizzare con determinazione le proprie debolezze potrà rimettere in ordine le nostre esistenze.

L’happy end non è garantito, ma una sana spruzzata di profumato spray per ambienti non potrà che illuderci di un domani diverso, forse persino migliore.
(Estratto della recensione di Jacopo Coccia pubblicata da Bizzarro Cinema)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀
FEMALE TROUBLE

Dawn Davenport (Divine), ragazza scappata dai genitori il giorno di Natale (buttando addosso alla madre l’albero impallinato) e datasi alla malavita per poter tirare a campare. Tra furtarelli e numerose vendite del suo enorme corpo, Dawn sarà anche violentata da un ubriacone violento e lurido (sempre lo stesso Divine nei panni dello sciatto Earl). Finita in uno strano giro dove la violenza diventa una vera e propria forma d’arte e lei ne è la musa ispiratrice, sarà infine rinchiusa in galera e condannata alla pena di morte.
Come sempre l’esile trama è solo il pretesto per aprire a Waters le porte di un mondo surreal-porno-kitsch dove far vivere i suoi personaggi contenitori di ogni tipo d’eccesso. Qui la vita criminale diventa quasi un percorso artistico coronato naturalmente dalla condanna a morte vista come il massimo riconoscimento di una vita concessa totalmente al crimine (una sorta di Oscar alla carriera). Costellato come sempre da scene culto al limite dell’accettabile (e spesso questo limite Waters lo supera con la sua straordinaria ironia), “Female trouble” contiene addirittura la prima (e sinora ultima) scena di auto-violenza sessuale.

(Recensione di Matteo Contin pubblicata da Pellicola Scaduta )

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀
PINK FLAMINGOS
“Divine è un’enorme donnone famosa a Baltimora per essere la persona più disgustosa del mondo. Oltre che all’improponibile look, Divine estende il suo essere disgustosa in tutto ciò che fa: si pulisce le terga in pubblico, ha frequenti rapporti orali col figlio, mangia merda di cane, usa un linguaggio non certo all’acqua di rose, insomma, un personaggio che di certo non vorrete incontrare. La sua umile dimora è una roulotte dove convive con la sua famiglia di freaks: la madre (che vive come una neonata all’interno di un box) è innamorata perdutamente dell’uomo delle uova e il figlio si eccita se durante l’amplesso decapita galline sul corpo della ragazza. La vita a Baltimora scorre quindi tranquilla, con il suo solito disgustoso scandire del tempo. I coniugi Marble invece rapiscono ragazze avvenenti e le rinchiudono nello scantinato dopo averle messe incinta. Una volta che le ragazze hanno partorito le uccidono e vendono il bambino a giovani coppie di lesbiche. Naturalmente i Marble hanno un solo pensiero in mente: diventare le persone più disgustose del Pianeta. La lotta tra Divine e i Marble è iniziata.
“Fenicotteri rosa” è il punto più elevato della filmografia giovanile di John Waters. Qui vi concentra tutti gli elementi che caratterizzavano i suoi primi film, definendoli soprattutto dal punto di vista della critica sociale. In un mondo dove la bellezza patinata delle riviste fa da padrona, Waters costruisce un vero e proprio elogio alla schifezza, dove il luridume e la spazzatura sembrano essere il solo modo di vivere in un mondo che non fa altro che sfornare rifiuti. E nella tranquillità borghese si muovono maniaci e pervertiti, pronti ad aprire i loro impermeabili davanti a studentesse in apparenza innocenti ma che, nel mondo di Waters, nasconderanno certamente qualche piccola perversione.”

“Fenicotteri rosa” non è solo un cult-movie: è un capolavoro del cinema, non quello di nicchia, non quello underground: quello con la C maiuscola.”

(Recensione di Matteo Contin pubblicata da Pellicola Scaduta )

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀



Proiezione ANTROPOPHAGUS + BUIO OMEGA di Joe D’Amato

DOMENICA 23 OTTOBRE

Orari proiezioni:

Ore 18:30

ANTROPOPHAGUS di Joe D’Amato, 1980.

Ore 21:00

BUIO OMEGA di Joe D’Amato, 1979.

