Proiezioni Domenica Uncut 17 Ottobre 2010


DOMENICA UNCUT

a cura della Chainsaw Crew

Domenica 17 ottobre

Orari proiezioni:

Ore 18:00 LITTLE OTIK (Otesánek) di Jan Svankmajer, 2000.
(V.O. Sott. In Italiano)

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Ore 21:00 CONSPIRATORS OF PLEASURE (Spiklenci slasti) di Jan Svankmajer, 1996.
(V.O. Sott. In Italiano)

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Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.

INGRESSO GRATUITO

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LITTLE OTIK

Uno dei film weird più interessanti e meglio realizzati del primo decennio del XXI secolo.

La Frase dal Film:Ma gli vuoi bene, almeno? Ti comporti come se non fosse tuo figlio” “Lo sai che gli voglio bene” “E quand’è l’ultima volta che lo hai verniciato?” “Lo faccio domenica” “Sulla schiena gli sta di nuovo crescendo un terzo braccino” “Domenica glielo poto”

(Estatti dalla recensione pubblicata da eXXagon’s reXtricted)

“Jan Svankmajer è un maestro indiscusso dell’animazione europea e mondiale. Nasce a Praga e attinge artisticamente dal calderone culturale della mitteleuropa. I suoi lavori animati sono tra le produzioni più fantasiose, inusuali e inquietanti in circolazione. Tutto questo per riassumere il retroterra culturale di un’artista che, nel caso avesse ancora bisogno di presentazioni, è stimato come uno dei maggiori esponenti e innovatori del cinema d’animazione.
“Little Otik” non è un film interamente animato, si potrebbe definire come un lungometraggio dal vero al cui interno siano stati cesellati degli inserti in stop-motion. Lo spunto narrativo è da ricercarsi nell’omonima fiaba popolare cecoslovacca.
Un’opera ibrida dunque, come ibrida è la tematica attorno a cui ruota la riflessione cinematografica. La maternità può essere vissuta anche come un dramma (nel senso di evento) ansiogeno e patologicamente atteso. La sfortunata coppia protagonista del film non può biologicamente avere figli; come in ogni favola (nera) che si rispetti la soluzione non sarà medica ma magico-rituale. Un ceppo che somiglia vagamente ad un neonato (qualcuno si ricorda Margaret Lanterman in Twin Peaks?) diventa il feticcio infantile che soddisfa, almeno fisicamente (come presenza) e simbolicamente (come idea) la necessità materna di accudire e proteggere una creatura. Il ceppo di legno diviene l’idolo pagano a cui consacrare la propria vita, la propria natura genitrice. Purtroppo la situazione sfugge di mano e il bambino-aborto-ceppo si trasforma in un insaziabile mostro onnivoro e famelico, la cui voracità diventa motivo di imbarazzo prima e di terrore poi (il cibo, la sua matericità e la sua costante presenza nell’attività umana sono caratteri ossessivamete presenti nella produzione del regista ceco). “

“La pellicola può essere analizzata a partire da diverse angolazioni, tutte plausibili: da un lato psico-dramma su una maternità mancata e sublimata; dall’altro critica ad una società che rende i figli obbligato coronamento di una vita di coppia; dall’altro ancora affresco grottesco del bambino come oggetto della presunzione e dell’egoismo genitoriale; infine divertissement in chiave tragicomica delle difficoltà della vita coniugale. “

(Estratti dalla recensione di Matteo Ruzza pubblicata da pellicolascaduta)

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CONSPIRATORS OF PLEASURE
Ancora Svankmajer. Ancora un saggio di bellezza, ironia e fantasia senza limiti, sospeso tra grottesco e crudeltà, erotismo e purezza. Sei uomini (meglio, quattro uomini e due donne) vivono ogni giorno le loro ossessioni più intime, costretti ad un apparente anonimato in una società troppo diversa, un mondo che non piace ai protagonisti e tanto meno al regista. Per essere subito chiari: l’animazione “a passo uno” che ha reso celebre il demiurgo di tanta follia è relegata ad un solo, marginale personaggio. Ciò incredibilmente non toglie nulla alla geniale creatività di Svankmajer, a suo agio con storie di esseri umani lunari e singolari. Esistenze che si intrecciano a temi ricorrenti della sua filmografia: gli animali della cultura contadina (gli onnipresenti galli), il gusto del paradosso narrativo, gli armadi, il feticismo per oggetti e materie, qui particolarmente vivo nel personaggio del “collezionista di sensi”. Poesia vera e necessaria, atemporale eppure attuale, che cancella per circa un’ora e mezza la stupidità di un mondo asettico e mercificato, che regala profumi e gesti dimenticati. Il cinema di Svankmajer è sinceramente sensoriale, viaggio iperbolico ed interattivo privo della pretenziosità dell’attuale produzione ipertecnologica, opera assimilata prepontentemente allo stato panico del piacere, adagiata leggera sul suo essere unica, inimitabile, irripetibile.

(Recensione di Jacopo Coccia pubblicata su FASCINATION CINEMA)

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