[5/2] CATERPILLAR // IDI I SMOTRI


DOMENICA 5 FEBBRAIO

Ore 18:30

CATERPILLAR / Kyatapirâ

di Kôji Wakamatsu, Japan-2010.
(Vo sotto. in italiano)

***
Ore 21:00
COME AND SEE / IDI I SMOTRI / VA E VEDI

di Elem klimov, Urss-1985.
(Versione UNCUT)

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CINECLUB DOMENICA UNCUT
Presso:
TWIGGY CLUB
Via de Cristoforis n.5 Varese.
PROIEZIONE GRATUITA
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CATERPILLAR

Provate a stare senza mani e senza piedi. Senza braccia, senza gambe, senza udito, senza poter parlare, con mezza faccia ustionata. Cosa sareste. Un tronco umano. Un bruco – caterpillar – che al massimo può strisciare per terra mangiando la polvere. Shigeko (Shinobu Terajima) si vede arrivare a casa un bruco dal fronte della seconda guerra sino-giapponese scoppiata nel 1940. È suo marito, Kyuzo Kurokawa, ex soldato ora congedato con tre medaglie di quarta classe e tutti gli onori del caso. I giornali parlano di lui, esemplare servitore dell’Impero, combattente modello, Dio della Guerra, eroe nazionale che solo sua moglie, e i suoi compaesani, possono vedere di persona. Eroe locale. Shigeko tenta di strangolarlo, quel bruco. Il nuovo film di Koji Wakamatsu comincia con immagini di repertorio virate al rosso su cui scorrono i titoli completi. Poi si alza una cortina arancione di fuoco sul prologo della storia, girato in bianco e nero. Una scena di stupro ambientata in Cina.

Kyuzo picchiava la moglie e l’accusava di essere sterile, e ora finalmente Shigeko può consumare la sua vendetta, portando in giro il marito – che non vuole mettere il naso fuori di casa – come un ricettacolo di attenzione, onore e favori culinari. Come le uova fresche che Kyuzo si becca in faccia dopo aver fatto disperare la moglie nella scena più toccante del film. La verità è che Kyuzo non è né un eroe né un Dio della Guerra. Della guerra è l’ultimo dei sottoprodotti, e in quanto tale il suo nuovo aspetto è una fedele riproduzione della sua interiorità.

la pellicola tocca vette di intensità e di acume senza mai scadere nella mera freaxploitation. La prima apparizione di Kyuzo buca lo schermo esattamente come la sua uscita di scena, ciononostante Caterpillar non è un film sull’handicap. È un film sulla guerra e le sue conseguenze irreparabili.

(Estratti della recensione di Simone Buttazzi pubblicata da indie-eye.it)

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COME AND SEE / IDI I SMOTRI / VA E VEDI

Bielorussia, 1943: le truppe naziste, dirette verso la Russia, mettono a ferro e fuoco centinaia di villaggi. Un gruppo di soldati della resistenza viene a reclutare un ragazzino, per la disperazione della madre. «Con noi starà al caldo», la rassicurano. A costo di bruciare vivo.

Già a partire dal titolo, ispirato all’Apocalisse di San Giovanni, l’opera più celebre di Klimov interpella con violenza lo spettatore, trascinandolo da subito, ex abrupto, nella fornace della rappresentazione (a dispetto della titolazione italiana, Idi i Smotri significa Vieni e vedi). Ribadiscono tale tensione diversi dialoghi aperti, frantumati in primi piani frontali, dove gli sguardi irremovibili, di glaciale incuranza, costellano il resoconto di quest’apocalisse terrena e terragna come dardi indisciplinati, diretti a bucare la quarta parete, a minacciare la placidità di chi guarda. Siamo noi il solo controcampo di questi volti senza più interlocutore, irrimediabilmente scissi l’un dall’altro, disposti frontalmente, con schietta teatralità, noi a far da sponda a quel che si dicono, indecisi se immedesimarci o estraniarci: la chiamata in causa non è solo agguato fàtico, e nell’esibizione prolungata di sguardi ad altezza mdp si raffredda, a tratti, l’incandescenza di una fiera delle atrocità altrimenti insostenibile (J.G. Ballard lo considera, non a caso, il miglior film di guerra ch’abbia mai visto).

In Va’ e vedi si fa terra bruciata di molta retorica da war drama, non esistono eroismi ammissibili, né s’intuiscono vie di scampo, consistendo l’azione d’inutili fughe e d’effimeri rifugi. Come in Apocalypse Now, la guerra è uno stato disturbato della mente, l’orrore umano il suo distillato; come ne La sottile linea rossa, alla distruzione generalizzata risponde il canto straziato di una natura edenica e remota; ma nel suo realismo viscerale, nel vivido soundscape e nell’allucinato espressionismo dei suoi attori (tutti non professionisti), il furioso requiem di Klimov non ha pari.

Così il traumatico realismo delle sparatorie, vere e proprie allucinazioni da guerra fredda con quell’artiglieria da incubo, o l’agghiacciante istrionismo del costrutto emotivo, squassato da pianti improvvisi e risate isteriche. Il formalismo visivo non è da meno, con la fotografia a illividirsi insieme al crescendo drammatico e i poderosi pianisequenza a richiamare i sublimi tempi di Tarkovskij (come lui, Klimov era figlio della luminosa influenza/docenza Dovzenko-Romm; da lì anche la viva attenzione di entrambi per il paesaggio). Come il rogo finale che chiudeva Sacrificio, l’ultimo capolavoro di Tarkovskij, così, in quest’altissimo esempio di cinema antimilitarista (e antifascista), un incendio inestinguibile suggella il momento terminale di tutta una filmografia, marchiando a fuoco l’ultima opera realizzata da Klimov, ritiratosi poco dopo. Benché l’edizione italiana sia mutila di una ventina di minuti, Va’ e vedi merita ad ogni modo di esser (ri)visto: a tutt’oggi, le braci di questo film dilaniante e inesorabile non smettono di bruciare.
(Estratti della recensione di Dario Stefanoni pubblicata da spietati.it)

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