[4/DIC] Proiezione TRIANGLE // HOBO WITH A SHOTGUN


CINECLUB DOMENICA UNCUT

Domenica 4 Dicembre

Orari proiezioni:

Ore 18:30

TRIANGLE

(Christopher Smith, 2009.VO sott. in italiano)

***
Ore 21:30

HOBO WITH A SHOTGUN

(Jason Eisener, 2011.VO sott. in italiano)

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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

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TRIANGLE

Smith costruisce e sviluppa una profondissima riflessione sulla inesorabile, inattaccabile coazione a ripetere del trauma sulla mente dell’uomo, legando questa analisi al tema del senso di colpa persecutorio, inteso come “sintomo” cardinale della coazione. La “nave” rappresenta l’infinito, labirintico processo regressivo inconscio nel quale la mente si perde per tentare di ritrovare il senso, l’unità di una frammentazione dolorosa generata dal trauma emotivo. Gli “amici”  (come quelli di Jess) sono i tanti Sé, i tanti “oggetti interni” che compongono la  nostra identità,  vittime e carnefici di ciò che noi siamo per il nostro Sé, vittima a sua volta degli attacchi feroci che facciamo masochisticamente a noi stessi, per salvarci dall’annichilimento, dalla follia. Il grande pregio di questo film è appunto la finezza, quasi sofisticata, dell’attenzione prestata all’analisi psicologica del (dei) personaggio (i). Molteplicità di personaggi che poi è uno solo, Jess, interpretata da una Melissa George che sa molto bene dipingere sul suo volto la sofferta odissea senza ritorno a Itaca in cui ci accompagna: Jess entra infatti in un incubo che si disvela piano piano sotto i nostri occhi, dapprima sotto la forma apparente di slasher, per poi rapidamente mutare disegno e sostanza in modo sorprendente, mediante una sceneggiatura iteritiva, circolare, ma a cerchi concentrici, che solo con l’ultima inquadratura ci permette di cogliere l’orizzonte completo di una storia che, cambiando pelle di cerchio in cerchio, mostra solo alla fine l’oscuro splendore della sua crudeltà. L’andamento narrativo, sempre efficace, veloce, straniante, è impreziosito da una regia che utilizza in modo egregio una palette cromatica quasi sempre sovraesposta,  generatrice di un’atmosfera onirica e di una sensazione onnipervasiva  di atemporalità angosciante.

“Triangle” è l’ennesima dimostrazione che il cinema horror inglese è capace di ambientazioni innovative (l’ambiente marino trasformato in deserto di solitudine disperante), di riflessione psicologica molto, molto profonda, di una scrittura filmica pregevolissima, nonché di una qualità dell’ intrattenimento che non delude mai gli amanti del genere, seppur declinato secondo varianti fortemente introspettivo-psicologiche.

(Estratto della recensione pubblicata dal Blog psicheetechne)

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HOBO WITH A SHOTGUN

Dopo anni passati a girovagare senza sosta nè costrutto, l’hobo aveva finalmente capito che fare della propria vita: avrebbe comprato quel bel tagliaerba di seconda mano intravisto in una vetrina di un negozietto di Scumtown, ultima tappa della sua esistenza raminga e solitaria.

Girato in glorioso e filologico Technicolor, Hobo with a Shotgun è spudoratamente vestito di una fotografia scelorita e fluo, eccessiva e spesso senza alcun senso logico apparente ma assai funzionale nel riuscire a riproporre con soluzioni nuove una certa estetica che, giusto per ribadire le proprie radici, guarda senza vergogne a Street Trash e compagnia fluorescente. Quella di Eisener è una regia nervosa e anfetaminica, eppure attentissima a non scadere nelle facili logiche videoclippare tanto in voga nell’ultimo lustro, capace di risultare efficacissima nel dare un ritmo vertiginoso e esageratamente adrenalico alla vicenda senza perdere un minimo di personalità: un ritmo che l’Eisener sceneggiatore, ben conscio dei rischi in cui avrebbe potuto incappare affidandosi a un plot tanto essenziale, mette completamente in mano al mucchio selvaggio di protagonisti che ha gettato nella polvere di Scumtown.

Innanzitutto l’eccezionale e divertitissimo hobo di Rutger Hauer, laconico e scafato abitante della strada che altro non è che l’eroe solitario dei western passato nel mutageno tritacarne della più infima pop culture degli eighties, mattatore – quasi – unico di una scena condivisa con personaggi accomunati da un senso dell’eccesso che in ognuno trova una personale realizzazione: dalla coppia di psicopatici fratelli Drake, brutali figli del boss in Ray Ban e giacca della squadra di football, alla coppia di cacciatori di taglie chiamata The Plague, sorta di indistruttibili cavalieri post-atomici il cui covo ospita bizzarre creature tentacolari, la cui esistenza e discesa in campo hanno un che di splendidamente non sense quanto di assolutamente risolutivo nell’economia di una pellicola che per scelta di campo può permettersi di buttare nella mischia chiunque gli occorra in qualunque momento senza colpo ferire. Lasciato il campo a soggetti del genere, Eisener non si fa mancare nulla: da un intero scuolabus zeppo di bambini che viene dato alle fiamme mentre due enormi ghettoblasters urlano a squarciagola i Bee Gees, a clochard raccolti in container e schiacciati da ruspe in dilaganti esplosioni di emoglobina ai Babbi Natale pedofili, tutto è una goduta e liberatoria cavalcata in quell’eccesso appena condito di politicamente scorretto che spinge la vicenda verso la tanto attesa sfida all’OK Corral affogato nell’immondizia tra l’hobo e il villain Drake.

Il maggior merito del regista è senza dubbio l’aver dimostrato un’assoluta capacità di gestire a proprio piacimento il gusto per l’eccesso visivo e narrativo secondo le regole di una scuola che solo un attentissimo, libero e creativo fan del genere avrebbe potuto ammodernare con tale abilità da fare in modo che non andasse perduta una sola unghia dello spirito fondante dell’exploitation, con buona pace di sfarfallii di montaggio, bolsi purosangue all’ultimo giro di giostra e pellicole sbrecciate in digitale. (Estratto della recensione pubblicata da Horror.it)

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