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

ANTROPOPHAGUS

Antropophagus è un ottimo film, ma ovviamente non è per tutti i palati, soprattutto a causa. della violenza di alcune scene che, come già detto, risultano shockanti e possono turbare facilmente le persone più suggestionabili.
Consiglio vivamente la visione a tutti gli amanti dei film horror, più propriamente splatter, e agli amanti dei film poco costosi ma di impatto notevole, con una storia ben costruita e che sappia trasmettere vere emozioni.
(Fonte: occhirossi.it)

Critiche
Per la rivista Spaghetti Nightmares il film è «Uno dei simboli del gore all’italiana». La rivista Delirium lo definisce «Un film che offre alcuni dei momenti più disgustosi nella storia del cinema».
Nocturno definisce Antropophagus «un film controverso nel panorama horror italiano di quegli anni. A metà strada tra il cinema cialtrone di Bruno Mattei e quello più sofisticato di Lucio Fulci, chiaramente influenzato dalla politica del body count di certo slasher americano ma anche dalla visceralità del genere cannibalico di Ruggero Deodato e co., Antropophagus resta ancora oggi pellicola di difficile collocazione e indubbio interesse».

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

BUIO OMEGA

Predecessore malsano e riuscito, a firma dell’inimitabile Massaccessi, del più noto Nekromantik (1987), opera cult del regista tedesco Jorg Buttgereit.

“Film anomalo nell’intera cinematografia del regista romano, pervaso com’è da una macabra poesia sospesa tra romanticismo ed ossessione, mai più egagliata – nè tantomeno suggerita – in alcun titolo della sua sterminata produzione. Un lavoro coraggioso ed estremo già per il periodo d’uscita in sala, (dove peraltro venne inaspettatamente ignorato dal pubblico). Necrofilia, cannibalismo, sequenze gore a base di interiora rappresentano solo la confezione di un prodotto ben più complesso che in apparenza: da un lato un apologo passionale e viscerale dell’amore impossibile, tanto agognato e rincorso dal protagonista (un discretamente bravo Kieran Canter), dalla parte opposta il feticismo morboso ed ossessivo della dell’apparenza, cui sarà vittima l’imbalsamatore come la governante interpretata Franca Stoppi. L’inquietante figura di Iris costituisce, insieme alle musiche eccellenti dei Goblin, il vero valore aggiunto dell’intera operazione: la storia sfugge abbondantemente dai confini dell’horror-thriller erotico degli anni ‘70 nè tantomeno si omologa a quello plastico del decennio a venire.
Un caso unico, forse irripetuto, di contaminazione “irresponsabile” del genere. Una sorta di guanto di sfida alla censura (come concetto assoluto) ed all’appiattimento paratelevisivo, fenomeno quest’ultimo che di lì a poco avrebbe cancellato inesorabilmente il futuro del cinema horror Italiano.”
(Estatto della recensione pubblicata da Fascination Cinema)


[9/10] Proiezione HAUSU ハウス + JIGOKU 地獄

DOMENICA 9 OTTOBRE

Orari proiezioni:

Ore 18:30

HAUSU (ハウス) di Nobuhiko Obayashi, 1977.
(VO sott. in italiano)

Ore 21:00

JIGOKU (地獄) di Nobuo Nakagawa, 1960.
(VO sott. in italiano)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀
CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

HAUSU


“Il film di Obayashi è pura follia lisergica che disorienta completamente lo spettatore sommergendolo letteralmente di colori, effetti speciali, soluzioni visive deliranti e tanta, tantissima pop-art.”

“Produzione giapponese del 1977, “Hausu” è una hippie-horror-comedy in cui, fra tonalità sgargianti, scenografie surreali ed improvvise impennate slapstick , si concatenano una serie di eventi pazzeschi che non concedono spazio alla logica e generano un viaggio psichedelico, a tratti, realmente sbalorditivo.”

“Grandissima varietà di tecniche visive ( stop-motion , ralenty , movimenti stroboscopici, velocizzazioni esasperate, saturazione dei colori, bianco e nero sgranato e chi più ne più ne metta…), tagli improvvisi da spot pubblicitario (non a caso Obayashi è stato un quotato regista di commerciali per la tv), sfumature romantiche e melense (ironiche) esasperazioni. Tutto questo, e molto di più, è “Hausu” che dimostra di anticipare incredibilmente i tempi proponendo, senza remora alcuna, innovazioni visive accostate a pura follia creativa.”

