ASIAN FEAST : Rassegna PINKY VIOLENCE


– DOMENICA 13 MAGGIO –
ASIAN FEAST : RASSEGNA PINKY VIOLENCE

Ore 19:00
FEMALE PRISONER #701: SCORPION
(女囚701号 さそり Shunya Ito, Japan, 1972)

Ore 21:30
DELINQUENT GIRL BOSS : WORTHLESS TO CONFESS
(ずべ公番長 ざんげの値打もない Kazuhiko Yamaguchi, Japan, 1971)

 

I film saranno in lingua originale sottotitolati in italiano.

Presentazione dei film a cura di paolo Simeone di Asian Feast

Spilletta “Pinky Violence” in omaggio per che partecipa a tutte e due le proiezioni.

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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE

ASIAN FEAST

www.asianfeast.org

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PINKY VIOLENCE
Si tratta di un’etichetta erronea, che significa ben poco nella terra del Sol Levante, ma che e` stata storicizzata ad occidente per indicare tutti quei film con ragazze difficili protagoniste. Si tratta di cinema popolare, che mescola tutti gli elementi migliori della cultura dei 70s nipponica, dalle romantiche e disperate canzoni Enka alla fiorente cultura della vita notturna passando tutti gli stereotipi dei piu` classici Yakuza Eiga. Un miscuglio fatale e bellissimo che ancora oggi influenza tante produzioni odierne e delinea ancora i tratti di molte protagoniste femminili dei film di oggi.

Si parte con Female Prisoner # 701: Scorpion uno dei film che consacro` la piu` famosa delle interpreti del genere e diede origine ad una serie di ben quattro film. Kaji Meiko e` ben nota anche ad occidente direttamente per capolavori come Lady Snowblood, The Blind Woman’s Curse e il succitato film, ma anche indirettamente per le sue ottime canzoni che Quentin Tarantino ha inserito nel suo dittico Kill Bill. La serata prosegue poi con un film meno noto, ma non certo meno bello: Delinquent Girl Boss: Worthless to Confess. Anche questo parte di una serie di quattro film, vede invece come protagonista la bellissima Oshida Reiko, affiancata da altre bellezze del genere come Kagawa Yukie e Katayama Yumiko. A quelli che parteciperanno ad entrambe le proiezioni spettera` in omaggio un premio offerto dal cineclub: una spilletta commemorativa della rassegna con la bella Reiko impressa sopra. (paolo Simeone /Asian Feast)

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FEMALE PRISONER #701: SCORPION
Female Prisoner # 701: Scorpion, ispirato ad un acclamato manga di Tooru Shinohara racconta la genesi di Nami, nota come Sasori (Scorpion), divenuta nel tempo un po’ il simbolo stesso dei “women in prison” e interpretata da un’intensa Meiko Kaji (Lady Snowblood, Stray Cat Rock). “It’s stylish, well written, with some quirky elements” scrive Thomas Weisser, mentre è ormai ora di ridimensionare la serie e contestualizzarla adeguatamente. Meiko Kaji era la figura rappresentativa della serie della Nikkatsu, Stray Cat Rock (Alleycat Rock/Naraneku Rokku, 1970-1972), ma a causa della ripetitività degli episodi lascia la casa di produzione e approda alla Toei dove diventa ben presto la regina della serie Sasori, composta di sei episodi (4+2, tra il 1972 e il 1977), un remake del 1991, alcune versioni video e altre versioni/ombra come solo in Giappone sanno fare. L’attrice reciterà però solo nei primi quattro capitoli dopodiché lascerà la Toei per raggiungere la Toho e interpretare il suo più grande successo di sempre, Lady Snowblood (1973).

All’inizio di Female Prisoner # 701: Scorpion la vediamo nel tentativo di evasione (fallito) insieme ad una compagna, interpretata da Hiroko Ooji. Riaccompagnata nel carcere femminile di massima sicurezza verrà mostrato finalmente il flashback esplicativo; Nami, coinvolta dal suo amante poliziotto in una missione, viene da lui tradita, stuprata da una gang e abbandonata. Ripresasi tenterà di uccidere il poliziotto ma invano; Il tempo per la vendetta arriverà solo dopo un’ora e mezza intensissima di film.

La parte centrale del lungometraggio è un classico “women in prison” e come da definizione del sottogenere, diviene pretesto per una passerella continua di nudi femminili, timide sequenze saffiche, crogioli di poliziotti arrapati e violenti. Fosse solo questo, la parte centrale risulterebbe la meno coinvolgente e la più pesante. Fortunatamente è lo stile e la folle creatività del regista a fare la differenza. La macchina da presa si muove brusca spostando continuamente l’asse di visione, riuscendo ad andarsi ad infilare in luoghi extradiegetici per mostrare non più o meglio ma in modalità diversa (come l’inquadratura fatta da sotto il pavimento –trasparente- durante la sequenza dello stupro di massa). Alla regia si uniscono altri due elementi: un utilizzo forzato ed antinaturalistico delle luci e degli inserti di visionarietà pop. Simbolo stesso del film è la sequenza in cui una prigioniera cerca di uccidere Nami ma viene fermata dalla prontezza della ragazza che le frantuma una porta a vetri sul viso. Da quel momento si sviluppa una sequenza del tutto estranea al film: delle luci azzurre mostrano la ragazza ferita con i capelli irti sopra la testa e il viso, flagellato dai vetri, che si trasforma in una specie di maschera demoniaca del folklore giapponese. Sequenze come questa, o quella delle prigioniere sedute nell’orticello delle fragole che si dipingono le labbra con un finto rossetto ottenuto dai succhi dei frutti scaraventano il film nel reame dei folli lungometraggi giapponesi trasudanti furori ultrapop degli anni ’70. Meiko Kaji canta la canzone dei titoli di testa e di coda, non era la prima volta, ma questa sarà la prima di una lunga serie di successi.
(Senesi Michele Man chi)
http://www.asianfeast.org/recensioni/female-prisoner-701-scorpion

