[11/DIC] THE HUMAN CENTIPEDE 2 – FULL SEQUENCE // ENDHIRAN எந்திரன்


CINECLUB DOMENICA UNCUT

Domenica 11 Dicembre

Orari proiezioni

Ore 18:30
THE HUMAN CENTIPEDE 2 – FULL SEQUENCE

(Tom Six, 2011 -VO sott. in italiano)

***

Ore 21:00
ENDHIRAN – The Robot (எந்திரன்)

(S. Shankar, India, 2010 – VO sott. in italiano)

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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

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THE HUMAN CENTIPEDE 2 – FULL SEQUENCE

Finalmente visibile anche l’attesissimo (da chi scrive) secondo episodio della Trilogia del Centipede, dopo “The Human Centipede (First Sequence)” che qua ha fatto tanto discutere. Esagerata la locandina vero? Altro Cult per quanto mi riguarda. L’avvertenza iniziale è ancora una volta doverosa, alla quale aggiungo che qualche spoiler sarà inevitabile in quanto segue.

Martin (un simpaticissimo Laurence R. Harvey) è un dolce bambinone, asmatico e pinguediforme, che vive con la mamma e si prende grande cura di una scolopendra. Di lavoro fa il guardiano notturno in uno stabile, e mentre cura i monitor guarda continuamente il capolavoro del cinema che l’ha folgorato, il citato “The Human Centipede (First Sequence)”. Grande fan e ammiratore del Dr. Heiter, prende scrupolosi appunti sulle lezioni che lo stesso tenne ai suoi bipedi prima di operarli. Anche se non apprezzato dalla madre, che vorrebbe accarezzarlo a coltellate e per tutta risposta si ritroverà il cranio arieggiato, Martin coltiva il sogno di realizzare in concreto un film come quello di Tom Six, superando persino Heiter. C’è qualche problema sul quale il nostro sorvola, tipo che lui non ha competenze mediche né una sala operatoria, per dirne solo 2, ma non saranno insormontabili. Dopotutto, dipende uno che aspettative di vita si attende dal Centipede…

Il film è in b/n ed ha, urli di disperazione e dolore a parte, una “industriale” gestione dei suoni, soffocata da alcuni momenti di silenzio assoluto. Nelle scene d’interno a casa di Martin, con quel contesto surreale, mi ha ricordato “Eraserhead” ma andiamoci piano coi paragoni. Non è il caso forse di fare troppo i “critici”, qua siamo nel genere di film che vogliono stupire e sconvolgere, creare un caso, farsi amare o disprezzare. Un filo inferiore come livello generale secondo me, rispetto al precedente a colori, riesce però a superarlo largamente in violenza e sangue, e in schifezze. Dall’orrore, alle sensazioni di dolore, al rischio di vomitare, tutto è possibile per chi guarda. Vediamo in breve che succederà in quel capannone, dove si realizzerà un “decipede”…
Tutto quanto segue avverrà senza la minima forma né di anestesia né di profilassi: tranne alla destinata ad esser prima della fila, a tutti gli altri verranno spaccati i denti a martellate; a tutti saranno tagliati i tendini/legamenti al ginocchio per agevolare anzi costringere la camminata a quattro zampe; fatto un primo tentativo di scuoiare le natiche per attaccarvi la faccia di chi segue, si passerà ad una più pratica pinzatrice da falegname, senza ottenere la stessa tenuta che comunque risulterà bastante.

A chi urla troppo una piediporcata in testa fa anche da sedativo. Se necessario si strappa la lingua, le urla disturbano. Tra una soffiata di broncodilatatore e un’altra, Martin si gode la sua creatura che sembra fargli le fusa, ma non c’è molto tempo, bisogna finire il film.
Si passa alla nutrizione, per la prima della fila, con metodi “gentili”. Come fare poi per velocizzare il travaso di cibo da un tassello all’altro? Le pernacchie si riveleranno insufficienti come stimolante, anche i massaggi all’addome, quindi non è difficile immaginare cosa farà. Sarà orribile vederlo, e che odore!, persino Martin ne proverà disgusto! Potrebbe anche fermarsi a questo punto, in poche ore ha fatto tutto, ma… quel che ancora resta, ed il finale scolopendrico-rettale, ve li lascio godere.
Sì, forse il primo film della trilogia rimane il migliore per ora, ma questo è un degno successore, esplora altre strade estetiche ed anche narrative. A chi ha fatto schifo il primo qua potrà solo peggiorare ulteriormente il suo giudizio, si risparmi pure la visione. Chi invece come me lo ha apprezzato non resterà deluso e si farà anche un bel po’ di risate nella prima parte.
Per quelli che riescono a ridere anche dal minuto 51 in poi senza sboccare propongo di fondare un Club, siamo un’elite. E ci salutiamo con un bel sorriso, un momento di gioia del nostro “eroe”.
(Estratto della recensione pubblicata da http://robydickfilms.blogspot.com/)