(Estratti dalla recensione pubblicata da  www.alexvisani.com)

 

 

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

JIGOKU

L’Inferno secondo Nakagawa: una discesa agli inferi tra allucinazione e sogno in una sperimentazione visiva senza precedenti, dove colori ed effetti speciali si fondono in un’unica tavolozza.

“Jigoku (o Hell, altrimenti noto come The Sinners of Hell) è una delle punte di diamante della produzione di Nakagawa Nobuo, maestro dell’horror giapponese. Abbandonando il territorio dei racconti tradizionali di fantasmi, Nakagawa amplia il suo sguardo e costruisce una storia altamente allegorica che mescola con coerenza i bassi istinti di sopravvivenza dell’uomo, le convenzioni sociali, le falsità di facciata e, su tutti, un incombente e ineluttabile senso della vendetta.

“Capolavoro di macabro pessimismo, Jigoku conquista con la sua forza evocativa e il suo oltranzismo trascendentale.
Nello stesso anno di Psycho, e ben prima di Hershell Gordon Lewis (il pur divertente ma raffazzonato Blood Feast è del 1963), Nakagawa Nobuo innesca un meccanismo filmico agghiacciante e al contempo disturbante, eccessivo, stordente, puntando su scene scioccanti ai limiti del gore tutt’altro che fini a se stesse, e anzi in grado di scardinare la razionalità di sequenze causali e temporali: un inabissamento nelle spire della colpa e dell’espiazione che non concede spiragli di fuga – se non nel dolore.”

(Estratti della recensione di Stefano Locati pubblicati da  www.asiaexpress.it)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀


Domenica Uncut Anno #5 – Dal 2 ottobre.

Cineclub Domenica Uncut – Anno quinto.
Ospite, per il secondo anno consecutivo, nelle cantine del Twiggy Club, il cineclub Domenica Uncut persevera indefesso nel suo intento di proiettare gratuitamente film indipendenti, incredibilmente mai usciti in Italia, oscurati dal cafone cinema mainstream o dimenticati da una lenta e microcefala distribuzione, tanto miope quanto paracula.

Cineclub Domenica Uncut
Cinema Indipendente & B-Movies…Tutto il resto è noia!


Domenica 12 Giugno

CINECLUB DOMENICA UNCUT

Orari proiezioni:

Ore 18:30
LATE BLOOMER (おそいひと Osoi Hito) di Gô Shibata, Japan, 2004.
(V.O. sottotitolato in italiano)

Ore 21:00
BURST CITY (爆裂都市 Bakuretsu toshi) di Sōgo Ishii, japan, 1982.
(V.O. sottotitolato in italiano)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

CINECLUB DOMENICA UNCUT

presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

LATE BLOOMER 

Seconda opera del visionario Go Shibata, “Late Bloomer” è il film che l’ha lanciato anche sotto l’interesse occidentale, soprattutto americano, con la distribuzione in homevideo di questo film devastante.
Girato con pochissimi soldi, in bianco e nero e con telecamera a mano a digitale, “Late Bloomer” è un racconto disperato e senza censure di una disperazione inconscia, destinata ad esplodere, divorando corpi ed anime.

“Late Bloomer” è un film che esce dal genere e che, rifacendosi all’estetica del cinema d’autore cyberpunk (da Tsukamoto a Ishii) e al documentarismo quasi da dogma95, diventa un pugno in pieno viso di chi guarda. Un racconto che ha radici nel quotidiano e lo stravolge.

Shibata prende un tema delicato: i disabili. Un argomento scottante e da approfondire, ma spesso raccontato banalmente e malissimo, che in mano a Shibata prende linfa vitale. Il film non si sofferma sui buonismi, assenti, o sulla compassione come puro paraculismo. Dimentica i personaggi sani che agiscono attorno ai malati, concentrandosi sul malato, che forse è l’unico sano in un mondo folle e senza ideali.