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DELINQUENT GIRL BOSS : WORTHLESS TO CONFESS

In poco più di sei mesi, a cavallo tra ’70 e ’71, si consumava l’intera saga composta da 4 film dei Delinquent Girl Boss. Protagonista ne era la bella e giovanissima Oshida Reiko, salita già alla ribalta delle cronache cinematografiche giapponesi per il significativo ruolo della bella ninja Rui in Quick Draw Okatsu. Il bilancio della serie fa constatare come il tentativo in sede di produzione fosse quello di fidelizzare lo spettatore. In tutti i film Oshida Reiko interpreta il ruolo di Kageyama Rika, che appena uscita dal riformatorio di Akagi, va a costruirsi una nuova vita nella grande città. E nel far questo le capita di rincontrare ex-compagne di cella o meglio dire “attraversare” le vite queste ragazze che hanno più o meno gli stessi volti e gli stessi personaggi di film in film. Per questo si tratta sostanzialmente dello stesso personaggio, ma anche dello stesso film, ogni volta. Sempre uguale, eppur diverso. Come fosse una bella canzone re-arrangiata per la nuova occasione.

Worthless to Confess però è ben più di un semplice instant movie nato sulle note dell’omonima canzone (Zange no Neuchi mo Nai) che fu l’esordio della cantante di Enka Kitahara Mirei. Questo nonostante la stessa cantante si esibisca a metà film pressapoco con il suo secondo singolo (Suteru Mono Ga Aru Uchi Wa Ii), così come accadeva con l’altra diva pop Fuji Keiko compariva nel primo film della serie Delinquent Girl Boss: Blossoming Night Dreams. A ben vedere, sebbene vi sia la riproposizione dei medesimi schemi sin dal primo film, l’ultimo della serie risulta più complesso e mediamente strutturato meglio. Il meccanismo risulta ben oliato dal regista Yamaguchi Kazuhiko, non certo uno sconosciuto visto che di lì a poco avrebbe diretto altri grandi classici ed intere saghe per la Toei. Bastino citare i due Wandering Ginza Butterfly con Kaji Meiko, i vari Sister Street Fighter con Shihomi Etsuko e il dittico Karate Bearfighter/Karate Bullfighter con Sonny Chiba. Dove finisse il mestierante e iniziasse l’autore è come al solito difficile da definire con i registi contrattati della Toei, ma il fatto che fosse spesso co-sceneggiatore dei suoi film lascia ben sperare. Ed è notevole anche il cortocircuito instaurato nei primi minuti, quando nel riformatorio delle ragazze viene trasmesso Man from Abashiri Prison, il più grande successo del collega Ishii Teruo con protagonista Takakura Ken, che serve in qualche modo ad instaurare il parallelo tra la prigione femminile di Akagi della serie e quella maschile ben più nota di Abashiri.

In questo specifico caso Yamaguchi consegna un ottimo film, non a caso tra i più amati del sottogenere dedicato alle ragazze ribelli, dove i personaggi sono ben delineati anche grazie ad un ottimo cast che vede oltre ai soliti comprimari della Oshida anche la presenza di grandi ospiti. C’è la bellissima Katayama Yumiko, ben nota in patria per il suo ruolo nel cast fisso della leggendaria serie TV Playgirls, ma anche il grande Junzaburo Ban, monumento del cinema, che vantava nella sua carriera film con Kurosawa (Dodes’ka-den), Oshima (Il Cimitero del Sole) e Inoue (Tokyo Cinderella Girl). I due interpretano figlia e padre in crisi affettiva, finché nelle loro vite non irrompe la vitale ed energetica Rika. Attorno ruotano le altre presenze fisse della serie come la disperata Kagawa Yukie con il suo compagno ex-Yakuza, interpretato dall’altro ospite d’eccezione Nakatani Ichiro (La Sfida del Samurai, Harakiri, Kaidan), ma anche Tachibana Masumi e Tsudoi Mieko, che lavorano come intrattenitrici nel club in cui fa da inserviente Hidari Tonpei.

Il rendez-vous finale con il laido boss cattivo Kaneko Nobuo (Vivere) è iconograficamente rappresentativo del grande status di salute della cultura popolare e giovanile del Giappone dei tempi. Immagini che si stampano nella memoria quelle delle cinque ragazze con la divisa della loro gang riunita e il lutto al braccio che urla vendetta, ma anche attimi intensi, vuoi anche commoventi, come il lungo e disperato discorso a favore di macchina della Oshida assieme alle altre nella classica posizione della Jikoshokai Yakuza. Sulle sirene della polizia si chiude un’altra splendida tragedia sui perdenti, sui reietti della società, sulla loro dignità di esseri umani cui ci aveva abituato il bel cinema nipponico di quegli anni.
(Paolo Simeone)
http://www.asianfeast.org/recensioni/delinquent-girl-boss-worthless-to-confess

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