19 Maggio : LE ARMONIE DI WERCKMEISTER


DOMENICA UNCUT

DOMENICA 19 MAGGIO

Ore 20:30

LE ARMONIE DI WERCKMEISTER

di Béla Tarr

(Werckmeister harmoniak, 2000, VO sott. in italiano)

Proiezione Gratuita

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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)

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Girato in soli trentanove piani sequenza, “Le armonie di Werckmeister”, questa storia surreale e quietamente evocativa diretta da Bela Tarr, ci trascina armonicamente in un mondo apocalittico che si impregna della qualità nobilitante del bianco e nero e restituisce allo spettatore una visione corale ed estremamente misurata della conflittualità umana e della sua – purtroppo famosa – declinazione balcanica.

“Le armonie di Werckmeister” si ispira in primis ad un racconto dell’ungherese Laszlo Krasznahorkai: The melancholy of resistance, ma è anche guidato sul piano narrativo e poi sempre più in alto, fino al piano costruttivo e filosofico, dalle teorie del musicista barocco Andreas Werckmeister, che viene ricordato per il suo studio approfondito del sistema armonico accompagnato dalla radicata convinzione che la musica si legasse in maniera indissolubile alla creazione divina e alla sua perfezione.

Tarr costruisce dunque una complessa allegoria: in una città ungherese fredda e disgraziata, minacciata da un accadimento nefasto ed indefinito che poi prenderà la forma di una rivolta popolare, si consuma la semplice quotidianità del protagonista. L’apocalittica condizione prende una svolta inquietante quando un baraccone/circo ambulante si insedia nella piazza cittadina, forte della sua attrazione principale: una gigantesca balena accompagnata da uno strano essere deforme (il principe), che però non ci sarà concesso di vedere.

I piani simbolici si sovrappongono creando un’esperienza cinematografica complessa ma appagante. La balena potrebbe essere la rappresentazione concreta di un grande ideale, morto ma ancora in grado di influenzare la gente. Il principe è quella vocina inconscia che si agita dentro di noi, blasfema, a volte incomprensibile ma incessante: distruggi, conquista, usurpa, comanda.

Il regista ungherese ci propone anche una delle scene più forti e agghiaccianti che mi sia mai capitato di vedere: la distruzione di un ospedale e dei malati in esso ricoverati. La mattanza si consuma nel completo silenzio. Non un urlo, solo i colpi attutiti dei bastoni sui corpi inermi. Un vecchio, nudo e tremante ripreso frontalmente per pochi insostenibili attimi, calma gli animi e disperde gli aggressori.

La potenza rivelatoria dell’immagine, della musica, della metafora perfettamente armonizzate da Tarr in un’opera che ha l’inconsistenza di un’ombra ma la violenza catartica di un pugno, raggiunge livelli elevatissimi e ci lascia, infine, affascinati e confusi, a guardare dentro l’occhio vitreo di una balena pietrificata.

Matteo Ruzza (http://www.pellicolascaduta.it/)

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