Il film ne descrive la personalità e la psicologia, il terribile disagio di essere sempre il centro dell’attenzione altrui, soffrendo comunque di solitudine. Una solitudine che non può che portare a conseguenze drammatiche e violente. Ma chi è Sumida? Da un lato pare la “mascotte” del gruppo di Take, dall’altro un terribile e perverso omicida. Ma forse non è nemmeno una delle due cose.
Sumida è un outsider, l’anti-eroe di “Late Bloomer”, per il quale è impossibile non provare empatia. Nessun abbellimento, nessun colpo di scena, nessun tentativo di “imbellettare” la storia e renderla più appetibile. “Late Bloomer” è il disperato canto dei deboli che diventano forti per cercare di conoscersi, un film che sfugge dalle necessità del business, per essere finalmente cinema libero, puro e crudo. Come sempre dovrebbe essere.
Avvertenze: Guardatelo fino alla fine, anche dopo i titoli di coda.
(Recensione pubblicata da Asianworld)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

BURST CITY

Irriverente, ossessivo, anarchico e adrenalinico, Burst City è punk allo stato puro. Insieme ad altri film di Ishii come Crazy Thunder Road, Shuffle e Panic in High School, è anche il punto di partenza del cinema contemporaneo giapponese, il che lo rende uno dei film più importanti di questa cinematografia.

Chi fosse alla ricerca di esempi dell’importanza di Sogo Ishii nell’evoluzione del cinema giapponese, e della sua abilità come regista, non ha bisogno che di vedere Burst City. A prima vista un eclettico miscuglio di immaginario alla Mad Max e yakuza, il tutto filtrato in un’ottica punk, ad uno sguardo più approfondito Burst City rivela i semi di molti degli sviluppi del cinema giapponese contemporaneo e oltre. Lascia presagire i lavori di Shinya Tsukamoto, Takashi Miike e due decadi di MTV. E un bel po’ di cosette in mezzo.

La sceneggiatura non è nulla di che, e si sviluppa attorno agli scontri tra un gruppo di bikers alla Mad Max, una banda di yakuza, una comunità di punk e gentaccia varia, ambientato in un futuro arido, fatto di autostrade e zone devastate. Ma qui la sceneggiatura non conta. Tramite la musica e la gente della scena, l’obiettivo di Ishii è ricreare l’equivalente filmico della musica punk. Un film in cui ogni fotogramma è imbevuto della filosofia, dello spirito e dell’energia del movimento punk giapponese di fine ’70 – primi ’80. E c’è riuscito. Burst City ringhia e grida selvaggiamente, ci bombarda di distorsioni e attacca le norme precostituite in modo energico, con anarchia e irriverenza. È un film grezzo, certo, ma un film ispirato dalla filosofia punk non dovrebbe essere tutto tirato a lucido. Quando vediamo che alcune riprese sono “sporche”, non è perché il film è stato girato male, al contrario.

Al di là del fatto che resti fedele alle sue intenzioni e alle fonti, Burst City è un film seminale e visionario. L’uso di Ishii della macchina da presa e del montaggio è straordinario, così come l’utilizzo del suono. In questi settori, Tsukamoto ha pescato a piene mani da Sogo Ishii per il suo Tetsuo, mentre il modo in cui il regista fonde diverse scene della storia in un montaggio rapido videoclipparo è poi riemerso nei dieci minuti iniziali di Dead or Alive e di The City of Lost Souls, di Takashi Miike. Inoltre, l’utilizzo di frammenti documentaristici si riflette nel miscuglio di documentario e fiction così di moda tra i registi di oggi come Kore-eda e Naomi Kawase.

Anche se non del tutto senza predecessori (il lavoro di macchina ricorda alcune opere di Kinji Fukasaku dei primi anni ’70, ad esempio), Burst City è nel complesso un film che non ha le sue radici nel cinema. La sua ispirazione è presa da altrove, in particolare, ovviamente, nel ritmo, nei suoni, nello spirito e nell’attitudine del movimento punk. È cinema di liberazione, libero dalle costrizioni della forma. Per fare un parallelismo, se il cinema narrativo è prosa, allora Burst City è poesia. Non nel senso poetico, ma nella struttura. Il modo in cui il poeta è libero dalle costrizioni che ingabbiano lo scrittore, è in questo modo che Ishii è libero dalle forme convenzionali alle quali aderisce volontariamente (e forse inconsciamente) il regista standard.
(Recensione di Tom Mes pubblicata da midnighteye)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀


