Domenica 16 Settembre


DOMENICA UNCUT – SESTA STAGIONE

Domenica 16 Settembre

ORE 18:30

RED STATE di Kevin Smith, 2011.
(V.O. sott. in italiano)

ORE 21:00

KILL LIST di Ben Wheatley, 2011.
(V.O. sott. in italiano)

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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)

PROIEZIONI GRATUITE

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RED STATE 

Tre amici organizzano una serata trasgressiva con una donna conosciuta su internet. L’appuntamento che doveva aprire le porte del sesso di gruppo, si rivela una trappola per i tre ragazzi. La donna, apparentemente disponibile a soddisfare le loro curiosità, è in realtà membro della setta del Pastore Cooper, un fanatico religioso deciso a mondare la società dal male lavandola con il sangue dei peccatori.

Che Kevin Smith non abbia particolarmente in simpatia un certo modo di fare religione era già chiaro ai tempi del controverso film Dogma, ma con Red State sceglie di calcare l’acceleratore sui temi del fondamentalismo religioso in chiave horror.
Smith non si perde in lunghe introduzioni e arriva subito al dunque, il peccato dei tre ragazzi deve essere punito col sangue e pervertiti come loro non sono degni della pietà cristiana, questa la tesi del pazzo reverendo Cooper. Ne segue un assedio serratissimo con le forze dell’ordine, appostate fuori dalla villetta adibita a cappella dove si ritrova la congregazione di religiosa.

Red State risulta un film inaspettato, spiazzante e che colpisce basso sia un pubblico credente che uno lontano dalla fede. Il politicamente corretto è una categoria che non viene nemmeno presa in considerazione da Smith, che racconta una storia di realtà manipolata dai media e filtrata dalla fede più cieca. Dopo un lungo stallo, l’assedio trova uno sviluppo grazie a un colpo di genio, forse una delle idee più folli della strampalata carriera di Kevin Smith, ricca di trovate più o meno assurde e geniali, ma ovviamente è (auto)imposto il silenzio assoluto, per rischio di spoiler catastrofici.
(Cineblog.it)

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KILL LIST

La tendenza dell’horror nel nuovo millennio è quella di far entrare l’incubo all’interno del quotidiano, non che, nell’attuale situazione economica, di incubi non ce ne siano abbastanza, tuttavia lo straordinario assume un ruolo quasi catartico per individuare le paure del nuovo secolo. Ecco dunque che la disoccupazione e l’incertezza familiare sono le basi da cui parte il film di Ben Wheatley. Assistiamo dunque a una serie di normali (per quanto esagitati) litigi tra Shel e Jay, una normale (?) coppia inglese, scopriremo che entrambi sono ex militari, lei marmittona in pensione perennemente in ansia per il futuro del figlioletto, lui rientrato dopo una missione particolarmente sanguinosa a Kiev e refrattario a qualunque nuovo ingaggio. L’arrivo del miglior amico e compagno d’arme Sam, porterà la proposta di un nuovo lavoro, un incarico da killer al soldo di un vecchio ricco e un po’ strano che sigla i contratti con il sangue. La lista degli omicidi è composta da tre nomi, un prete, un bibliotecario e un parlamentare. Apparentemente le tre vittime non hanno nulla in comune, se non che il prete e il bibliotecario sembrano quasi riconoscenti verso i due killer, ma sarà al terzo lavoro che improvvisamente scoppierà l’orrore, un vero fulmine a ciel sereno per quanto anticipato da una ricca sequela di efferatezze, fra le quali spicca una scena di violenza che colpisce lo stomaco e ci fa entrare di diritto nel peggiore dei sogni possibili.

Ancora inedito in Italia ma già cult fra gli appassionati, Kill List mescola derive lynchiane con boschi da incubo in stile Blair Witch Project (a cui fa riferimento anche un inquietante simbolo satanico) oltre ad echi di un ben più maledetto titolo qual’era The Wicker Man, tendendo a mantenere sempre un certo riserbo riguardo a spiegazioni sul perchè degli accadimenti. Questo oltre a rendere le atmosfere decisamente inquietanti ci offre uno spettacolo quasi surrealista che oscilla tra un dramma della normalità e lo spettacolo della follia umana che imbarbarisce l’essere, come ci rivela il terrificante finale a cui inevitabilmente andiamo incontro. Straordinario nella sua struttura narrativa, sorretto da un cast di rara intensità ed enfatizzato da un montaggio quasi sperimentale, Kill list non è un film che sparisce senza lasciare traccia, rimane in testa e continua a colpire come un martelletto.
Forse ai titoli di coda qualcuno storcerà un po’ il naso, qualcun altro potrà dire “niente di che”, d’accordo…ne riparliamo il giorno dopo, quando le immagini di questo piccolo capolavoro continueranno a girarvi davanti agli occhi. (http://www.splattercontainer.com/)


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