[25/DIC] Proiezione MEMORIES OF MATSUKO (嫌われ松子の一生) // CONFESSIONS (告白)


DOMENICA 25 DICEMBRE

Il cinema di Tetsuya Nakashima.

Orari proiezioni:

Ore 18:30
MEMORIES OF MATSUKO (嫌われ松子の一生) di Tetsuya Nakashima, Jap. 2006.
(V.O. sott. in italiano)

***
– Ore 21:30
CONFESSIONS (告白) di Tetsuya Nakashima, Jap. 2010.
(V.O. sott. in italiano)

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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.

PROIEZIONE GRATUITA

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MEMORIES OF MATSUKO
Immaginate un melodramma di Douglas Sirk, ma immaginatelo come se fosse stato girato in acido, e avrete lontanamente un’idea di cosa è Memories of Matsuko (2006). La nuova straordinaria opera di Tetsuya Nakashima (tratta dal romanzo di Muneki Yamada), è stato – almeno per chi scrive – il vincitore morale del Far East Film 2007.
Già il delirante e divertente Kamikaze Girls (2004), aveva fatto capire le capacità registiche di Nakashima, qui però si va ben oltre la messa in scena.

Memories of Matsuko racconta la storia della protagonista partendo dalla fine e si dispiega di fronte ai nostri occhi sotto forma di flashback. Un percorso, che ci accompagna attraverso il Giappone degli ultimi cinque decenni e delinea la tragica, a volte comico-grottesca, vita di una ragazza che, senza troppi giri di parole, voleva soltanto amare e soprattutto essere amata.

Lo stile visivo coloratissimo (che guarda alla pittura, ma anche alla pubblicità), stracolmo di idee e ricca di particolari, rimane lo stesso di Kamikaze Girls, con una fotografia e un uso dei colori strepitosa, ma è la costruzione della storia e dei personaggi che si compie in maniera memorabile.

In Memories of Matsuko, la commedia, già piuttosto nera, si colora rapidamente di tragedia per finire nel melodramma più puro, senza apparire mai stucchevole, mai ridicola, mai ricattatoria. Il regista inoltre si concede frequenti incursioni nel musical, con lunghe elaboratissime coreografie ed una azzeccata colonna sonora (a cura dell’italiano Gabriele Roberto, è stata premiata ai JAA), che copre in pratica ogni direzione musicale immaginabile.
Insomma, il film è una densa bouillabaisse di generi, stili, sperimentazioni, sentimenti ed emozioni, che quasi faticano ad essere tutti contenuti, ma che magicamente trovano un loro perfetto equilibrio, creando un ritratto assolutamente unico e coinvolgente, come non se ne vedevano da un bel pezzo.
(Estratto della recensione di Paolo Gilli pubblicata da asianfeast.org)

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CONFESSIONS

Moriguchi è una professoressa profondamente turbata dalla morte prematura della figlioletta. Nonostante la polizia abbia archiviato il caso, Moriguchi è convinta che la sua bambina sia stata uccisa da due dei suoi studenti. Durante l’ultima lezione, la professoressa terrà un discorso singolare, diverso dal solito, una lenta introduzione riguardo alla vendetta che è intenzionata a portare a termine.

 Trenta minuti di puro cinema. Così riassumerei la parte più riuscita del film, un lunghissimo monologo che mette i brividi, così tranquillo e angosciante che non permette allo spettatore di battere ciglio. Lo sguardo di Moriguchi, il suo ghigno storto, l’iniziale indifferenza dei suoi alunni che si spegne non appena le sue labbra pronunciano la frase più disumana e crudele che io abbia mai sentito. Assolutamente geniale. Ma la confessione di Moriguchi è soltanto la prima di questo inferno partorito da Tetsuya Nakashima, un inferno popolato da individui inetti e pietosi che si distruggono a vicenda. Tutti confessano, qualcuno si pente, qualcun altro fa emergere il suo lato diabolico, eppure ciò che è certo è che l’uomo è incapace di portare a termine la sua vendetta e solo alla fine comprende che essa è fallimentare già in partenza (come già ampiamente dimostrato dal collega coreano).

 Confessions è crudeltà pura, insensibilità e realtà. Una nuova società composta da giovani inanimati, disinteressati della vita degli altri e, soprattutto, della loro. Tetsuya Nakashima lascia però da parte la violenza fisica di Park Chan-wook per dedicarsi interamente all’oscurità della psiche umana e alla sua eviscerazione, donando ai personaggi una psicologia raramente così ben delineata. Eccezionali gli attori (un plauso alla glaciale Takako Matsu nei panni di Moriguchi) e ottimo il comparto tecnico, soprattutto musicale. Qua e là in regista eccede in sequenze assolutamente autocompiaciute (i troppi ralenti su dettagli inutili sono un esempio) e i siparietti grotteschi inseriti allentano non di poco la tensione accumulata fino a quel momento, tuttavia si può chiudere un occhio di fronte a tanta disumanità così perfettamente raccontata.

Se l’intento di Nakashima era quello massacrare psicologicamente lo spettatore, devo dire che ci è riuscito alla grande.

(estratto della recensione pubblicada da www.splattercontainer.com)

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