Domenica 5 Giugno

CINECLUB DOMENICA UNCUT

Domenica 5 Giugno

Orari proiezioni:

- Ore 18:30

VEGETARIAN (Chaesikjuuija)
di Woo-Seong Lim, Corea Del Sud. 2009. 111 min.
(V.O. sottotitolato in italiano)

- Ore 21:00

THE WHISPERING OF THE GODS (Gerumaniumu no yoru)
di Tatsushi Ômori, giappone, 2005. 107 min.
(V.O. sottotitolato in italiano)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

CINECLUB DOMENICA UNCUT

presso:
TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.
Proiezione gratuita.

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

VEGETARIAN
Yeong-Hye, a causa di un trauma infantile, è diventata -con il tempo- schizofrenica e ha iniziato a soffrire di incubi terribile che le hanno impedito di dormire correttamente. Di punto in bianco, Yeong-Hye decide di rifiutare ogni cibo di derivazione animale e si autoconvince di stare per trasformarsi in un albero. I genitori non la capiscono, il marito la lascia.
Ad occuparsi di lei resta la sorella, almeno fino a quando il marito di questa, artista, non vede in Yeong-Hye la possibile modella per un suo nuovo lavoro.
E così, l’uomo inizia a disegnare sul suo corpo nudo dei fiori in grado di scacciare gli incubi di Yeong-Hye…

Film da pelle d’oca. Straziante e disperata indagine sulle nefaste conseguenze di un trauma infantile (tra l’altro volutamente rappresentato con un fugacissimo flashback senza troppa spettacolarizzazione o pornografia del dolore).

Straordinario nello sviluppo, con riflessioni profonde e per nulla banali, con scene di un impatto poetico magnifico (la scena del film con i due corpi dipinti di fiori che si strusci…ano uno sull’altro, Yeong-Hye, che -nuda, ricoperta dai fiori dipinti su di lei- distende le braccia davanti ad una finestra aperta) e con una risoluzione finale in grado di commuovere con un pizzico di poetica cattiveria, ma anche di speranza.

Bellissimo e doloroso (impossibile non lasciarsi ai pianti sugli ultimi, devastanti, minuti in ospedale), non privo di qualche scivolone (soprattutto a livello di sceneggiatura – del tipo, dove va a finire il cognato alla fine?, il confondere vegetarianismo con anoressia), ma sicuramente consigliato e, sicuramente, uno dei migliori film di quest’anno di cinema. Chae Min-Seo è straordinaria e per la parte è dimagrita otto chili e ha sofferto di disturbi alimentari. Woo-Seong Lim (al suo esordio) dirige con sicurezza e con uno stile raffinato, aiutandosi con una bellissima fotografia dai tocchi autunnali e delicati. ( recensione pubblicata da asianworld)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

THE WHISPERING OF THE GODS

Rou, dopo avere commesso un duplice delitto, viene mandato ad espiare la sua colpa nel monastero di campagna dove è cresciuto. Qui è vittima e autore di diverse nefandezze: se da un lato è costretto a subire le attenzioni sessuali del sacerdote, dall’altra parte abusa di una suora. Affidandosi a presunti sussurri delel divinità, che sente attraverso alcune radio portatili, Rou conduce la sua esistenza tra i compiti affidatigli nel monastero e l’annullamento del confine tra il bene e il male, senza dimostrare alcun rimorso.
In luoghi bellissimi (splendidamente fotografati da Ryo Otsuka) a fare da contrasto a ciò che accade tra gli uomini, Omori mette in scena cosa succede nelle relazioni umane quando queste si svolgono lontano dagli occhi del mondo (come cita il catalogo) e non ci lesina nullla a livello grafico: dal sacerdote che ama la masturbazione passiva e la fellatio durante la lettura del vangelo in latino, all’evirazione di un maiale, da un personaggio vestito come un boy-scout che ama leccare il vomito a un altro maiale ucciso a bastonate e sventrato mentre un giovane si masturba palpandone il cuore caldo appena estratto (senza dimenticare suore impazienti di trasgredire al loro voto), in un campionario di violenze che più che far pensare ai sussurri degli dei, fa pensare ai sospiri degli umani.
L’intenzione del regista di mostrare come possa avvenire l’annullameno tra bene e male, tra colpa e espiazione, è spesso nascosta dietro scene che tolgono profondità e riportano spesso ad un piano troppo terreno.
Omori riesce a restituire la natura oppressiva del luogo e la difficoltà dell’uomo a scendere a compromessi con la sua duplice natura ma, alla fine, delle sue immagini rimane poco.
(Recensione di Roberto Crippa pubblicata da www.rapportoconfidenziale.org)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀


