[27/Nov] THE WOMAN // THE LIFE AND DEATH OF A PORNO GANG


CINECLUB DOMENICA UNCUT

DOMENICA 27 NOVEMBRE

Orari proiezioni:

Ore 18:30

THE WOMAN

di Lucky McKee,USA, 2011.
(VO sott. in italiano)

***

Ore 21:00
Presentazione della Fanzine MALASTRANA

***

Ore 21:30

THE LIFE AND DEATH OF A PORNO GANG

di Mladen Djordjevic, Serbia, 2009.
(VO sott. in italiano)

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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

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THE WOMAN 

Preceduto da una scia di polemiche, mescolate a critiche spesso entusiastiche, arriva finalmente nei cinema americani  l’ormai già noto “The Woman”, quarto lungometraggio dello statunitense Lucky McKee. Classe 1975, giovane dunque ma già più che meritatamente apprezzato: suoi il bellissimo “May”, del 2002 , ”Il Mistero del Bosco” , del 2006 e il detour al di fuori del genere horror del commovente “Red”, targato 2008.
Presentato al Sundance Film Festival, ”The Woman”  ha suscitato reazioni indignate, i soliti malori da parte di spettatori debolucci, e accuse di misoginia. Queste ultime soprattutto, assolutamente assurde, per chiunque abbia guardato il film con un minimo di attenzione e conosca il cinema di McKee, quasi sempre improntato sul Femminile (spesso simboleggiato dalla sua attrice feticcio Angela Bettis, qui in un ruolo da non protagonista ma ugualmente importante). Un Femminile spesso deviato, rappresentato con amore e devozione che spesso diventano passionale spietatezza.Ma mai e poi mai misoginia o odio.
Il film è l’ideale seguito (ma non un vero e proprio sequel) , del poco conosciuto “The Offspring” del 2009 (il titolo completo del film è infatti “Offspring:The Woman”) , storia di una tribù cannibale sopravvissuta fino ai nostri giorni e che entra in contatto col “mondo civilizzato”. Il film portava la firma di Andrew van den Houten, co-produttore di “The Woman” , ed era sceneggiato da Jack Ketchum, co-autore insieme a McKee anche dello script della pellicola del 2011.
“The Woman” è comunque un film assolutamente a sé stante, non sequel, non film-gemello: un discorso sul Femminile, sul maschilismo, sulla disgustosa ipocrisia della cosiddetta “società civile”, sul marcio che tenta di nascondere e su molto altro.

Il film nasconde le scene più cruente e lascia immaginare; il discorso di Chris sulle donne è follemente colmo d’odio, più disturbante di molta violenza visiva.
L’epilogo è solo in parte prevedibile, e chiude degnamente un film esemplare (fate scorrere per intero i titoli di coda, poiché al termine vi è una sorpresa)  : estremamente ben realizzato, sapientemente diretto e montato, musicato ad arte, dotato di una fotografia magnifica e di una sceneggiatura quasi del tutto priva di falle.
La Donna del titolo non è solo colei che viene catturata: simboleggia la Donna come archetipo, in ogni sua sfaccettatura, non ultima quella di Donna come Madre, tema assai importante nel film. Il film è dunque una più che mai urlata celebrazione del Femminile, nella sua assoluta pienezza. In barba ad ogni insensata accusa di misoginia.

(Estratto della recensione di Chiara Pani pubblicata da Horror.it)

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THE LIFE AND DEATH OF A PORNO GANG

L’aspirante regista Marko, scontratosi con la fredda realtà del mercato cinematografico serbo, tenta di sfogare le proprie velleità artistiche nel mondo del porno fondando la prima compagnia teatrale pornografica della Serbia. I suoi spettacoli attirano la curiosità dei contadini ma anche ostilità e aggressioni e per sbarcare il lunario Marko dovrà scendere a compromessi e affrontare il ben remunerato mondo degli snuff movie, da cui però non potrà più tornare indietro.

In Serbia quando vogliono colpire allo stomaco lo spettatore fanno le cose sul serio. Nel frattempo che l’onda del disgusto provocata da A Serbian Movie segua il proprio corso e tenda a stagnarsi, Life And Death Of A Porno Gang aveva già detto la sua sul mondo dell’industria porno della Serbia. Questa volta, però, si parte da lontano, da quel 2001 che ha segnato la fine dell’atroce era di Milosevic e che è il punto di partenza dell’aspirante artista Marko di parlare di politica attraverso l’arte nei suoi meandri più estremi. In una Serbia martoriata dalla guerra civile e dai bombardamenti radioattivi il regista Mladen Djordjevic usa di nuovo il grimaldello dell’indagine all’interno dello squallore e del baratro del mondo del porno, vero punto di collasso tra arte e politica, come aveva già fatto in precedenza con il documentario Made In Serbia, di cui Life And Death, a suo dire, è il seguito ideale.

Lontano dall’essere un documentario, Life And Death ne sussume comunque molte peculiarità, come la macchina a mano e l’uso naturale delle luci, arrivando a un grado di realismo elevato (ma gli effetti delle mucche fosforescenti per le radiazioni sono evidenti e posticci). Realismo che tocca le corde più delicate dello spettatore, in quanto niente viene risparmiato di fronte alla presa diretta della telecamera. Si inizia con diverse scene pornografiche, non eccessivamente spinte ma di sicuro insolite, molti nudi di entrambi i sessi , diversi dettagli anatomici, catapultandoci in un film autoriale stile Von Trier. Dal ludico il passaggio al dramma è istantaneo e si affronta l’inferno degli snuff movies, visto come una deriva estrema ma naturale in un paese in cui quello che non manca è di sicuro l’odio nei confronti del vivere in un mondo permeato dai mali della guerra. L’uso che Djordjevic fa dello snuff, mutuando l’estetica dei vecchi mondo movies di matrice italiana senza però aderirne negli intenti meramente esploitativi, è smaccatamente politico, in particolare quando un soldato confessa la sua straziante storia, vissuta in mezzo ai dolori della guerra che lo hanno colpito nella mente e nel corpo, prima di essere preso a martellate a favore di telecamera.
Difficile dire in film come questi quanto il parossismo della violenza diventi gratuito e al servizio di un certo pubblico, alla ricerca del sensazionalismo e dello splatter fine a se stesso, oppure se esso sia una chiave di volta ineludibile per poter raccontare un popolo privato della propria innocenza e il cui male copre l’intera gamma delle emozioni umane, sia nell’aggressività della gente comune che caccia e stupra i componenti della gang fino a intaccare l’amore puro tra Marko e Una che diventa subito espressione del suo opposto, il thanatos. D’altronde è il medesimo interrogativo che si è posto di fronte a film controversi come il cinese Men behind the sun, se non fosse che la guerra della ex Jugoslavia sia ancora una ferita troppo purulenta nei ricordi e nei corpi degli slavi per poterla sfruttare a cuor leggero. Per chi invece cerca solo le emozioni forti, mondando il côté politico troverà di sicuro pane per i propri denti, tra mucche deformi per l’esposizione all’uranio impoverito, una toccante storia d’amore tra un transessuale e una capra, teste mozzate da motoseghe o schiacciate a martellate e scene di sesso alquanto bizzarre con corpi assolutamente non patinati che avrebbero fatto piacere a John Waters.

(recensione di Marcello Aguidara pubblicata da Nocturno.it)

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Una Risposta

  1. Grandissima serata filmica! Certo che picchiate duro … eh??? 😉

    2 novembre 2011 alle 7:19 PM

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