2 Giugno: CLASSE 1984 // HARDWARE


DOMENICA UNCUT

Domenica 2 Giugno

Ore 18:30
CLASSE 1984

di Mark L. Lester, 1982.

***

Ore 21:00
HARDWARE

di Richard Stanley, 1990.

 

PROIEZIONI GRATUITE

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Presso:
KINESIS via G. Carducci N.3
Tradate (Varese)

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CLASSE 1984 64 Classe 1984 proiezione domenica uncut cineforum kinesis tradate varese cineclub

Classe 1984 uscì nelle sale creando scandalo per l’eccessiva dose di violenza ma anche per i contenuti antieducativi della storia, fece una fugace apparizione in vhs ma poi scomparve nell’oblio cinematografico facendo totalmente dimenticare di sè al punto che Mark L. Lester, il regista, ne preparò una versione protofantascientifica nel 1990, Class of 1999, in cui i violenti studenti erano dei robot killer. Ma gli studenti veri della scuola dove Perry King è professore di musica che si trasforma in giustiziere omicida ossessionato dallo scontro col teppista minorenne Stegman (uno splendido Timothy Van Patten in pura tenuta pre George Michael) fanno molta più paura e generano mille volte più angoscia di un cyborg; sono veri, sono il prototipo dell’americano arrivista, spacciatore e psicopatico di quegli anni.

Viene da pensare ad un’apologia fascista in cui l’insegnante tenta in tutti i modi di redimere le pecore nere arrivando al sacrificio d’Isacco pur di ottenere giustizia. Anche Roddy McDowall segue le sue orme e non esita a impugnare la pistola pur di insegnare biologia ai suoi studenti, ma con molto meno successo del suo collega che non esita a maciullare i teppisti pur di difendere la moglie Merrie Lynn Ross, pluristuprata, incinta e in pericolo di vita. Tuttavia il grasso del gruppo indossa la svastica sulla maglietta mentre il professore assomiglia ad un ex-hippy che deve affrontare il delirio degli anni 80, uno scontro generazionale che ormai è parte della storia.

Il film diventa quindi un documento importante di una precisa situazione epocale edulcorata dal politically correct e dal buonismo di facciata (nessuno può arrestare i giovani finchè sono minorenni) che hanno rovinato una gioventù altrimenti capace di espimere al massimo la sua creatività artistica (Stegman, il cattivo, è uno splendido pianista allo stesso modo in cui Alex di Arancia Meccanica è un estimatore di Beethoven). Un grande film da riscoprire per sempre con l’aggiunta di una delle prime interpretazioni di Michael J. Fox, in grado di rappresentare la faccia pulita dell’America Reaganiana di allora.

(Dottor Satana http://www.throughtheblackhole.com/)

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HARDWARE 65  Hardware proiezione domenica uncut cineforum kinesis tradate varese cineclub

Ci sono film che nascono sotto stelle ambigue, trascorrono i primi anni dalla loro uscita nel dimenticatoio, e quelli immediatamente successivi alla ricerca di una stabilità critica, rimbalzando impazziti da un’etichetta all’altra: trash o cult ? cult o trash ?
La pellicola di Stanley ne è esempio lampante. Nato dall’incontro tra un giovane regista, cresciuto a bacon, video clip e narrativa cyberpunk con gli ideatori di Shok, storia illustrata da McManus e O’Neill per la rivista 2000 AD, esce nel ’91, viene premiato nello stesso anno ad Avoriaz per i suoi effetti speciali e poi sparisce nel nulla.

Riprenderlo oggi, vuol dire dover fare i conti con la sua essenza a metà strada tra il cinema di maniera e apocalittiche previsioni future, ma il gioco vale la candela. Certo, la trovata iniziale della tecnologia che si rivolta contro i suoi ideatori puzza di muffa più del gorgonzola, ma una volta superato questo primo ostacolo, l’anima dell’opera prima di Stanley si manifesta in tutto il suo spessore. Hardware fotografa quel che resta del pianeta terra dopo una non meglio definita “Grande Guerra”: lande desolate in stile Ken il guerriero, rottami, piogge acide, ruggine e residuati tecnologici. Uno spassionato omaggio al western spaghetti dove tutto è stato convertito in hardware, è non c’è più la minima traccia di software. Ma Hardware va oltre i paesaggi post apocalittici e post umani, perché è presagio delle giocose faide combattute in rete, dove non si può trattare sullo spazio virtuale che si ha a disposizione, e dove ogni azione ha come scopo preciso l’eliminazione del nemico immaginario. La trama, la sceneggiatura, il soggetto stesso diventano pretesto per mettere in scena lo scontro tra due rivali: gli umani (Jill e Mo) contro Mark 13, “macchina della morte” ideata anni or sono dall’esercito, che viene involontariamente rianimata da una scultrice di ferraglia e, pur essendo stato a più riprese distrutto dalla coppia si rianima, risorge e continua a giocare, e lo fa in puro stile video ludico: si fa beffe del game over, perché ha già salvato la partita e può riprendere dal punto in cui era stato sconfitto, ma intanto ha recuperato energie e conosce le mosse dell’avversario.

Stilisticamente, il film di Stanley è un’affascinante concentrato di sovversiva sci–fi : gli esterni desertici e desolati assomigliano a quelli di Dune e Mad Max, mentre gli interni rimandano al caos organizzato di Brazil e Blade Runner; il montaggio convulso e la colonna sonora martellante (Iggy Pop, Motorhead, Ministry e Public Image) creano sequenze stranianti e mai scontate, ma è grazie alla sua sottotraccia simbolica che la pellicola raggiunge il suo dissacrante apogeo. Il nome del robot, Mark 13, rimanda al Vangelo secondo Marco, dove si legge che “la carne non sarà risparmiata”, il protagonista si chiama Mo (forse “Mosè” ?), le doghe profumano di torta alle mele, quel che resta del governo vieta la riproduzione, il cranio del robot si fregia della bandiera americana e quando viene erroneamente ristrutturato si ritrova con tanto di fallo perforante.
Non solo, Mark 13, è il programma definitivo, un tecnologico condensato di cavi, cip e alluminio programmato per estinguere in maniera violenta quel che resta del genere umano, un’invincibile macchina di morte che può essere sconfitta solo dall’acqua, elemento puro ma mai come in questo caso infetto e difficilmente reperibile, lo stesso che può mandare in tilt l’hardware del computer che ci controlla, ci spia, e allo stesso tempo è depositario e custode delle nostre attività e dei nostri segreti.

(Luca Lombardini http://www.positifcinema.it/)

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