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ENDHIRAN – The Robot (எந்திரன்) 

Sì, in India sono ancora gli anni 80.

Cercando su internet ho scoperto che non è un film Bollywood ma Kollywood, ossia Bollywood in lingua Tamil. Per me – occidentale ignorante – Bollywood e Kollywood sono la stessa cosa con l’iniziale cambiata; per un indiano la mia precedente affermazione potrebbe essere motivo di guerra santa a colpi di balli, vince chi ha la scenografia più sfarzosa.

Lo scienziato Vaseegaran (Rajnikanth) ignorando i sentimenti della bella fidanzata Sana (Aishwarya Rai Bachchan) per dieci anni ha lavorato ossessivamente su un sofisticato androide da combattimento con lo scopo di venderlo all’esercito indiano e andare così a ridurre le perdite umane durante i conflitti.
Vaseegaran egocentricamente dona le proprie sembianze alla creatura sintetica (interpretata sempre da Rajnikanth) e gli da il nome di Chitti. Gradualmente Chitti, anelato per la sua avanzatissima intelligenza artificiale dal professor Bohra (Danny Denzongpa), bieco mentore di Vaseegaran, otterrà sentimenti umani ed entrerà in violento conflitto col proprio creatore per ottenere l’amore di Sana.

Dopo Sivaji – The Boss il regista Shankar Shanmugam e la superstar indiana Rajnikanth sono tornati assieme nel film più costoso mai prodotto in India (“L’Avatar indiano” secondo i poster pubblicitari) e più distribuito.
L’apprezzato regista Shankar, considerato da alcuni la punta massima del cinema Tamil, gioca con elementi tratti da Io Robot e L’Uomo Bicentenario scegliendo comunque la strada della leggerezza: se si cerca l’esplorazione profonda e raffinata di concetti come “cosa è umano” qui si troverà una risposta vaga. Ma Shankar ha una visione personale del suo prodotto, ed è una visione che penetra specialmente attraverso le scende di azione grazie all’inestimabile supporto di Yuen Woo Ping (regista di Hong Kong che ha creato gli stunt di Kill Bill e Matrix).
Gli attori meritano una menzione particolare: la superstar Rajnikanth, amatissimo in India, qui deve destreggiarsi tra ben tre ruoli: il professor Vasi, il primo Chitti ingenuo e romantico ed in seguito il Chitti “stiloso” e distruttivo: una sorta di ritorno alle origini in quanto Rajini ha debuttato nel cinema con ruoli negativi. Di certo Rajini è il cuore e l’anima del film e senza di lui, indipendentemente dagli sforzi profusi, Endhiran sarebbe risultato probabilmente un flop orribilmente costoso.

E’ difficile inquadrare Endhiran dal punto di vista europeo: il film è talmente ingranato nello storytelling tipico del subcontinente indiano che gli elementi inseriti che per noi possono essere considerati semplicistici, eccessivi, ripetitivi o prevedibili per l’audience locale sono dimostrazione di maestria.
Lo spettatore nostrano dovrà prepararsi a estemporanei balli (orecchiabili le musiche di A. R .Rahman “Kadhal Anukkal”, “Robo Dance”, e “Boom Boom”) sebbene deliziosamente coreografati in una pellicola che dura, nel bene e nel male, quasi tre ore. Ma probabilmente ne varrà la pena.
(estratto dalla recensione pubblicata da http://www.magrathea.it/ )

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Una Risposta

  1. buona visione ragazzi! il resto è già tutto nella rece riportata, grazie, onorato…
    ciao🙂

    1 dicembre 2011 alle 11:44 AM

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