Massimo Dallamano Double Feature


DOMENICA UNCUT – SESTA STAGIONE

DOMENICA 30 SETTEMBRE

– Ore 18:30
COSA AVETE FATTO A SOLANGE? di Massimo Dallamano, 1972.

– Ore 21:30
IL MEDAGLIONE INSANGUINATO (Perché?) di Massimo Dallamano, 1975.
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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)

PROIEZIONI GRATUITE
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COSA AVETE FATTO A SOLANGE?

Il professore Enrico Rosseni lavora come insegnante di lingua italiana in un collegio londinese, ha una relazione extraconiugale con una delle sue allieve che un giorno viene uccisa da un misterioso assassino. Un serial killer che ha già ucciso altre due allieve del collegio.
Scagionato da ogni sospetto e riconciliatosi con la moglie, Enrico inizia ad indagare tra le amicizie delle sue allieve.
Dallamano firma questo thriller a metà strada tra Argento e un poliziesco, un film che si può considerare la prova generale prima del suo capolavoro: La polizia chiede aiuto (1974).
Infatti, oltre a mescolare in modo quasi perfetto gli omicidi cruenti del giallo all’italiana, del quale Bava è il capostipite indiscusso, (i più esperti avranno riconosciuto una citazione al maestro presa proprio da 6 donne per l’assassino) Dallamano si concentra anche sulle indagini della polizia strutturando il racconto in modo avvincente, creando uno stato d’attesa che difficilmente si riscontra in altri prodotti del genere.
La cosa divertente è che il film parte quasi come un “sorority americano”, (quei film ambientati nei campus dove le confraternite di sole ragazze vengono prese di mira dal perverso killer di turno, e macellate una ad una nei modi più beceri) dopo un incipit simile la vicenda cambia tono, facendo insinuare nello spettatore che qualcosa di non detto sia pronto ad esplodere, che una qualche congiura sia stata celata per salvaguardia di una moralità ben radicata nel nostro tessuto sociale (in questo caso quello eclesiastico).
Temi questi, che vengono riproposti anche nel sopracitato La polizia chiede aiuto anche se in forma leggermente diversa.
Il film pur partendo dai canoni classici dello slasher si discosta poi nei contenuti, le sequenze tra un omicidio e l’altro non sono più dei semplici riempitivi (come spesso succede) bensì una solita struttura sul quale impostare un discorso socio-culturale serio. Spettacolo sì, ma non fine a se stesso.
Tra le comparse anche un giovane Joe D’amato, sul set anche in veste di operatore della fotografia.

(Recensione di Marco Chiba pubblicata da Cinemaniaco)

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IL MEDAGLIONE INSANGUINATO (Perché?)

“Perché il più dolce dei sentimenti deve causare la più fiera delle angosce?”

Si sa che L’Esorcista (1973) è stata una pellicola parecchio seminale e ha dato il via ad una serie di cloni più o meno riusciti. Sfortunatamente meno che più. Questo film di Dallamano, regista dell’interessante Cosa avete fatto a Solange? (1972), si potrebbe dire che cerchi di non essere un mero clone del film di Friedkin, ma piuttosto tenda a conciliare atmosfere gotiche, gialle e soprannaturali. Com’era per il film del 1972 e per come sarà per Enigma Rosso (film del 1978 che Dallamano scrisse ma non potè dirigere perché morto in un incidente stradale il 4/11/1976), anche Il Medaglione Insanguinato può essere ricondotto alla dimensione dell’adolescenza ed i suoi relativi problemi. Nel caso specifico le tematiche freudiane dell’Edipo si vanno a legare al soprannaturale e al demoniaco. Dallamano sceglie bene locations e attori e riesce dove molti del cinema di casa nostra hanno fallito, ovvero gira un film horror che fa paura. Intendiamoci, non ci si mette le mani davanti agli occhi per il terrore, ma le atmosfere sono azzeccate, il montaggio soprattutto riesce a cogliere impreparato lo spettatore e poi la storia del particolare nel dipinto (un po’ alla Profondo rosso, 1975) funziona sempre. Appare chiaro da subito che dietro il mistero “satanico” ci sia nascosto qualcosa che riguarda il legame fra i protagonisti, per una volta non macchiette bidimensionali, ma partecipi di una dinamica affettiva molto umana. La tata Jill che ama in silenzio il proprio datore di lavoro, e sopporta di vederlo amare la produttrice, dà uno spessore al personaggio della governante là dove altri film gialli avrebbero relegato lo stesso personaggio a mera carne da macello, o a qualche scena di nudo.

Il medaglione insanguinato ha sì scene di sesso ma non sono esploitative, anzi decisamente romantiche. Gli attori fanno tutti un buon lavoro: le capacità di Michael Williams (Gli Invasati, 1963; La tomba di Ligeia, 1964; Chi Sei?, 1974) sono indubbie vista anche la sua interminabile carriera, brave anche Ida Galli (volto noto del cinema di genere) e Joanna Cassidy che prosegue tuttora il suo lavoro divisa fra tv e cinema. Fra le donne della pellicola, il premio carisma va a Lila Kedrova (Le Orme, 1975) perfetta nella parte della nobile sensitiva questa attrice che ha marcato le scene fin dal lontano 1938 (con il film Ultimatum). Tutta l’attenzione comunque sulla piccola Nicoletta Elmi, scream princess del cinema italiano di quei tempi (Reazione a Catena, 1971; Chi l’ha vista morire? 1972; Gli Orrori del castello di Norimberga, 1972; Il Mostro è in tavola barone Frankenstein, 1973; Le Orme, 1975; Profondo rosso, 1975; Demoni, 1985) che in questo film ha tempo e spazio per recitare; al di là dei risultati non sempre entusiasmanti va apprezzato, anche per la giovane età, l’impegno messo davanti alla mdp. Dallamano riprende con classe e dispiace che questo regista sia mancato troppo presto, prima che potesse non confermare ma dimostrare in altre pellicole il suo innegabile stile. Il regista è supportato dallo score musicale di Stelvio Cipriani (uno score più giallo che horror) e dalla curata fotografia di Franco Delli Colli. Meno riusciti alcuni effetti visivi di sovrapposizione ma ben riusciti gli inserimenti “subliminali” in montaggio del diaviolo, un po’ come accadeva ne L’Esorcista. Non tutto è rose e fiori, naturalmente: oltre ai soliti J&B ed acque Pejo, la sceneggiatura non brilla e per buona parte della pellicola si ha l’impressione che la storia non decolli mai. Il comportamento dei personaggi dopo la morte di alcuni comprimari, la loro sostanziale indifferenza, intendo, non è molto logica. La citazione finale di Paolo VI che ci ricorda che il Diavolo esiste davvero la si poteva evitare; in effetti tutta l’atmosfera satanica nel film ha meno mordente della tragedia famigliare che si conclude magistralmente stile dramma shakespeariano. Comunque sono “peccati veniali” rispetto a ben altri deliri che si deve sorbire l’appassionato di cinema di genere italiano. Un buon horror italiano che farà la felicità dell’appassionato del cinema anni ’70.

Da vedere.

(Recensione di http://www.exxagon.it/)

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