POVERANIA VARESE 24 APRILE 2011

CINEMATOGRAFO POVERANIA VARESE
I lungometraggi poveri, indipendenti, autoprodotti, invisibili del cinema italiano.

ore 18:30
MOTEL di Simone La Rocca, 2008.

 
Ore 20:30
[CORTO] COWPUNX FROM HELL di Enrico Stocco, 2009.

 
ore 21:00
THE SLURP – Gli strani supereroi di Simone La Rocca, 2009.

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

CINECLUB DOMENICA UNCUT

Presso:
TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

- Domenica Uncut
http://domenicauncut.wordpress.com/
- Twiggy Club
http://www.twiggyclub.com/
▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

MOTEL

Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2008
Con Aldo Santarelli, Aleandro Montanucci, Giampaolo Picchiami, Angelo Conti, Alì Saoudì, Mauro Alessandri
Genere Commedia
Durata 90 min
Web http://www.ghostfilm.eu/
Prima C.P. Febbraio 2009

SINOSSI

Una pistola buttata sull’asfalto, i vecchi fumetti letti e riletti, due investigatori alle prese con un caso difficile, la musica Funcky e Ska. Una viaggio di 1400 km su un’ape 50, un tesoro nascosto in mezzo alla vigna, un uomo derubato che si porta appresso il suo testimone oculare. La popolazione messa in pericolo dagli attacchi alieni, Stanlio ed Ollio ed un concerto con quattro spettatori, tra cui uno s’era pure addormentato. Motel, una commedia delicata e onesta.

LINK RECENSIONE: BizzarroCinema.it

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

COWPUNX FROM HELL
Documentario no-budget con musiche di Wasted pido, Sheriff perkins, The tease cavern, Bruno gourdo e Number 71 band…

Regia: Enrico Stocco
Paese: Italia/Francia/Uk, 2009
Interpreti: Wasted Pido, Sheriff Perkins, Bruno Gourdo, The Tease Cavern, Number 71 Band
Durata: 20′
Web: http://www.myspace.com/wastedpido

Il film:
Cowpunx from Hell è un film che segue le vicende di alcuni One Man Bands, e in questa maniera parla di Rock n Roll, peccato, redenzione, vita di strada. Rispedito sulla terra dall’inferno, Wasted Pido suona tra Londra e Napoli, alle prese con performance al limite dell’infarto, lavori mal pagati, strumenti non convenzionali, sigarette, litri di caffè, birra, whisky, una macchina distrutta e l’autostrada che non finisce mai… “Non so cosa fare di questo film. Sapevo solo che dovevo farlo e portarlo alla fine, in qualche maniera…” (Enrico STOCCO)


▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

THE SLURP – Gli strani supereroi

Regia Simone La Rocca
Paese Italia, 2009
Con Aleandro Montanucci, Giorgio Vespa, Mauro Alessandri, Vasco Santarelli
Genere Commedia, Fantastico
Web http://www.ghostfilm.eu
Prima C.P. Dicembre 2009
SINOSSI

Supereroi, detective, baroni e meccanici: quattro episodi per rivisitare (e reinterpretare) i generi cinematografici. Rockman, supereroe deficiente che combatte contro una mummia; Il Barone, storia di botte e di amicizia; Paranormal Detective, episodio con alieni e investigatori dell’occulto; Il Meccanico, un omaggio alla comicità slapstick. Il promettente regista e sceneggiatore Simone La Rocca, con il film a episodi The Slurp – gli strani supereroi, firma il suo secondo lungometraggio: un divertente e personale omaggio al mondo del cinema.

