16 Dicembre


DOMENICA UNCUT – DOMENICA 16 DICEMBRE

Ore 18:30

LA MORTE DIETRO LA PORTA

di Bob Clark, Usa 1975.

***

Ore 21:00

E JOHNNY PRESE IL FUCILE

di Dalton Trumbo,USA, 1971.

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PROIEZIONI GRATUITE

Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
http://kinesistradate.wordpress.com/

DOMENICA UNCUT:
https://domenicauncut.wordpress.com/

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LA MORTE DIETRO LA PORTA  la morte dietro la porta

“La Morte dietro la porta” , ovvero cronaca di un disfacimento familiare. E’ il 1975, la ferita aperta dal Vietnam sanguina ancora a fiotti e con questo film Bob Clark pone una pietra miliare all’interno del genere.
La storia del soldato Andy che torna a casa in veste di zombi è deflagrante non tanto per il cotè horror, quanto invece per l’impianto sociologico rivoluzionario che porta con sé: il film di Clark è un dramma racchiuso tra quattro mura, la rappresentazione secca e senza fronzoli dell’orrore che ritorna. Orrore voluto dai Padri, che ora si ritrovano a pagarne le conseguenze a costo di un prezzo salato per tutti, soprattutto per gli innocenti. Oggigiorno un film così suonerebbe banale e risaputo, ma ai tempi era una bomba ad orologeria piazzata sotto le poltrone dei salotti borghesi, la manifestazione in piazza contro l’ipocrisia di chi le guerre (tutte le guerre) le decide e le comanda, ma che poi fa scendere in campo chi di scelta non ne ha.
Il ritmo è lento e sommesso (da dramma da camera, appunto), la quantità di sangue insufficiente per chi ha pretese di gore, ma la forza del film è innegabile: la scena finale, in cui la madre aiuta il proprio figlio a seppellirsi, è una delle più belle e strazianti degli anni Settanta, la sintesi perfetta degli ottanta minuti che la precedono.

Da sola vale più di dieci, cento stolti film di guerra messi insieme.

GIACOMO CALZONI (www.alexvisani.com)

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E JOHNNY PRESE IL FUCILE  25 e johnny prese il fucile domenica uncut cineforum kinesis tradate varese cineclub

I film antimilitaristi in genere hanno un effetto strano sul pubblico: scatenano una dannata voglia di fare la guerra ai guerrafondai, il che, mi si consenta, non rappresenta un grosso passo avanti.

Non è così per E Johnny prese il fucile, primo e unico film del 66enne Dalton Trumbo che scrisse l’omonimo libro negli anni ’30 e trovò i soldi e gli appoggi solo decenni più tardi a causa della caccia alle streghe che lo aveva estromesso dall’ambiente cinematografico e culturale (*).

Il film fu un successo minore e fu praticamente dimenticato…
Da quel momento il film è divenuto un piccolo culto underground che difficilmente potrà però godere di un recupero del più ampio pubblico, sia per la materia trattata ma soprattutto per come la materia è trattata. Nonostante la storia narrata dal film abbia una localizzazione temporale molto specifica, la Prima Guerra Mondiale, quando il film uscì nelle sale imperversava la guerra in Vietnam e comunque il messaggio antimilitarista di Trumbo suonava e suona come senza tempo. Il messaggio provocatorio di Trumbo, un violentissimo j’accuse scagliato contro l’ambiente militare, quello politico, quello religioso e, in senso lato, contro tutta la società che accetta come un dato di fatto la follia della guerra.

E’ innegabile che le parti del film in bianco e nero che vedono il povero soldato nel letto, senza un nome, senza un volto, senza gli arti, hanno un impatto tremendo sullo spettatore. Trumbo, piuttosto che fare un film di guerra contro la guerra, percorso semplice e infilato da molti registi, tiene la storia ad un basilare livello umano che nelle scene ospedaliere diviene un livello subumano o sensoriale, con il povero militare senza nome che scopre quali parti del suo corpo sono rimaste integre in base agli stimoli che riceve dall’esterno. S’intrecciano su questo piano del, diciamo così brutalmente, “morto vivente”, i flashback del soldato che ripercorre la sua storia ripescando lontani episodi dell’infanzia fino ai primi giorni precedenti alla partenza per il campo di battaglia.

E Johnny prese il fucile, così anticinematografico nel suo modo di raccontare la guerra, va ad essere, insieme a pellicole “una tantum” come Freaks (1932), uno di quegli esempi di cinema che si può fare una volta sola, che non può più essere ripetuto, almeno così per com’è stato espresso la prima volta. Ne consegue che, al di là dei meriti squisitamente tecnici, fra i pro e i contro, questo primo e unico film di Trumbo, Gran Premio della Giuria a Cannes del 1971, è una pellicola unica nel suo genere, difficilmente paragonabile e assolutamente imperdibile da tutti coloro che amano cimentarsi con i messaggi artistici più complessi e destabilizzanti.

Note:
(*) La caccia alle streghe inaugurata dal senatore repubblicano McCarthy portò ad un’ondata di delazioni mirate a puntare il dito contro persone accusate di essere comuniste. Nell’ambiente cinematografico, il regista Elia Kazan (che nel 1952 rivelò di essere stato membro del partito comunista) fu il primo a collaborare con McCarthy e le sue spiate portarono alla distruzione della carriera di molte persone. Una di queste fu Trumbo. Per il suo comportamento delatorio, quando a Kazan fu consegnato l’Oscar alla carriera (1999), molti personaggi noti fra il pubblico (Steven Spielberg, Ed Harris, Nick Nolte) non si alzarono né lo applaudirono.

(http://www.exxagon.it/)


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