DOMENICA 2 DICEMBRE


DOMENICA 2 DICEMBRE

Ore 18:30
COFFY

di Jack Hill, 1973
(VO sott.in italiano)

***

Ore 21:00
THRILLER : A CRUEL PICTURE

(aKa They Call Her One Eye)
di Bo Arne Vibenius, Sweden, 1974.
(VO sott. in italiano)

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
PROIEZIONI GRATUITE

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

COFFY

COFFY

Coffy, uno tra gli esempi più fulgidi, del genere Blaxploitation, narra di una sorta di personaggio come quello interpretato da Charles Bronson in Death Wish (Il giustiziere della notte, 1974) ma con le tette, la visione delle quali, nel corso del film, non viene lesinata.

Coffy è una donna dura, arrabbiata e determinata, il cui obiettivo è quello di ripulire le strade da spacciatori et similia, e per farlo non fa risparmio di armi, taglienti lamette nascoste tra la folta chioma, bottigliate in testa senza però mai perdere in sex appeal, esattamente come alcune eroine del cinema d’azione più recente come Sigourney Weaver in Alien (1979) o Linda Hamilton in Terminator 2 (1991), i cui sex appeal però, secondo una visione di stampo più moderno, non necessitavano dell’esibizione di petti nudi a piè sospinto (ma che, senza Coffy o Foxy, non sarebbero forse esistite). Se però Coffy paga da una parte il suo pegno al cinema di genere, dall’altra propone il ritratto di una donna indipendente, che non ha bisogno di un uomo al suo fianco che la difenda o che provveda a lei. E questa, per il cinema di genere dell’epoca, è una novità affatto trascurabile.
La sete di vendetta di Coffy per la giovane sorella in coma a causa di spacciatori e magnaccia, non si placa e, soprattutto, non si ferma davanti a nulla.

Scatenato e divertentissimo come il suo seguito non ufficiale Foxy Brown (dove il personaggio, malgrado il diverso nome, è lo stesso), Coffy si distingue da molti film coevi non solo per la scelta del regista Jack Hill di riempire il film con tutti i tòpoi del genere, violenza grafica e pretesti vari per fare uscire le sue attrici dai vestiti il più frequentemente possibile  – ma anche ad alcune scelte non scontate e all’indiscutibile carisma di Pam Grier, che qui mostra una capacità interpretativa efficace sebbene ancora un poco acerba.

In un genere caratterizzato da nudi gratuiti, violenza senza requie e, soprattutto, la glorificazione degli stereotipi razziali, Coffy rimane un film di grande intrattenimento e un ottimo mezzo per capire un genere che negli anni ’70 ha senza dubbio contribuito a salvare il cinema statunitense.

Come per ogni film del genere blaxploitation, grande importanza riveste la colonna sonora, in questo caso composta da Roy Ayers e assolutamente da avere.

(Estratto della recensione di Roberto Rippa http://www.rapportoconfidenziale.org )

▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀▀

THRILLER : A CRUEL PICTURE

Thriller – En Grym Film è un film del 1973, scritto e diretto dal regista svedese Bo Arne Vibenius che usò lo pseudonimo ”Alex Fridolinski”. Il film è più conosciuto con il titolo internazionale Thriller – A Cruel Picture o con l’alternativo They Call Her One Eye. Film culto dell’ondata exploitation più estrema degli anni settanta nonché capolavoro del filone rape & revenge, il film è famoso tra l’altro per aver fortemente ispirato Ms. 45 (L’angelo della morte, Abel Ferrara, 1981) e i due episodi di Kill Bill (Quentin Tarantino, 2003).

Quando Thriller uscì nelle sale nel 1973 le locandine recavano come tagline una frase che diceva “il primo film svedese interamente bannato dal mercato”; non era esattamente vero, in quanto venne anticipato da una pellicola conterranea risalente al 1912 (Trädgårdsmästaren). Poco importa a quale pellicola spetta il primato: con tutta probabilità se Trädgårdsmästaren fosse stato prodotto negli anni settanta se la sarebbe cavata con un R-rated. Ad ogni modo, grazie a questa sua fama maledetta, Thriller si fece conoscere al pubblico grindhouse e divenne negli anni uno dei film più apprezzati del filone shoxploitation, nonché uno dei rape & revenge più noti e acclamati di sempre.

Ma Thriller non è solo questo, ma molto di più. Oltre alla trama scioccante (la protagonista viene stuprata e resa muta da bambina ed in seguito, cresciuta, viene resa tossicodipendente, accecata e quindi fatta prostituire) e alla violenza inenarrabile c’è anche un gran lavoro dal punto di vista artistico, al punto che la pellicola si può definire a ragione come uno dei migliori esempi di cinema arthouse. E’ impossibile non notare la qualità della fotografia (sia dal punto di vista dell’uso della mpd che da quello dei colori, che sembrano studiati alla perfezione in ogni sequenza), i lunghissimi silenzi bergmaniani che incombono come fantasmi sulla storia narrata nella pellicola e l’utilizzo assolutamente geniale del rallenty nelle sequenze degli omicidi.

Thriller, per i suoi meriti ed i suoi (voluti) eccessi, è destinato a rimanere nella storia come uno dei film più scioccanti di sempre, nonché come la più artistica delle pellicole rape & revenge.

(Estratto della recensione di http://bmoviezone.wordpress.com/)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...