BEGOTTEN//SUBCONSCIOUS CRUELTY


DOMENICA UNCUT – SESTA STAGIONE

Domenica 9 Settembre

Ore 19:00 BEGOTTEN di E. Elias Merhige, 1991
(V.O. sott. in italiano)

Ore 21:30 SUBCONSCIOUS CRUELTY di Karim Hussain, 1999.
(V.O. sott. in italiano)

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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)

PROIEZIONI GRATUITE

Il kinesis si trova a 100 metri dall’ospedale di Tradate,
vicino alla CGIL e alla pizzeria il Ghiottone.
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BEGOTTEN

Begotten, il cui termine altro non è che il participio passato del verbo inglese beget (quindi significa “generato”), rappresenta l’immersione in una dimensione trascendente in cui, come spesso avviene nella migliore tradizione del cinema weird, lo spazio ed il tempo perdono d’importanza lasciando campo libero ad un simbolismo e alla suggestione inconsca. In un bianco e nero sparato e “sporco” che richiama l’espressionismo, Merhige gira un film per il quale l’aggettivo complesso non è indicato, in quanto “complesso” richiama un qualcosa di lineare che s’intrica e diviene di difficile comprensione: Begotten non è lineare e non pretende di essere compreso. Sì, il film ha dei personaggi e la flebile trama a grandi linee rivisita il mito della creazione (o del “generare”) e della meschina natura umana, ma soprattutto Begotten è un qualcosa che levita in una dimensione del tutto sua e ciò che mostra, come in un test proiettivo, è un’insieme d’immagini e di suggestioni emotive interpretabili con grande soggettività. L’esotericità della pellicola, l’orrore mostrato, l’oscurità, la mostruosità dei personaggi, gli affascinati e inquietanti suoni ambientali (quasi tutti loops), l’atmosfera onirica, sono quegli elementi che in base al sentire dello spettatore decretano il successo o l’insuccesso della visione. Ecco perché Begotten è stato da alcuni ritenuto un capolavoro assoluto e da altri una creazione incomprensibile e noiosa. In effetti Begotten parla in entrambi i linguaggi e può risultare incredibilmente geniale e contemporaneamente insensato.
(Estratto della recensione di http://www.exxagon.it)


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SUBCONSCIOUS CRUELTY

Opera prima del controverso regista canadese Karim Hussain, Subconscious Cruelty è una pellicola cult della cinematografia underground, in quanto considerato, a torto o a ragione, uno dei film più estremi e blasfemi mai realizzati.

Che le cose stiano o meno così è un giudizio che lascio allo spettatore, ma rimane il fatto che questa pellicola sia stata strutturalmente concepita attorno a toni filosofico-intelletuali abbastanza atipici, per i canoni del genere horror nel quale è solitamente ascritta.
Trattasi in sostanza di una personalissima analisi delle caratteristiche cerebrali umane, soprattutto delle differenze fra emisfero sinistro e destro. Perciò quello che a primo acchito si potrebbe scambiare per un delirio senza alcun filo logico, è in realtà un libero excursus a base di blasfemia religiosa, sangue, cannibalismo, sesso e panteismo, il tutto scandito in quattro capitoli/episodi, autonomi ma concettualmente interrelati.

Difficile dare una spiegazione unica e unitaria a un tale profluvio di immagini, simboli e allegorie, se non che Hussain abbia voluto rendere visibili e tangibili pensieri e pulsioni, fantasie e perversioni, per tentare di rappresentare il funzionamento e il contenuto di un ipotetico emisfero destro. Forse il suo, forse quello collettivo, proprio della società nella quale noi tutti viviamo.
Mutuando alcune caratteristiche espressive dallo stile filmico tipico di Andrej Tarkovskij, Elias  Merhige, Lynch e Cronenberg, Hussain perviene a un buon risultato in termini registici, grazie a validi effetti speciali, una fotografia interessante e una manciata di attori abili a soddisfare le richieste abbastanza impegnative del regista.

Tenendo presente che si tratta di un debutto indipendente e realizzato nella massima economia, tanto più in un periodo (fine anni ‘90) alquanto refrattario a un certo tipo di horror (extreme, weird), Subconscious Cruelty rimane, anche a distanza di anni, un’opera fuori dai canoni e fuori dai limiti, dimostrando dunque una significatività storica e una longevità cinematografica non di poco conto.

Un titolo da vera cineteca estrema, una visione che non può mancare nell’esperienza di ogni extreme addicted che si rispetti.

(Estratto della recensione di alekosoul)

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