DOMENICA 19 GIUGNO


CINECLUB DOMENICA UNCUT

Orari proiezioni:

ORE 19:00
ALICE / Neco z Alenky
di Jan Švankmajer, CZ, 1988.

(V.o. sottotitolato in italiano)

***

ORE 21:30
Surviving Life / Prezít svuj zivot(teorie a praxe)
di Jan Švankmajer, CZ, 2010.

(V.o. sottotitolato in italiano)

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CINECLUB DOMENICA UNCUT

presso:

TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese.

Proiezione gratuita.

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ALICE 

Vi dico un nome: Jan Svankmajer. Reazioni? Beh, se lo conoscete sono sicuro di sì. Se invece non sapete chi sia, vi dico altri nomi: Terry Gilliam, Tim Burton, i fratelli Quay. Questi li conoscete, vero? Ecco, dovete sapere che se i loro singolari stili cinematografici esistono è in buona parte merito di Svankmajer. Possiamo ritenerlo in pratica uno dei loro principali maestri. Nato a Praga nel 1934, Jan Svankmajer ha trovato la propria espressione artistica soprattutto nel surrealismo e, dopo aver studiato e lavorato su regia e scenografie teatrali e burattini, ha fatto il suo esordio nel cinema a trent’anni, col cortometraggio “The last trick”. Il suo primo lungometraggio è stato invece “Alice” (1988), rilettura dei polivalenti romanzi di Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio, dai quali sono stati tratti anche moltissimi altri film di ogni genere e stile (da ricordare, fra i più noti, la versione Disney datata 1951).

Per la propria reinterpretazione di Carroll, Svankmajer dà sfogo a tutte le proprie straordinarie abilità di regista ed animatore realizzando una messa in scena che rispecchia in pieno la sua eccellente visionarietà. E proprio a proposito di questa visionarietà, è arrivato il momento di dirvi altri nomi: René Magritte, Franz Kafka, Edgar Allan Poe, Edvard Munch, Francis Bacon. Sì, perché in “Alice” sono ritrovabili numerosi riferimenti all’arte di questi grandi autori e pittori. Tutto ciò si può identificare sicuramente nelle atmosfere, ma anche sotto il punto di vista estetico, che richiama la claustrofobica cupezza delle ambientazioni e della narrazione attraverso il surrealismo e il grottesco delle scenografie, della fotografia e dello stile registico. Riportando forse alla mente anche qualcosa che poi diventerà parte dei film di David Lynch, “Alice” intreccia originalmente riprese dell’unica attrice in carne ed ossa (la piccola Kristyna Kohoutova) con mix di scenografie e oggetti animati a passo uno (i burattini sono realizzati dalla moglie di Svankmajer, Eva).Questa forma data alla narrazione è ottima nel rappresentare i simbolismi ed i nonsense visivi e psicologici tratti dai racconti di Carroll e, in aggiunta, anche gli spaesanti effetti sonori affiancano molto bene la generale impronta surrealista.

(Estratto della recensione di Maurizio Macchi pubblicata da pellicolascaduta.it)

 

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SURVIVING LIFE 

“Ho sempre avuto voglia di girare un film in cui il sogno si mescolasse alla realtà, e viceversa.Perché, come sappiamo con Georg Christoph Lichtenberg, è solo l’unione di sogno e realtà a creare la pienezza della vita umana. Purtroppo questa nostra civiltà non fa più affidamento sui sogni, dal momento che loro non possono essere capitalizzati”. Inizia con queste parole, recitate dallo stesso regista Jan Svankmajer, Surviving Life, una delle opere più curiose e interessanti viste finora alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione fuori concorso.

Il film, realizzato con una particolare tecnica di collage fra disegni e immagini filmate dal vivo, racconta il dilemma di un uomo maturo che si ritrova a vivere una doppia vita, una nella realtà e l’altra nei propri sogni. È in quest’ultima che conosce una donna di una bellezza radiante di cui si innamora perdutamente. Ossessionato dal desidero di stare con lei a tutti i costi, si convince che dietro queste visioni oniriche prodotte dal suo inconscio si celi un preciso significato e decide quindi di frequentare una psicanalista. Seduta dopo seduta, sogno dopo sogno, egli scopre alcune cose della sua prima infanzia e del rapporto col padre e la madre che lo porteranno ad un bivio: in quale delle due vite continuare a vivere? Memorabili gli scambi di battute con la psicanalista, l’umorismo pungente e disincantato che sostanzia i dialoghi e i moltissimi riferimenti ai padri fondatori della psicanalisi, Freud e Jung, i cui ritratti sono appesi alle pareti dell’ufficio della dottoressa e partecipano attivamente, e in modo molto esilarante, allo svolgimento delle sedute.

Un film surreale e molto divertente, in cui sogno e realtà si intrecciano l’un l’altro senza soluzione di continuo, rivelando con tono leggero e intelligente gli sconfinati spazi della psiche umana, e le difficoltà di una società disillusa che ha perso la capacità di guardare oltre l’orizzonte.

Considerato in tutto il mondo un genio dell’animazione, il regista ceco è tuttora poco conosciuto nel nostro Paese, dove le sue opere non sono quasi mai state distribuite – nonostante lui abbia da tempo passato i settanta -, ma dai suoi lavori hanno tratto ispirazione registi come Tim Burton ed Henry Selick, solo per citarne due fra i più celebri. Il suo ritorno al Lido dopo dieci anni, oltre ad essere un evento di per sé, è memorabile perché Surviving Life è un compendio del suo modo di fare cinema: colto, surreale, ironico, sperimentale e squisitamente divertente con un occhio ben aperto alla contemporaneità.

(Recensione di Gaetano Calabrò pubblicata da nocturno.it)

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