DOMENICA 10 FEBBRAIO


DOMENICA UNCUT

Domenica 10 febbraio

Ore 18:30

EXCISION

di Richard Bates Jr.UK 2012.
(V.O. sott. in italiano)

***

Ore 21:00

SNOWTOWN

di Justin Kurzel, australia, 2011.
(V.O. sott. in italiano)

PROIEZIONI GRATUITE

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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)
http://kinesistradate.wordpress.com/

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EXCISION

Excision

Excision

Partendo dalla protagonista Pauline, una disagiata adolescente con disturbi ossessivo-compulsivi e con il desiderio di diventare un medico chirurgo affermato, Bates racconta, in chiave grottesca e a tinte horror, di un bisogno ben più profondo: quello di sentirsi amati. Ed apprezzati. Ad ogni costo.

Sì, perché Pauline rappresenta il subconscio dell’uomo moderno, incapace di farsi accettare seppur nella sua diversità e peculiarità e allo stesso tempo troppo ancorato alla sua condizione “straordinaria” al punto da rifiutare sistematicamente ogni tipo di relazione e/o contatto umano.

Excision non è un capolavoro cinematografico, né ha l’umiltà di volersi proporre come mero prodotto indie, ma ha certamente il pregio di riuscire nell’intento di trasformare la comicità in grottesco, strappando allo spettatore non pochi sorrisi amari, durante la visione. Si ride per il nonsense di alcune scene, provando di tanto in tanto un po’ di dolore misto a pena nei confronti della sua goffa protagonista, ma più d’ogni altra cosa si piange sul finale per l’agghiacciante risoluzione adottata dal regista. Una risoluzione agghiacciante ed efficace: efficace al punto che se avesse avuto un altro finale sarebbe stato un altro film. Un pessimo film.

Excision è un film difficile perché passi tutto il tempo a ripeterti che lo spettacolo a cui stai assistendo è veramente troppo estremo (non tanto per il gore, che è limitato, quanto proprio per il modo in cui certe scene sono rappresentate), fino ad arrivare agli ultimi minuti del film, in cui le tue urla di disapprovazione si mescolano alle tue stesse lacrime e la sola cosa che riesci a dire è che, in realtà, Richard Bates Jr ha compiuto un capolavoro.

Se, però, il vostro stomaco è debole, la vostra sensibilità spiccata e non siete in grado di ironizzare sui piccoli grandi disastri della vostra esistenza, lasciate perdere, questo film non fa decisamente per voi.

(Estratto della redensione di Luna Saracino http://www.horror.it/)


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SNOWTOWN 37 snowtown murders  proiezione domenica uncut cineforum kinesis tradate varese cineclub

Il film racconta, in chiave leggermente romanzata, la follia omicida che negli anni ’90 si è abbattuta nei sobborghi di Adelaide, la capitale dell’Australia, per mano di John Bunting, i cosiddetti Snowtown Murders (dal nome della cittadina dove sono stati ritrovati i resti delle vittime e dov’è stato commesso l’ultimo omicidio). Lo fa attraverso gli occhi di uno dei complici di Bunting, Jamie Vlassakis, un ragazzo vittima di abusi, debole, facilmente permeabile alla follia del compagno della madre e figlio di un ambiente tra i più degradati e colmi di ignoranza. Il risultato, lungi dall’essere una di quelle pellicole splatter o ridondanti dedicate ai serial killer storici, è un film lungo, freddo, quasi privo di un filo logico e assolutamente impietoso, sia nei confronti dei protagonisti che in quelli dello spettatore.

Il regista, infatti, ci butta in faccia la banalità del male e la sua incredibile mancanza di fascino, facendo coesistere in modo quasi sconcertante la crescente follia di Bunting e una quasi noiosa routine familiare, resa ancora più squallida dall’ambiente in cui si sono consumati i delitti, sicuramente la parte peggiore dell’Australia.

Snowtown mostra come, all’interno di questi quartierucoli zeppi di roulotte, prefabbricati e locali da quattro soldi, popolati dalla peggior feccia dell’umanità, basti una sola figura vagamente carismatica per addormentare le coscienze di tutti gli abitanti e fare leva su ignoranza, pregiudizi e debolezza. I personaggi principali ci vengono introdotti come se fossero delle figure appena abbozzate, una famiglia composta da figli e figliastri mosci ed inespressivi, tenuta malamente insieme da una madre malata e sconfitta; Bunting, che dovrebbe essere l'”anima” della pellicola, non compare subito, ma viene presentato in seguito come una sorta di salvatore, giunto a difendere i ragazzi dagli abusi sessuali a cui li sottopone il compagno della donna.

Proprio questo episodio è la chiave dell’intera vicenda narrata, perché da questo momento il germe del pregiudizio (verso gli omosessuali in primis, dichiarati tutti pedofili) sarà quello che consentirà a John di diffondere la sua personale idea di giustizia e, di conseguenza, di trovare degli alleati che lo aiuteranno nei suoi crimini. Questi ultimi non ci vengono mostrati nel dettaglio perché, come ho detto, l’intera vicenda viene filtrata dal punto di vista del sedicenne Jamie e diventa sempre più confusa e frammentata tanto più diventa profondo il suo coinvolgimento negli omicidi.

Lo spettatore non vede altro che quello che vede il ragazzo, che testimonia con crescente sconcerto l’inquietante cambiamento delle motivazioni di Bunting, che da spietato giudice e carnefice di supposti criminali muterà in arbitrario assassino di chiunque non incontri i suoi gusti, dal drogato, allo spastico, alla cicciona, in un delirio alimentato dalla mera brama di sangue.Detto questo, per quanto mi sia piaciuto Snowtown, non mi sento di consigliarlo a tutti: è inadatto agli amanti dello splatter tout court perché di sangue se ne vede davvero pochissimo e le terribili torture di John e la sua banda vengono lasciate solo immaginare.

Se però, come me, siete pazienti e amate le storie vere (e verosimili) che scavano nella follia umana, Snowtown è il film che fa per voi.

(Il Bollalmanacco di cinema http://bollalmanacco.blogspot.it/)

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