NOTE
Il primo episodio, “Rockman”, è nato perché volevo fare un film su un supereroe, e sinceramente i film sui supereroi che vedo al cinema non mi hanno mai soddisfatto fino in fondo. “Il Barone” lo abbiamo girato nel periodo di Natale. L’idea mi è venuta dopo aver visto The Spirit: mi è piaciuto, in particolare, quando il protagonista si mette a correre sui tetti. Il personaggio del Pirata è un po’ ispirato a lui: corre, salta e non si stanca mai. Il terzo episodi è “Paranormal Detective”, dove tutto si svolge a ritmo di musica punk. Questo episodio si ispira un po’ agli acchiappafantasmi, un po’ ai marchingegni di Data ne I Goonies e un po’ al Tenente Colombo. Per il quarto episodio “Il Meccanico” volevo fare un colossal con tanti personaggi, e per questo motivo mi sono ammazzato di fatica: non so davvero quanta gente ci ho messo dentro! Voleva essere un omaggio a Jacques Tatì e a Benny Hill. (Simone la Rocca)
LINK RECENSIONE/INTERVISTA SU: BizzarroCinema.it


DOMENICA 17 APRILE

CINECLUB DOMENICA UNCUT

DOMENICA 17 APRILE

Orari proiezioni:

ore 18:30

METROPIA di Tarik Saleh, 2009.

(V.O. sottotitolato in italiano)

 

ore 21:00

THE WICKER MAN di Robin Hardy, 1973.

(The Director’s Cut - V.O. sottotitolato in italiano)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

CINECLUB DOMENICA UNCUT

Presso:

TWIGGY CLUB Via de Cristoforis n. 5. Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

METROPIA

“Siamo nell’Europa del 2024 messa in ginocchio dalla crisi energetica. Per fare fronte a una serie di problemi (mancanza di risorse e inquinamento in primis) viene creata una grandissima rete della metropolitana che attraversa tutta l’Europa, che diventa l’unica maniera possibile di viaggiare (non ricorda l’”Underground” di Kusturica?). Roger è impegato in un call-center e inizia a sentire delle voci nella sua testa. Da dove provengono?
L’aspetto più interessante del film di Tarik Saleh è chiaramente quello grafico. Lo stile d’animazione proposto è interessante, nuovo e soprattutto perfetto per raccontare una storia claustrofobica e cupa come quella della pellicola. A rendere inquietante il tutto, più che le architetture fatiscenti, è proprio il design dei personaggi, in bilico tra la stilizzazione grafica e il fotorealismo, con un risultato che ben descrive quella (questa) generazione di marionette assoggettate alla pubblicità, all’aspetto fisico, ai quiz televisivi. Buono anche il lavoro dei doppiatori (Juliette Lewis, Udo Kier, Stellan Skarsgard), capitanati da uno straniante Vincent Gallo perfetto per dare voce e tratti distintivi ad un personaggio alienato e problematico come Roger.” ( Estratto della recensione di Matteo Contin pubblicata da www.pellicolascaduta.it)

 

 

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

THE WICKER MAN

“The Wicker Man” è un film che non risparmia nessuno, che infrange con classe molti tabù e può essere anche interpretato come una riflessione al vetriolo sulla cecità delle religioni. Confezionato abilmente con un’ottima regia, un montaggio curato (nonostante siamo nel 1973, ha un taglio molto moderno e dinamico), affascinanti musiche folk ed una fotografia suggestiva (tutti i fatti più inquietanti accadono in pieno giorno, sotto il sole, senza che questo fattore ne sminuisca la carica shockante), il film si avvale anche di un ottimo cast fra cui spiccano le eccellenti interpretazioni di Edward Woodward e Christopher Lee. Al momento dell’uscita, il film scandalizzò non poco i censori inglesi, soprattutto per via della sua provocatoria carica sessuale. Questi ultimi gli hanno reso maledetta l’esistenza, bloccandone la distribuzione e facendolo circolare, in seguito, in versioni censurate e snaturate. Più volte, inoltre, il film è stato tagliuzzato indecorosamente per raggiungere la durata necessaria all’inserimento nei “double bill” dei drive-in (ossia le visioni di due film al prezzo di uno). Reperitelo e guardatelo, ne vale assolutamente la pena. CULT.(Estratto della recensione di alex Visani pubblicata da www.alexvisani.com)

 

 

 

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀


Video : Presentazione TROLL 2 a cura di A. Lanza.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 2.320 follower