SESSO, POLITICA, SURREALISMO.


DOMENICA UNCUT

28 novembre 2010

Orari proiezioni:

Ore 18:30 L’UOMO, LA DONNA E LA BESTIA

SPELL (Dolce Mattatoio) di Alberto Cavallone, 1977.

Ore 21:30 SWEET MOVIE Di Dusan Makavejev, 1974.

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Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.

INGRESSO GRATUITO

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L’UOMO, LA DONNA E LA BESTIA
SPELL (Dolce Mattatoio) di Alberto Cavallone, 1977.

La Frase dal Film: “Non ho ancora capito se il mio è un lavoro serio, se serve a qualcosa o a qualcuno, se è più importante la realtà o la sua immagine o se bisogna buttare al cesso tutto e valorizzare solo la fantasia, il gioco, il sesso. Uno che si fa queste domande è uno stronzo o una persona seria?”

Surreale e surrealista pellicola di Cavallone che prende spunti buñuelliani ed altri da De Sade, Bataille e Lautréamont. Ne fa ovviamente un discorso politico-sociale di rottura sia verso il comunismo sia verso la morale; verrebbe da pensare che le metodiche surrealiste ed estreme per scioccare il pubblico siano mezzi ormai passati, buoni per l’epoca della contestazione. Eppure i pochi artisti contemporanei, diciamo così mainstream, che hanno scelto per le loro performance di rifarsi al medesimo modello (si pensi a Luttazzi) hanno in effetti ottenuto un sisma sociale non indifferente, dimostrando che la merda, il sesso, la morte ed un ribaltamento surreale dello status quo hanno ancora un loro potenziale. Cavallone, il Buñuel-Borowczyk-Makavejev di casa nostra, pone in essere una storia non lineare d’impianto neorealista con protagonista un giovane che sorge dalla tomba e, come un catalizzatore, mette in luce le varie dinamiche “malate” della gente che abita un piccolo paesino italiano alle prese con una festa patronale che assume la dimensione tragica e dirompente di un’orgia dionisiaca…” (Estratto della recensione pubblicata da eXXagon’s reXtricted)

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SWEET MOVIE
Di Dusan Makavejev, 1974.

“…Che dire del regista Dusan Makavejev? Genio visionario o folle totale? Cantore della rivoluzione sessuale o pervertito che adora mettere in scena le sue perversioni? Ma il dubbio più grande è: pentito di aver realizzato Sweet Movie o no? Quest’opera scioccante e spiazzante, ieri come oggi, gli costò anni di messa al bando da ogni casa di produzione, gli strali degli ex compagni di partito e pure una denuncia da parte della protagonista per danni arrecati alla sua immagine. Eppure, non credo che Makavejev si sia mai pentito. Perché in questo film ha messo tanto (troppo) del suo attivismo politico, dei suoi ideali giovanili e del suo gusto per la messa in scena surreale: ci ha messo tanto (troppo) di se stesso. La satira, quella vera, non arretra di fronte a nulla e va oltre il colore politico. Makavejev mette alla berlina il capitalismo – come ci si aspetterebbe da lui – ma non rinuncia a sferrare stoccate tremende ai teorici della rivoluzione e al loro triste fallimento. Il tutto è messo in scena in forma di apologo surreale, formula oggi quasi totalmente assente dai grandi schermi ma molto in voga a metà anni ’70. Il regista riprende icone della contestazione come Clementi e Topor, li fa agire in un contesto bizzarro quanto disturbante e ottiene il massimo. Una vera goduria, non solo per noi bizzarromaniaci, ma anche per gli amanti del grande cinema tout court.
(Estratto della recensione di Luca Romanelli pubblicata da www.bizzarrocinema.it)

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